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prefazione a...
Il tempo della memoria

Paola Bellotti Commissati

... E poi lasciarsi andare nel ritmo avvolgente di questa poesia. Sentire la gioia afferrarti e la malinconia, e d’improvviso salire e d’improvviso scendere per scale del tempo senza gradini; e d’improvviso sentirsi tirare la giacca da una mano immateriata venuta dal passato a imporre un silenzio trasalente, un ricordo inerpicato sui tendini dell’attimo, un palpito trascolorato in sinfonie di violini celati...

Ma capita anche di vedere un volto ramificato, attorto, fogliato, fiorito: suggerito dalla suggestione di un bosco di giorni...

E capita di avvertire un grido, un dolore lancinante che lentamente si scioglie in piacere.

Di questo e d’altro mi parla la poesia di Adriana Scarpa, la bruna poetessa di Treviso nata a Venezia.

Non trovo altri aggettivi degni a identificarla che non siano già stati detti, accattivanti o incensanti aggettivi che però disperdono il valore intrinseco del verso, dell’intera poetica: all’oro: oro, e niente più.

Setacciamo allora insieme, chini, questa raccolta.

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