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Adriana Scarpa e la sua poesia
rivivono a Treviso nelle parole e nei versi
Giovedì 19 ottobre 2006 a Treviso nella
Sala verde di Palazzo
Rinaldi gli amici di Adriana Scarpa si
sono incontrati a un anno dalla sua scomparsa avvenuta il 19 ottobre 2005,
è stato un importante doveroso evento culturale. Un appuntamento che ha
ricordato ai trevigiani la figura di questa donna, veneziana
di nascita ma trevigiana di adozione che ha esaltato con i suoi versi, la Poesia
e la poesia al femminile in particolare.
La Sala Verde di Palazzo Rinaldi in Treviso, quella sera, era gremita di
amici ed estimatori della poetessa, testimoniando così l'affetto e la stima per
l'amica scomparsa. Erano presenti alcuni bei nomi della cultura e dell'arte: il
poeta Paolo Rufilli, lo scultore
Simon Benetton, Silvana Bolzan regista teatrale,
Emanuele Bellò cultore delle tradizioni trevigiane e molti altri artisti e
poeti. Ermanno Scarpa, fratello di Adriana, oltre a porgere i saluti e i
ringraziamenti per tale evento, ha voluto onorare la memoria della sorella con
la messa a disposizione dei presenti, le sue sillogi previo contributo da
devolvere alla Lega Italiana contro i Tumori di Treviso.
Hanno inviato il loro contributo scritto, perché impediti a partecipare: lo
scrittore Gian Domenico Mazzocato, il
poeta Giuseppe Vetromile di Madonna
dell'Arco, letto dalla poetessa Fiorella Borin, milanese di
Venezia, Giampietro Tonon del
sito "Literary" e
Antonella Montefameglio
dell'Editrice Montedit di Melegnano che ha
editato Incosciente
saggezza, la
silloge uscita postuma per volere del fratello. Molte le adesioni scritte,
telefoniche e via e mail che hanno confermato, se ce ne fosse stato bisogno, la
fama di Adriana.
L'incontro è stato aperto e condotto dal poeta Emilio Gallina che ha
inquadrato Adriana Scarpa, donna innamorata della vita e attenta agli affetti più
cari, ponendo inoltre in evidenza la sua importante presenza nel mondo culturale
locale e nazionale soprattutto, per la sua intensa attività letteraria e
poetica.
Il Prosindaco di Treviso dr.
Giancarlo Gentilini, legato da lunga amicizia
con Adriana, l'ha ricordata con toccante affetto e gratitudine. Il
comm. Adriano Gionco,
presidente del "Circolo dei Poeti Dialettali Trevigiani Amissi
de la Poesia" del quale Adriana faceva parte, ha portato il saluto suo personale e
quello dei soci chiudendo il suo intervento con la lettura di due significative
liriche della poetessa scomparsa.
La poetessa Rina Dal Zilio, molto legata ad Adriana da profonda stima ed
amicizia, nel suo intervento ha tracciato, con squisita sensibilità e competenza,
una sintetica panoramica sulla poesia e sulla scrittura poetica di Adriana,
citando alcune sillogi dell'amica scomparsa evidenziando per ciascuna di esse:
temi, significati e stile di scrittura. Intervento impreziosito dalla superba
interpretazione delle liriche di Gesuina Maccari la cui coinvolgente lettura ha
toccato le corde più profonde ed intime del pubblico presente.
Lo scrittore Lucio Polo, con l'arguzia di sempre,
ha parlato di lei e
dell'intervista concessagli (L'Adriana Primo Premio) un paio d'anni prima,
esaltando ancora una volta, questa donna e questa "superba" indimenticabile voce
poetica.
In chiusura, simpatico e commovente l'intervento di Maria Teresa Scarpa,
cugina di Adriana che, di lei, ha letto una delle rare poesie dialettali e, una
sua, dedicata alla cugina dopo il triste evento.
Tutti gli intervenuti e quanti hanno voluto testimoniare con interventi
scritti o per telefono, hanno portato un contributo significativo sulla persona
e sulla poesia di Adriana. Una realtà poetica la sua che, come è stato
sottolineato, è bene non vada perduta nelle brume dell'oblio.
