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Angeli, Arcangeli e l'assegno ad personam

da: Il libro segreto (1998)

Dovete sapere che anche gli Angeli vengono retribuiti. Ciò comporta qualcosa come un Piano dei Conti, una Partita Doppia, una Cassa e via dicendo, insomma una vera e propria Contabilità e la gestione di un Bilancio.

Nel Cedolino degli Angeli, quali voci sono riportate? Vediamo le principali.

Esiste uno Stipendio Base uguale per tutti. Ma, siccome scatta all’atto della nascita, in seguito venne così diversificato:

- Angeli nati prima del conflitto con Lucifero

- Angeli nati ‘dopo’

mantenendo, nell’ambito di questi periodi, la distinzione per anzianità di servizio.

Entrambe le categorie temporali sono soggette poi a quello che si chiama ‘controllo di efficienza’ che riduce o amplia la retribuzione. Sono escluse le ferie, la malattia e, naturalmente, gli assegni famigliari.

Esiste poi un concetto, difficile da spiegare in termini giuridici a noi consueti, nato e formulato all’atto della prima creazione: ‘LA LUCE PROPRIA DI OGNI ANGELO INCREMENTA UN CONTATORE CHE INCREMENTA DI CONSEGUENZA LA RETRIBUZIONE’. Chiamiamolo Assegno Ad Personam.

Fu questo che rovinò un certo ‘Angelo’. Apparteneva, è vero, alla Schiera degli Angeli detti Illuminati, nel senso che avevano le idee più chiare degli altri, ma non era illuminato per niente. Infatti, amava illuminare. Distribuiva luce a destra e a manca senza risparmio. E non si riposava mai.

Gli Angeli Illuminati sono quei fortunelli ai quali, già dotati di gran luce propria, è permesso anche accrescerla (in termini umani sono quelli che seguono continuamente corsi di perfezionamento mentre gli altri lavorano anche per loro). Gli Angeli Illuminati conservano gelosamente la loro luce perché il loro compito è accrescerla, non divulgarla. Così furono i primi a guardare con sospetto quel certo ‘Angelo’ che usciva tanto sfacciatamente dalla NORMA.

In giro cominciavano a chiamarlo Arcangelo. E non ce n’erano mai stati prima. Lui non ne sapeva niente. Era un angelo come un altro che, con la nascita, aveva fatto il suo ingresso nel cielo. E la sua natura gli diceva di far uso del grande dono che gli era stato fatto. Così, attivamente, distribuiva la sua luce propria e la portava là dove ce n’era bisogno.

Un altro Angelo Illuminato provò a far questo, una volta, ma si scottò, bruciò in un solo ammirevole gesto tutta la sua eredità di luce e rimase un puntino spento nel buio. Per questo l’intera Categoria aveva fissato la NORMA PRECISA del NON DISPERDERE LUCE.

L’attuale (a sua insaputa) Arcangelo conosceva quella triste storia. E affrontava il pericolo a ragion veduta. Perché riteneva fosse la sola ragione di esistere. Certo c’era, nel suo assunto, una componente avventata di sfida dovuta all’ardore genuino della giovane età, ma i risultati davano ragione alla sua incoscienza. Perché, anziché abbassare il suo tasso di luce, l’uso che ne faceva lo incrementava, con piccoli scatti a intervalli puntualmente ripetuti.

Presto, là in alto, pensavano gli angeli direttamente vicini al PROBLEMA, si penserà di cancellare la clausola sulla luce propria, e il nostro mondo finirà. Fu tenuta una riunione a luci basse. “ Guardate qua – avevano preso di nascosto il risultato di quel contatore – Guardate qua. Oggi ha superato se stesso eppure il registro è più positivo che mai. Tutto pagato, naturalmente! “

Così chi di dovere trovò un giorno fra le sue carte il Cedolino dell’Arcangelo e si spaventò. La cosa salì fino al Revisore dei Conti e poi più su, fino in cima al cielo.

