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L'atroce nulla

Introduzione a
Da Quental all'inquieto Novecento

Aurelio Pes

È difficile comprendere la natura segreta d'un artista. La sua opera è spesso considerata come un avvento casuale originato da un impulso momentaneo. La sua vita, sempre eccentrica, è occasione per una rassegna d'aneddoti più o meno dirompenti e volgari. Che un artista, oltre a ubriacarsi, drogarsi pervertirsi, dedichi il suo tempo a lavorare, è invece così poco affascinante da non incuriosire più di tanto i cultori.

Pure, D'Annunzio era orgoglioso dei suoi calli da penna fra il dito indice e medio della mano; Balzac lasciò alla sua morte una montagna di opere sublimi e rideva di quei raffinati sempre in procinto di produrre qualcosa che non era poi mai elaborato; mentre "La ricerca del tempo perduto" di Proust incute rispetto e ammirazione, oltre che per le eccelse qualità, anche per la mole davvero devastante. L'unico compagno fedele d'un artista è, in realtà, la sua biblioteca.

Per questo Walter Pater, maestro di Wilde, si dedicava alla scoperta d'antiche opere della decadenza romana ed ellenistica, in cerca d'un periodare dalla terminazione rara e preziosa. E, quasi ai nostri gironi, Borges indicò nel labirinto dei libri la radice d'ogni autentico impulso intellettuale.

Di Francesca Simonetti mi era nota l'attività di poetessa dalla tempra robusta. Non ero invece a conoscenza della sua vena critica che la porta a indagare con sottigliezza sulla genesi della poesia inquieta di Antero de Quental "perennemente combattuto tra ragione e sentimento, misticismo e metafisica, tormento e rimorso per l'umanità sofferente, dalla quale si sentiva attratto fino al punto da tentare esperienze e rimorso per l'umanità sofferente, dalla quale si sentiva attratto fino al punto da tentare esperienze di povertà (lui che era nato senza bisogni materali)". Una propensione, la sua, che non condivideva nulla con la politica umanitaria che avrebbe soltanto prodotto, ai nostri tempi, campi di concentramento e delitti inenarrabili; ma che si legava invece a quelle istanze spirituali che in San Francesco trovavano la loro più profonda radice, quel San Francesco che si riteneva in peccato se per la strada incontrava un povero vestito più precariamente di lui.

Da ciò le parole sublimi dei Sonetos Completos.

Lasciali a me venire, coloro che lottarono,
lasciali a me venire, coloro che patiscono,
e coloro che pieni di dolore e tedio affrontano
le proprie opere vane, di cui si beffano...
In me le sofferenze che non si sanano [...]
come in un mare spariscono...

Durante la sua vita, complessa ma non contraddittoria, culminai con il suicidio, Antero de Quental cercò sodali nei maestri innumerevoli della sociologia, della filosofia, della letteratura. Ma la sua visione d'un mondo assoluto, che esclude dal suo ci colo armonioso re, tiranni, dèi e persino religioni, con il loro carico di dogmi e di fanatismo, lo votarono "all'atroce nulla", intessuto di rapporti soltanto "con l'umile fede di generazioni oscure, nella comunione dei nostri padri antichi".

Egli legge tuttavia Hegel, Leibnitz, Kant; e, simultaneamente, teologia germanica e i buddisti. Nel 1887, la grande abiura: "in un istante spazzai via tutta la mia educazione tradizionale, cadendo in uno stato di dubbio e di incertezza tanto più struggenti in quanto, spirito per natura religioso, ero nato per credere...".

In questa condizione di vuoto, che gli dona però "il diritto formidabile della diesperazione", come Mallarmè egli trova il luogo ideale per rendere acuto il suo canto. Di conseguenza, al mondo della realtà che di lì a qualche anno avrebbe fatto cenere dell'uomo, egli ora sostituisce quello musiliano fatto di cogetture, suggestioni, figure non reali ma possibili, che si librano nell'aria e svaniscono, lasciando dietro di sé l'incanto sottile della nostalgia:

conobbi la bellezza che non muore

Assiso tra le forme incomplete,
per sempre restai pallido e triste.

Giacchè, per lui come per noi, nella splendida intrapresa di Francesca Simonetti,

Forza è potere andare in cerca di altro cammino!
Lanciare un arco da un altro ponte... [...]
Se qui a noi si nega il pane e il vino,
innanzi è lo spazio, l'immenso orizzonte.

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