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Igino Creati

Intervista al professore realizzata a pochi giorni dalla conclusione della XXXIII edizione del Premio Internazionale Città di Penne – Mosca

Lei è uno dei maggiori operatori culturali non solo nell’ambito nazionale ma anche in quello internazionale, sempre con progetti innovativi e “popolari”. Ha avuto qualche “maestro”?

Un maestro in particolare è stato il poeta e critico letterario Gaetano Salveti, generale dell’esercito, a suo tempo, nonché consigliere RAI, scomparso alcuni anni fa, a cui ho poi intitolato la sezione di poesia del Premio “Città di Arsita”. Arsita è un piccolo centro del teramano dove sono nato, dove ho fondato proprio con Salveti, negli anni ’70, il Premio suddetto e dove è stata attribuita la cittadinanza onoraria allo stesso Salveti. Nella mia attività letteraria, che ormai dura da circa 50 anni, non ho mai incontrato un operatore culturale così bravo e attivo come lui. Era capace, tra l’altro, di ottenere rapidamente e facilmente contributi e sponsorizzazioni, e aveva, diversamente da tante altre persone, una visione del tutto democratica e sociale della cultura. Pertanto sono entrato subito in sintonia con lui e con le sue iniziative e insieme o da solo ho poi promosso e organizzato circa 500 eventi in Abruzzo, in Italia e all’Estero, tenendo sempre presente il concetto di partecipazione diretta da parte dei cosiddetti “fruitori” delle manifestazioni culturali. Ho di Salveti un ricordo incancellabile.

E per la sua poesia si è ispirato a qualche “maestro” in particolare?

Provengo da studi classici, per cui ho amato la letteratura greco-latina e, per quanto riguarda la letteratura italiana, ho letto e riletto poeti come Dante, Cavalcanti, Petrarca, Ariosto, Tasso, Foscolo, Leopardi e altri. Tra i contemporanei ho amato molto Ungaretti, Montale, un po’ meno Quasimodo, e poi Luzi. Per la letteratura straniera, naturalmente Shakespeare, Whitmann, Eliot, e i poeti russi, uno per tutti, Essenin.
Per quanto concerne l’affinamento linguistico, in generale la struttura creativa del verso, mi è stato di molto aiuto un poeta e critico letterario, oltre che operatore culturale, Ugo Fasolo. Questi è stato uno dei maggiori poeti contemporanei della linea cattolica, cofondatore insieme con Carlo Bo e altri della rivista “Frontespizio”. Proprio Fasolo, rinsaldando in me il convincimento dell’importanza assoluta del dialogo verticale tra poeti, ha aperto nuovi orizzonti alla mia poesia, facendomi fare un salto di qualità di almeno dieci anni. Ho, grazie a lui, recuperato il valore straordinario dell’endecasillabo, il metro per eccellenza della civiltà letteraria italiana; ho migliorato e velocizzato il “labor limae”. E infine, dato il suo rigore morale e religioso (era grande amico di Papa Luciani), la sua profonda sentimentalità, ho trovato immediata consonanza con i suoi principi. Fasolo è stato, insomma, per me, un secondo vero “padre” in tutto.

Lei che è anche un critico letterario e non solo ha letto e giudicato tantissimi testi poetici, perfino dei giovanissimi, e poi è stato vicino, come organizzatore di Premi e incontri, a molti poeti italiani e stranieri, nell’ultimo trentennio qual è stato il percorso privilegiato della poesia?

Secondo me, la creatività poetica non può restringersi all’intimismo o al privato: il poeta o l’artista in generale deve essere anche la “voce” della coscienza collettiva, deve denunciare le realtà degradanti, deve altresì compiere uno sforzo insieme con altri settori importanti della vita sociale e politica di progettazione di un futuro migliore. Naturalmente non amo molto il genere di poesia alla Majakoskij perché ritengo che ogni poeta, oltre che usare un proprio linguaggio, deve avere rispetto per i propri sentimenti che vanno liberamente espressi sulla pagina, quindi, senza nessun condizionamento di qualsiasi tipo. Oggi il percorso della poesia sembra un po’ univoco, nel senso che, riprendendo le origini del primo Decadentisno, c’è prevalenza dell’io, fino all’esagerazione dell’egotismo. Troppo privato, troppa poesia confessione o diario, come del resto leggiamo spesso, anche giornalmente, sui vari blog dove però esistono anche originali esiti poetici di avanguardia creativa. E i giovani che si stanno affermando sono molto più innovativi e meno monocordi di tanti poeti “paludati”.

C’è qualche novità assoluta nella sua progettazione culturale?

A parte un nuovo libro di versi, che dovrebbe essere pubblicato nella seconda parte del 2012, e alcune innovazioni che riguardano il Premio “Città di Penne – Mosca”, vorrei prima possibile promuovere e realizzare un convegno internazionale su Sofia Loren ( l’attrice dovrebbe certamente essere presente)come magistrale interprete del cinema. Naturalmente bisogna che ci siano le adeguate premesse di carattere finanziario per assicurare la migliore riuscita dell’evento. Mi risulta che la Loren non ha ricevuto mai nessun omaggio a Pescara o in Abruzzo e soprattutto non è stato su di lei organizzato nessun convegno che la grandissima attrice merita e che tornerebbe a onore di tutta l’arte cinematografica. Mi sto muovendo per concretizzare l’evento a Penne o altrove in Abruzzo.

Lei che ha insegnato moltissimi anni, specialmente nelle scuole superiori, e che è stato vicino alle coscienze dei giovani e alle loro aspirazioni culturali, portandoli per primo in Italia a incontri diretti con i migliori letterati del mondo, compresi alcuni Premi Nobel, quale consiglio si sente di dare a un giovane che si voglia avvicinare alla letteratura e all’arte, intese in senso lato?

Dico loro di studiare tantissimo direttamente i testi classici e moderni, di leggere quindi ogni tipo di libro o di autore di rilievo in maniera sistematica, di partecipare spesso a eventi coinvolgenti, di esprimere senza remore propri giudizi e di avviarsi verso la creatività personale senza superficialità, senza la fretta di arrivare subito a un facile traguardo o al successo, ma con un solido rigore, con quell’entusiasmo e quella laboriosità che producono sempre frutti positivi e maturano comunque una ricca ed equilibrata personalità che in qualche modo sarà utile anche alla famiglia e alla società più allargata. Questa nostra società, così tanto in crisi quanto a valori interiori e a economia e finanze, ha bisogno proprio della profondità culturale, dell’onestà intellettuale e della migliore creatività per realizzare un futuro degno del 21° secolo.

Un vivo ringraziamento al Prof. Igino Creati per l’interessante intervista.

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