Venne chiamato Lucifero. (Gli dissero cose orribili, cose che lui non capiva, gli parlarono del suo reddito e di quanto questo pesasse sul Bilancio Angelico, puntualizzarono che, per essere solvibili nei suoi confronti, molti altri sarebbero rimasti senza niente). La prima risposta che venne in mente a Lucifero, che non aveva mai guardato conti e riscontri, né tantomeno il suo contatore (questo per paura di dover calcolare quel che gli restava da vivere) fu: Ma voi, ricevete quello che vi è dovuto? Siccome era già stato fatto un calcolo da cui risultava che, se le cose continuavano così, ci sarebbero state riduzioni di stipendio in alto loco, gli venne risposto con la rabbia dovuta. Allora Lucifero s’ingigantì. Questo mondo per me non esiste più. Andrò via, ma non così lontano da permettervi di dimenticarmi. Queste furono le sue ultime parole, che qualcuno così interpretò e tramandò (ci sono biografi anche fra gli angeli): Vi pentirete di avermi costretto a andar via. E qui nacque il 1° concetto del peccato. Un mare di Angeli, davvero un mare, lo seguì, senza che lui lo avesse chiesto. E al Vertice tirarono un sospiro di sollievo.

Un gran silenzio e un gran buio seguì quella partenza. Gli Angeli diventavano nervosi. In alto sapevano qual era il danno sostanziale. Prima gli angeli erano tutti uguali. Adesso c’erano Angeli (con l’A maiuscola) e angeli (con l’a minuscola) ed era di dominio pubblico il concetto anarchico di ARCI-ANGELO ( o volgarmente ARCANGELO). D’altra parte, il personaggio che stava oltre il vertice del cielo era difficile da raggiungere e da interpellare. Era un inventore e quindi spesso perso nelle sue idee. Concedeva momenti alle novità del suo regno. E ne concedeva sempre meno perché riteneva che, una volta avviato, un mondo deve ben saper cavarsela da sé, eppoi odiava la manutenzione.

Riuscirono a organizzare una riunione plenaria. Lui arrivò. Tutti guardavano a lui come a un Dio. Ma lui disse soltanto: “ Sono un creatore. Come tanti altri. Ho creato il mondo dove vivete. Ma non ho mai detto che deve essere immutabile. Ognuno di voi ha in sé il germe di altrettanti mondi. Ognuno di voi ha la capacità di esperimentare. Che l’abbiate trovata o perduta, che vogliate cambiare o restare è sempre un bene. La volete capire che abbiamo tutti le stesse possibilità? Non a caso vi ho fatto a mia somiglianza “.

Un gran tumulto seguì la Sua partenza. Una volta che fosse cessato, una gran paura si sarebbe distesa su tutto il Creato. Qualche Angelo decise di arginarla, qualche altro di utilizzarla, poi venne fuori un Angelo con doti organizzative e, in una sola notte, il Cielo si strutturò. Messaggeri furono spediti in ogni angolo del mondo, con le loro carte di viaggio. E la Rete di Comunicazioni si estese e si consolidò. Mai come in questo periodo furono utili gli Angeli Veloci, creature dotate solo di ali e di un piccolo corpo sottile quasi invisibile, e gli Angeli Intricati, cioè quelli che hanno legami con tutti e con tutto.

Adesso gli ANGELI dominavano il Mondo. Con la loro Rete d’Informazioni, con i loro Messaggeri Veloci, con i loro Intrighi. Si sentivano sicuri. Ma lassù in cima, là davvero in cima, oltre il vertice del cielo allora disponibile, avevano altri pensieri. Un globo partì luminoso e si disperse nel creato scoppiettando. Dopo un po’ navigava verde-azzurro.

