Adriana Scarpa
da: Acqua salsa e tarabuso, 1998
Dondola la gondola
I.
(labbruzzo di
conchiglia)
Ad occhi
chiusi
sento che c’è,
mi respira
dietro le
spalle. È tornata
la mia città.
I nostri
pensieri
si corrono
incontro
festosamente
sollevano
piccole onde
nei canali.
La chiamo
perlaverde
labbruzzo di
conchiglia
specchio opale
tenerabrezza.
Dondola la
gondola
la festa dei
nastri cangianti
e damaschi
lapislazzuli
e stelle.
II.
(viaggiano le
note)
Un carico
prezioso
di remicorallo
per sospingere
lievemente Venezia
foresta di
angeli e pinnacoli
sul silenzio
delle acque.
Un portale
gotico
si alza in
forma d’arpa
ha corde
dorate
su cui leggere
corrono le dita
viaggiano le
note
compongono
sugli spartiti
della memoria
preziose
melodie
rondò
convolvoli
riccioli e
labbra
l’azzurro
della chiglia.
III.
(qui
riconosco)
Vedo. Torna un
triangolo di sole
sulle pietre
del campiello.
Bambini si
andava
vociando
guardiani di barche
e di canne
l’alta marea
alle caviglie
schizzava
spruzzi dorati.
Oggi sono
sbiaditi
gli angeli
affrescati sotto i portali
erosi dal
salso
i deo gratias.
Sosto in
bilico
al cancello
del tempo. Stride.
Qui riconosco
la nostalgia
nell’aria.
Gradini in
pietra d’Istria. I giardini
nascosti.
Mi annullo nel
ricordo.
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