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Le ebbrezze di Chronos

Cod.: 183

183

Recensione di Enevio Ferigatto.
in "La Pianura" 3/1999

Dalla Recensione.
Il libro raccoglie due sequenze di poesie (una prima parte è intitolata "Gli echi di Giano" e la seconda, "Barlumi e chimere") spigolatrici d'essenzialità caratterizzanti le intimità dell'autore. E da qui se ne desume, chiara, la movenza poetica. Da dette intimità, propositive, è attinto il sociale della nostra quotidianità, attuale, nudo e crudo. Le ebbrezze che prova Diedo sono gli "afflati che smuovono le disposizioni d'animo, prova tangibile delle relatività" dell'esistenza umana - dalla premessa dell'autore, p.11. Dimodoché, se il poeta le vive in primo luogo, non è detto che le ebbrezze non possano essere le stesse vissute dall'uomo inteso nella sua indefinita ed indefinibile umanità, una e plurima. Proprio Diedo lo fa presente. La sua premessa è imprescindibile lettura delle "ebbrezze".

Giano, il dio-demone, allegoria della prima metà del libro, è un reiterato ossimoro rappresentativo di tutte le possibili ebbrezze che in maniera antitetica, contrapponendosi l'una all'altra, arrecano conflitto interiore, creando crisi d'identità, crisi nei valori asserviti alla morale d'ognuno. La conflittualità nell'uomo è superabile grazie ai lucidi "barlumi" d'una ragione una volta tanto affrancata dalla realtà. Non è illuminismo puro questo di Diedo, bensì un'apertura ad una speranza per la quale, per quanto chimerica sia, pur nelle sue utopie, i sogni e le illusioni persino costituiscono un aggregato d'ebbrezze che alla fin fine prevale: ebbrezze positive orientate alla religiosità o comunque ad un'etica costruttiva propensa alla giustizia, all'equità, alla saggezza dialettica.

DIEDO Emilio

Genere: Poesia

€ 13,94 attualmete non disponibile

Firenze 1999, 12x17, pp. 200


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