Lucifero fu distratto dalle sue carte. I suoi occhi, che non solo davano luce ma sentivano ogni minima vibrazione di luce, si accesero automaticamente. Bruciando sulla carta gli ultimi pensieri. Guardò senza poter far niente i bordi delle preziose carte arrotolarsi sotto il fuoco dei suoi occhi, far fumo e diventare fiamma e poi, rosseggiando, spegnersi. E capì che da troppo tempo se ne stava isolato. Alzò la testa. Nella vellutata mappa nera dell’UNIVERSO (adesso il MONDO si chiamava così) galleggiava una gemma dal colore vivo e accattivante. Lucifero la paragonò mentalmente con quelle della sua collezione. Erano davvero piccole imperfette creature, al confronto. E lui aveva un gran desiderio di imparare. Devo vederla da vicino decise. E chiamò l’Angelo del Buio, che era il suo più stretto collaboratore.

(L’Angelo del Buio era colui che una volta chiamavano l’Angelo Sonnifero. Infatti suo compito era stato cospargere di una certa, innocua, polverina le palpebre degli angeli alla fine del loro turno di lavoro. Era, cioè, un portatore di sonno o, in termini umani, l’equivalente di un ansiolitico. Gli avevano assicurato che gli davano il cambio. Ma poi se ne erano dimenticati. E lui cominciava a aver bisogno di un altro se stesso. Tanto che si scopriva talvolta a fare il suo lavoro come se fosse un altro a farlo. Per un certo tempo ciò era andato bene. Ma venne il giorno che si addormentò davvero. E della grossa, poveretto!

Mentre dormiva il sonno più giusto che mai fosse stato prescritto, il cielo si andò affollando di angeli sonnambuli. E alcuni di questi cominciarono a fare cose strane. Ce ne fu uno che tenne una conferenza sonnambula a angeli nelle stesse condizioni e ottenne un voto unanime. Che fu portato in sonnambulo al capoturno, il quale allibì e chiese spiegazioni al suo ufficiale di servizio. L’ufficiale di servizio allibì a sua volta e così di seguito fino al vertice. Fu così che l’Angelo Sonnifero, ancora immerso nel suo giusto sonno, venne preso e trasportato Altrove. A quell’epoca non esistevano coordinate nè punti cardinali, cioè era tutto più facile, così non saprei dirvi dov’era questo ALTROVE. Però pare che un ragazzetto biondo dall’aria innocua, che aveva assistito a tutto quel pasticcio, lo scoprì. Ritrovò l’Angelo Sonnifero e costruì un’amicizia. Che durò nel tempo).

Ben presto turisti e curiosi si affollarono sul Nuovo Mondo (così, genericamente, venne chiamata quella che per noi è la Terra). Diventò DI MODA. E gli Angeli in licenza amavano sdraiarsi al sole e chiacchierare. La Terra era allora così grande e disabitata che non era difficile trovare un angolino per i pensieri più riposti. Così le Case degli Angeli con l’A maiuscola crebbero come funghi. Belle, isolate e ricche. E lo stesso quelle degli angeli con l‘a minuscola. Un po’ meno belle, un po’ meno isolate, un po’ meno ricche. Il Nuovo Mondo divenne un FORMICAIO di Angeli. Dove tutti parevano divertirsi.

Un soffio bene assestato li allontanò senza preavviso. Solo Lucifero, dal suo rifugio ben riparato, potè assistere alla discesa del Creatore. Solo Lucifero poteva assorbire tanta luce senza morirne. Infatti non morì. E riportò al mondo quello che era successo: C’era un tempo qualcosa che era fresco e caldo e umido e secco a seconda dei desideri di ognuno. Poi venne lui, distribuì tutto questo e lo fissò. Secondo il suo estro e i suoi desideri. Trovò che il risultato lo riempiva di gioia. E, soddisfatto, si allontanò.

L’ultima prova di forza di Lucifero divenne istantaneamente di dominio pubblico. (Bisogna ammettere che aveva spiccate qualità commerciali e sapeva come imporre la sua immagine all’attenzione del MERCATO UNIVERSALE). Il Parlamento Angelico venne scosso fin nelle fondamenta. Nelle alte sfere già si aveva sentore di piccoli gruppi clandestini che, sepolti nelle loro tipografie, componevano qualcosa come un GIORNALE. Lo chiamavano così e, dall’alto, vennero chieste perquisizioni e sopralluoghi. Vennero asportati diversi esempi di questa novità. Gli Angeli con l’A maiuscola li sfogliarono e non ne trovarono due uguali. Ma il concetto da cui partivano era sempre lo stesso (sebbene poi seguissero rivendicazioni diverse), una profonda incompatibilità verso lo STATUS esistente.

