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Angela Fabbri 2009

Bosco, sottobosco e tagliabosco

Camminare sulla riva di un fiume,
fra i rami tagliati di fresco
e i ceppi rimasti aggrappati alla terra.
Di lontano qualche albero secco
stende le sue braccia sull'acqua
e nell'entroterra è rimasto
un bosco addormentato.
Non più rami e germogli
sarà presto negata
l'antica promessa di perpetuità.
Gli alberi dormono.
Il tagliaboschi si è fermato:
oggi è giorno di festa,
NON TAGLIERÀ.

Solo per questo sono inviolati.
E c'è l'acqua grigia che scorre
e lontano si fonde col cielo
e continua.
C'è una foresta di alberi nuovi
tutti piantati in fila, regolari,
che mi danno la nausea dell'uomo.
E in terra uri infinito tappeto di foglie.
Gli uccelli non cantano:
e se cantassero?
le loro voci non sono volte
nemmeno a sé stessi.
COME QUESTI MIEI PENSIERI
sono volti a nessuno.

1 e 2 aprile 1971

 
 

Immobili acque lontane

Mi piacerebbe
fare viaggi inspiegabili
in luoghi indescrivibili
guidata da capitani misteriosi.
E quello che più mi sorprende
è che provo nostalgia
di questi mondi
senza ricordare di averli mai visti.
Tengo per me
questi angosciosi segreti
di esperienze perdute.
Se lo sono davvero.

Forse
non sono che sogni
attraverso cui sono passata
senza ricordare
Ma non posso dimenticarmi
quello che ho provato
anche se è per sempre perduto
Caduto nel fondo
di una cisterna buia
là dove si è addormentato
Coperto da immobili acque lontane
Che nessuno usa più.

1978
 
 

Prima che cominci il tempo

La mia vita non è stata che nostalgia
per quello che ricordo
fin dai primi ricordi
di mondi e cose
TERRIBILMENTE BELLE
sentite fino al limite delle sensazioni

Mi chiedo se sarei mai nata
se avessi potuto sapere
che tutto è già perduto
prima che cominci il tempo della vita
Mi chiedo se non sono nata
già ricordando

notte fra 24 e 25 ottobre 1978

 
 

È un pezzo che mi gira per la testa la parola
                ESTUARI
e poi
PAZZESCHI ESTUARI
E adesso

PAZZESCHI ESTUARI CHE CORRONO VERSO IL MARE
IMMENSI DELTA CHE SI ALLARGANO LENTAMENTE

E fiumi, e mari
e esseri umani
case
camini
barche
campi coltivati.
Terre che si separano
e cozzano dalla parte opposta
MAMMIFERI e DINOSAURI che vivono insieme

Uccelli in volo su pianure allagate
Pesci arrostiti da nuovi vulcani
E IL FUOCO CHE CORRE SOTTO A TUTTO QUESTO
con le sue correnti e le isole
la marea che arriva e si ritira
NOI:
venuti a parlare di tutto QUESTO
VENUTI A CANTARE LA STORIA DEL MONDO
MORTALI AUTORI
piccoli autori inutili
perché non è il vento che può ascoltarci
non è il mare, la terra o il fuoco
Non è il mondo che può ascoltarci.
Non esistiamo ancora.
Noi non siamo di moda.
Venuta un'altra età dopo la nostra
in un solo momento geologico
verremo al mondo
AUTORI IMMORTALI

Gennaio 1979
 
 

Il corso della vita

Sono nata
sotto un CIELO MERAVIGLIOSO
dove navigavano GRANDI GABBIANI.
Verso un mare VERDE e BURRASCOSO
che CAVALCAVA fino alla mia riva.

Poco lontano
un fiume di rifiuti
sputava in acqua
il corso della vita
di molti e molti esseri umani
E LA STERPAGLIA
CORREVA FINO AL MARE.

Ma questa è solo una stagione:
quella in cui sono nata
sotto un cielo meraviglioso
dove navigavano grandi gabbiani.

