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Alcune poesie da:
Dedalus
Il grande specchio
Tu mia onda, mio fiume,
Mio profondo mare,
Passo ambiguo del tortuoso
andare,
Stella polare per oscuro porto,
Falce di luna a leggere il
domani,
lume scarso per il mio cercare,
Utero del mio riposo
E falsa chiave per moltiplicare,
Conchiglia dove il tempo
S’annoda e non ha tempi,
Fuoco per distruggere e creare:
Io, tua brace viva e fredda cenere
Tua sorgente e tua foce,
A te mi piego
Mio silenzio e voce.
Verso Alassio
Cappello rosso, un nastro
celestino,
Lingue di fuoco e cielo
Sulla chiara serenità della tua
fronte,
Una bionda bellezza di bambina.
Pallido sorriso fra le ciglia
E sulle labbra una fugace voce
Che non suona.
Tutto si consuma in un istante!
Ma di te l’ape della memoria
Succhiò il chiarore d’alba
A farne miele.
Viso d’acqua e di luce appeso al
vento,
Aria dipinta nel mio sguardo,
Maschera fluttuante
Sull’orlo del viaggio
A parlare di Dio,
Dolce frammento dell’eterno
libro.
Ma la chiave di lettura è nel
silenzio
Oltre il fischio dell’ultimo
passaggio.
Nei tuoi occhi la luce
Quando cade nel cerchio del mio
sguardo
Il palpito fugace dei tuoi occhi
Una luce s’inarca,
Cede l’anello della notte
E per azzurri passaggi
Vanno i cavalli dei sogni
Nelle canne del vento
Soffia l’angelo del mattino
E sui nodi del tempo
Suona l’arpa della speranza.
L’enigma ha una voce
E cantano i tamarischi verdi
Cantano i merli
Canta l’aria sulla tua fronte.
Ma se volgi le ciglia
Ad altro sguardo
ogni porta si chiude,
Il volo dell’allodola si perde
E la colomba muore,
Cessa la luce e dalle labbra
cade
Come mallo di noce la parola.
Nella conchiglia vuota Dio tace.
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