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Brevi note critiche a
Tela di parole
Rino Germinara
in: Vernice, n. 37-38/2007
La Tela di parole di Giovanni Chiellino non è – per fortuna –
come quella di Penelope, che non finiva mai di perfezionarsi.
Per quanto incessante, lo prova la raccolta, la sua capacità di
percorrere la metafisica dei silenzi, con l'animo che regge e non frana all'urto
del destino, nel suono di sillabe certe, con questo ultimo volume, egli arriva
con le labbra e il cuore al silenzio di Dio.
Sempre alto il tono della sua preziosa tessitura modernamente
classica, uso ormai alle aree estreme d'infinito, in questo diorama di memoria
nella naturalezza dei versi e delle immagini, con il giorno che lento discende
rimane fedele al dovere di restare un uomo che aspetta, nella gloria del Verbo,
lo schiarire dell'alba.
Pietro Civitareale
in: Vernice, n. 37-38/2007
Gentile Signor Chiellino, soltanto in questi giorni ho avuto la
possibilità di fare, come dire, una lettura orizzontale della sua ponderosa
raccolta di poesie Tela di parole, ricavandone una impressione complessivamente
più che positiva, sia sul piano della invenzione linguistica sia su quello delle
scelte tematiche. La matrice è chiaramente novecentista (di quel novecentismo
orfico-intimista, che si contrappose a ogni forma di positivismo), ma le sue
"aspettative", stando alle nomenclature lessicali che maggiormente ricorrono
nei suoi versi, vanno al di là d'ogni chiusura assolutizzante per proporsi come
orizzonte di chiarezza e di ottimismo. Altro aspetto interessante è la sua
tenuta, ossia la capacità di mantenere la tensione immaginativa sempre sugli
stessi livelli di suggestione ed evocazione lirica, senza apprezzabili cedimenti
vocali o strumentali, segno di una vocazione non contingente o volontaristica,
ma radicata nel più profondo dell'io. Terrò presente il suo bel volume (bello
anche esteriormente): capita sempre di scrivere di poesia, nonostante tutto.
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autore |
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