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Intervista ad Alessandro Pierfederici
Ritorno al tempo che non fu

a cura di Francesca Panzacchi

1 Alessandro, come è nata l’idea che ha dato vita al tuo romanzo Ritorno al tempo che non fu?

La mia necessità di esprimermi attraverso la scrittura risale ai tempi delle scuole elementari e mi ha accompagnato sempre fino al momento in cui, diversamente da come avevo sempre fatto prima, ho deciso di non distruggere più tutto quello che avevo fino ad allora scritto. Ad un certo momento della mia vita, quando già avevo nel cassetto numerosi racconti, poesie, abbozzi di romanzi, singoli capitoli, in un periodo molto difficile dal punto di vista emotivo e professionale, la scrittura era diventata un autentico rifugio, un mondo immaginario nel quale trovare ciò che mancava alla realtà e, in una crescente solitudine dell’anima, trascorrevo lunghe ore in campagna, in mezzo alla natura. Allora, i luoghi che percorrevo diventavano nella mia fantasia irreali e meravigliosi: un boschetto si trasformava in una foresta, un casolare diroccato in un castello in rovina; e un fiume, contornato di alta vegetazione, divenne la via di accesso a questo regno e ai più riposti segreti del mio cuore. In questo connubio per me miracoloso è l’idea che ha dato vita a questa storia.

2 Descrivilo con tre aggettivi

Realistico, fantastico, simbolico.

3 Perché hai scelto questo titolo?

Una parte della mia vita è passata sopra di me e attorno a me senza essere davvero vissuta: è quel tempo che non è stato, quella nostalgia che si colloca nell’immutabile imperfezione del passato che lascia un grande senso di vuoto ed incompiuto. E se non posso ritornare nella realtà a quella vita non vissuta, posso volarvi con la fantasia, in un altro tempo, in altre epoche, costruendo mondi mai esistiti e facendoli così rinascere. Vorrei, in questo modo, quasi indicare una strada: se non possiamo tornarvi fuori da noi, torniamoci dentro il nostro cuore, creiamo noi stessi quel passato che non fu, quel tempo che non è esistito ma dove, grazie alla fantasia, possiamo ritrovare la nostra identità e la nostra missione, e con queste riprendere il vero cammino di una vita che non posso immaginare se non destinata ad essere infinita.

4 Chi è il protagonista?

Il protagonista è un “io” narrante, anonimo fino ad un certo punto: prenderà un nome solo quando egli stesso si sarà reso conto della propria identità, come a dire che la realtà non è quella che viene da fuori di noi ma quella che solo noi stessi possiamo riconoscere. Inizialmente di lui si conosce solo uno stato d’animo prostrato da avversità e delusioni professionali e sentimentali che l’hanno portato sull’orlo del baratro; ma poi si scoprirà molto di più nel corso della narrazione, soprattutto nei momenti di memoria e riflessione. C’è tanta parte di me in lui, dalle emozioni alle singole vicende; c’è, soprattutto, la sua capacità di partire da me per diventare sempre di più una creatura autonoma, una figura che, nel corso di questo viaggio iniziatico, ritrova i valori della storia, del sentimento, della natura, dell’umanità, del proprio vissuto, compiendo quel cammino che anch’io ho posto come ambizioso traguardo alla mia vita, e conquistando la possibilità di diventare il salvatore di coloro ai quali il destino romanzesco (che è poi metafora dei diversi destini della vita reale) non ha riservato tale privilegio, e la cui condizione è quella di attendere colui che finalmente, attraverso la propria redenzione, li rivelerà a loro stessi.

5 Come hai costruito il suo profilo psicologico?

Le sue emozioni, specie quelle iniziali, sono le mie. I suoi tristi ricordi, i disinganni amorosi, sono i miei, e così le riflessioni sul valore della storia, sulla natura e sull’uomo. Come dicevo, c’é tanta parte di me in lui, ma vi è anche un salto ulteriore, nella presa di coscienza che si può partire dalla condizione di estrema disillusione, in cui pare non esserci più soluzione, per ritrovare non solo un senso alla propria esistenza ma una collocazione della propria identità umana e storica all’interno del tempo, fino a diventare una guida per coloro che non sono riusciti ancora a riprendere possesso della loro esistenza. Vi è una progressiva scoperta della realtà attorno a lui, della realtà del passato in cui si trova proiettato e della realtà interiore: l’uomo che chiude il suo viaggio tornando al punto in cui era cominciato, non è più lo stesso dell’inizio, come a dire che nulla permane immutato nel passare del tempo; l’importante è che il cambiamento sia sempre un miglioramento. Mi viene in mente, a questo proposito, la celebre fiaba di “Hänsel e Grethel”, in cui i due bambini che sono riusciti a superare le prove iniziatiche del contatto col mondo della natura e degli adulti, rappresentato dalla strega, diventano coloro che riescono a liberare gli altri, che invece ne sono rimasti prigionieri, non essendo riusciti ancora a superare tali prove. E’ stato proprio in questo modo che, in una particolare occasione, ho illustrato ai bambini un romanzo che non è propriamente destinato ad un pubblico così giovane.

