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Intervista ad Annamaria
Ferramosca
Nella tua ultima
raccolta Curve di livello (Marsilio), persiste un senso della prosa
poetica costantemente in bilico tra ricerca di Realtà e desiderio di costruire
un equilibrio globale sul piano della Memoria. Le “Curve di livello” aprono a
mio avviso un nuovo Tempo Poetico. Quale parte di te, del tuo sentire, rientra
nel ritmo dei versi di questa raccolta?
In
poesia la parte “cosciente”di chi scrive passa quasi sempre in seconda linea ,
nel senso che non vi è quasi mai, almeno per me, intenzionalità nella scrittura.
Così solo dopo, dopo aver scritto un cospicuo numero di testi, scopro che
il pensiero si era mosso su un territorio contiguo, quasi oscillando su temi che
via via appaiono avere vicinanza e necessità . E accade quando, a raccolta
ultimata, mi metto carponi sul pavimento cosparso dei fogli per trovare il filo
che mi suggerirà l’ordine e il raggruppamento dei testi in sezioni, si illumina
tutto il percorso.(E’ il metodo suggeritomi dalla scrittrice
Tess Gallagher,
e funziona sempre!) Questo libro ha così rivelato che il tempo della mia
scrittura era, e forse ancora continua ad essere, il tempo dell’incontro
planetario, da ricercare ad ogni livello. Se vuoi, in quello che tu chiami nuovo
Tempo Poetico puoi vedere la presenza, oggi imprescindibile, dello scambio
multietnico, che sento apportatore di grande ricchezza, e della necessità di
ripensare un nuovo modo per sopravvivere insieme. Ascoltando anche il richiamo
del passato, i suoni benevoli provenienti da quella dimensione arcaica in cui
eravamo uniti, sia pure in tribù, ma solidali e proiettati a costruire insieme,
mai come individuo. Certamente in questa scrittura vi è anche una parte della
mia consapevolezza, delle mie convinzioni, che in poesia si trasfigurano. La
poesia cerca di essere mitopoietica, inconsapevolmente.
Le tre sezioni
del libro costruiscono una singolare geografia del Destino. Ma in fondo a mio
avviso è il Silenzio a farla da padrone nel tuo libro. Sei abituata a costruirlo
il Silenzio, ad addomesticarlo, o è per te una lotta impari?
Mi piace
che tu abbia parlato di silenzio, del silenzio che hai sentito risuonare tra le
pagine di questo libro. Silenzio che paradossalmente nella lettura orale dei
testi passa con più evidenza . In quest’epoca invasa dal frastuono massmediatico
abbiamo un bisogno spasmodico di silenzio, dobbiamo coltivarlo; non si tratta
dell’assenza di suoni, il silenzio di cui parliamo non è vuoto, ma densissimo
delle eco dalla nostra storia quotidiana, dai piccoli eventi che lasciamo
allontanarsi senza fermarci a sentirne le vibrazioni, sia felici sia dolenti.
Abbiamo bisogno di silenzio-pausa di elaborazione, anche di contemplazione-
senza scomodare lo zen- per assaporare il senso della vita che sfugge.
Personalmente mi concedo molte pause di ascolto, soprattutto notturne. E’ una
mia dimensione necessaria, dove inoltrarsi apre a volte sorprendenti visioni .
Non è una lotta, è lasciarsi andare, semplicemente, a connessioni spontanee.
Quale direzione
sta prendendo oggi, secondo te, in Italia la Poesia. Si vende poco, se ne parla
sui giornali sempre meno, eppure resiste. Ma basta?
Contrariamente a quanto si pensa, la poesia oggi sta esplodendo, e non solo
in Italia. Si scrive moltissimo dovunque, con notevole freschezza in America
Latina, dovunque si esplora con felicità questa modalità libera di scrittura,
indipendentemente dal desiderio di notorietà, almeno per molti, soprattutto
giovani, malgrado la scuola (sono autodidatti i giovani, a questo proposito, e
ti assicuro che molti scrivono cose memorabili, di enorme incisività). Scrivono
in tantissimi, me lo confidano in molti, nel mio condominio sono già in tre,
nello studio medico che frequento per lavoro anche il direttore medico scrive
aforismi, in rete vi è un pullulare smisurato di aspiranti poeti, come si fa a
dire che la poesia muore? e questo accade non solo per il maggiore livello di
alfabetizzazione, ma perché va sempre più consolidandosi la convinzione che
frequentare poesia - chi legge poesia dopo un po’ inevitabilmente finisce per
scrivere - è percorrere il solo territorio dove l’invasione omologante, il
sistema economicista/consumista/tecnologico non può arrivare, dove la ricerca
della bellezza rimarrà sempre il mezzo per salvare dalla barbarie. I reading
poetici, come quello che si sta tenendo a Roma al Teatro Argentina sono super
affollati, si legge poesia sempre più, nei festival, nei bar etc., anche se si
vende poco, è vero. Forse perché il libro di poesia costa troppo. E si pubblica
anche molto ciarpame. E non si invitano i poeti a leggere nelle scuole, dove la
conoscenza della poesia è ancora legata a moduli stantii, dove non si parla mai
di poesia contemporanea e straniera.
Perché allora
non invitare tutte le case editrici a pubblicare magari insieme,
magari solo un solo libro l’anno, in formato piccolo, con molte voci, a costo
minimo? Un’iniziativa-fiore all’occhiello da pubblicizzare in rete a costo
zero, da inviare gratis alle scuole. Magari – è il mio sogno – selezionando
testi in anonimo, quindi senza nessuna autoreferenzialità e spinte
personalistiche-editoriali che alla lunga non reggono. Sarebbe il modo perché si
affermi solo la poesia valida, quella veramente capace di lasciare traccia e che
vien voglia di imparare a memoria…
Come succedeva
per i poemi multipli omerici: è rimasto il canto, non si sa nulla – e menomale –
degli autori. Vale la pena lanciare l’idea, copiatela pure, dappertutto!
http://stefanodonno.blogspot.com/2007/04/annamaria-ferramosca-la-poetica-del.html
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rubrica |
| L'intervista |
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Ferramosca, Annamaria
autore: Stefano Donno
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