Servizi
Contatti

Eventi


Pasquale Montalto.
Dieci domande per scoprire il mondo interiore del poeta e l'arte esistenziale del suo vivere

Diciamo subito che condividiamo quanto dice Vincenzo Rossi a proposito della poesia di Pasquale Montalto dal “linguaggio pulito e cristallino” e dallo stile altrettanto razionale ed efficace in cui “la terminologia, la semplicità comunicativa, il passo ritmico, spesso cedendo alle ampiezze della prosa nei non brevi componimenti, sono una scelta oggettiva al fine di rendere vastamente comprensibile (per tutti)… il suo messaggio d’amore, di amicizia e di condanna di ogni forma di violenza in difesa di convivenza, collaborazione e pace”.

E’ evidente, perciò, che gli occhi e il cuore del poeta vanno al fondo della realtà, suggerendone sfumature, incroci anche strani, emozioni, colorazioni le più disparate, tempestose a tratti, preziose, sempre puntuali nel focalizzare certezze, aspirazioni, verità, bellezza…

Il suo Io vive di luce e si offre ad un dialogo a tutto campo, senza mai chiudersi a riccio o limitare le sue esplorazioni a sussulti di breve durata. Un lavoro concreto e costante, pertanto, si accompagna alla sua sensibilità, alla sua vena “che zampilla segreta e precisa” (Gianfranco Lauretano), al suo veicolare momenti diversi con un’aura ricca di pathos e di originalità contemplativa.

Giova ricordare che Pasquale Montalto vanta un curriculum decisamente pregnante dal quale fuoriesce alla grande il suo animo prensile e ricettivo; e già dai titoli delle sue sillogi si può intuire il tema centrale della sua poesia “gentile, limpida, squisitamente lirica, che raggiunge i risultati migliori proprio quando parla d’amore” (Giorgio Bàrberi Squarotti): L’Amore dell’alba sociale; Libertà e Persona; Ricerca d’Amore; Io, Tu, Noi, Voi, Altri; Germogli di quadrifoglio; Fragranze e Profumi; Dialogo con l’anima; Amicizia e amore…

Molti i premi conseguiti e così gli apprezzamenti da parte di critici e di addetti ai lavori anche per quanto attiene la narrativa e la saggistica. Citiamo, a memoria, alcuni critici che si sono occupati della sua attività: Rudy De Cadaval, Orazio Tanelli, Franco Calabrese, Giovanni Chiellino, Adriana Scarpa, Anna Maria Ferrero…, senza dimenticare la presenza della moglie Alice Pinto che, con estrema eleganza, ha interpretato e impreziosito con i suoi disegni il vivere e l’amare la poesia di Pasquale Montalto.

Ed ecco come ha risposto ad alcune nostre domande, tese a scoprire meglio il suo mondo interiore e l’arte esistenziale del suo navigare nella realtà dell’oggi.

Credere nel futuro cosa rappresenta per Lei e come lo vorrebbe per gli altri e per se stesso? Ne parli.

Il futuro! Non può che essere quello che costruiamo con le nostre mani e nella presenza del nostro esserci. Considerando come oggi vanno le cose sulla scena politico – sociale ed economico – culturale, sia mondiale che di casa nostra, non possiamo stare molto tranquilli per il nostro futuro e per quello dei nostri figli.
E’ urgente, allora, che l’uomo, si riporti al più presto a sé stesso; che ogni persona scopra il proprio valore, il valore dell’Io e il valore della Vita e inizi a rinunciare a parti di odio e di distruttività ingiustificata, insensata, violenta e inumana che, purtroppo, impera sotto i nostri occhi impotenti e quasi rassegnati.
Il futuro, in sostanza, è oggi che dobbiamo difendercelo, per costruirlo domani sulla base delle scelte fatte e delle decisioni prese.

Nella sua poesia si riscontrano note di malinconia e riscontri legati all’infanzia, ad un non vissuto che sembra averle un po’ condizionato le gioie iniziali. Ci sono dei motivi particolari?

I motivi “particolari”, come lei dice, legati al non vissuto della mia infanzia, sono sicuramente da rinvenire nella piaga, nel malessere e nella costrizione dell’emigrazione: mio padre è partito per la Germania quand’io avevo appena sei anni; nell’infanzia abbandonata e minacciata: a mia madre và la grande gratitudine per avermi offerto tutto ciò che era nelle sue umili possibilità e per come ha potuto; nella tossicità sociale dell’agire istituzionale, che ti mette i piedi sulla testa e ti precipita, quando appena avverte l’urgente bisogno della richiesta d’aiuto: e rimando le specificazioni a occasione più serena e tranquilla, più forte esistenzialmente. Grazie comunque per questa domanda.

