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Mariano Menna
Frammenti di un osservatore

Edizioni l'Arca Felice
Salerno 2018

Appunti di lettura

Ricevo dall’amico Mariano Menna questa preziosa edizione numerata (64/199) con un disegno fuori testo di Prisco de Vivo.

Ancora una donna sulla copertina di questo nuovo lavoro di Mariano, ricordando il disegno che feci per lui per la silloge “Temporali d’estate”, disegno intitolato “Dopo il temporale”.

Il poeta ritiene di essere passato dal neolirismo tradizionale che contrassegnava “Dopo il temporale” con i brani svolti in rima, nelle varie forme che questa presenta, ad una poesia in cui si sente forte il mantenimento della indagine viva sulla potenza evocativa della parola e della musicalità dei versi volgendosi a ricercare il “rapporto tensionale che vige tra l’universale – eterno – e il singolare” questo è l’obbiettivo che lo stesso autore afferma di essersi posto e nel quale le sue radici filosofiche si mantengono vive.

Dalla prefazione di Mario Fresa mi sembra interessante riportare quanto lui afferma dell’autore: “Attore e spettatore insieme, il poeta appare, nel medesimo tempo, lucido e visionario, terreno e trascendente, presente e sfuggente” in un “continuo sdoppiamento”

Potiamo con cura i rami secchi | Ma non vanno via i nostri spettri.

Questa considerazione tratteggia i brani di Mariano Menna, la natura è sempre presente: vento e nubi, alberi autunnali e neve, la primavera è lontana e l’estate è già passata come i ricordi, “ …un nuovo mattino | lento nasceva in silenzio sul viso.” “brezza d’estate sulle mie occhiaie.” (Nuovo mattino)

I versi in corsivo vengono utilizzati quando se ne vuole accentuarne l’importanza.

Assieme alla natura è il silenzio che ricorre spesso nei suo brani, fino a presentare due poesie, una intitolata “Il mio silenzio” e l’altra “Nel silenzio del presente”, e voglio ricordare che anche nella raccolta “Temporali d’estate” una è intitolata “Poesia del silenzio tra noi”.

“Sanguinava nel silenzio la terra arsa” erano “parole d’addio” che facevano coagulare lentamente il sangue è il tempo come “un vento che lenisce le ferite”. (Limo)

“Nel silenzio del presente” gli occhi – ecco un riferimento che spesso ritorna – amati sorridono, non sono spogli come gli anni che hanno cambiato il poeta. (Nel silenzio del presente)

“Tremava il silenzio nel suo cappotto” l’inverno imbiancava i ricordi e l’amore, era una nuvola mutevole: “un atteso ritorno”. (un atteso ritorno)

“Scopriva ora profonde radici nei silenzi” e ripete Mariano la necessità di “bastare a se stessi”, mentre la pioggia sembrava sgorgare lentamente dai suoi occhi. (Arcani moventi)

“…recitava una preghiera di sguardi | affranti e silenzi…” nulla bloccava quegli occhi – ancora presenti – così appannati d’amore”.(Redenzione)

“La notte le sgorgava dagli occhi” (Fresca rugiada) parole - come sangue mai coagulato – e nessuna parola di contro “solo vento e il mio silenzio”. (Il mio silenzio)

“Sbirciavo in silenzio tra i ricordi” afferma il poeta che li rastrellava come foglie autunnali, ammettendo che ancora fanno male e pungono più degli aghi di pino. (Aghi di pino)

Chiudo questi miei appunti di lettura, che non hanno nessuna pretesa critica, con un brano in cui una pietra parla, anche io talvolta ho ascoltato quelle che ho trovato sul mio cammino: “La pietra ti parla” ma ormai le speranze sono quelle di occhi remoti – occhi che non vivono più i giorni di Mariano.

       Di Mariano Menna – Edizioni L’Arca Felice – n.66 collana Coincidenze a cura di Mario Fresa – 2018 –
       Copertina e illustrazioni di Prisco de Vivo – in copertina “Musa malinconica tra aranceti in metamorfosi”

Luglio 2018

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