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Adriana Scarpa
da: Il tempo della memoria, 1997
I miei «tanti»
Quando il
vento č caduto
e si imbruna
l’intonaco a chiazze
di fuori
le voci si
chetano e dentro la stanza
mi porto i
corpi invisibili
di tutte le
nascite che avrei voluto.
Sarei stata
acqua fresca
dove tingono
labbra morbide
i fanciulli
dell’alba
profumo acuto
di glicine
per ubriacare
la notte
o tartaruga
lentissima, saggia,
che conosce le
strade del tempo.
Sarei nata
per essere
pioggia viva e lampo
dell’anima
o il fiore che
sgrana la terra.
Ora qui, nella
stanza,
i miei «tanti»
si fondono
in allegria,
sussurrano
contro i vetri
e allora
spalanco
finestre e gli involucri
chiusi
diventano
suoni
che vanno in
forma di stelle,
chiari,
liberi, a spargere
cose segrete
di me
tra cuspidi
d’aria
infinite.
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