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Note critiche a
N.O.F 4 - centoattantadue metri di follia
di MariaGrazia Carraroli

Andrea Giuntini

Cara Mariagrazia, è passata quasi una settimana dalla serata di S. Leolino. Ho aspettato a scriverti perché volevo leggere i libri che mi avevi regalato. Libri preziosi che mi hanno colpito molto per la forma pura e sorvegliata dei versi.
La tua affinità con la musica si avverte anche in queste due opere.
Come ti ho accennato il tema del disagio mentale mi è molto vicino e il tuo NOF 4 oltre a essere un canto alto e commosso è al contempo un atto di denuncia verso una società che relegava esseri umani fragili e sofferenti in ghetti orribili.
Un saluto cordiale e riconoscente, a presto, Andrea

Giorgio Taffon

Gentilissima Mariagrazia Carraroli, ho letto il suo testo su N.O.F.4, Nannetti, personaggio che non conoscevo, e che si aggiunge ad alcuni artisti italiani del Novecento che purtroppo hanno incontrato delle patologie mentali. Il suo è un lavoro coinvolgente, che si fa leggere molto bene già sulla pagina; e credo anche che, dato ad attori e a un regista adatti, possa divenire anche un ottimo spettacolo teatrale: sono versi, da quelli del coro a quelli del protagonista e dell'infermiere, che lasciano del tutto libera l'inventività creativa per\sulla scena. Le auguro proprio che presto venga realizzato tutto ciò! Coi più cordiali saluti

Giuliano Ladolfi

L’evoluzione stilistica della Carraroli ha condotto la scrittrice a superare ogni tentazione di lirismo per concentrarsi su una poesia di racconto, descrizione, in competizione e/o in unione con le arti figurative. Dopo E nella sera un’ombra del 2005, in cui come in un ditirambo greco si alternano voci diverse per descrivere i luoghi della Toscana (le tombe etrusche e i contemporanei negozi fiorentini), presentati da una serie di fotografie artistiche di Luciano Ricci, dopo Contrappunto, in cui due voci femminili «si raccontano e convergono nel dirsi, sono sinergiche nella genesi, quasi un’endiadi, e si aprono sulla pagina come una doppia “corolla di parole”», l’attenzione della poetessa si volge al manicomio. Per salvarsi dall’alienazione un internato riempì l’intero perimetro del cortile del reparto incidendone l’intonaco con la fibbia del panciotto d’ordinanza: centottandue metri. L’uomo, ribattezzato N.O.F. 4, l’infermiere e il coro dei matti rappresentano i personaggi di questa tragedia consumata tra le mura di un ospedale psichiatrico, dove, nonostante tutto, viene conservato un margine di libertà (come pensava Tobino): Mi hanno regalato una conchiglia / ha fonda la voce del mio mare / mi parla che nessuno può sentire / e la graffio sul muro a ricordare.

Il Sole 24 Ore
12 dicembre 2010

I libri del 2010 segnalati da Davide Rondoni.
E' uscito da un premio (a volte servono) ed è la vicenda di Nannetti Oreste Fernando, in manicomio tutta la vita a scrivere sul muro con la fibbia. Al termine della sua esistenza, un altro ospite concluse la scritta con uno sgrammaticato "Mese ricordia".

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