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Prefazione di
Antonio Spagnuolo

L'ironia, quando è ben giocata nel verso, diviene essa stessa poesia, nel ritmo e nella musicalità, entro la quale il sorriso riesce a guizzare unitamente alla parola.

Tra funerali e sottane
nessun vizio è perduto.

Il superamento del pensiero, quel pensiero debole che tutti amiamo concederci nelle pause dell'ombra, cerca di amplificare le scelte emotive, che la ri-creazione della memoria considera operazione solipsistica. Così che, abolendo le dimensioni dello spazio e del tempo, l'inconscio ripiega sul linguaggio non strutturato, per affondare nelle metafore e nel gioco degli ostacoli.

Un istante vale più di una storia, e Nevio Nigro, mescolando con arguzia il Sacro con il profano, offre al lettore pagine di serena "ghiottoneria" centellinando ricordi di gioventù, quando l'amore divampa tra le gonne lampeggianti e rovistando fra le perplessità attuali, quando l'età concede quasi soltanto tentennamenti e silenzi.

Ancora vanno
donne con vesti corte
fresche nel vento.

Ma il giorno che abbassa
bisbiglia
parole d'ombra.

Contrasti e ammiccamenti attraversano alcuni furori senza intaccare la serenità dello scrittore, muovendosi fra illusioni e desideri così come:

I pensieri si attraversano
in cerca di se stessi
e vanno là
dove si ferma il sogno.

Mentre è consuetudine il rischio dell'esistenza quotidiana, la soavità sollecita il rintocco delle ore con timbri diversi, affinché il luogo del raccontarsi possa divenire ricchezza delle immagini e colore della pagina scritta, squisita complicità di Nevio Nigro al modulato autobiografismo, che appare – a tratti – in vibrazioni dell'incantesimo sensuale del passato, o nello straripare e quasi involontario monologare del suo realismo.

Ampia la veste
in questo mio ricordo.
Morbidi i capelli
in quell'ora segreta
della luna.

Ora il bacio è pensato.
Le labbra di un'idea.

Il bacio triste.

Da contrasto, ma con eguale coinvolgimento, ecco la sezione Di speranza che si apre con le parole alla Vergine, con le quali l'autore, nella sua religione, libera l'egoismo dall'umano, riproponendo alcuni adagi che potremmo senza tema dichiarare vere e proprie preghiere. Egli suggerisce con grande umiltà i chiaroscuri che la nostra finzione e la nostra disperazione ci frastagliano nella impossibile rappresentazione del divino.

Come descrivere
la tua mano su me
Signore?
[. . .]
Mi hai concesso
terribili dolori
e grandi grazie.
Ma il tuo infinito
non dimentica
i cuori pieni d'ombra
e doni amore
a chi ti vede tardi.

E piu avanti, quasi a conclusione della silloge:

Prima o poi
giunge un tempo
in cui parlare
o tacere
è lo stesso.

Su questo terreno lucidamente "ambiguo" Nevio Nigro muove i suoi ricordi, le sue amarezze, le sue speranze, creando incastri e situazioni di palpitante vivacità, continuamente immerso e riemerso in quella scia che la sua ricca poesia gli ha concesso da diversi anni. Limpidi passaggi rafforzano il legame letterario alla esattezza della scrittura, così che i suoi versi si armonizzano e si intrecciano con elegante fattura, elaborando la vera originalità lirica del suo dettato.

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