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Note critiche a
Il mito d'Ibla nella letteratura e nell'arte (1998)

Eugenio Fizzotti
“Orientamenti pedagogici”, Roma, nov.-dic. 2000

“[...] Si sofferma in particolare sul Pervigilium Veneris (di cui la Primavera del Botticelli è un’eloquente rappresentazione), presentato con testo latino e traduzione a fronte, offrendo in tal modo agli studiosi un materiale quanto mai interessante e utile per ulteriori ricerche e per una conoscenza sempre più accurata dell’antica terra di Sicilia.”


Emanuele Giudice
“La Provincia di Ragusa”, Ragusa, apr. 2000

“[...] L’Autore fa una rassegna puntuale e appassionata degli autori della classicità greca, e di quella latina, una trama di riferimenti in cui l’elemento ricorrente è la celebrazione del mito ibleo con espressioni di ammirato stupore. Ed è un succedersi di testi in cui ogni richiamo al toponimo ibleo sembra destinato a consegnare al mito la realtà di un paesaggio e di una cultura [...] Ma l’aspetto più interessante della ricerca di Carmelo Ciccia sta nel riferimento alla nascita di Venere e alla Primavera del Botticelli [...] Quel tripudio di fiori e di festa che trabocca dal paesaggio e dalle vesti dei personaggi, altro non è, secondo il Ciccia, che una rappresentazione della Venere Iblea descritta nel Pervigilium Veneris. Un intuizione che conferisce all’opera del Ciccia, già per questo, un interesse di grande spessore culturale ed emotivo [...]”


Egidio Finamore
“Il sodalizio letterario”, Rimini, dic. 1999

“[...] Studio unico e accurato questo del Ciccia, che si conclude con una ‘digressione sul miele ibleo’ e con pagine che il lettore attento una volta preso dall’argomento, non può fare a meno di scorrere fino alla fine, anche grazie alla prosa lineare, distinguibile nella sua approfondita determinatezza.”


Guido Cornini
“Ars / Il nuovo nell’arte antica e moderna”, Milano (De Agostini-Rizzoli), dic. 1999

“[...] Da menzionare sono le ipotesi recentissime di Horst Bredekamp, che fornisce una lettura del soggetto in chiave epicurea, e di Carmelo Ciccia, che ravvisa nella composizione [La Primavera del Botticelli] una trasposizione figurata del Pervigilium Veneris, poemetto di matrice alessandrina, composto fra il I e il IV secolo d. C. come esaltazione della Venere Hyblaea e del suo corteggio amoroso.”


Antonio Risi
“Roma”, Napoli, 16.X.1999
“Paideia”, Cassino, set.-dic. 1999

“Il volume è corredato da una bibliografia e dal riferimento alle tracce e ai reperti di oggi soprattutto in Sicilia [...] Una ricerca nell’antichità greca e latina sulla Venere iblese e la sua festa [...] Il volume costituisce una miniera di informazioni storiche, letterarie e artistiche, consentendo altresì una lettura curiosa, ossia propria di quel lettore che nei libri vuole trovare notizie rare e preziose, come quelle fornite nel capitolo dedicato al miele ibleo[...] In appendice viene riportato il testo del Pervigilium Veneris con a fronte la poetica e fedele traduzione dello stesso Carmelo Ciccia.[...] Penso che questo lavoro, divulgativo e approfondito ad un tempo, si presti ad essere consultato dalle persone colte, ma possa essere utilizzato come strumento di studio nelle facoltà umanistiche affinché gli studenti comprendano come la cultura classica sia tuttora, nonostante le apparenze, presente in mezzo a noi.”


Mario T. Barbero
“Talento”, Torino, lug.-set. 1999

“[...] Nel suo continuo lavoro di ‘Ricercatore culturale’, Carmelo Ciccia, attraverso numerosissimi riferimenti tratti da autori greci, latini e italiani, ci presenta questa volta l’Ibla etnea [...] La ricerca, strettamente connessa con la letteratura e l’arte del nostro Rinascimento (di qui i riferimenti alla ‘Primavera’ del Botticelli), si completa con l’inno Pervigilium Veneris, con testo latino e traduzione dello stesso Autore a fronte, che potrà essere particolarmente apprezzato da quegli studiosi che intendano maggiormente approfondire il culto e il fascino della misteriosa Venere iblese e della sua affascinante storia.”


