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Intervista al poeta Pasquale Montalto

in: www.ferrarieditore.it

Anna Lauria

Cosa sognano i poeti?

Dopo trent’anni di impegno in poesia sentirsi chiamare “poeta” mi suscita un intimo sussulto di conquista esistenziale, di cui intuisco il privilegio e il valore, per l’energia archetipica che il poeta custodisce e continua a portare avanti; la stessa energia a cui attingono i sogni e che i poeti cercano di attualizzare e realizzare nella loro vita. Ecco cosa sognano i poeti: libertà, verità, amore, giustizia … valori autentici per sé stessi e per l’intera comunità sociale, per un senso realizzativo di coralità che si muova dal Sé personale al NOI, come Sé collettivo.

A cosa serve la poesia?

La poesia, dicevo, assolve alla grande funzione di potersi mettere direttamente in contatto e in dialogo profondo e sincero con sé, con la propria anima. In tal senso la poesia oggi gioca un ruolo importante e fondamentale nella possibilità di riuscire a costruire un conseguito stato di pace sociale, presupposto per ogni altra conquista nel vivere pienamente l’esistenza, in un clima d’amore e di umana reciprocità.

Poeti si nasce o si diventa?

La poesia è talento e arte, e come tale è un dono, a vantaggio della nostra creatività, ma che noi possiamo sviluppare con dedizione e costante interesse, o far ingloriosamente abortire per nostra incuria e pigrizia esistenziale. Quindi “poeti” un po’ si nasce e molto più poi si diventa, come frutto del nostro lavoro.

Se non fosse poeta, sarebbe…

Esattamente quello che sono, perché la poesia è cresciuta lentamente con me e con tutti gli altri miei variegati interessi e impegni, nelle varie sfaccettature del vivere quotidiano. Sull’essere “poeta” invece la questione è un po’ più delicata e complessa e, soprattutto grazie agli altri, è solo da un po’ di tempo che inizio forse a crederci un po’ di più.

Una poesia a lei cara.

Ce ne sono tante, intriso come sono, per formazione, di cultura classica … penso a Dante, al Petrarca, a Manzoni, a Quasimodo, Prèvert … ma qui scelgo il senso esistenziale espresso dal nostro Giacomo Leopardi col suo L’Infinito (“Sempre caro mi fu quest’ermo colle | e questa siepe, che tanta parte | dell’ultimo orizzonte il guardo esclude … | … e il naufragar m’è dolce in questo mare”).Ma sono molto vicino ai Discorsi sulla poesia di Quasimodo e mi rimangono nel cuore questi suoi versi: Ognuno sta solo sul cuor della terra | trafitto da un raggio di sole: | ed è subito sera.

Il poeta che rilegge sempre volentieri?

Amo i classici, ma anche e soprattutto i contemporanei: Giorgio Bàrberi Squarotti, Antonio Piromalli, Rudy de Cadaval, Vincenzo Rossi, Pierfranco Bruni, Bonifacio Vincenzi … e sento molta affinità, per il senso profondo dell’amore che la anima, con la poesia di Jacques Prèvert (“… certo qualcuno ho amato | e qualcuno ha amato me…”, in Poesie d’amore).

Un libro che non dimenticherà mai.

L’Odissea di Omero e La Commedia (divina) di Dante, come possono essere escluse dalla nostra vita, per i simboli e le forti metafore che hanno avviato e che ci coinvolgono ancora oggi, considerando anche che sono parte sostanziale della nostra cultura e noi viviamo e ci muoviamo con essa. Ma L’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters mi colpisce sempre per l’intima connessione che l’Autore intrattiene tra la vita e la morte, intrecciando passato e presente e valorizzando la memoria come base per costruire la storia futura.

Una sua poesia che ama più di ogni altra.