Per Adriana
Intervento di introduzione
Emilio Gallina
Avremmo voluto che questo incontro tra tanti amici ed estimatori di Adriana,
ovvero "L 'Adriana primopremio" come amabilmente l'ha definita Lucio Polo,
titolando la godibilissima intervista data alle stampe un paio di anni fa, fosse
programmato e svolto non nel ricordo, ma per celebrare la Poesia ed in
particolare la poesia di Adriana.
Una poesia, la sua, sentita, gioita, sofferta nell'andare di situazioni e
ruoli: quello di figlia (profondo era l'amore per la madre e il delicato
commovente poemetto presente nella sua ultima silloge Incosciente Saggezza lo
attesta), quello di donna, aperta e attenta alla vita, all'amore, all'amicizia e
ai tanti momenti vissuti nel dipanarsi di giorni e tagioni che ha saputo fermare
ed esaltare nella sua vasta produzione poetica.
Le oltre quaranta sillogi, quasi tutte vincitrici di primo premio e gli oltre
2000 tra premi e segnalazioni per poesie singole partecipanti ai più importanti
concorsi letterari nazionali, ne sono la conferma. Ha curato recensioni e
presentazioni di opere di artisti e poeti di cui era amica e corrispondente,
saggista, poetessa precoce, il suo primo premio le è stato assegnato a soli otto
anni in un concorso nazionale da una giuria composta da nomi illustri tra i
quali Ungaretti, Buzzati, Barberi Squarotti e altri Per lei si sono scomodate
illustri firme del mondo letterario e poetico italiano. Tutto è importante di
lei. Ci lascia un importante patrimonio poetico che nulla ha da invidiare le
altre voci poetiche nazionali.
Parlare quindi di Adriana, della sua poesia e della sua presenza nel mondo
letterario locale e nazionale, considerando la limitatezza del tempo, non è
impresa facile e molto di lei non sarà detto e di questo me ne dolgo molto.
Personalmente mi rammarica un'altra realtà. Questa donna, veneziana di
nascita ma trevigiana di elezione, qui nella nostra città dove ha trascorso gran
parte della sua esistenza, non era molto conosciuta.
Molti di loro ricorderanno certamente questa figura di donna affabile, dal
sorriso luminoso, un po' claudicante nell'andare. Ebbene, Adriana era conosciuta come donna, come ex funzionario della Banca
d'Italia, ma poco nota ai più come voce rappresentativa del variegato mondo
della cultura e della poesia. Per contro ella era ed è nota ed apprezzata in tutta Italia per l'intensa
attività letteraria e creatività poetica. Basta collegarsi in internet e
scorrere i molti siti che la riguardano.
Più volte di questa realtà me ne sono chiesto il motivo. lo credo che questo
fosse dovuto alla sua riservatezza, il chiudersi nel suo mondo rifuggendo
pubblicità e clamori della stampa e dei media. Le bastava la sua casa. La casa
guscio, la casa conchiglia dove si sentiva protetta e sicura.
Ricordo la sua casa come un piccolo Vittoriale dove libri, foto, trofei,
medaglie, diplomi, quadri, esposti con ordine e gusto, parlavano dei suoi
successi. Un nido dove ella trovava l'ispirazione per le sue poesie.
Una figura e una voce poetica la sua che ci è stata dolorosamente e
prematuramente tolta. Ora Adriana riposa poco discosta dall'amata madre nel
cimitero di Chirignago nei pressi di Mestre. Come dicevo, parlare di lei e della sua poesia, ahimè nella limitatezza del
tempo, ci si proverà oggi con gli interventi del Prosindaco della città di
Treviso Dottor Giancarlo Gentilini, Adriano Gionco Presidente del Circolo Amissi
de la Poesia "El Sii" del quale Adriana faceva parte, gli amici Lucio Polo
scrittore e la poetessa Rina Dal Zilio. Leggerà le poesie di Adriana Gesuina
Maccari.