Giovanna Pace
“Rassegna storica salernitana”, Salerno, giu. 1999

“[...] Le traduzioni italiane opera dell’A. sono di norma puntuali e accurate [...] Il volume è completato da un’appendice in cui si riporta il testo del Pervigilium Veneris con a fronte la traduzione italiana curata dall’A. (apprezzabile per la resa scorrevole e efficace) [...] Il merito fondamentale dell’opera sta nell’ampiezza della documentazione raccolta, che potrebbe costituire un ottimo punto di partenza per chi volesse affrontare lo studio della storia di Ibla e della sua fortuna (principalmente quella dei topoi poetici che la riguardano) dall’antichità ai giorni nostri.”


Iliana Falcone
“Il tamburino / Supplemento al Fauno”, Firenze, n° 1/1999

“Un’eco di consensi e molta curiosità ha destato il volume di Carmelo Ciccia [...] L’opera è di grande interesse letterario e artistico, come si ricava dal titolo e come appare a seguito di un’attenta lettura del libro [...] L’autore ha saputo far rivivere una perla incastonata nella storia proprio nel cuore dell’Occidente, perpetuandone il ricordo e riproponendola in una ricostruzione fedele e di grande pregio [...] Le tre Ible che rivivono nelle pagine di Carmelo Ciccia le ritroviamo nella città di Ragusa, che ne è l’erede ideale e ne rappresenta la continuità naturale e moderna [...] Andare a Ragusa significa ritornare a Ibla, tra le antiche civiltà della nobile terra di Sicilia e avere la fortuna di ammirare quel cammino ideale che passa tra il reticolo di Ibla e le geometrie lineari della città moderna, riscoprire i percorsi della memoria e penetrare i segreti di una città irripetibile, che il nostro autore ci presenta attraverso il fascino delle pietre antiche e delle magie architettoniche che i più illustri personaggi dell’antichità hanno scolpito in quelle opere storiche e letterarie che superano i secoli e ci riempiono ancora oggi di ammirazione e di stupore.”


Salvatore Calleri
“La procellaria”, Reggio Calabria, gen.-mar 1999

“[...] Carmelo Ciccia nella sua indagine, che si snoda, come elaborazione, in una interessante disquisizione lessicale e semantica, oltre che storico-letteraria, intorno ad uno dei topoi più antichi della storia della letteratura, non prende, però, in considerazione soltanto i siti abitativi; egli estende le sue argomentazioni ad un’analisi dei significati insiti nel termine Ibla (di origine sicula), fondamentalmente inteso come “luogo fertile” (collegato al latino uber = mammella, fertilità, terreno o luogo coltivato). Ne scaturisce un quadro rappresentativo, di grande fascino, del paesaggio siciliano nei suoi colori, nelle sue linee, con la pittura dei suoi fiori, con la vivacità laboriosa delle sue api, con la dolcezza squisita del suo miele ibleo: paesaggio che è un tutt’uno con l’ideale della bellezza, della vitalità, dell’amore, simboleggiato particolarmente in quella “Venere Iblea” che troneggia dall’alto dell’acropoli d’Ibla [...]. L’analisi si sviluppa guardando agli autori più rappresentativi della letteratura greca, di quella latina e di quella italiana e si conclude con il“Pervigilium Veneris”, quel poemetto di ignoto autore (essendoci pervenuto anonimo nell’Anthologia Latina), di cui Ciccia fa egregiamente la traduzione in italiano, presentandola accanto al testo originale latino [...]. Appropriati, a proposito del “Pervigilium Veneris”, i collegamenti con il Rinascimento che appaiono nell’analisi di Ciccia: in particolare con il “grandioso dipinto ‘La Primavera’ di Sandro Botticelli”, di cui l’inno in questione può considerarsi, per le immagini e i significati, come un preludio. Carmelo Ciccia, studioso stimato, apprezzato, che ha dato prova delle sue qualità scrittorie in un “curriculum” letterario di tutto rispetto, con “Il mito d’Ibla” offre non soltanto un tributo d’amore alla sua città nativa (Paternò, nei cui pressi sorse, in base alle ipotesi formulate, la “Hybla maior”), ma anche un contributo degno d’attenzione alla cultura.”