6 Quali sono i punti di forza del romanzo?

Ho ricevuto apprezzamenti unanimi riguardo lo stile e la ricchezza e proprietà lessicale, apprezzamenti sui quali, obiettivamente, mi sento d’accordo. Ho cercato la massima varietà e pertinenza possibile nell’uso dei vocaboli e dei sinonimi e, soprattutto, mi sono reso conto, man mano che scrivevo o revisionavo la narrazione, che essa aveva preso un tono, per così dire, musicale, un ritmo interno che credo sia una delle mie prerogative stilistiche, tanto da averlo poi ritrovato anche in altri scritti che sto elaborando. Ne deriva un’atmosfera cromatica particolarmente evocativa che ricorda scenari ora romantici ora fantastici ora mitici; e i paragoni con la musica (Wagner e Mahler in particolare) e la letteratura del secondo Ottocento e del primo Novecento (il nome di Hesse è uscito di frequente, e a ragione) che sono stati fatti durante questi due anni nel corso di presentazioni o nell’ambito di recensioni mi hanno dato un’enorme soddisfazione. Credo che un altro elemento forte del romanzo sia la struttura architettonica della vicenda, una forma che, riprendendo un termine coniato per la musica del primo Novecento, si potrebbe definire “a ponte”, nel senso che il percorso di andata del protagonista, una volta raggiunta la misteriosa meta che gli rivela i segreti del suo essere e del suo ruolo nella vita, si ritrova speculare in quello di ritorno, in cui ogni luogo viene ritoccato con una nuova consapevolezza, poiché ora egli è in grado di vedere ciò che prima non aveva visto. Un altro elemento che credo sia importante è quell’alone di ignoto che circonda l’intera vicenda, attraverso la comparsa di una strana, oscura leggenda che ritorna a segnare il cammino del protagonista, e l’enigmatica collocazione temporale della storia, e che, senza fare di questo romanzo un “giallo”, gli infonde un’intrigante ombra di mistero, per cui penso che il lettore possa essere incuriosito anche dal progressivo dipanarsi delle vicende e sia stimolato a proseguire nella lettura fino a scoprire la chiave della narrazione. Non dimenticherei, ma questa è un’opinione del tutto personale, il finale aperto della storia, per cui ogni lettore è libero di interpretare se essa sia una vicenda reale, solo un sogno, una creazione della fantasia del protagonista, un viaggio in luoghi concreti, un viaggio all’interno della propria coscienza e della propria anima o addirittura il viaggio iniziatico “post mortem”. Io ho la mia idea, ma tanti lettori mi hanno rivelato la loro; e, per quanto mi riguarda, sono tutte giuste: è un romanzo che non finisce con l’ultima parola ma entra nella vita stessa del lettore, al quale affida la sua vera conclusione.

7 Quanto tempo hai impiegato per la stesura?

Quella del tempo è una questione complessa: la prima idea e la stesura della prima metà risale all’estate del 1994. Poi vi è stata una lunga pausa di quasi cinque anni, periodo durante il quale, però, la spinta creativa si è manifestata in altre opere e progetti tuttora inediti, fino al momento in cui un’esigenza irrefrenabile mi ha colto all’improvviso, costringendomi a rimettere mano a quel frammento, completarlo e revisionarlo una prima volta; e la prima stesura era pronta già nel luglio del 1999. Poi il romanzo, rigorosamente manoscritto, è rimasto nel cassetto per dieci anni, periodo in cui la mia vita è cambiata radicalmente, e quindi, anche questa volta improvvisamente, ho sentito la necessità di riprenderlo, dargli la forma definitiva attraverso un’ulteriore revisione, che è stata soprattutto stilistica e di forma, e proporlo per la pubblicazione. Ed è andata bene!

8 A quali lettori si rivolge?

Non c’è una categoria specifica né una fascia d’età preordinata. Per lo stile e i contenuti, nonché le implicazioni filosofiche e simboliche, con accenni abbastanza concreti alla psicologia junghiana degli archetipi, può essere destinato ad un pubblico mediamente colto, ma la storia, con i suoi risvolti misteriosi, potrebbe affascinare anche il lettore che cerca un organico e logico svolgimento di vicende. Chi ama i simbolismi, le implicazioni misteriche, l’analisi introspettiva potrà trovare in questa storia ciò che cerca, ed anche chi desidera trovare un messaggio, una proposta di soluzione, un’idea positiva della realtà e della vita credo che non resterà deluso.

