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Adriana Scarpa
da: Acqua salsa e tarabuso, 1998
Laguna
O Dio, quale
grande gesto di bontà
abbiamo
compiuto in passato,
e dimenticato,
perché tu ci
doni questa meraviglia,
o dio delle
acque?
Ezra Pound
Laguna,
che nella
bassa marea
riveli le tue
forme
e accendi le
albe e i tramonti
di sfumature
variegate
e splendide,
quante volte
Marghera
ti vomita
dentro veleni e quanti gabbiani
tonfano
nell’acqua
unti di nero.
Ogni giorno di
laguna
mi porta le
nebbie
oppure il
verde smeraldino di alghe
e se abbandono
i canali
e mi perdo nei
meandri di barene
ecco la
garzetta mostrarsi
timorosa
e raro
nidifica
ancora il Cavaliere d’Italia.
Fossi io vento
forte che spazza
ramazzerei le
alte ciminiere
e spegnerei
le torce dei
petroli.
Sarei
l’alito per onde minute,
farei legge il
silenzio,
rovescerei le
barche ai cacciatori
e affogherei
nel fango i lor fucili.
Per amarti,
laguna,
non solo le
albe diafane e i tramonti possenti
ma le memorie
dei miei avi, ricerco
e così,
intatta, ti voglio
per continuare
il tuo destino che respira
al ritmo di
marea. Tu sveli
le ampie
volute dei canali,
disegni
l’arco dei lidi,
mi perdi
dentro le
curve morbide
del tuo corpo,
tu,
figura
femminea
che non sei
dell’uomo
ma appartieni
a questo
silenzio
che ancora
resiste, inviolato,
ed è fatto di
terra e di acqua.
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autore |
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