Adriana Scarpa e la sua poesia
infinita
Giuseppe Vetromile
Un anno fa, proprio in questo mese di ottobre, già aperto nel cuore di
ciascuno a ricevere i rinnovati messaggi dell'autunno indorato, moriva nel suo
letto di dolore la nostra cara amica Adriana Scarpa. Un anno trascorso in
fretta, e noi con il tempo e dal tempo ci siamo lasciati incanalare nel flusso
frenetico degli impegni, delle date, degli appuntamenti, della vita quotidiana,
insomma, che spesso ci costringe a "soprassedere" alle riflessioni,
all'esternazione dei propri sentimenti, alle emozioni, perché troppo presi,
purtroppo, dall'evoluzione quantitativa delle nostre giornate. E così Adriana è
stata; fu; e poi ad un certo punto del tempo e dello spazio la sua fisicità, la
sua materialità, per quanto buona, simpatica, sorridente sempre, allegra ed
entusiasta di tutto e di tutti, è svanita nel nulla. La morte pose fine ai suoi
giorni terreni, le chiuse il libro della vita biologica davanti agli occhi ormai
opachi: nel lontano – o vicino! – 19 ottobre del 2005.
Ma si può dire che Adriana sia morta nel vero senso della parola? Si può
veramente affermare, banalmente o superficialmente, che la sua dipartita da
questo cosmo così disordinato, confuso, aggrovigliato, eppure così
diametralmente preciso e regolare, sia un fatto, un accidente termodinamico, o
vogliamo chiamarla conseguenza causale – giacché sta scritto nella natura che
ogni cosa che nasce, vive, si evolve e poi muore, cioè si "sgretola" e si
trasforma? Si è quindi "sgretolata" Adriana?...
Certo che no! Con tutta la nostra forza, cristiana o laica o materialista che
sia: certo che no! E noi crediamo alla morte, nell'ineluttabile morte, come
necessaria e inevitabile conclusione di un ciclo che deve, proprio in virtù
dell'evolvenza e della dinamicità della cosiddetta vita, avere un termine. Un
termine che è a sua volta un inizio: il chicco di grano che deve morire per far
nascere la spiga. La supernova che esplode per germinare l'universo circostante
con i suoi residui elementari...
Così, dunque, è la nostra Adriana: terminata nella corruttibilità della
materia, rinata e rinascente nell'eternità della sua anima, del suo pensiero,
della sua poesia. E' certo che noi tutti attraversiamo questo scorcio materiale, breve o lungo
che sia, per lasciare qui una traccia indelebile e significativa del nostro
passaggio: le nostre opere, di intelletto e dì ragione, di cuore e di scienza,
servono a tutti, servono a noi e agli altri per uno scambievole arricchimento
spirituale, e per contribuire al viaggio di tutta l'umanità verso una meta
sempre più alta, sempre più completa e perfetta: la metaforica Gerusalemme
celeste, o il biblico viaggio di Mosé verso la Terra promessa. Così il viaggio
di Adriana.
Diceva la nostra cara amica: "A volte io cerco, sai, di trattenere
|
l'istante che vien dietro ad ogni istante |
l'ombra che già si allunga sulle
pietre, quelli che fummo | tanto tempo fa:
– tanto tempo | che addensa polvere
–
alle svolte. Una ruggine saggia | copre gli occhi e le infanzie di favola
| e i
battenti serrati del cancello." Sono alcuni dei suoi versi, rimasti inediti ed
ora raccolti, con affetto e con grande dedizione, in un libro fatto pubblicare
dal fratello Ermanno, dal titolo Incosciente saggezza, e con la commossa e
precisa prefazione di Fiorella Borin, che da sempre è stata grande amica della
nostra Poetessa. Presagio, consapevolezza di una fine prossima su questo pianeta
di sofferenze? Ma tutte le sue poesie avevano questa nota intrinseca, che non
era però tragica, paurosa, bensì denotava la sua grande e poetica certezza di un
passaggio, di un "viaggio", di un transito finale che doveva servire
necessariamente all'universale evoluzione della vita, certezza che le derivava
da una grande fede e da una ricerca interiore quanto mai tenace e profonda. Come
in tutti i grandi poeti, del resto.
