Servizi
Contatti

Eventi


Intervista a
Monica Florio e le ferite di Napoli
ne Il canto stonato della Sirena

da: “CinqueW”
– Informazione quotidiana on line
10/05/2013

Napoli - Napoli ed il Canto stonato di chi vive nel ghetto della marginalità. Si dice che Napoli sia nata dal corpo della Sirena Partenope che, di fronte allo smacco subito da Ulisse che aveva saputo resistere al canto ammaliatrice delle sirene, si lasciò morire, cosicché il suo corpo venne ad incagliarsi tra gli scogli dove oggi sorge la città. Alcuni giurano di riuscire ancora ad intravedere, nelle forme sinuose del golfo partenopeo, le spalle bianche, la curva della schiena e dei fianchi ed una parte delle gambe, trasformate in pinne, della bella sirena.

Altri dicono che lo stato attuale della città è simile al corpo putrefatto di questa giovane donna, che tra questi lidi è venuta a riposare le stanche membra. Una città che si regge su tante, troppe emergenze, ormai divenute strutturali. Un nucleo urbano allo sbando dove la luce della speranza spesso stenta a farsi largo tra i tanti problemi e i lati oscuri.

Parla di questa città e delle anime ferite che la abitano la scrittrice e giornalista Monica Florio nel sul libro Il canto stonato della Sirena edito dal Mondo di Suk Edizioni.

Ritraggo una Napoli in declino – sottolinea l’autrice – eppure ancora in grado di sedurre chi decide di restarvi, malgrado la mancanza cronica di posti di lavoro, la camorra e le tante problematiche che non trovano mai soluzione”.

Una città smarrita dove si risuona un canto stonato, come sottolinea Florio, che è tale perché è la voce flebile di chi non viene ascoltato. Una Napoli di periferia, una periferia dell’anima innanzi tutto, e non quella chic delle vie dello shopping e del salotto buono.
Gli abitanti di questa città, protagonisti dei 26 racconti vergati dalla scrittrice partenopea, sono stati ricacciati nel ghetto dell’emarginazione per varie cause: genetiche, sociali, sessuali. Ma nel dolore di coloro a cui viene cucita addosso l’etichetta di “diversi” e “disadattati” si può leggere un frammento della storia di ognuno di noi, laddove le nostre aspirazioni quotidiane si infrangono contro il muro della disillusione in una città in cui, sempre più spesso, è negata la possibilità di scegliere la propria strada e perseguire i propri obiettivi.

A mio avviso – continua la scrittrice – il concetto di diversità è una costruzione mentale, fittizia, scaturita spesso da timori e resistenze personali. Ognuno di noi è differente dall’altro eppure, persino un ragazzo autistico, dotato di un’intelligenza non comune, può ribellarsi alle pretese eccessive di una madre depressa e autoritaria decidendo di non studiare come accade nel racconto ‘La marionetta impazzita’.

I protagonisti di questi 26 racconti si portano appiccicati addosso segni più evidenti di quel male di vivere, di quella fatica esistenziale, che oggi ci accomuna tutti. Sono più esposti, ma non sconfitti. Antieroi che trovano la forza di reagire. Una forza che affonda le radici e si alimenta alla sorgente dei sogni, vero antidoto al senso di smarrimento ed al vuoto. Il sogno… che può assumere il volto dell’amore e della fede. Di fronte a temi forti e spinosi l’arma da adottare, secondo l’autrice, è l’ironia.

Credo che l’ironia sia l’unico approccio possibile per trattare questioni così drammatiche – ribadisce Florio – sebbene il sociale di cui parlo faccia ancora così paura che si preferisce ignorarlo. L’ironia ti consente di non prenderti troppo sul serio, di non cadere nel moralismo, che è forse la trappola più insidiosa. I miei personaggi, d’altronde, non vogliono essere compatiti, rifiutano lo status di vittime a cui sembrano destinati e si prendono una rivincita nei confronti di un destino in apparenza già segnato.

Una scrittura ironica ed asciutta, priva di fronzoli ed artifici verbali, dove la prosa si modella sul contenuto.

Nel libro non c’è una ricetta magica che renda questo canto meno stonato. Ma la denuncia di una realtà, l’emarginazione, che “può essere arginata solo attraverso la solidarietà e il superamento di paure e pregiudizi”. Le parole d’ordine sono: speranza, tenacia e coraggio.

rubrica


Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza