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Le confidenze della scrittrice Flavia Lepre

Tra Flavia Lepre e Fulvio Castellani c’è stato un incontro mancato, riguardo ad un’intervista, che ora, a distanza di anni, la scrittrice spontaneamente rilascia a Pasquale Montalto, dopo aver letto le sue risposte ad alcune domande letterarie ed esistenziali poste da Castellani. Le domande, in questo testo, sono state modificate, per avvicinarle al mondo espressivo dell’Autrice. Ne è nata così un’interessante indagine nell’anima poetica di Flavia Lepre che, dopo averla messa assieme, Montalto ha pensato di rendere pubblica, come contributo alla comprensione del ricco e poliedrico mondo artistico – letterario della scrittrice. Lo scritto, per come lo leggiamo, è stato condiviso dall’Autrice, che ha avuto modo di leggere e riguardarlo, prima di consegnarlo alla stampa.

Di Flavia ho raccolto molte confessioni, di amore e di dolore, nel corso della nostra lunga amicizia” – dice Pasquale Montalto – “e, attraverso una costante corrispondenza, ci siamo resi partecipi degli accadimenti fondamentali della nostra vita privata, tanto da poter dire di conoscerci profondamente, pur non essendoci mai incontrati di persona”.

Pasquale Montalto

“Difficilmente parlo di me”, dice Flavia Lepre, ”rispondo però volentieri a queste domande”:

Come le appare il futuro visto attraverso la sua poesia?

Il futuro è sempre qualcosa di fascinoso, perché racchiude tutto il mistero della vita e se si è ancora giovani, contiene anche la speranza. Alla mia età credo che metta solo terrore, perché giorno dopo giorno, spegne quelle poche candele rimaste ancora accese. Infatti, il “buio eterno” non risparmia nessuno.

Quale è il suo rapporto con la malinconia?

Normalmente, tutti i poeti della terra hanno intimi rapporti con la malinconia, perché nella vita di ognuno di noi, ci sono sempre angoli oscuri che attraggono la poesia, facendola circolare nei vicoli sensitivi di queste creature con una grande ricchezza interiore. Poi esistono le varie fasi dell’esistenza che portano queste strane creature ad installarsi lungo le vie che vengono tracciate dalle loro intime e personali penne.

Può dire qualcosa riguardo alla sua esperienza di considerarsi “cittadina del mondo”?

Personalmente ho visitato un’infinità di luoghi e spesso mi sono sentita non “cittadina” ma “pellegrina del mondo”. Ho conosciuto tantissima gente e di razze diverse. Con tutti mi sono sentita a mio agio, perché ero e continuo ad essere di carattere dolcissimo. Ma … facendo i conti con la realtà della quotidianità, il sogno di possedere il mondo muore miseramente e ti ritrovi a constatare, ancora una volta, che la tua fantasia ti ha tradito. Perché è la squallida solitudine la reale memoria che troverai sempre, impietosamente, al tuo fianco.

Concorda con quanto scrivono i critici rispetto alla sua ampia produzione di scrittrice?

I giudizi dati sulla mia poesia e sulla vasta quantità di scritti vari, sono tantissimi, ma sono solo un esiguo numero quelli che si avvicinano a corrispondere alla mia realtà. Sicuramente perché scrivendo indifferentemente, saggistica, critica letteraria e critica d’arte, narrativa, poesia in italiano e in diversi dialetti, oltre che alcune lingue straniere, è impossibile fissare tutta l’attenzione su di una sola qualità letteraria. Accade cosi che, non potendo andare a fondo, c’è un’immancabile dispersione. Penso che, se si dovesse fare un ritratto della mia reale personalità, soltanto Io potrei scrivere di me e tentare di spiegare il perché “sono costretta a scrivere”.

A quali poeti, non soltanto contemporanei, sente di dovere qualcosa? Perché?

Sinceramente aspiro a non essere messa a confronto con nessuno. Amo tantissimi poeti, ma non ho mai pensato di emularli. Il mio stile non è classificabile, perché non tendo a “copiare” nessuno. Sono semplicemente me stessa, ma poi, avendo letto centinaia di opere di grandissimi autori del passato e del presente, è chiaro che, indipendentemente dalla mia volontà, qualche “goccia del loro sangue” può essersi infiltrata clandestinamente nelle mie vene. E’ una possibilità che capita a tutti. Ma l’eventuale similitudine si ferma qui, per cui diventa difficilissimo fare, del mio dire, abbinamento con chicchessia. E questo chiarisce bene che io non ho mai “fregato” nessuno, non ho mai usufruito di raccomandazioni, così come non mi sono mai servita di sofisticati vocabolari e, men che meno, del computer. In tutta sincerità posso dire che non devo niente a nessuno.. Anche perché non sono il tipo che si fa in quattro per andare in primo piano.

Cosa significa per lei l’amore e quindi la famiglia, l’amicizia, il dialogo … ?

Se dovessi svolgere un discorso sul tema “Amore”, potrei dire un’infinità di cose, specialmente se dovessi parlare del mio Amore, del mio personale sentimento … Ma mi limito a dire che adoro Dio e tutti i residenti in Paradiso, di un amore puro, cristallino, devoto, tanto che a diciassette anni volevo farmi suora. Per opposizione familiare, ho dovuto rinunciare, ma pur trovandomi nella laicità della vita, io “dentro” mi sento “suora”. Spiegando questo è chiaro che parlo dell’Amore spirituale. Ma a questo amore segue l’amore immenso per la famiglia e, unitamente a questo, nasce l’amore per il “sapere”, per la cultura, per lo scrivere. Successivamente, nella mia vita entra anche l’amore umano, l’amore per l’uomo. Un amore intenso, immenso, celestiale, unico. Un amore che ha toccato tutte le corde del mio essere. Ho amato vivendo una favola. E questo pazzesco amore continuo a viverlo, pur nel dolore dell’assenza. Un solo unico uomo, un solo unico amore.

Può l’Amore, per come ha avuto modo di sperimentare, offrire una risposta ai mali del mondo?

Rispondere alla domanda, di chi mi chiede che cosa realizzi l’Amore, non mi incita a rispondere subito con pacatezza … perché io sono tutta impastata di formule d’amore, simili per la potenza, dissimili per i soggetti per i quali provo amore. Almeno per me, dunque, l’amore è un dono che non può essere eguagliato, il più grande che Iddio abbia fatto agli uomini. Peccato che gli esseri umani hanno difficoltà a capirlo, spesso spiritualmente ciechi, succubi dell’egoismo. Se si tenesse in alto la bellezza dell’amore, si potrebbe guardare alla terra con altri occhi e non comportarsi come belve feroci. Non ci sarebbero più guerre né assassini … ma la cattiveria, l’invidia, l’odio, il tradimento, la superbia, il bisogno di supremazia, di comandare, di sentirsi padroni del mondo, sono piaghe di cui l’universo non si libererà mai.

Caro Pasquale, ho voluto dare a te queste mie risposte, perché tu mi hai fatto conoscere la realtà del tuo mondo personale e mi hai fatto dono delle tue emozioni. Con grande amicizia ti sono grata della tua attenzione.


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