E così è nata la Raccolta Incosciente saggezza. Afferma giustamente
Fiorella Borin nella sua introduzione, scritta con grande professionalità e
passione, quasi una dedica: "Incosciente saggezza" vede la luce orfano delle
cure attente, materne, da Lei (Adriana) sempre dedicate ai suoi 'figli di
carta'. Perché tali sono i libri, per i poeti e gli scrittori: non semplici
fogli, ma figli che ci rassomigliano e ci sopravvivono. Così Adriana Scarpa è
ancora viva, è ancora tra di noi, e i suoi non saranno mai dei "semplici fogli
scritti", ma eterni messaggi della Sua esistenza terrena e oltre. E la sua,
quasi ossimorica, incosciente saggezza, è la consapevolezza "inconscia", e non
incosciente nel senso spericolato del termine, della
bellezza e dei valori veri della vita, da affrontare a tutti i costi col sorriso
e con lo sguardo colmo d'amore: la saggezza di ogni grande Poeta, per l'appunto!
"Entra un fiato di magnolia dalla, finestra sul viale sfiora appena l'orecchino
pendente della lampada. Le .frange delle tende come bambini si agitano in gaio
girotondo gli sguardi inarrestabili sulle pareti corrono. Poi improvvise le voci
nella penombra scoppiano come monete d'oro." Ed è da questa stanza, la Sua
Stanza, che escono i Suoi pensieri più profondi, si affacciano sul mondo, parole
che volano e vanno ad abbracciare tutto e tutti, in un afflato che coinvolge e
aggrazia il creato, come solo Lei sapeva fare, con le sue poesie perfette sotto
tutti i punti di vista, con i suoi versi intensi e ben costruiti, che spaziavano
dal ricordo alla descrizione dei luoghi più incantevoli della sua Venezia, dal
senso religioso della vita alla poetica interpretazione della femminilità: a
testimonianza di ciò, emblematici sono, a mio avviso, libri come "Il tempo, la
memoria", "In saecula saeculorum" e "Alchimie per una donna", in cui la nostra
Poetessa abbraccia davvero ogni campo terreno e celeste, con una poesia che è
poesia universale e continua: una poesia, per l'appunto, infinita!
Per tutto questo, "Incosciente saggezza" non è un punto d'arrivo. Non è un
Suo "ricordo" e basta. E', sì, una finestra alla quale tutti noi potremo sempre
affacciarci, per vedere Lei nell"'altro" prato, un prato di pace e di gaiezza
eterna. Ma è anche, e soprattutto, un libro da cui partire, sempre,
ogniqualvolta ci accingiamo a leggere e interiorizzare la Sua poesia, che è
scuola di vita, che è bellezza e canto, che è allodola che vola oltre
l'orizzonte, che è preghiera intima ed eterna speranza.
Per Adriana
Gian Domenico Mazzocato
Quella di Adriana è stata voce autentica, essenziale, origninale. Se la
poesia è, per sua natura, capacità di leggere con immediatezza il tempo in cui
viviamo e di decifrarne gli eventi, Adriana Scarpa ha fatto davvero poesia e
grande poesia. Vivendo dentro al suo cantuccio d'ombra, come direbbe Pascoli, ha
irradiato luce e ha comunicato la speranza che proviene solo dalle grandi
intuizioni liriche.
Ci ha insegnato ad apprezzare il valore della parola che serve a definire un
momento, una emozione, un sentimento, un atteggiamanto. La parola giusta, raffinata, ricercata, calibrata. E tuttavia semplice e
immediata. Ha avuto il dono di una straordinaria sensibilità, Adriano, e con
generosità ce lo ha comunicato. Gliene siamo grati.
Non voglio dire che non la dimenticherò mai. Perchè spetta a lei, dove si
trova, il non dimenticarsi di me e di tutti noi. Dove si trova la parola è svelata, limpida, chiara. Noi dobbiamo
accontentarci di parole a brandelli, insufficienti, povere.
Allora, grazie Adriana. Grazie per la tua generosità.
Hai spartito con noi un privilegio divino, anticipandoci la limpidezza e la
rivelazione della parola.
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