“ Adesso basta! – dissero in coro – Faremo anche noi un GIORNALE! “. “ Sì – incalzò un Angelo ancora più battagliero – Ma la prima notizia che riporterà sarà quella della sottomissione di Lucifero! “. Così i politicanti dovettero cedere ai guerrafondai. E, come al solito, tutti esprimevano solo il volere dei Grandi Economi di Stato.

Furono promossi sul posto tre Arcangeli (la qualifica era ormai di dominio pubblico). Ce ne fu uno che restò per un pezzo nella riserva e imparò a lamentarsi così bene e con garbo che, quando finalmente fu impiegato, superò se stesso (LORD GABRIEL). Gli altri due erano adatti per un’azione veloce. Così LORD RAPHAEL arringò le truppe e LORD MICHAEL affilò loro la spada.

A onore dei tre Arcangeli va detto che non appartenevano a nessuna schiera privilegiata. Erano Angeli di Dio. Cioè ignari. Venivano da mondi molto diversi. Raphael era un istruttore di ginnastica aerea. Michael un pastore di nubi. E Gabriel un addetto alla meteorologia. Venne loro chiesto di fare qualcosa di inaudito. Qualcosa al di fuori della norma. E eseguirono egregiamente il loro compito.

Lucifero tese loro molte trappole. E poi li lasciò vincere. In quel conflitto aveva avuto la prova che la sua luce non andava perduta, anzi diventava più bella. Così si scelse una nuova dimora. E cominciò a costruire un nuovo mondo.

Intanto lassù in cima, là davvero in cima, oltre il vertice del cielo per allora disponibile, il Vecchio Numero Uno si sentiva solo. Non sapendo far di meglio, tornò alle sue costruzioni. Si ricordò di una sua piccola creatura. La gemma verde-azzurra che solcava il nero universo. E, come era nella sua natura, creò nel Mondo un mondo così bello che subito lo chiamarono il Giardino. Solo, questa volta fu più accorto e lo recintò, completandone l’isolamento con una cancellata invalicabile.

All’interno c’era tutto quello che aveva sempre desiderato, o almeno … quasi tutto.

Sempre più spesso, aleggiando nel Giardino, lo assaliva un sottile senso di mancanza che, da quel saggio inventore che è, finì per attribuire alla natura stessa del Giardino. Volle porvi rimedio e, dopo aver a lungo pensato, collocò un bel cartello all’ingresso. A chiare lettere, erano ivi riportate le REGOLE comportamentali per gli eventuali visitatori. Sono tutte andate perdute, tutte tranne questa, il cui messaggio è giunto fino a noi da quei tempi lontani:

‘ FATE USO DEI DONI RICEVUTI, RISPETTANDONE I LIMITI ‘.

Questo concetto sembrò agli Angeli, che, vivendo di scienza infusa, erano conservatori di natura, fatto apposta per loro. E il giorno dell’Inaugurazione una vera folla si accalcò all’ingresso.

Dato che l’ultima trovata del Creatore corrispondeva press’ a poco a un esperimento, i cui fattori erano stati in precedenza valutati, si rese necessario un concorso per sfoltire il numero dei visitatori fino a ridurlo a quello ottimale. Il bando terminava col seguente monito:

LA DIREZIONE DECLINA OGNI RESPONSABILITA’ SU COSE E PERSONE ENTRO I LIMITI DEL FONDO DETTO ‘IL GIARDINO’.

In quello slogan c’era di che scoraggiare creature ben più temerarie degli Angeli: in un batter di ciglia, l’ingresso praticamente si sfollò. In effetti, dell’angelo che accettò di correre il rischio, rimase ben poco. Lui lo manipolò fino a ottenere quello che noi oggi chiamiamo un maschio e una femmina. Cioè l’interdipendenza totale.