9 Quali tematiche affronta?

La tematica fondamentale è la ricerca e il ritrovamento della propria identità e del proprio ruolo nella vita, nel mondo, nella storia dell’umanità da parte di un uomo disilluso dalle proprie esperienze fino alla disperazione, ma al quale il destino, o la sua forza di volontà, riservano la possibilità di intraprendere un nuovo cammino e di ritrovare il senso della propria esistenza, recuperando il valore di tutto quanto è avvenuto nel suo passato. Attorno a questo nucleo principale ruotano altri temi quali: la riflessione sul valore del ricordo, della storia e del passato, con un marcato parallelismo fra l’esperienza personale e il percorso storico dell’intera umanità; il senso della fusione tra individuo e natura, con la presenza di elementi che si caricano di significati metaforici, quali il fiume, la tempesta, la luna; la componente esoterica e simbolica, che si esprime in aspetti quali i colori e la ritualità, nonché personaggi che assumono una valenza ulteriore rispetto al loro ruolo apparente (il pescatore, il traghettatore, una misteriosa ragazza che assomma le caratteristiche della donna angelicata e della guida spirituale dell’eroe) e luoghi altrettanto impregnati di significati profondi (il castello in rovina, il cimitero).

10 Quanta importanza attribuisci ai luoghi dove scegli di ambientare i tuoi romanzi?

A mio avviso il luogo è il romanzo stesso: una volta scelta l’ambientazione, tutto, dalle vicende alle emozioni, dalle descrizioni ai personaggi nasce in funzione di tale ambientazione. Così è stato per questo e così per il secondo, in attesa di pubblicazione, e per il terzo di cui ho iniziato da poco la prima stesura. Nel caso di questo romanzo, i luoghi, tutti reali e da me conosciuti, tanto che qualche volta ritorno a vederli con vera nostalgia, sono parte integrante dell’invenzione e delle emozioni che suscitano, naturalmente senza tralasciare, come ho accennato prima, la valenza simbolica che assumono, se rapportati ad archetipi universali (il fiume, il bosco, il castello, il cimitero), e il ruolo sempre attivo che svolgono all’interno della storia. Sarei quasi tentato di dire che i luoghi sono altrettanti personaggi che si aggiungono a quelli umani.

11 Ci sono elementi autobiografici nei tuoi scritti?

Non c’è un solo mio scritto, pubblicato, in via di pubblicazione o tuttora inedito, in cui non siano presenti, ora in parte ora in tutto il lavoro, elementi autobiografici. Sono fermamente convinto che ogni scrittore mette sulla carta, attraverso vicende inventate, emozioni, sensazioni, personaggi e luoghi, tutto sé stesso, il proprio passato, le proprie memorie, le proprie speranze e aspettative, la propria identità più profonda. Scrivere è sempre e comunque mettere in discussione sé stessi e il giudice più severo, imparziale e implacabile è il foglio bianco davanti a noi che ci guarda, proprio come uno specchio, e aspetta ciò che abbiamo da dirgli.

12 Che sensazioni provi mentre scrivi?

E’ uno dei più grandi piaceri della mia vita, fisico, mentale, interiore, emotivo: la sensazione di creare dal nulla mi fa sentire vicino all’idea di qualcosa di infinito, e mi affascina profondamente. Ed anche il lavoro di revisione, correzione, miglioramento di quanto nato di getto mi infonde una soddisfazione e una gratificazione che raramente trovo in altre occupazioni. E ciò che mi ha reso davvero felice, a questo proposito, è l’aver letto, nel libro di Zweig “Il mondo di ieri”, le medesime mie sensazioni provate dal grande scrittore austriaco nell’atto di comporre e revisionare le sue opere... Mi sono sentito uno scrittore “vero”!

