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Note critiche a
Storie paesane (1976)

M. Pichiassi / G. Zaganelli
Contesti italiani / viaggio nell’italiano contemporaneo attraverso i testi / materiali per la didattica dell’italiano L2
, Guerra, Perugia, 2012, pag. 97

“Chi avrebbe mai immaginato che dietro quell’aspetto pallido e quelle mani tremanti si nascondesse un bravo ed esperto barbiere come pochi se ne trovano? Questo è in sintesi il tema del racconto di Carmelo Ciccia.”


G. Spadafora / G. Buscemi
L’occasione interdisciplinare, antologia per la scuola media, Palumbo, Palermo, vol. II, 1986, pag. 286

Un barbiere vecchio. Il racconto, divertente e scorrevole nella sua modesta bonarietà, vuole pure sottolineare una realtà amara, di particolare risonanza drammatica nel nostro tempo. [...] Un fatto banale [...] e tuttavia pieno di un significato più profondo e doloroso, che è la denuncia del pregiudizio che emargina i vecchi dalla società attiva, soltanto perché vecchi.”


C. Sambugar
Scuola aperta, antologia per la scuola media, La Nuova Italia, Firenze, vol. II, 1981, pag. 663

“Ciccia si dedica con passione alla letteratura e alla saggistica. Il suo stile è vivo e scorrevole.”


Ketty Daneo
“Italia turistica”, Padova, lug.-ago. 1977

“La trama avvince già alla lettura delle prime pagine che si rivelano ricche di sprazzi di luce, di drammi di vita triste e suggestiva e di verità. [...] In complesso sono tutte belle e interessanti.[...]Lo scrittore partecipa alla vita quotidiana della casa, delle persone, delle cose, dando origine così ad un intenso fardello di umane vicende intrise di colori sfumati secondo latitudini, longitudini e linguaggi. Ma io direi un accostamento quasi violento a Pirandello.”


Eugenio Fizzotti
“Luce serafica”, Napoli, apr. 1977
“Controvento”, Alanno, giu. 1977
“Il nostro tempo”, Torino, 24.VII.1977
“Sìlarus”, Battipaglia, sett.-ott. 1977

“Salvare l’uomo dal naufragio dell’insignificanza costituisce il merito delle semplici novelle di Carmelo Ciccia raccolte nell’agile volumetto Storie paesane. Una delicatezza nel tratto, un’attenzione ai sentimenti più profondi e più veri del cuore umano, una ricerca minuziosa e affettuosa delle piccole esperienze della vita di ogni giorno, cariche di sofferenze e di gioie, sono elementi troppo importanti per non risaltare immediatamente a chi legge più con il cuore, che con la fredda ragione. I personaggi sono delineati dal vivo, in situazioni storiche abbarbicate alla realtà del quotidiano, vissute in tutta la loro drammaticità, senza cedere minimamente al sentimentalismo sdulcinato di certa letteratura odierna.[...] La paralisi e la drammatica angoscia cedono il posto, nelle novelle del Ciccia, all’apertura verso le dimensioni intime, profonde, e perciò più vere, dell’esistenza umana. [...] Avventurarsi nella vita diviene un rischio piacevole per il Ciccia, e per chi è disposto a seguirlo nel cammino luminoso della letteratura, dell’arte, della cultura.”


Aldo Priore
“Il piccolo”, Trieste, 18.III.1977

“Ricordi-flash questi racconti, cortesemente brevi, profondamente significativi e istruttivi. In molti di essi ritroviamo noi stessi quasi in perenne statuità, autori e protagonisti a un tempo per un gioco di associazioni di idee, per un effetto magico di sensazioni sincronizzate, per un filtro onirico di visioni retrospettive. [...] In altre storie c’è anche del bello spirito, quell’humus-humour che feconda la freschezza, accentuandone lati e risvolti di una spontanea ilarità (leggi Il nuovo barbiere, Il principe, Poveri Santi): capitoletti che sembrano appunti e spunti per commedie da portare in scena.”


Giorgio Bárberi Squarotti
Università di Torino, 12.I.1977

“A me questi racconti sono piaciuti per la vivacità e la profondità della rappresentazione di situazioni colte con felice rapidità.”


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