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Scarselli

Veniero (Firenze 1941 / Pratovecchio 22.09.2015), poeta e biologo, viveva a Pratovecchio.

Dopo una formazione umanistica e un’intensa sperimentazione poetica, si laurea in Biologia e si dedica alla ricerca scientifica conseguendo la libera docenza e svolgendo numerosi incarichi universitari: studi importanti per la formazione di una personale visione del mondo e per la maturazione dello scrittore, ma che non gli impediscono di continuare la frequentazione della poesia. Da alcuni anni ha rinunciato all’attività scientifica e vive sull’Appennino toscano per dedicarsi solo alla riflessione poetica.

Ha pubblicato diverse opere poetiche: Isole e vele (1988, poema), Pavana per una madre defunta (1990), Torbidi amorosi labirinti (1991), Priaposodomomachia (1992, sacra rappresentazione), Eretiche grida (1993) Piangono ancora come bambini (1994, poema), Straordinario accaduto a un ordinario collezionista di orologi (1995), La riflessione poetica (1997, antologia delle opere di S. a cura di Vittoriano Esposito), Fuga da Itaca (1997, romanzo lirico), Il palazzo del Grande Tritacarne (1998), Pianto di Ulisse (1998, romanzo lirico), Ballata del vecchio capitano (2002, poema), Diletta sposa (2003, poema), Il lazzaretto di Dio (2004, opera omnia), Diletta sposa (2006), Genesis. Fiaba della guerra e della pace (2008), Molti millenni d'amore (2008), Conservazione dell'amore coniugale. Sessualità e attività nella terza età (2008), Trionfo delle anime artificiali (2009), La suprema macchina elettrostatica (2010), Diafonie poetiche a contrasto (2010, con Rossano Onano), Il mio pensiero poetante (2011), Indagine molecolare sul bello (2011), Ascesa all'ombelico di Dio. Tutto quello che Dante non sapeva ma che vorreste sapere (2012), L'universo parallelo degli Acquatici (2013), Vera storia del Vascello Fantasma (2015).

Non pratica la poesia lirico-intimista né le raccolte di singole liriche, ma esplora le realtà esistenziali e metafisiche rappresentandole in poemi narrativi monotematici che riscoprono il poema epico. Alla sua opera sono state dedicate diverse monografie critiche: Vittoriano Esposito, La riflessione poetica (1997), Gianna Sallustio, Oltre le colonne d'Ercole: la poetica dell'esplorazione (1998), Federico Batini, Figura umana e poetica di Veniero Scarselli (2004, Introduzione al volume Il lazzaretto di Dio). Collabora a diverse riviste letterarie con una copiosa produzione di saggi e recensioni. Ha vinto una gran quantità di primi e secondi premi letterari, fra i quali spiccano il Libero De Libero, il Marineo, il Minturnae, il Moncalieri, il Rhegium Julii, il San Domenichino, il San Nicola Arcella. Sono state più volte messe in scena da compagnie teatrali le opere seguenti: Pianto di Ulisse, Priaposodomomachia, Ballata del vecchio capitano, Straordinario accaduto a un ordinario collezionista di orologi. Non è presente invece in antologie, dizionari e rassegne a pagamento, dove la scelta degli autori è dettata in modo evidente solo da interessi economici.

