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Eros sadico

Cod.: 325

Dalla prefazione di Cristina Allegrini.
Quando ho iniziato la lettura dell'Eros Sadico di Maria Grazia Lenisa, per me è stato come varcare un portone antico, portone scolpito da un artista ermetico che aveva proiettato dappertutto le sue visioni, intarsiando il legno, con cura maniacale. Oltrepassai titubante la soglia - ma con la ferma intenzione di comprendere, di vedere, - e nulla mi importò quando il vetusto legno si richiuse ineluttabilmente dietro alle mie spalle. A poco a poco la luce incominciò a mutarsi in ombra per poi tornare di nuovo a risplendere. Incominciai a perdermi dentro infinite stanze : stanze trasformatesi sotto i miei occhi in un labirinto inestricabile. Nella prima stanza già viveva un dolore sottile, dolore che permeava un pulviscolo dorato, poggiato su mobili stanchi. Dolore, però, mitigato da occhi celesti di vetrate iridescenti e, forse, da un incontro con un uomo dolce da morire anche nella sua crudeltà. Col passare del tempo venni presa irrevocabilmente dalla malia di questo viaggio. Mi perdevo in una sorta di sogno lucido, un sogno che mi dava oppressione e una forte tristezza, una consapevolezza di perdite irrimediabili, sconfitte fatali, riscattate solo dalla voce della grande Poesia di Maria Grazia Lenisa. E questa malìa si acuiva in maniera struggente nelle misteriose stanze dove vigevano altre regole e modi di pensare diversi dall'umano sentire.

Sulle mura erano scritte frasi in una lingua sconosciuta che solo il vero poeta riesce a decifrare e a comprendere e il costruttore di versi sa inoltre, con consapevolezza estrema, che esse M6 racchiudono regole mortali. Verso il crepuscolo mi ritrovai in una stanza immensa, tutta bianca. Eros si era trasformato in un medico dal camice verde, con il bisturi ben affilato stretto nel pugno, pronto ad infierire sul fisico di una dolce ragazza con il viso illuminato dal bagliore fulgente di mille visioni. Ed Eros, improvvisamente malefico diventò Thanatos, con cinica indifferenza voleva impadronirsi di un corpo, di un'anima che non gli appartenevano perchè donati dall'angelo, fin dalla nascita, alla Poesia. - Poesia che sfida impavida ogni male, ogni bruttura, ogni fine terrena. Con ironia beffarda, con coraggio virile Maria parla del male che la tocca e vuole devastare la sua bellezza: Ma l'anima rilucente della ragazza diArthur sfida decisa anche questo orrore e con le sue frasi magiche ristabilisce un ordine nel mare musicale della sua vita. E così con armi semplici, innocenti, lei riesce a sconfiggere Cancer, Cancer che distrugge perverso tutto ciò che ama e la poetessa trasforma il male - con un atto di estrema magia - nella costellazione straordinaria del Cancro...

Il mio viaggio volgeva al termine ed alla fine del labirinto incontrai il colore della giovinezza su una terra dove non esiste malattia, dolore e morte, ma solo la luce della Poesia, ed anche se ricordavo ed avevo memorizzato la via del ritorno, volevo restare ancora in questo luogo dove l'Amore cancella il segno degli anni.

LENISA Maria Grazia

Genere: poesia

€ 8,00 attualmete non disponibile

Castelfrentano 2003, pp. 64


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