Alcune poesie da:
Il volto della memoria
Il nuovo giorno
Sentiva l'ombra
la calda presenza del sole,
ne percepivano,
le sue profonde caverne,
l'ardente fiamma. Avrebbe voluto opporsi
all'invadente raggio:
onda
infuocata che avanzava
sulla corona dei colli,
chiudere le robuste porte, ma tremori e spasmi
correvano nelle sue vene,
un dolce languore
ne aggrediva le membra
e quando luminosi cavalli raggiunsero la soglia
cedettero i neri cardini,
venne meno ogni resistenza,
precipitarono le colonne della notte,
si frantumarono gli alti recinti, crollarono i ponti
e fiumi di bruciante lava
invasero le strade e le piazze,
penetrarono
nel cuore della rocca. Si scontrarono allora oscurità e luce
e sulla linea dell'urto violento
fu un turbinio di sfere iridescenti,
lame di sangue e spade incandescenti,
rosse criniere, coppe di cristallo e un palpitare d'ali sull'arco dell'incendio,
poi la conchiglia della lotta
si abbandonò alla distesa onda della pace,
aprì le rosse valve e sui confini
dell'acqua e della terra si assise il nuovo giorno.
L'addio
A mia sorella Rosa M. C.
Non verrò per accompagnarti
col passo pesante degli addii,
lungo il viale dei cipressi
alla dimora grigia delle croci.
Rimarrò lontano, in solitudine,
a cullare il dolore che mi lasci
sulle oscillanti ginocchia dei ricordi. Ci raccontavi storie,
nella penombra i visi erano attenti,
correvano fra le ciglia le avventure,
al tepore del fuoco incantamenti,
principi e draghi, cavalieri e streghe
sagge fanciulle , orribili briganti
affollavano ogni angolo di casa. Nel ronfare del gatto crescevano
spaventosi rumori di foresta,
nel calpestio del topo
un galoppo impetuoso di cavalli
e la notte premeva
l'occhio di pavone
sul vetro del balcone, muoveva la coda nell'ombra del camino,
strofinava la schiena sul portone.
La tua voce serena
ci proteggeva dai denti di paura
e quando sorridente sussurravi:
" Favola lunga, favola stretta
dite la vostra che la mia l'ho detta" noi eravamo nel grembo di Morfeo.
Poi ci disperse il gioco della vita.
L'esito della battaglia
con varianti
I
Insieme bevemmo
nelle oscure acque della vita,
v'immergemmo cigni palpitanti
e conchiglie ricolme,
spade di sangue e fuoco.
Ora i cigni sono tutti morti
e le conchiglie vuote.
Dove sono le spade e le coppe?
II
Il tuo volto di freddo-limpido cristallo
mi guarda da lontane albe
e angeli bianchi lo sollevano
sulle cime delle ombre.
Avevi cavalcato
il rosso cavallo del giorno
e angeli di porpora
avevano guidato la tua corsa
sino alle azzurre dimore del riposo
dove io aspettavo in ginocchio
sotto il peso della spada vittoriosa.
III
Si spezzarono le briglie del cavallo,
divenne sfrenata la corsa
sulla sabbia della spiaggia.
Gli zoccoli calpestavano
le aperte valve della conchiglia
e la rosea veste dell'aurora
divenne azzurro-notte,
si fece rosso il biondo dei capelli.
Poi i tamburi della battaglia tacquero,
furono ammainati i vessilli,
rimasero sul campo
corolle insanguinate
e il corpo ferito dell'eroe.
IV
La polpa gialla del frutto maturo,
dove conficcai il dente affamato,
liberò profumi di gioia
e voli d'aquila,
rotondità di sole, cornamuse.
Ma il vento invidioso
precipitò dalle vette
e con lance acuminate
aprì finestre di neve
per inverni freddi e solitari.
Del fuoco dell'estate
rimangono cenere e foglie.
V
Fa ancora male
l'inguine della lotta
dove lasciammo elmi e corazze
e stremati ci addormentammo
sui campi insanguinati.
Tu, dentro la rocca assediata,
avevi tenuto alta
la fiamma dell'incendio,
io all'esterno, scardinando porte,
avevo aggiunto polvere e miccia
perché fosse sicura la conquista,
smagliante la vittoria.
Ora, dove gli zoccoli del cavallo
avevano provocato ferite
nella terra,
germogliano tenerissime erbe,
e l'urlo di gole dilatate
nell'impeto dei gesti si è spento
in sussurro amorevole di madre.
|