Alcune poesie da:
La voce della terra e altre voci
La voce degli eroi
Chi potrà mai sentire la paura
Che scende nelle vene e le avvolge
Quando il momento eroico s’impone
E si sente il freddo della morte
Attraversare le ossa? Chi potrà mai alzare archi di preghiere
A un dio nascosto quando il pericolo
Allunga i suoi artigli sul nostro capo
E fa sentire l’odore della morte
Alle nostre radici dilatate? Chi avrà spazi d’affetti e di ricordi
Così alti e luminosi quando il fuoco
Della lotta brucia le speranze
E ne secca ogni radice
Col denso vapore della morte? Corrono i cavalli dell’infanzia
Nelle azzurre pianure dell’alba.
Vola il falco del primo amore
E brillano di rugiada le sue ali.
Il vento della passione solleva
Onde e sconvolge l’arco della terra.
Lei ha il sorriso che precede il bacio
Mentre le madri pesano le attese
E invocano la vita che hanno dato. Chi potrà mai sentire l’urlo
Non uscito dalle nostre gole,
Ma possente quanto il tuono che gonfia
La tempesta quando gli angeli scuri
Ci spingono nel turbine del sangue
E si apre il vuoto occhio della morte
Per contare le nostre cadute? Chi potrà mai sapere se fu il cieco destino
A metterci nella schiera degli eroi
Per compiere azioni così grandi
Da restare negli atti della storia O non la chiara forza del carattere
Plasmata alla luce della mente
Nel lucido metallo di un volere
Che porta la memoria delle origini
E verso questo si proietta e vibra? Chi potrà mai dubitare
Che abbiamo varcato la soglia della morte
Chiusi negli abiti dell’immortalità
A testimonianza della nostra duplice forma:
Ala d’angelo negli archi della luce
E piede di capra nei campi delle ombre? Questo cercare la morte, fiutarne
Il passo e superarlo, a volte,
Questo guardare la sfinge e sfidarla
Lanciando il dardo nel profondo occhio,
Fa dell’eroe il mito, il disceso dall’alto
Portatore del fuoco creatore,
Che fra l’Essere si pone e l’incerta materia
Che cede al tempo, si dissolve e cade
Nel silenzio del Nulla
Se un alito divino non la inonda.
La voce del poeta
Vorrei cantare gli archi azzurri del cielo
I nascosti orizzonti, gli arcobaleni
E le lontane stelle o la tenera luna,
Ma vengono dall’utero del mondo
Le fanciulle dai morbidi fianchi
Dai seni offerti alla luce,
Il candido collo ornato di perle
E il canto svapora, si fa vento
Nella gola dei giochi e delle attese. Vorrei cantare il vento turbinoso
Che torce gli alberi e le case
O i leggeri soffi che aprono la rosa
A primavera, sostengono il volo
Della rondine, carezzano i delicati corpi,
Ma vengono dalle rive d’Oriente
Carichi di sole e di rugiada
I fanciulli ubriachi di sogni
E il canto si fa murmure, si perde. Vorrei cantare i fiumi
Che attraversano il letto della storia
I ruscelli che scavano la roccia e
Accolgono l’anguilla avida di vita.
Vorrei cantare la luminosa neve
E i ghiacciai silenziosi, la pioggia
Che devasta e nutre e i mari
Che abbracciano la terra, ma viene
Dagli antri della notte la donna
Madre e amante che porta
Nello spazio lucente delle ciglia
La delicatezza del fiore d’arancio
I turbamenti e l’arcana forza che
Incendia il sangue, lo sconvolge e brucia
Quindi lo rigenera e lo accresce
E il canto non varca la soglia delle
Labbra, ma incantato si ferma. Vorrei cantare i luoghi della terra
La bianca solitudine dei monti
E le ghirlande di nuvole accigliate,
Vorrei cantare le selvagge gole
E gli animali, l’ampia pianura
E le infuocate dune, ma viene
Dal silenzio del tempo
Il volto dell’uomo umido di pianto
Gravido di guerra e di spavento
E il canto sbigottito si fa muto.
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