E’ proprio vero, ed è ancora attuale, il fatto che sia strana la vita di paese dove “ti conosci con tutti, | ma non comunichi con nessuno”? Ne parli.

La vita di paese è veramente stranissima: la conoscenza si traduce in tentativo continuo di controllo e non evolve quasi mai in vera amicizia. I miei versi direi che, sì, sono ancora tristemente attuali, nella mia realtà e rifacendomi alla mia esperienza. Nel caso poi dovesse avverarsi la profezia di realizzare la condizione dell’amico del cuore, i ben pensanti non te la perdoneranno finchè non torna a riaffermarsi la solita condizione di ripiegamento sulla propria solitudine.
Nella “strana vita di paese” la gente non ama la felicità e la gioia dell’altro, perché si vive di invidie e gelosie e con l’idea di acquisire più potere attraverso il possesso materiale e il prestigio politico sociale.
Vorrei tanto che il Paese tornasse ad essere meno strano e più solidale e vicino ai bisogni e alla necessità di ogni singola espressione vitale.

Concorda con quanto scrive Pasquale Bennardo, ossia che la Sua poesia è “ancorata ai valori sociali e umani” e che “i suoi versi hanno l’antica naturalezza del canto”? Ne parli.

La mia poesia nasce da un intimo bisogno di dialogo comunicativo. E questo fin dall’infanzia e ancor più nell’età giovanile. Con l’andare del tempo è poi sempre più diventata un modo per partecipare e intervenire nel dibattito socio culturale, per cercare di modificarne gli stili e gli usi ristretti e circoscritti.
Allo stato attuale la mia poesia aspira a far incontrare interiorità e quotidianità nei suoi aspetti di vita reale, per farla diventare arte esistenziale di poter vivere in armonia, pace e amore.
Questi valori “umani”, di dare significato all’incontro con sé stessi; nonché “sociali”, di lavorare creativamente e artisticamente, perché i rapporti tra la gente diventino più cordiali e sinceri, autentici, morbidi… non possono che trarre e utilizzare la forza naturale, antica e sempre presente, del “canto”, come energia che viene dal cuore e che ha la forza e il potere di amalgamare vita individuale e vita sociale, comunitaria e collettivo – corale, per far evolvere rapporti relazionali e una socialità più umana e più giusta, libera e aperta al confronto dialettico.

A quali poeti, non soltanto contemporanei, sente di dovere qualcosa? Perché?

Preso dalle mie esigenze professionali: sono Psicologo Psicoterapeuta, Sociologo, Counselor Trainer e Antropologo Sophianalista, spesso avverto la necessità e il desiderio di dedicarmi a studi e approfondimenti letterari, che per mancanza di tempo mi trovo invece a dover rimandare.
Per forza maggiore finisco così per leggere e concentrarmi sugli Autori contemporanei, anche per un fitto scambio di corrispondenza e libri che intercorre con alcuni di loro. Cerco comunque di colmare anche le lacune rispetto alla Letteratura classica, soffermandomi maggiormente su Salvatore Quasimodo, Giacomo Leopardi, Francesco Petrarca e sicuramente Dante Alighieri. Al presente significativo risulta il confronto con Giorgio Bárberi Squarotti, Rudy De Cadaval, Tommaso Scappaticci, Carmine Chiodo, Orazio Tanelli, Pierfranco Bruni e tanti altri, che spero vogliano continuare a farmi dono della loro preziosa amicizia. Un particolare e affettuoso pensiero và al compianto e sempre vivo Antonio Piromalli.

Cosa significa per Lei l’amore e quindi la famiglia, l’amicizia, il dialogo, la natura…?

L’Amore per me è tutto… è l’avvio e la fine della mia vita, che non ha altro scopo se non quello di sperimentare la realtà e la verità di questa potente forza d’energia, nelle sue varie manifestazioni e sfaccettature: istintivo naturali, erotico sentimentali, socio valoriali, etico esistenziali, spirituali, progettuali e di intimo incontro con sé stessi, con l’Altro, il SE’ e il Cosmo intero. L’amore, in sostanza, è punto fermo di partenza per ogni mio movimento successivo.
Il mio Essere nel mondo è riportabile a quest’Energia, per quel che riesco e con le mie umane possibilità, perché ogni rapporto relazionale se ne nutra… così è nel mio interagire con la Natura, la Famiglia, l’Amicizia, i Giovani, la Educazione, le Istituzioni, la Scuola, ecc.