Sulla sua produzione poetica hanno scritto, tra gli altri: L. Baldacci «Un viaggio ossessivo [Torbidi amorosi labirinti] in un tragico tunnel che si chiama corpo, visceri, sesso (...) dove ciò che stupisce è la tenuta di tutti i singoli momenti, l’arco della tensione.»; G. Bárberi Squarotti «Una sulfurea eloquenza [Torbidi amorosi labirinti] che fa pensare ai sommi esempi della poesia barocca (...) C’è una disperata tragicità, che si esprime attraverso la rappresentazione dell’orrore e della degradazione, ma dove il discorso religioso ha grande risonanza» «Priaposodomomachia è una grande esplorazione delle tenebre della carne come dello spirito» «Grandiosa e terribile allegoria della malattia del mondo, della Creazione, della vita [Il Palazzo del Grande Tritacarne]. Mentre la maggior parte dei poeti dice parole, la poesia di S. dice verità.» «Un’opera terribile e bellissima [Eretiche grida], di quelle che scuotono a fondo l’anima e costituiscono un punto di riferimento assoluto di poesia e verità.»; M. Dell’Aquila «Una sacra rappresentazione, [Priaposodomomachia] che sarebbe piaciuta al grande Aretino (...) Una notevole capacità di tessitura, immaginazione, sensualità, ironia, gioco di sublimazione e dissacrazione.»; V. Esposito «Per la sua carica dirompente, S. si conferma poeta assolutamente nuovo (...) Il suo grande assunto è di rifondare una poesia di pensiero che si distingua per gli alti contenuti spirituali e morali [La riflessione poetica]»; E. Giachery «Un poema [Piangono ancora i bambini] che si legge con partecipazione profonda (...) accogliendo in toto il messaggio, il respiro, la tensione quasi insostenibile, il grido, soprattutto la infinita pietas.»; M. Luzi «Una poesia viva, attiva, che non solo risuona per la grande eloquenza, ma lavora e va alla scoperta [Pavana per una madre defunta]»; O. Macrì «Una dialettica [Pavana per una madre devunta] fra razionale e irrazionale, fra materia e spirito, in cui la presenza del filosofo è costante.»; V. Magrelli «Bella, forte, accesa Priaposodomomachia, tra Francesco Colonna e Benn, ma anche vicina a certa pato-teologia, anzi “teopatia”, di cui parlò Caproni.»; W. Mauro «Poesia ardua e complessa [Straordinario accaduto a un collezionista di orologi] ma che indica alla parola poetica dell’oggi l’unica strada percorribile: quella che dalla concettualità del dettato conduce direttamente al mistero impenetrabile della scrittura.»; G. Oli «Il lettore [in Straordinario accaduto a un ordinario collezionista di orologi] è irretito e indotto ad abbandonarsi mani e piedi legati alla voce del Poeta-Maestro (...) Solo un vero poeta poteva dedicare la sua vita alla poesia epica senza piegarsi al vaniloquio imperante.»; R. Pazzi «I libri di S. sono fra le cose più notevoli che abbia letto negli ultimi anni (...) Con Eretiche grida si è ormai guadagnato un posto di assoluta originalità nella poesia contemporanea.»; A. Piromalli «In Priaposodomomachia ideologia e linguaggio hanno una eccezionale novità. Non c’è nulla di simile, per originalità, nella nostra letteratura. Siamo oltre l’osceno, nel più segreto nocciolo umano» «In Eretiche grida avviene la fusione perfetta del contenuto e della forma. È un’opera altissima, che non ha rivali oggi.»; P. Ruffilli «È testo [Priaposodomomachia] di una formidabile potenza espressiva, specie in certi snodi, al culmine dei quali le parole scoppiano di colpo come dinamite.»;  M. Sansone «Un libro di poesia [Pavana per una madre defunta] sconvolgente fondato sopra una rigorosa e sconsolata concezione della realtà che deriva da un profondo travaglio di meditazione»; S. Valentini «Il lazzaretto di Dio è in grado di segnare la poesia italiana per la sua forza immaginifica e visionaria, per la decisività dei temi affrontati, per la perizia espressiva e per il rigore nel condurre avanti un’idea di poesia come veicolo di conoscenza.»; V. Vettori «Un poema, [Isole e vele] mirabilmente capace di coniugare l’impegno conoscitivo più serio con una ricca vena di canto.»; A. Zanzotto «Poesia di forte intensità (Eretiche grida) che origina da una improrogabile necessità del dire (...) e che forma un insieme unitario traboccante di vitalità.»; L. Zinna «Poesia [Torbidi amorosi labirinti] veramente singolare e spesso sconvolgente, al tempo stesso tenera e terribile, elementare e complessa, reale e surreale, personale e universale, visceralmente mistica, in cui animalità, razionalità e spiritualità drammaticamente si fondono elevandosi a vera poesia, vera come sa essere quella che rifugge dagli orpelli e si fa scienza del sublime.».

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