Subito dopo l’operazione, l’angelo, separato da se stesso, era stato prudentemente messo a dormire ai capi opposti del Giardino. Ma il luogo non era così grande da impedirgli, prima o poi, di rincontrarsi. Quando accadde, aveva già fatto esperienze molto diverse e con se stesso gli era rimasto in comune un unico bene: la solitudine.

Si piacquero subito. Forse fu la stessa motilità dei gesti, il languore che li assalì insieme all’improvviso, il profumo del ricordo ritrovato, che li spinse, tanto erano ormai estranei, l’uno verso l’altro. E fu subito amore. Da poco, era stato inventato il Tempo. Che alzava albe radiose o gettava grappoli di stelle sopra le loro teste, impreziosendo inutilmente l’orizzonte. I due restavano invariabilmente abbracciati, stretti, e con gli occhi chiusi. Perché non potevano vivere l’uno senza l’altro. Ma la mancanza, che era stata fino allora a guardare, venne alitando verso di loro il suo male sottile. Fu questo a separarli?

Fatto sta che un mattino lei si svegliò che lui non c’era. Andò per i boschi, curiosa, innamorandosi delle foglie degli alberi che si andavano chiazzando di giallo. (“ E’ una svista a cui dovrò mettere rimedio “ pensava il Creatore che tutto guardava. Ma pare che poi, per la gran parte, se ne dimenticò).

Cominciava a far fresco al mattino e lei avrebbe voluto essere fra le braccia del suo lui che era sì un po’ opprimente, ma la teneva tanto calda. Lo trovò in una dolce radura. E quasi non lo riconobbe. Le piume afflosciate e umide s’ingrovigliavano con i lunghi capelli e lui, seduto su un sasso, nascondeva il viso fra le braccia.

“ Angelo mio! – le venne spontaneo – Che cosa ti è successo? “.

L’interpellato alzò un braccio, sparpagliando un bel po’ di piume al vento, indicandole di andarsene.

“ Ma dammi un motivo! Dimmi qualcosa! Non posso andarmene così “ rispose lei in tono risentito.

Allora il suo alter ego le girò le spalle, salì sul sasso e alzò le braccia, le tese al vento del mattino, battè le gambe piumate. E rimase dov’era.

“ Adesso hai visto. Non sono più un angelo. E non mi perdonerò mai per questo “

Lei battè le mani allegramente “ Bravo! Sei sempre stato un grande attore. Dove hai trovato quel buffo costume? Ne vorrei uno anch’io. Ma lo sai che da tanto tempo non ridevo così? “

“ E allora, ridi. Ridi, adesso che mi hai visto, tutto ben bene e per intero! “

“ Ma se non mi mostri la faccia! “

“ Non ce l’ho. Il mio volto è uno specchio buio che s’illuminerà solo al riflesso di chi amo “

“ Vuoi dire che rispecchi il volto dell’amore? Ma allora abbiamo lo stesso volto! “

“ Così sei tu che mi hai costretto a quest’ignobile pagliacciata! “

“ IO?! Eri abbastanza grande per decidere da solo “

SOLO! SOLO! SOLO! ECCO, SARO’ SEMPRE SOLO

Si fecero eco. Ma nessuno rispose. Allora si specchiarono l’uno nell’altro.

“ MA SONO IO. SONO PROPRIO IO “

Lei aveva adesso il volto dell’angelo e l’angelo il volto di lei.

“ MI RIVOGLIO INDIETRO! COSA CI STA A FARE LA MIA FACCIA SULLA TUA TESTA? “

A quelle parole, come per incanto, ognuno riebbe le proprie fattezze e uno specchio per rimirarle.

“ AH! ADESSO SONO IO! “

E in contemporanea la maledizione piovve su di loro.