Perché “la luna ci fa ritrovare | il gusto del tempo creativo” e “la pace della notte richiama | il calore del focolare”?

La notte ha il suo fascino, un fascino particolare, perché si riassapora la calma dopo la frenesia o la vivacità del vivere quotidiano, ripristinando il vero contatto con la nostra natura. E in questa intimità è veramente come cogliere l’essenza degli affetti dell’amore familiare, per come si partecipa e viene scambiato al tepore e alla luce della fiamma del camino domestico.
La luna è l’alchimia che rende meno minacciose le ombre della notte, sconfiggendo il buio. La sua presenza apre cioè l’animo all’immaginazione e lo predispone al sogno.
Ed è bello, salutare, vivere questi momenti di infinita magia in compagnia di chi ci vuole e a cui vogliamo bene, per progettare e sognare insieme, per provare a trovare colori diversi per disegnare il giorno successivo, ovvero aprire il cuore e mantenerlo nella distensione onesta di chi pensa la vita con amore.

Si rifà anche Lei, in qualche modo, al culto del dio Ganesha figlio di Shiva per rimuovere gli ostacoli e per dare inizio ad ogni Suo programma letterario ed umano? I motivi.

No!, non sono simpatizzante né sostenitore di culti induisti. I miei riferimenti al dio Ganesha, nel libro Amicizia e Amore, traggono spunto dalla mia esperienza in India, a Mumbay, dove questa divinità è molto venerata, ovvero dalle positive impressioni che i festeggiamenti in suo onore hanno lasciato nella mia interiorità.
Trovo molto spirituale il popolo indiano e grandiose le loro pratiche religiose, che coinvolgono indistintamente tutta la popolazione e richiamano alla partecipazione ogni forma di culto. Anche i cristiani cattolici hanno rispetto per Ganesha a Mumbay in India e sono rimasto molto incuriosito dalle pratiche floreali, musicali e di danze e incensi e polveri colorate che accompagnano la festa in suo onore.

Il Movimento di Poesia Esistenziale, da Lei ideato e promosso, che cosa si prefigge e quale ruolo potrà avere nel contesto della nuova poesia?

L’MPE (Movimento della Poesia Esistenziale) è già attivo da molti anni e tra i suoi obiettivi c’è di risvegliare il senso poetico di vivere la vita; di sollecitare la scrittura creativa della poesia in tutte le persone; di vivere l’espressione poetica in un’organizzazione sempre più artistica della propria quotidianità… di riportare la Poesie e l’Arte nella Vita, così da sentire l’appartenenza allo stesso tessuto esistenziale, come sforzo di migliorare la qualità della propria esistenza.
Sono in molti oggi a impegnarsi in questa strada di costruzione identitaria, anche con lo strumento e la scrittura della poesia, e la teoria e la critica poetica non possono non prenderne atto, per registrare l’influenza positiva che la pratica esistenziale di vivere la poesia porta nell’ambito della poesia generale.

Ancora una domanda: vivere con una pittrice delicata e raffinata com’è Alice Pinto, che ha illustrato in pratica ogni Suo libro, La favorisce e La sollecita ulteriormente nel Suo lavoro di poeta, di narratore e di saggista?

Alice Pinto è pittrice e valida esponente della poesia esistenziale, per come prima dicevo. Per me è il più prezioso dono ricevuto dalla vita, a cui sono poi seguiti tanti altri doni, tutti preziosi e perle da custodire con cura e lungimiranza, come mio figlio David, i quadri della pittura di Alice e i miei libri di poesia, il nostro impegno nel creare una sicura cultura dell’accoglienza e di cura verso i portatori di bisogno, per farli evolvere nella cultura della creatività artistica.
Si dice che ognuno di noi abbia un angelo, l’Angelo custode, e che questi gli cammini costantemente a fianco. Forse dovrei informarmi di più sugli Angeli, però credo di averne incontrato uno, che incarna tutte le fattezze del Sé, personale, collettivo, corale e cosmico.
In questa ricerca e dialogo profondo, con le Leggi della Vita e del Cosmo, tra me e l’altro, tra l’Io e il Sé, si sviluppa e conduco la mia vita attuale.

Grazie di cuore, caro e stimato Castellani, per le Sue ricercate e fondate domande.

Quest’incontro è come la realizzazione di un desiderio che si avvera… spero che possa sprigionare tante forze positive, con piena soddisfazione per entrambi e che possiamo nuovamente incontrarci in altri progetti creativi nell’ampia comunità dell’Arte poetica, letteraria e esistenziale, per dare corpo e visibilità ad una nuova bellezza della vita.

rubrica


Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza