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Testo critico in: Cento poeti per l'Europa del Terzo Millennio

Edizioni Accademia Internazionale Il Convivio
Castiglione di Sicilia 2007.

Enza Conti

Nelle poesie di Ines Scarparolo c'è musicalità, ricerca di parole, la necessità di comunicare attraverso un linguaggio completo che va dalla lingua italiana al vernacolo. Per quanto riguarda l'utilizzo del dialetto, come espressione poetica, possiamo scorgere un vero e proprio recupero di un passato storico, attraverso il quale è possibile cogliere antichi timbri fonetici, che sono il segno tangibile di un dialetto integrale, incontaminato, quale fusione dell'intenso rapporto tra il pensiero, il cuore e la storia biografica.

La Scarparolo ci da la possibilità d'incamminarci dentro la storia di una regione, il Veneto, attraverso voci autentiche. Leggendo le sue poesie si scorgono temi e forme metriche che sembrano modellati su una lingua classica, una lingua che si manifesta, però, in modo immediato senza veli e consente di sentire l'eco distante dei ricordi che, pur appartenendo al passato, è sempre presente attraverso le testimonianze del tempo che fu.

L'Autrice opera un >vero e proprio riacquisto della lingua, consegnando ai lettori degli strumenti fonetici che lasciano scorgere flessioni linguistiche di un vissuto attento (El to posolo, mama). Dai suoi versi emerge subito che la poesia è dentro il poeta, radicata profondamente sia nelle azioni, che nel pensiero, cioè fissata al filo della sua filosofia esistenziale. Nella sua poetica c'è un universo immenso, che si colora e parla grazie alla forza evocativa delle immagini, dalle quali scaturisce l'intrinseco desiderio di voler comunicare. Pertanto non è casuale la ricerca di emozioni, che rafforzate da giochi verbali divengono frutto di un'azione mentale libera, desiderosa di instaurare un rapporto intenso con il lettore.

Da ciò emerge la concezione lirica del poeta, cioè quella guida che accompagna la vita, in quanto piano culturale ed esistenziale interagiscono tra loro. L'effetto è di una melodia contenuta che sgorga da un ritmo intcriore sul filo della memoria, ecco perché (La vita contìnoa fiorire) «E la vita continoa fiorire | anca se l'omo, | tante volte, pianze». Con questi versi si ha la sensazione di essere dinanzi ad un colloquio dove l'animo poetico parla a se stesso e al mondo, nel momento elegiaco della trasfusione di sé negli aspetti della vita. Ecco perché si può affermare che nei versi della Scarparolo c'è il poeta pensatore, c'è l'Essere che guarda all'evoluzione storica e sociale, ma soprattutto c'è l'Io capace di fermare l'attimo, che attraverso la poesia diviene modello dell'espressione umana.

L'Autrice veneta trasferisce nei versi il segno incisivo di un iter personale, frutto di un'introspezione che si affida a un dialogare intimo. C'è infatti il mondo delle cose, della natura, della vita affettiva e dei sogni fatti: «Profumo | de rasa... | Co canto de anguane | el vento me cuna», cioè la forza di riappropriarsi delle piccole cose attraverso il suono di un linguaggio sempre vivo, che coincide con l'esperienza del vivere. Passato e presente si intrecciano fino a raggiungere l'unitarietà tra sentimenti e ricordi. Il ricordo è un elemento cardine nelle poesie della Scarparolo, quel ricordo che è il presente del passato, come afferma sant'Agostino. Ma la poetessa dimostra di saper andare oltre il fugace, tant'è che dalla passione di Cristo coglie la sofferenza degli uomini che s'incamminano lungo la strada della vita portando la croce sulle spalle, (On Cristo de sti ani). Nella sua poesia c'è soprattutto il desiderio di creare un momento di riflessione che non si ferma solo alla composizione, ma va verso l'essenza del messaggio. L'autrice crede nel valore della parola, ecco perché modella la sua poetica sul!'utilizzo di un linguaggio non sperimentale, ma vicino alla realtà, che si nutre di una sostanza umanamente e stilisticamente incisiva.

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