Valdemarus Turek
“Latinitas”, Città del Vaticano, mar. 1999

“[...] novum et venustis coloribus ornatum volumen [...] nitidis typis impressum [...] Auctor mirum in modum per omnes aetates ea lenitate lectorem ducit, ut non sine aegritudine a libro oculos avertat et mentem ad alterum argumentum vertat. Vocabuli notione explicata, Carmelus Siciliam describit eiusque loca diligenter spectat et enarrat.[...] Nomine autem Hybla longe lateque vestigato et declarato, Carmelus abstinere non potest quin quotiens oppidum illud non solum apud Graecos verum etiam Latinos et Italicos auctores inveniatur non sine magna voluptate memoret et praeclarum carmen illud, quod Pervigilium Veneris inscribitur, referat et in Italicum sermonem vertat. Carmen, cuius praestantiam omnes magnis laudibus afficiunt, incertus Latinus auctor Veneri et Hyblae primis aetatae nostrae saeculis dicavit. Quo quidem lecto, Carmelus facere non potuit, quin carmen Hyblaeum cum quodam Botticelli opere, cui Primavera est index, contexat. Eximiam enim Veris imaginem in voluminis tegmine non fortuito poni iubet. Doctis et laboriosis vestigationibus consideratis, omnes, qui librum legunt et evolvunt, Auctoris diligentiam et sollertiam laudant. Qui, nulla impensa praetermissa vel labore neglecto, maximam diei noctisque partem in bibliothecis haud invitus degit: volumen enim diuturnae vestigationis fructus est, cuius praestantiam omnes, si parva tantum legerint partem, profecto mirantur. Volumen, quod iis omnibus, qui in tam antiquam urbem incumbunt, ob rerum argumentorumque copiam nec non Auctoris diligentiam et sedulitatem maximo auxilio est, laudatur a peritis, evolvitur a doctis, a percontatoribus non ex vano consulitur. Qua de causa omnes doctos hortamur, ut volumen legant et in potissimis libris, quibus plerumque utantur, ponant. Librum praeterea, ut patet, plurimi procul dubio facient studiorum universitatum Lyciorumque professores, qui haud raro, cum antiquos legant et enarrent auctores, in Hyblam incidunt, de qua, praeter nomen, nihil sciunt [...]”


Evi Spero
“Il gazzettino illustrato”, Venezia, 2.II.1999

“Ibla [...] Che voglia di andare a conoscere quest’isola incantata, col suo dolce miele, ha messo [...] il prof. Ciccia.”


Anita Frugiuele
“Nuova rassegna di studi meridionali”, Cosenza, n° 1-4/1998

“Ibla come Atlantide. [...] Se ne occupa Carmelo Ciccia, che, in una ricerca a cavallo dei secoli o, meglio, dei millenni, ne ricostruisce la storia ma, soprattutto, la memoria individuando tutte le fonti in cui è citata, dagli autori greci a quelli latini e italiani. Emergono così più di 130 riferimenti, disseminati nella letteratura e nell’arte, che riportano questo luogo alle sue incantevoli peculiarità: [...] si apprende che la Primavera del Botticelli costituisce la rappresentazione personificata dell’antica città, identificata con la bella stagione e sempre affiancata a Venere. E della dea l’autore inserisce il Pervigilium, l’inno in latino cui è accompagnata traduzione a fronte [...]”


Paolo Ziino
“La voce dell’Unitre”, Catania, dic. 1998
“SiciliAntica”, Catania, set.-ott. 2002
“SiciliAntica”, Palermo, gen.-dic. 2003

“Il dotto ed approfondito lavoro di Carmelo Ciccia, per il quale sono stati necessari tre anni di studi e ricerche, su “Il mito d’Ibla nella letteratura e nell’arte” ci impressiona per la vastità dei riscontri rinvenuti nella letteratura dal 500 a. C. circa ai nostri giorni. [...] Molte sono le notizie ignote ai più ed utili a quanti con interesse culturale e turistico vogliono meglio conoscere le tre località siciliane legate al nome di Ibla.[...] L’indagine si addentra, oltreché nella numismatica, anche nell’arte, identificando la allegoria di Ibla ne “La Primavera” di Sandro Botticelli sul filo della sinonimia Ibla/Venere e fertilità/amore. [...]”