NON AVETE SAPUTO RICONOSCERVI COME PARTE L’UNO DELL’ALTRO. PER AMORE DI VOI STESSI AVETE RIFIUTATO IL PIU’ BEL FRUTTO DEL GIARDINO: L’AMORE. Ebbene, ne andrete in cerca per tutto il resto della vostra esistenza, che sarà lunga, ve lo garantisco. Vi DESIDERERETE (ma chi l’ha inventata, questa parola? qualche volta vorrei poter dar la colpa a qualcuno) Vi DESIDERERETE e nessuno vi darà sollievo. TU ‘ANGELO’ avrai la carne ma non avrai lo spirito. TU ‘ANGELO’ avrai lo spirito ma non avrai la carne. A questo vi condanno. Per tutti i secoli a venire. E adesso andate perché è ora che inventi tutto ciò che si può bere, tutto ciò che si può mangiare, e tutto ciò che si può desiderare.

A questo sermone seguì un forte vento caldo che si portò via le ultime piume, lasciandoli NUDI.

I due mezzi angeli, che si erano un po’ annichiliti, si guardarono nelle rispettive facce. E poi natura vuole che scoppiassero a ridere.

“ L’esperimento è andato a male. E ‘LUI’ ha dato i numeri “

Spogliati delle ali decisero, molto naturalmente, di prendere il sole. Entrambi si ricordavano le belle giornate trascorse a far niente sulla Terra, quando ancora essa era un luogo libero e chiunque poteva giocare qualunque gioco. Immergersi nel Mondo dava una voluttà infinita e completa, non c’era posto per i DESIDERI (che, d’altra parte, non erano ancora stati inventati).

Poi, improvvisamente, erano nate le COSE, ognuna col suo NOME e il mondo era diventato un GIOCO SOLO, dove nessuna natura angelica avrebbe potuto abitare.

Con malinconia, quest’angelo se ne era allontanato, assieme a tutti gli altri, ma molto spesso, in sogno, si riaffollavano in lui le appaganti sensazioni provate in quel MONDO PERDUTO. Dentro di sé gli aveva dato un nome, per non dimenticare il PARADISO.

Da allora, tanti incredibili accadimenti s’erano succeduti. E i Giornali (di cui era assiduo lettore) te li portavano talmente vicino che non potevi far a meno di sentirti triste, adirato, inquieto, ferito, stanco, come se li avessi vissuti tutti in prima persona.

La Guerra Civile consumava da sempre e per sempre il Cielo, perché il tempo non esisteva e quindi nemmeno la parola FINE. Soltanto un Angelo avrebbe potuto farsi carico della spaventosa responsabilità di un PUNTO FERMO. E non si tirò indietro. La Guerra con Lucifero si portò via gli ultimi resti di quello che era stato un Cielo Sereno e qualcosa di molto simile al Tempo entrò fra i concetti angelici: ‘PRIMA’ di Lucifero e ‘DOPO’. Delle carte legalizzarono questa spezzatura, entrando nella vita comune e gli angeli guardarono i loro Cedolini rabbrividendo. Il Cielo venne ricostruito da cima a fondo, ci fu da fare per tutti e tornò uguale a prima. Questo, almeno, si voleva dare ad intendere.

Ma, se uno sa leggere, appare fin troppo chiaro l’inganno, si disse l’Angelo di buona memoria, ripiegando il giornale. Non sopportava più il nuovo cielo e sempre più spesso la malinconia lo avvolgeva riportandolo lontano, a una Terra primitiva dove era stato felice. Quando nacque il Giardino, una gioia ineffabile si prese gioco di lui che subito avvertì in quel nome tutta la bellezza del suo PARADISO PERDUTO. Partecipò all’entusiasmo comune, mischiato alla folla che pressava l’ingresso, l’anima traboccante di un respiro segreto. Tornerò laggiù, dove sono stato tanto felice, si ripeteva. Poi venne annunciato il Concorso e, come ad ogni angelo, il cuore gli mancò. Un mormorio si sparse tra la folla mentre la folla stessa si spargeva, allargandosi. Anche lui voleva andarsene, e come se lo voleva, ma le ali gli restarono inchiodate lungo il corpo e tutto gli diceva ‘RESTA’. Immobile e solo, il GIARDINO lo sovrastava. Ma giunse a lui una voce lontana che chiamava al PARADISO … Non me ne andrò, disse a se stesso. No. Io non me ne andrò.

