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Freschezza d'immagini e meditazioni esistenziali nella poesia di Giovanni Chiellino
L'itinerario poetico di Giovanni Chiellino è iniziato nel 1988 con Galateo per enigmi, una silloge nella quale già s'intravedono quelle che saranno le caratteristiche primarie del suo modo di far poesia, che è quello di una moderna classicità, sia per il metro usato che per la perspicuità del linguaggio. Basta aprire a caso il libro per rendersene conto: "Copre la neve il bosso, | il calicanto in fiore, | la piccola camelia nell'orto. || La polvere del tempo si fa densa | sul lampo dei tuoi occhi, | sul caro viso amato..." (Neve); "... S'apre una porta, | da infinite distanze viene un volto; | ci cattura il sorriso dei tuoi occhi, | risvegliati ci prende la tua voce" (Sorriso). Seguì Daedalus (1990), che Giorgio Bárberi Squarotti definì "narrazione di un viaggio verso il fondo dell'essere"; definizione che sembra colpire nel segno, specie in poesie, quale ad esempio Sconcerto: "Nell'arco buio dell'ora che si snoda | cerco nascosti angoli di luce, | ma è dura la parete del presente | dove scorrono maschere di pianto | e tese sono le corde della vita | sopra balconi aperti nell'ignoto". Nel cerchio delle cose, il libro del 1994, si distinse soprattutto per la ricerca compiuta sul versante stilistico, con una pluralità di metri, ora tradizionali ora liberi, e con movimenti tra lirici e narrativi che stanno a dimostrare la versatilità di questo poeta. A poesie schiettamente liriche, come Primavera, si alternano qui poesie dall'andamento propriamente narrativo, come Gli angeli superbi o elegiaco, come Esuli: "Siamo tutti lontani | dall'ombra della tenda | che ci coprì | nei giorni dei vagiti, | siamo esuli | su terre sconosciute". La voce della terra e altre voci (1998) è strutturato in forma poematica e vi parlano varie Voci, per narrare l'avventura dell'uomo sul mondo e per esprimere, in chiave epico-lirica, sentimenti ancestrali di dolore e di gioia, di sconfitta e di conquista, di sconforto e di luminosa aspettazione. Valga per i numerosi giudizi positivi riportati dall'autore un brano di Franco Pappalardo La Rosa, il quale spiega – riguardo all'opera di cui sopra – che persegue un "ambizioso progetto poetico-inventivo di cantare la straordinaria avventura dell'uomo di ieri, di oggi, di sempre.... Come ogni canto che si rispetti, anche questo qui intonato è pieno, intensamente lirico, ed è sorretto dal tono `alto' dello stile". Il volto della memoria (2000) è un libro in cui domina la suggestione del ricordo, che però mai cede, come osserva Dante Maffia nella prefazione, "nel patetico o nella nostalgia", ma si esprime invece con asciuttezza di dettato e senza cedimenti a vaghezze retoriche. Si veda, ad esempio, Impossibili ritorni: "Non le conosco più le mie colline. | Vedevo altre linee e colori, | sentivo altri profumi e suoni...". Venne poi, nel 2001, Il giardiniere impazzito, nel quale Chiellino si fa interprete, con uno stile fluido e incisivo, di un sentimento di disagio di fronte allo spettro della guerra, mentre auspica, al contempo, un'era di armoniosa convivenza e di collaborazione tra i popoli. Emblematica è qui la poesia eponima, nella quale "il giardiniere impazzito" sradica le ortensie e il rosaio, elimina i bulbi e taglia il calicantus per "fare spazio a cose | più importanti: | mine anti uomo, missili, mitraglie, | un'infinita varietà di armi", venendo così a simboleggiare un'umanità che, perduto il lume della ragione, si abbandona alla follia dell'odio e della barbarie. Nel corpo del mutare (2004) è il titolo del più recente libro di versi di Giovanni Chiellino ed è già di per sé indicativo della nostra condizione di uomini immersi nel vortice del divenire. E il divenire Chiellino lo scopre innanzi tutto nel volto della natura, che egli profondamente ama, dalla cui contemplazione passa poi a ciò che la trascende, nello sforzo di cogliere sensi riposti al di là delle apparenze. Freschezza d'immagini e varietà di ritmi caratterizza questo poeta – trattato in importanti repertori e rassegne letterarie, compreso il Dizionario autori italiani contemporanei, pubblicato da questa Casa editrice – il quale racchiude nei suoi testi, con forza di sguardo (o "assoluta visività", come osserva Giorgio Bàrberi Squarotti), ognora delle profonde meditazioni sull'umana avventura.
da: Nel cerchio delle cose, Genesi edit., 1994 Siamo tutti lontani
Nel silenzio dei templi
Mio ininterrotto andare
da: Il volto della memoria, Edizioni Scettro del Re 2000 Rapido si perse nella corsa
Getto corde di memoria |
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