Anche qui ce ne sono tante e proprio non saprei quale scegliere, perché sono varie, sono diverse, a seconda degli anni in cui sono state scritte. Mi rimane in mente Al gatto che muore, inclusa nella mia prima raccolta; ma anche Quadri mancanti e Prigioni selezionate in una lontana edizione del Premio Alla Bottega di Milano; Santa Cruz Bridge e A viso scoperto che ritraggono altre esperienze culturali e il mio impegno sociale; c’è poi Coscienza nomade dell’Io che forse inaugura una nuova fase della mia poesia.

Un mondo senza poesia come sarebbe?

Buio, senza colori; senz’altro triste, inumano. Il genere letterario è connaturato alla fonte primaria dell’essere e la poesia è parte costitutiva dello sviluppo dell’uomo.

Esiste un futuro per la poesia?

Il futuro è della poesia, nella misura in cui la poesia continuerà a muoversi sempre più verso la gente comune e per sviluppare il senso di appartenenza con i vissuti della quotidianità di ognuno, per portare avanti e far affermare i valori dell’amore, della pace, della giustizia e della verità, come principi etici fondamentali per poter vivere bene insieme. Con l’acquisizione dell’arte poetica di vivere la vita, la stessa esistenza allora acquisterà un altro sapore e l’uomo sarà sempre più vicino alla poesia.

L’ultima poesia che ha scritto che tema sfiora?

La mia poesia sta ormai privilegiando quasi esclusivamente il versante esistenziale del vivere umano, anche per non far torto al mio Movimento della Poesia Esistenziale, che ormai da tanti anni offre uno spazio d’incontro nuovo per comunicare vissuti e vivere esperienze. Le mie ultime poesie Uomo ’54, Sul dolore e Amore, insistono ed esplicitano proprio questo aspetto esistenziale.

Perché tra le arti la poesia è quella che ha meno successo?

Vuol dire successo economico, notorietà … si, forse, è così; perché la poesia custodisce rara bellezza e oggi la bellezza va difesa prima ancora di renderla partecipe e di sicuro,certamente, non si commercializza, per volontà prima degli stessi autori che la scrivono e la rendono visibile e vitale. Credo al contrario che la poesia oggi stia attraversando una grande ripresa e abbia grande successo tra gli uomini dal cuore semplice e umile, capaci di farla entrare nella loro vita. D’altronde il giardino dei poeti è sempre in aumento e un numero sempre maggiore di editrici si interessa a loro.

Cosa le fa dire Questa è poesia?

La poesia è vera quando ti arriva dritta all’animo, ti scuote e ti porta a riflettere, a voler ritornare sulla parola per assimilarne il senso e con l’andare del tempo diventa motivo e riferimento di scintille trasformative.

Internet incentiva la diffusione della poesia?

Si, internet si sta rivelando di grande aiuto e sostegno prezioso per la poesia, per la serietà con cui alcune persone si dedicano con generosità, genuinità e passione a questo settore. Non bisogna avere paura di internet, perché è una rete globale che ben si adatta all’universalità della poesia e su cui la poesia può camminare bene e velocemente, partecipando alle rapide trasformazioni del linguaggio del vivere globale.

La poesia ci salverà?

Si, Io ho grande fiducia nei poeti e nella poesia e voglio pensare e sperare che ci salverà, disinnescando tanti guai in cui l’uomo moderno odierno si sta cacciando e prevenendone altri. Che ben vengano uomini poeti di potere, magistrati, ideologi, politici … che come l’uomo comune poeta si sforzano di portare la poesia nella propria vita e fare della loro stessa vita la palestra dove costruire e sperimentare la saggezza poetica.

Evoluzione del linguaggio, contaminazioni … cambierà anche la poesia?

Ma … bisogna intendersi sui termini, e non avere paura, mai, dei cambiamenti e della trasformazione … anche quest’intervista credo stia contribuendo a “contaminare”, a portare cioè una voce nuova, aprire una finestra, un modo diverso di rapportarsi con il mondo poetico: spero vivamente questa tua iniziativa continui con la raccolta di altre voci, di altri pensieri, e contribuisca a far amare un po’ di più la Poesia, perché lo merita.


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