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Luciana Chittero Villani: "La montagna è imprevedibile come la vita"

Il ricordo del primo giorno di scuola di Luciana Chittero è legato all'immagine della maestra Angela Boi e ad una sua profezia: "Da grande farai la maestra". E così è stato, in quanto ha insegnato in un Istituto magistrale Filosofia e scienze dell'educazione. Dal 1992, poi, ha iniziato a scrivere racconti e poesie ottenendo da subito il consenso dei lettori e della critica. Ufficialmente è entrata a far parte della grande famiglia della poesia contemporanea nel 1994 con la silloge Sprazzi di vita (Ibiskos Editrice) che, come ha rimarcato Alessandra Bruscagli nella nota critica introduttiva, "ci esorta graziosamente a salire insieme a lei sulla giostra dell 'esistenza, a lasciarsi prendere e coinvolgere senza la paura di vivere nel turbinio delle emozioni, nella complessità dei sentimenti". A tale opera hanno fatto seguito, per quanto attiene la poesia, Flash, Nello spazio e nel tempo, Una rosa nel mio confine e Uno spazio per sognare (Editrice Veneta, 2007) e, per la narrativa, la raccolta di racconti Variegato e il romanzo (pronto per la pubblicazione) Tu non fuggi mai dalla mia testa.

Una scrittura, la sua, quanto mai elegante e di facile presa, sempre puntuale nel focalizzare un ambiente, un sentimento, un 'escursione nell'animo suo e degli altri, il gioco di luci e di suoni che si accompagna ad un tramonto, ad un panorama tra le vette, ad un sogno che cerca degli appigli nella realtà che assai spesso, inceve, si diverte soltanto ad abbagliarci e ad illuderci... Immedesimarsi nella sua poesia, in modo particolare, diventa così spontaneo e il nostro io si illumina a festa anche allorquando il verso sfiora momenti in negativo; e questo perché la sua poesia allunga il respiro in direzione dell'universale ed è, come ha scritto Gianni Giolo, "profondamente umana" e in più, usando i versi conclusivi della composizione "Cuore di poeta ", "inventa ritmi, | trova parole | sa dar voce al suo sentirsi | tutt'uno con il cielo, | tutt'uno con la terra, | tutt'uno con il cuore | di chi il vivere comprende". Logico, quindi, che la nostra innata curiosità ci abbia spinto a contattarla per saperne di più e per cercare di "fotografarla" meglio. E lei non si è fatta pregare, due volte.

Come ha conciliato, e concilia, il suo essere friulana (da parte del padre), sarda (da parte della madre) e veneta, considerando che da molti anni ormai risiede a Vicenza e che ha anche scritto poesie in tale dialetto?

Questa è una condizione che non ho scelto, mi ci sono trovata. A volte, quando qualcuno mi chide "Da dove sei?". Rispondo scherzando, ma non troppo: "Sono italiana". "Da quale regione vieni?", riprende il mio interlocutore; allora io spiego la ragione per la quale non mi sento particolarmente legata all'una o all'altra regione, ma mi sento ugualmente parte di tutte. Dal Friuli che ho conosciuto da bambina attraverso le narrazioni che i miei nonni o mio padre facevano alla sera, davanti al focolare, ho appreso che esiste "l'altrove". È nata così in me la curiosità di sapere, e non potendo allora viaggiare, appena sono stata in grado di leggere, ho cominciato a viaggiare con la fantasia.
In Sardegna mi sono formata la prima idea di mondo, filtrata attraverso la tenerezza e l'affetto di mia madre e delle mie zie materne, ma ho anche sperimentato la durezza della vita che ha costretto mio padre a cercare migliori condizioni di lavoro nel Veneto. Vicenza mi ha dato l'opportunità di realizzare le mie aspirazioni, ossia di studiare e di poter svolgere un lavoro diverso da quello cui sarei stata destinata per estrazione sociale.

Che cosa l'attira in modo particolare della montagna, elemento, questo, che è presente in molteplici dei suoi scritti e che fa da pendant con il mare, con il suo profumo, con il suo orizzonte sconfinato?

In Sardegna vivevo in una bonifica dell'Onc, un luogo così piatto che più piatto non si può. Ascoltavo con molto interesse i racconti di mio padre che era stato alpino a Cividale del Friuli e a Tarvisio. A Vicenza, quando ho conosciuto colui che è poi diventato mio marito, ho cominciato a frequentare la montagna e mi sono innamorata di entrambi. La montagna mi piace perché essa deve essere conquistata. La montagna è imprevedibile come la vita. Se la si vuole vincere non si deve essere impreparati. Bisogna conoscere se stessi, le proprie possibilità e i propri limiti. Non la si può affrontare senza allenamento, né senza un'adeguata attrezzatura. In montagna ci vuole coraggio e prudenza, e soprattutto un compagno ben affiatato. lo sono solo un'escursionista, ciò nonostante la montagna sfida la mia capacità di resistenza alla fatica, la mia capacità di adattamento e mi ripaga offrendomi sempre nuovi scorci, panorami di incredibile bellezza e un senso di elevazione che mi allontana da tutte le brutture della quotidianità e mi fa sentire in pace con me stessa, e riconciliata con il mondo. Chi è nata in un'isola, naturalmente non può non fare i conti con il mare. Il mare è il limite che circonda la terra e che fa immaginare mondi sconosciuti, suscitando così il desiderio di varcarlo; diventa quindi il tramite che collega all'altrove. Ricordo ancora l'emozione della prima volta che ho preso la nave per venire in Continente: mi sembrava di essere un esploratore che viaggiava verso nuovi mondi.

