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Una rosa nel mio confine

Gianni Giolo

Mito e realtà nella poesia di Luciana Chittero

Alla base di ogni poesia c’è sempre il mito e alla base di ogni mito – diceva Mircea Eliade, c’è un fatto, una memoria archetipa di un grande evento avvenuto ai primordi dell’umanità (il diluvio universale per esempio) o dell’infanzia per ogni singolo uomo. Per Petrarca la poesia è più di Laura, perché la sottrae al cerchio della vita facendola resistere alla morte, per Dante Beatrice è più della poesia, anzi è la causa che lo trasforma in poeta, il fuoco che lo accende e lo plasma: la realtà viene prima della poesia e la poesia nasce grazie alla realtà e per amore della realtà. La realtà che viene prima della poesia per Luciana Chittero, nata a Sanluri, in provincia di Cagliari, è la luce mitica e ancestrale della sua terra, bagnata dal mare,  cantata da Omero nell’Odissea, il più bel romanzo di avventure di tutti i tempi,  luce che lei rivede e rivive dovunque si reca, sia a Ischia o a Capri o a Sorgeto o a Ventotene: “Tenebrosa è la grotta | che accoglie corpi straniti | nel suo caldo languore. | Nettuno scuote con il suo tridente | l’onda. | Si scioglie sullo scoglio | in dolce pianto | poi lo lascia | col rimpianto | d’una tenera carezza. | Al largo, nell’azzurro, | una vela si defila: | Ulisse mira l’isola | e fugge lontano, | per non essere imbrigliato | dal canto di mille sirene”. La luce di Ischia, che staglia sul mare azzurro le vele dell’antichissima Pithecussae, la prima colonia greca, si riverbera nel pallido tramonto del sole  settembrino e nella calda fragranza del mito odissiaco: “Il verde della canne | il verde dei filari | si sciolgono all’improvviso | nel rosso dell’ibisco. | Cammino sospeso sopra il mare. | Lo sguardo mio si perde | nel liquido azzurro | e sbatte sopra Capri, | misteriosa. | Con un velo di bruma | violetto nell’azzurro | nasconde la sua storia | d’incanti e di sirene. | L’ombra di una casa | s’accende all’improvviso | di fuoco viola: | le buganville esplodono | nell’ora del tramonto”. Poesia vibrante, viva, incantata, fatta di colori intensi e di profumi d’altri tempi, una poesia che – come sentenzia la motivazione del premio “Histonium” – “è parola efficace, perché la Chittero,  attraverso la poesia, scava nella roccia della vita per mettere a nudo radici vere, storie d’umanità, ama soprattutto teneri quadretti personali, rinverditi dai ricordi di una nostalgica infanzia. Su tutto si eleva la testimonianza della poetessa per le due patrie che restano eternamente nel cuore: la Sardegna, dov’è nata, e il Veneto, dove vive da più di trent’anni”.

Dal mito luminoso alla grigia realtà dei giorni nostri, come la splendida lirica “Al semaforo in un giorno di pioggia” che ricorda il ritmo lento e accidioso dell’ode barbara “Alla stazione in una mattina d’autunno” di Giosue Carducci: “Le gocce si rincorrono sui fili della luce, | poi, troppo gonfie cadono pesantemente. | Le moto s’avventano sulla strada, | poi, scoppiano in un boato tremendo. | Guardo ipnotizzata i ventagli d’argento, | come onde, si rincorrono sul parabrezza. | Un filo d’erba medica e un ranuncolo | sul bordo della strada sono percossi | dalla frusta del vento a tramontana. | Nelle mie ossa la malinconia: | è il brivido dell’autunno che avanza”. Dalla realtà alla bruta violenza della storia come in “Pulizia etnica”: “Dura la terra t’accoglie, | mentre la spada ora squarcia | il lieve velo che grazia | dona al tuo incedere casto. | Violata, sprofondi nel buio. | Del Male un nuovo virgulto | s’annida nel fiore sciupato. | Ringhia la ruota lì accanto, | tenere carni sbranando”.

Una poesia che spazia a tutto campo dal mito alla realtà, dal mondo omerico ai traumi delle ferite della nostra vita contemporanea, una poesia fatta di alati sogni e di umili sentimenti  quotidiani, una poesia universale e profondamente umana che “inventa ritmi, | trova parole | sa dar voce al suo sentirsi | tutt’uno con il cielo, | tutt’uno con la terra, | tutt’uno con il cuore | di chi il vivere comprende”.

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