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Preambolo: Operetta teatrale a
Inedita per vestigia
di Francesca Simonetti

Sentivo una musica futuribile come strider di vento fra i ghiacciai
polari preesistenti alla stessa comparsa dell'uomo sulla terra
ed ho capito allora che la poesia non poteva soltanto restare sui libri
ma doveva essere rappresentata nelle sue varie forme:
a proposito quante forme ha la poesia? Infinite!
Ora mi necessita la poesia da rappresentare, altrimenti chi
ascolterà la mia voce?

Gli attori devono per forza amare la poesia e la prosa stessa
deve esserne intrisa se vuole arrivare at cuore dello spettatore;
o forse per essere più immediate sarà necessario tornare
alla poesia "cantata" con gli strumenti antichi – la lira per prima –
Non sorridete voi spettatori attenti; ditemi: non siete stanchi
delle parole inutili e senza accordi?

Ma c'è l'opera lirica – qualcuno taglierà corto – ; e allora cercatemi
un libretto d'opera dove vi sia la "poesia pura"! Non esiste!
Solo parole con rime artificiose al servizio della musica bellissima
a cui la parola fa da ancella; vorrei, se potessi,
sovvertire l'ordine delle cose alla maniera, però, vicina ai tempi,
senza scimmiottare le tragedie greche, né il passato
che non può tornare nel contesto odierno; semmai si potrà fame tesoro
ed immetterlo appunto nel futuribile come linfa
che alimenta la poesia. Sarà il regista a scegliere il sottofondo musicale
o un musicista autentico che troverà la musica
che dovrà essere ancella della parola
e, se la simbiosi sarà perfetta, lo spettatore
vedrà come in un sogno i danzatori nello sfondo delle vestigia
ed il sipario non sarà necessario.

Per ottenere ciò, ho bisogno di un attore, di una danzatrice
e di un ragazzo di strada
possibilmente "giocoliere".


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