Perché ha scritto in una poesia: "L 'angoscia esistenziale | la lascio | all'animale | che è l'uomo..." Lei non prova alcuna angoscia vivendo in una società così superficiale com'è l'attuale?

Ho scritto questa poesia durante un Convegno di Filosofia in cui i relatori discutevano su temi esistenziali senza venire a capo di nulla. La mia vuole essere una critica a quel continuo parlare e discutere (vedi trasmissioni televisive come "Porta a porta", "Ballarò", "Otto e mezzo"...) in cui ognuno vuole prevalere sull'altro, si sbraccia, alza la voce e tutto finisce in niente. "Coe ciacole non se fa fritole", diceva un mio docente di filosofia, citando un proverbio veneto. Si, tutto suscita in me angoscia, perché vedo imperarare una visione della realtà basata sull'apparire e sull'avere più che sull'essere, e che non c' è più nessun rispetto della persona. Sono molto delusa nel constatare che il mio sistema di valori, fondato sul Cristianesimo e sul pensiero di filosofi che non sono in contraddizione con esso, oggi è obsoleto.

Al sogno Lei ha riservato sempre uno spazio allargato, una dimensione che sembra abbracciare un po' il tutto. Per quale motivo?

Perché il sogno non ha confini. La quotidianità spesso è gretta, ripetitiva, limitante, e se ci fermassimo alla sola riflessione sulle asprezze della vita, saremmo degli eterni frustrati o depressi. Se non avessimo la capacità di sognare, rimarremmo imbrigliati nella mediocrità e nella banalità. Con la fantasia o il sogno possiamo spaziare, progettare nuove realtà, immergerci in un mondo diverso e, perché no?, anche cercare di realizzare ciò che è possibile. Penso che gli artisti, gli scienziati, gli esploratori siano dei sognatori, ossia persone capaci di andare con la mente al di là del dato di fatto e di formulare ipotesi che mettano in moto la ricerca. Mi piace pensarmi come una persona con la testa nelle nuvole e i piedi ben radicati a terra.

Dai suoi racconti emerge soprattutto l'amore, la bellezza della natura, il ricordo che diventa attualità. Ma cosa rappresenta esattamente per Lei l'Amore?

Bella domanda! Si ama e non ci si chiede perché? Cercherò comunque di rispondere. Amare per me significa sentirsi tutt'uno con ciò che si ama, assaporare e godere la bellezza della natura, soffrire quando la si vede deturpata. L'amore coniugale, per me, non si basa solo sul sesso, anche se questo ha un ruolo importante, ma si fonda sul rispetto reciproco, sull'intesa, sullo star bene insieme, oserei dire in una sorta di complicità nel costruire qualcosa di bello, nell'andare alla scoperta di qualcosa di nuovo, nel capirsi al volo e senza bisogno di usare parole. Amore per me significa accettare la vita e cercare di migliorare le proprie condizioni esistenziali e quelle degli altri. Di fronte a tutto il male che ci circonda, provo un grande dolore e un grande senso di limitatezza.

Bianco e azzurro sono per Lei "colori divini" in grado di evocare (usando le parole di Luciano Nanni) "atmosfere romantiche, velatamente malinconiche, di squisita eleganza". In quali rapporti è con la fede, con Dio?

Le è mai capitato di fare sci di fondo, con accanto la sola persona amata, in una giornata di sole, di trovarsi su una distesa di neve candida con sopra solo il cielo di un azzurro incredibile? A me è capitato, ed ho provato una sensazione indescrívíbile. Mi sentivo in uno stato di grazia, un tutt'uno con la natura, ero parte anch'io di quella meraviglia: quella giornata era il dono più bello che mai avessi potuto ricevere. La fede? Dio? Sono parole grosse. Sono cattolica, ho frequentato il Catechismo, quando ero alla scuola media ho partecipato, con buoni risultati, ai concorsi "Veritas". Nei miei studi di filosofia ho studiato Feuerbach per il quale Dio è un'invenzione degli uomini, Marx il quale afferma che la religione è "l'oppio dei popoli ", Nietzsche che proclama la morte di Dio, ma ho anche studiato Sant'Agostino e San Tommaso e sinceramente preferisco pensarmi una persona, ossia un essere razionale, unico, irripetibile, dotato di libero arbitrio. La fede è un dono, io non sono sicura di averla, la cerco. Dio mi piace pensarlo come Provvidenza: nel corso della mia vita ci sono state molte situazioni dolorose che hanno poi trovato una soluzione positiva.


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