8 marzo 1979

 
 

Sono di quelli
che cadono nei tombini
e che non vedono l'amicizia
negli occhi di nessuno
Sono di quelli*che mangiano per vomitare
perché il loro stomaco
non è contenitore di materia
sono di quelli
che devono morire
per sapere cosa sono la morte e la vita
Sono di quelli
che sentono crescere l'erba
e passare gli istanti
perché non appartengono all'eternità
né al mondo.
            Sono proprio di quelli

29 maggio 1979
 
 

Altri cieli, altri mondi

Un tempo
conoscevo un piccolo mondo
circondato da campagne
seminato di alberi.
Ho percorso nuove strade
e visto altri mondi
altri cieli
meravigliosi
neri
e bucati di stelle
su cui si alzavano
le cupole di una grande chiesa
straniera
e una falce scintillante
attraversava il cielo
come nelle Mille e una Notte
In quei tempi nuovi
non mi chiedevo se Dio esiste,
perché esisteva l'uomo.
Esistevo io.
Non sono stata felice
duraturamente
voglio dire.
Perché invece ho vissuto
i momenti più belli della mia vita.
Poi i cieli si sono rimescolati ancora.
Le colline e il faro
si sono sfocati.
E le facce e i discorsi
hanno perso individualità.
Così ho perduto
le nuove strade
e i mondi sono invecchiati
e ho provato
l'irresistibile voglia di tornare a casa.

Torino, giugno 1979

 
 

Viaggiando soltanto di notte

Viaggiando soltanto di notte
ho scoperto quanto è solo il mondo
quanto è solo l'uomo
e l'universo.
Ho scoperto che la vita è un deserto
che la vita è una valle buia
che l'uomo è un fantasma.
Mi sono fermata
in mezzo a una grande campagna
a masticare fili d'erba nel buio
Non c'era una voce
né un animale
e nemmeno il vento provò a parlare
Il profumo della terra era sparito
e il sapore del fieno era finito.
Finchè la luna oltrepassò le nubi
lentamente
e prese a illuminare la pianura.
Che pazzia
credere il mondo un deserto buio
e l'uomo un pensiero vagabondo:
Furono i sensi a dirmi questo.

Ferrara, febbraio 1972
 
 

Fra gli alberi

Fra gli alberi
da una roccia antica
sgorgava l'acqua della vita

E la mia strada
si fermò fra gli alberi
sul muschio e le pietre.

Ferrara; maggio 1972

 
 

Marinaio e donna

Quante volte ho dovuto dirti addio
perché l'addio, era lui, la miglior cosa
e fra braccia straniere
sogni alieni
ho navigato spesso senza meta
Mi balzava un pensiero
improvviso e incosciente
che era insieme l'addio
eri tu, ero io
cattiva e vagabonda
marinaio e donna.

Torino, 7 marzo 1983

 
 

Avevo dimenticato

Avevo dimenticato
la bellezza dei tuoi occhi
amore mio
come tutte le memorie
della mia terra lontana.
Avevo accettato
questa nuova vita
perché l'antica
era perduta da tanto tempo
e perché
non sapevo nemmeno di averla perduta.
Poi nella notte
e d'improvviso
si sono alzate
le volte di cristallo delle mie cento città.
E ho veduto
la mia gente camminare.
Avevo dimenticato
l'argento delle strade che salgono nel cielo
e il tuo corpo lassù, che aspetta il mio.
Il sibilo leggero
del treno aereo che corre sopra di noi
mentre salgo la lunga scala
che mi porta da te.
E nella notte buia e scintillante
ho avuto ancora il tuo corpo fra le braccia
e la tua voce mi ha ripetuto
le piccole parole immense
del nostro unico amore.
Eri lassù
e io con te,
l'eternità passava.
E io ascoltavo
lo scorrere del tempo
che con un lento fruscio,
cresceva,
fino alla fine.

9 dicembre 1971
 
 

Proviamo il bianco
in assoluto.
Come gesso su lavagna
Come nebbia di campagna
Come pecore nel vento
Come neve senza tempo
Come nuvole lontane
Come terre siberiane
Come pelo di coniglio
Come l'anima del giglio
Come un coro di bambini
Come cigni piccolini
Come gli orsi al Polo Nord
Come vele dentro un Fjord
Come ali di colomba
Come spuma sopra l'onda
Come ghiacci senza età,
tutto questo bianco va
Mi ricorda un fiorellino:
le campanule in giardino.
Poi lassù le stelle alpine
che riposano al confine
delle stelle, quelle vere,
che salutano le sere.

        Vi ho raccontato
BIANCO ASSOLUTO

Bologna, 28 Agosto 1998


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