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Parole per l’anima

Due Chiacchiere con la poetessa Maria Antonia Dal Maso Borso

“El Sil”, luglio-agosto 1992

 Dove attinge il suo mondo poetico?

 La radice affonda nel periodo della fanciullezza, tra i sei e i nove anni d’età. Quando, lasciata Milano, mi trasferisco con la famiglia a Cartigliano, in provincia di Vicenza, per sfuggire ai bombardamenti.

 Che immagini porta di Milano?

 Di luci e negozi, di operosità e di efficienza, traffico intenso, ondate di edifici, alte case.

 E di Cartigliano che ricordi ha?

 A Cartigliano, sul fondale maestoso del Grappa, scopro l’ampiezza di spazi veri nella Brenta bianca e azzurra che tumultua inarrestabile.

 Come considera questo periodo?

 Nonostante le angosce e le tensioni della guerra, è questo un tempo mitico, dal respiro profondo, che allarga il cuore e la mente, e mi accompagnerà per tutta la vita.

 Finita la guerra…

 Si torna a Milano, allo studio severo, e incontro i poeti e il loro straordinario linguaggio, subito percepito ed amato come il più adatto ad esprimere sentimenti e pensieri.

 Ed in seguito?

 Nel 1955, seguendo mio padre nei suoi spostamenti di lavoro, sono a Livorno. Si apre un altro periodo significativo per la mia esperienza e quindi anche per il successivo “andar poeta”. Sono gli anni degli studi universitari a Pisa, delle amicizie, della scoperta di sé.

 Lei ama il mare?

 Sì, ed è qui che incontro la sua vita intensa in tutte le stagioni. Mare possente e mutevole, spazzato da venti forti da cui lasciarsi avvolgere e trascinare, o da opporvisi resistendo.

 Cosa ha imparato dal mare?

 Un certo spirito battagliero nell’affrontare gli eventi, un gusto della verità (cose dette e pensate con il loro nome).

 Due parole sul suo arrivo a Treviso…

 Infine con il matrimonio nel 1961 approdo a Treviso. La vita scorre, come per tutti, sotto il maglio di eventi alterni, anche difficili. Qui nascono i figli.

 Che rappresentano…

 Amori irriducibili e promessa del futuro. Insieme a loro cresce il desiderio, l’urgenza di trasmettere il meglio, la propria verità ed esperienza.

 E così?

 E così escono dal cassetto carte e pensieri nel linguaggio amato da sempre: la poesia.

 Cosa avviene?

 Sull’analisi di ogni vicenda e del passato in funzione dei figli si innesta un soffio, un passaggio di imprevedibile ed immeritata grazia che mi porta ad identificare Dio nella mia vita: non più il Dio lontano e appreso dagli insegnamenti, ma una presenza viva, fluente e amorevole.

 E a questo punto?

 Ogni tessera del mosaico trova la giusta collocazione.

 Racconti, racconti…

 Le parole, come gioco indefinito dell’anima, diventano colloquio e sono dedicate ai figli e, per essi, ai giovani.

 Continui, per favore…

 Così diviene sempre più indefinito il confine tra vita, poesia, preghiera e l’amore sempre vivo per tutti i poeti, di ieri e di oggi.

 E questo amore cosa diventa?

 Amore per il Poeta Sommo, Colui che racchiude in Sé tutti i versi possibili.

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