Giorgio Bárberi Squarotti
“La voce del Cnadsi”, Milano, 1.XI.-1.XII.1998

“Libro così ricco di citazioni, evocazioni, erudizione, poesia, intorno al nome Ibla [...]. C’è infine il dono del Pervigilium Veneris tradotto: gioioso e vitale.”


Emanuela Da Ros
“Il quindicinale”, Vittorio Veneto, 6.XI.1998

“[...] Accurato studio [...]. La ricerca [...] si rivolge soprattutto agli studiosi e agli appassionati di cultura classica, ma presenta interessanti spunti di indagine anche per gli amanti dell’arte. La Venere Iblea o Iblese ispirò infatti alcune opere fondamentali del Rinascimento Italiano e costituisce una valida chiave di lettura del discusso dipinto botticelliano ‘La Primavera’, la quale, secondo l’interpretazione dello studioso Carmelo Ciccia, indossa proprio la veste fiorata d’Ibla.”


Vanni Strocchi
“Il gazzettino”, Venezia, 3.XI.1998

“Ibla [...] alla quale ora ha dedicato un ampio e articolato studio Carmelo Ciccia, uomo di scuola e uomo di studi, appassionato alle cose, ai personaggi e ai costumi dell’antichità greca e latina. [...] Nello studio del professor Ciccia sono presenti le varie caratteristiche di Ibla inserita nella storia della Sicilia antica. Una parte di grande interesse del libro sotto il profilo letterario ed estetico è quella dedicata al carme ‘Pervigilium Veneris’ [...]. Il poemetto è quindi tradotto in questo libro dallo stesso Ciccia con esiti ritenuti di alto livello. Basti del resto osservare che il libro ha avuto l’elogio di un personaggio ‘addetto ai lavori’ come Luciano Canfora.”


Nilo Faldon
“L’azione”, Vittorio Veneto, 25.X.1998

“’Il mito d’Ibla’ di Ciccia / Un libro per i più bravi della classe / È un libro dotto e penso che lo leggeranno con interesse proprio gli addetti ai lavori. Gli altri faranno un po’ fatica; però se si accende in questi ultimi la curiosità allora questa forza vitale li porterà a buon fine. E così poi saranno contenti di aver imparato una infinità di cose. Diventa facile anche l’accostamento con la Primavera di Sandro Botticelli [...] Il Pervigilium Veneris [...] qui possiamo leggere tutto il testo latino con la traduzione in lingua italiana del professor Ciccia. In queste pagine dunque si corre lungo la letteratura e lungo l’arte, dall’antichità ai tempi più vicini a noi tanto da incontrare perfino D’Annunzio ed anche Quasimodo.”


Luciano Canfora
Università di Bari, 14.X.1998

“Opera appassionata e ricca di dottrina antiquaria, e soprattutto di esperienza concreta.”


Fausto Politino
“La tribuna di Treviso”, Treviso, 1.X.1998

“Lo scrittore si rivolge a chi studia la cultura classica, sollecitando a prendere atto dell’importanza che il mito ha avuto nella letteratura greca, latina, italiana e nell’arte del Rinascimento. [...] Un capitolo a parte di questa interessante rassegna è dedicato da Ciccia al “Pervigilium Veneris” [...] La traduzione integrale dell’inno, opera di Ciccia, è nel testo. [...] L’atmosfera che vi si respira impregnerà, fra gli altri, il “Trionfo di Bacco e Arianna” di Lorenzo dei Medici e soprattutto i capolavori di Botticelli. Anzi Ciccia ipotizza, ma sicuramente è più di un’ipotesi, che l’opera più nota di Botticelli abbia tratto ispirazione proprio dal “Pervigilium Veneris”, se la veste fiorita della Primavera richiama quella di Venere Ibla.”


Vincenzo Rossi
“Il corriere di Roma”, Roma, 30.IX.1998
“Il ponte italo-americano”, Verona (New Jersey), gen.-feb. 1999

“La mente di Carmelo Ciccia, in questo grazioso libretto (120 pagine), ha del prodigioso, spaziando con precise citazioni (messe perfino in cifre) dalle letterature greca e latina ai nostri classici, ai contemporanei. [...] I precisi riferimenti, i richiami e commenti, le numerose testimonianze addotte, l’esame minuto di nessi linguistici, di termini e persino di singole lettere danno a Il mito d’Ibla oltre la concretezza e la misura storica un’atmosfera densa di poesia e bellezza. L’autore coinvolge nelle sue dimostrazioni opere e passi cui non si era mai pensato. Ci basti citare la correlazione ispirativa/tematica della Primavera del Botticelli tratta dal Pervivilium Veneris [...]. Questo capolavoro pittorico e l’anonimo grazioso poemetto (tradotto nella nostra lingua dal Ciccia con versi che nulla perdono del ritmo, della figurazione e della ricchezza semantica dell’originale) sono sublimati a sintesi di vertice poetica (e storica) del mito d’Ibla. Crediamo di poter liberamente affermare che questa pubblicazione, con numerose pagine dettate da vigore intuitivo, supera di molto quanto è stato detto sulle città sicule/greche che ebbero il nome di Ibla.”


Rai
Televideo, il “Buonalettura”, settimana dal 21 al 27.IX.1998, pag. 562, 21/28

“Il culto della Venere iblese e una nuova rilettura della Primavera del Botticelli.”


Romana De Carli
“Il gazzettino di Treviso”, Venezia, 23.IX.1998
“L’arena di Pola”, Gorizia, 16.I.1999

“Un libro nuovo e originale questo di Carmelo Ciccia, che interessa gli appassionati di storia antica, letteratura e arte moderna. Spigolando nella produzione letteraria di oltre due millenni, Carmelo Ciccia ha trovato molti riferimenti a Ibla [...], che ha riportato nel suo libro fresco di stampa [...], primo repertorio di tale consistenza al riguardo. [...] Ma oltre a ciò Ciccia ha fatto uno studio particolare sul Pervigilium Veneris [...], egli ha visto in esso la fonte principale della Primavera del Botticelli, sulla base di un serrato confronto testo-quadro e di un giudizio di Marziale (autore abbondantemente citato), secondo il quale la primavera “sa di Ibla”. Perciò egli ha riportato per intero il Pervigilium in originale e traduzione. [...] Questo nuovo libro, frutto di intense ricerche e dotato di varie illustrazioni, è ricco di sorprese. Esso trasporta i lettori fra gli affascinanti culti e miti dell’antichità classica e si legge volentieri anche per lo stile semplice e piano.”


Concettina Rizzo
“La gazzetta dell’Etna”, Paternò, 3.IX.1998

“Il fulcro da cui si diparte l’analisi serrata è la disquisizione di natura lessicale e semantica intorno ad uno dei topoi più antichi della storia della letteratura, che offre anche uno splendido pretesto per illustrare il benessere dell’antica Sicilia. L’ordine seguito per le occorrenze è di tipo cronologico ed i riferimenti spaziano tra le citazioni, i riassunti e le parafrasi. [...] Una sezione di grande interesse letterario ed estetico è quella dedicata al carme Pervigilium Veneris, ripreso dall’inno di Lucrezio a Venere Genitrice; Venere è vista come fonte di fecondità: sul carme l’autore traccia dei collegamenti con la Primavera del Botticelli e formula ipotesi di probabili ispirazioni in ambiente mediceo. [...] Le ipotesi conclusive aprono percorsi nuovi sull’esegesi storica. [..] Il testo pur rivelando i lati affascinanti del mito rimane estremamente scientifico nella strutturazione per l’accurata catalogazione di tutte le occorrenze del termine e dei suoi derivati, per l’ampiezza dei rimandi, la ricchezza delle note e l’aggiornata bibliografia.”


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