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Alcune poesie da:
Il giardiniere impazzito

Il giardiniere impazzito

Sradicare le ortensie e il rosaio,
eliminare i bulbi dalla terra,
tagliare il calicantus:
fredda inflorescenza nel cuore dell'inverno.

Bruciare la tuia,
atto sacrificale,
abbattere l'agrifoglio,
non posso vedere le sue rosse bacche
brillare tra le foglie;

sacrificare l'oleandro e il melograno,
purpureo fiore in forma di corona.

Bisogna fare spazio a cose
più importanti:
mine anti uomo, missili, mitraglie,
un'infinita varietà di armi.
Reticolati,
campi di concentramento,
fosse comuni.

Le salme già occupano
il centro del giardino:
uomini e donne,
i giovani figli uccisi
prima che cantasse il gallo
quando l'alba sfiorava i loro volti.

Dappertutto scorreranno
rigagnoli di sangue per innaffiare
i filari delle croci.

In tutti gli angoli germoglieranno
lacrime e lamenti e io
spingerò l'altalena della morte
verso l'Angelo pietrificato nel dolore.

Paesaggio di guerra
con fanciulla

Correva la fanciulla nel canto del mattino
e i fanciulli nel sole intrecciavano grida,
il verde delle foglie giocava con il vento
e lontano sbiancava un volo di colombi.

La fontana del borgo gorgogliava contenta
che la donna lavasse nella vasca le bende,
bende rosse di sangue di uomini in battaglia.
Correva la fanciulla fra giunchi e asfodeli

e i fanciulli fra i cardi raccoglievano sogni
e profumo di donna: incendio negli occhi
e fuoco della mente, sogni di cieli azzurri
sul nero delle fosse, sul rosso delle zolle.

Alto saliva il sole sull'arco della luce
e angeli pietosi nelle colpite case
portavano messaggi di ferite profonde
a spose senza voce di uomini caduti.

Correva la fanciulla fra sibili di piombo
e i fanciulli per gioco alzavano bandiere
di silenzio e di vuoto sul rosso della morte
sul legno delle croci, sul pianto delle madri.

Le palpebre del sole si chiusero sul giorno
e i rami della notte avvolsero la terra:
dormirono i fanciulli nel freddo delle tombe
e la fanciulla cadde nel nulla delle ombre.

Epilogo

I

Finito di tessere la tela
ci accorgiamo che trame e stame
si sono incrociate nel telaio del Nulla
catturando inutili apparenze.
Unica impronta certa
la malvagia mano che versò il sangue
sui sogni dei fanciulli
prima che scivolassero
nel vuoto della morte
inutilmente appesi
agli occhi delle madri.

II

Cadono uomini, cadono nell'urlo della lotta.
Ho chiesto a Dio un'opera di pace.
I vessilli della morte trionfante avvolgono le salme
E l'Angelo Nero alza calici di sangue.
Lutto e pianto affollano la soglia dove
Le madri contano le assenze e
I fanciulli dondolano nel vuoto.
Nel profondo silenzio delle case
Odo precipitare passi e voci.

Gelidi corpi nei prati della notte
Invocano il tepore di un abbraccio
Oltre la separazione della morte.
Vegliano le sentinelle del ricordo,
Accendono lumi
Negli oscuri percorsi della mente e
Nella volta immobile del tempo
Incidono scene di un dramma ormai concluso.


autore
Giovanni Chiellino
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