Ebbene, dopo i primi tremendi giorni bui, era tornato il sole. “ Certo, c’è questa strana creatura a dividerlo con me – si dissero entrambi – Ma finalmente ho ritrovato il calore, la serenità e la pace che tanto sognavo “. A quelle parole un temporale improvviso si abbattè sul Giardino e in due e due quattro lo devastò. La cancellata fu abbattuta dal vento e sparì lontano. Il cielo si abbassò raso terra e un’onda cupa investì le due metà dell’angelo, trascinandole via. Terrorizzati, i due si chiamarono, cosicchè anche noi finalmente conosciamo i loro nomi. “ ADAMO! “. “ EVA! “. Gridarono, ma tutto venne sommerso.

Lucifero aveva trovato l’ ESPERIMENTO DEL GIARDINO una immensa, ma non inutile, pagliacciata.

Da essa imparò soprattutto che bisogna saper ridere di se stessi. Mentre passeggiava fra le rovine melmose, valutando una possibile ristrutturazione, un flebile suono lo attirò. Veniva da un gonfiore di terra, di forma inusitata. Lucifero appoggiò l’orecchio e ascoltò. Poi, con le mani, scavò la terra e portò alla luce qualcosa che persino i suoi occhi non avevano mai visto. La strana creatura scosse la testa e indicò un punto lontano, identico per foggia e misura a quello da cui era stato estratto. E Lucifero scovò l’altra creatura.

“ Ci hai salvato la vita “ gli dissero e gli batterono le mani sulle spalle. Poi si abbracciarono, felici di essersi ritrovati.

“ Non sappiamo chi siamo – gli dissero – Ma siamo felici di essere qui “

Lucifero non ebbe cuore di dirgli chi erano. Si limitò a guardarli e a celebrare la loro felicità.

Allora Adamo si guardò attorno e disse “ Ecco la terra che ci ha dato i natali. Aspetta solo la mano di un artista che sappia dare forma alle altre creature sepolte nel suo grembo. E’ deciso. Sarò un contadino “

“ Non solo di alberi sono coperti i monti – gli rispose Eva che intanto fissava lontano – Vedo lassù tante creature sperdute che mi aspettano. Io sarò un pastore “

Ma, insieme ai desideri, venne loro incontro anche la paura.

“ Se tu te ne andrai per i monti, non ci vedremo più “

“ Se tu starai a valle, sarà lo stesso “

Si buttarono l’uno nelle braccia dell’altro, e, per un lungo momento, sembrò impossibile che i loro desideri si avverassero.

“ Cosa ci sarà mai, lassù, fra quegli alberi, che tu non possa avere qui, dai semplici sicuri frutti della nostra terra? “

“ Desidero qualcosa più vicino al cielo “

“ Al cielo? Che idea! Che cosa è mai il cielo? “

“ Non so. Ma desidero averlo vicino “

“ Così sarai un pastore “ le disse lui, sfiorandole i capelli.

“ E tu un contadino “ rispose lei, toccandogli le braccia.

Il primo tramonto nella Storia dell’Umanità stava avvolgendo le sue luci con cura. Adamo e Eva si sentirono improvvisamente soli, nel domani. Ma ognuno superò se stesso e disse: Che sensazione meravigliosa essere in due posti contemporaneamente!

Dal buio, Lucifero gli fece eco: Adesso, siete proprio simili a LUI. O forse, addirittura Suoi Figli.

Quell’ultima parola, buttata là forse nell’estro di un momento, rimbalzò vistosamente fra i nostri due eroi.

FIGLI? Ma cosa sono?, s’interrogarono.

La loro stessa natura si premurò di rispondere. E un grande sorriso illuminò il nuovo mondo.
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