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Coletto

Gilberto (Verona, 1940 - Lodi 2005), poeta, scrittore e saggista, viveva a Lodi.

Ha pubblicato le opere di poesia: Vento tra le ciglia (1973), Gli orti di Volterra (1980), Poesie della dimenticanza (1994, premio "Guerrazzi 1981); i romanzi brevi: Diario d'inverno (1981), La casa di campagna (1984), La dissipazione (1994, racconti) e Melancholia (2004, noir). È del 1978 la sua traduzione de Il lutto delle primule del poeta elegiaco francese Francis Jammes. In collaborazione con E. Cazzulani ha curato le antologie: Ada Negri. Poesie scelte (1985) e Francesco De Lemene. Poesia e teatro (1985), scrivendone la parte critica. Dalla sua dedizione all'opera dello scrittore inglese F.M. Ford è uscito lo studio Vita letteraria di Ford Maddox Ford (2004). Frutto di una diligente ricerca è la guida ai musei letterari d’Italia Case di scrittori (2002).

Ha vinto il primo premio nei concorsi letterari: 1981, "Guerrazzi" Livorno; 1982, "Ezio Giusiano" Corio; 1990, "Le giornate di poesia '90" Cologno Monzese. Ha dato vita e diretto la casa editrice "Campus" per la quale ha operato dal 1984 al 1989. È stato uno dei fondatori del "Salotto letterario" di Lodi, circolo culturale a partecipazione libera attivo dal 1980, del quale cura l'edizione del "Notiziario mensile". È presente sulla rivista “Punto di Vista” con poesie, saggi, racconti e recensioni.

In riferimento a La dissipazione hanno espresso giudizi sulla sua scrittura, tra gli altri: A. Carrera «I suoi racconti ... mi hanno catturato. Ho letto rapidamente le prime due pagine per farmi un'idea, ma ho rallentato subito la lettura perché mi sono accorto che c'era qualcosa, un tono sorvegliato e coscientemente indifferente alla contemporaneità, una musica da raffinato salon che andava gustata con calma ... Lei ha delle capacità indubbie nell'arte di evocare un'atmosfera con un'accorta gradazione di nomi e di riferimenti artistici e letterari (arte deliziosamente demodé, che non sono più in molti a praticare), e anche una sottile comprensione della trattenuta disperazione che la figura del letterato di provincia esemplifica.»; E. Cazzulani «...come si possono definire questi racconti? Un lungo lamento dell'anima o un saggio di psicologia soggettiva spontaneamente perseguito?»; G. Ferazza «Ancora, qui, la scrittura di C. rivela le sue irte e dolenti caratteristiche di originalità e acume, la funzione di scandaglio negli abissi delle memorie e delle quiete disperazioni, nelle miserie esistenziali che non riescono a corrompere quel 'più' di ingenua genialità di cui sono permeati i personaggi dei suoi racconti, rendendoli eccezionali anche nello squallore o nell'apparente scialba irrilevanza delle loro figure.»; E. Zuccotti «Ne sono affascinata. Lo considero il risultato della sua piena notevolissima maturità estetica. Un risultato di alto valore. Quel secondo capitolo, La dissipazione appunto – totalmente dettato dall'ispirazione – glielo invidio... Ho provato, nel leggerlo, quel piacere disinteressato che si prova dinnanzi a un'opera d'arte, dinnanzi alla bellezza. La bellezza della forma, intendo...».

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