13 Cosa ti piace leggere?

Ho una formazione di base classica e ho sempre fatto riferimento ai grandi classici, antichi e moderni. Ho una curiosità sfrenata per la storia delle varie letterature e quindi affronto indistintamente le opere dell’Ottocento francese e russo e quelle di Shakespeare, la letteratura romantica tedesca (Hoffmann, da musicista e scrittore, è un mio idolo) e quella europea a cavallo fra Ottocento e Novecento, per la quale ho una marcata predilezione, piuttosto che gli americani (sono cresciuto leggendo Hemingway e Steinbeck); ed ho una venerazione assoluta per Yeats, tanto che, quando mi sono recato a Dublino per un concerto, pur dovendo fermarmi solo tre giorni interamente colmi di lavoro, ho portato con me tutti i libri che possiedo di questo grande poeta, come se fosse lui stesso ad accompagnarmi e farmi di guida nella sua patria da me tanto amata. Mi piacciono tantissimo le fiabe, soprattutto quelle che si riallacciano alle tradizioni antiche, e naturalmente ho un debole per il patrimonio mitologico celtico, per le storie medievali (il ciclo arturiano mi ha sempre affascinato) e nordiche. Per quanto riguarda la produzione contemporanea, sono particolarmente selettivo e attento soprattutto all’autore; mi occupo in particolare delle opere che mi vengono appositamente segnalate o di cui mi chiedono le recensioni, e devo dire che, per quanto la mia esperienza sia agli inizi anche in questo ambito, finora ho trovato ottimi lavori, sia sotto l’aspetto letterario che per i contenuti, a riprova che, nonostante i tempi e le difficoltà che le attività intellettuali ed artistiche incontrano, esistono autori ed opere che continuano a fare vera cultura e cercano con il loro lavoro di dare un contributo al miglioramento di una realtà che è difficile per tutti.

14 In che modo Musica e Scrittura si fondono e si compenetrano?

Per me sono due arti assolutamente sinergiche: non mi è più possibile fare il musicista senza tener conto della componente creativa della letteratura come, del resto, essere uno scrittore con il valore aggiunto della conoscenza musicale mi offre una quantità incredibile di sollecitazioni. A livello stilistico, questa duplice presenza si è fatta sentire già in questo romanzo, che, paradossalmente, non presenta nel contenuto alcun riferimento alla musica; è una presenza che si esprime nello stile, nel ritmo della scrittura, nell’armonia architettonica della forma e che ha fatto dire ad una mia lettrice, riprendendo l’intuizione della prefatrice: “E’ uno spartito musicale, scritto con le parole invece che con le note!” Il tutto al di là della mia attività di divulgatore della cultura musicale attraverso eventi nei quali l’elemento culturale, storico, letterario, filosofico o artistico che sia, è sempre presente, poiché è sempre stata mia convinzione che le varie espressioni d’arte siano complementari: e l’attività di scrittore mi è stata di grande aiuto in questo, ma, d’altra parte, forse non avrebbe raggiunto il traguardo della pubblicazione, se non fosse stata sollecitata quasi quotidianamente dalla necessità di “raccontare la musica” (come dice il motto dell’Associazione culturale di cui sono Presidente).

15 A quali progetti ti stai dedicando attualmente?

Vorrei distinguere le mie due attività. Come scrittore, sono in attesa di pubblicazione di un secondo romanzo, molto diverso dal primo, e nel quale la musica avrà invece un ruolo fondamentale, poiché si tratta della storia di un musicista, nel periodo a cavallo fra Ottocento e Novecento, combattuto fra l’aspirazione ad un’arte ideale e la necessità di affrontare la vita reale con il suo carico di vicende, emozioni, gioie e sofferenze. Nel frattempo, sto completando due raccolte di racconti ed ho iniziato altri romanzi: il mio modo di scrivere si caratterizza per il fatto di portare avanti parallelamente più lavori, finché uno di questi prende il sopravvento, si impossessa del tutto della mia ispirazione e viene condotto a termine, mentre gli altri attendono il loro turno. E mentre il mio tempo è occupato nella stesura materiale di un’opera, mille altre idee e progetti nascono e vengono annotati sulla carta, come quella - che mi affascina molto - di un romanzo “a quattro mani”: spero davvero di essere in grado di realizzarli tutti. Come musicista, al di là della normale attività concertistica e didattica, mi sto occupando intensamente dei due grandi bicentenari di quest’anno 2013, quello di Giuseppe Verdi (ho tenuto tre conferenze e due concerti nei primi mesi dell’anno e sto progettando altre attività per i prossimi mesi) e quello di Richard Wagner (al quale, dopo un concerto lo scorso maggio, dedicherò la seconda parte dell’anno). Il lavoro su entrambi i fronti è molto intenso ma mi dà notevoli soddisfazioni e, nonostante le ovvie difficoltà in momenti così ardui da affrontare per chi fa cultura, vi è la certezza di aver fatto qualcosa - una goccia nel mare, forse, ma anche l’Oceano è formato da singole gocce – per mantenere, preservare, diffondere, accrescere il grande patrimonio culturale e artistico dell’uomo. E questo, in molti momenti, fa di me una persona davvero felice!

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