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Monica Florio i volti della diversità

19 dicembre 2015
www.corsoitalianews.it

Monica Florio, scrittrice e giornalista, torna con un nuovo romanzo a tinte forti “Puzza di bruciato”.

Come già era avvenuto ne “La rivincita di Tommy”, il romanzo “impasta” diversi elementi di denuncia sociale. Missione consapevolezza e sensibilizzazione, dunque.

I protagonisti incarnano i vari volti di chi, troppo spesso, vive ancora sulla sua pelle i graffi dell’intolleranza, del pregiudizio e dell’emarginazione, portandosi addosso, quale che sia la forma che la diversità assume, quella “puzza di bruciato”, che è aura ed etichetta di amara riconoscibilità, ma anche strumento di denuncia (come il farmacon greco che è sia veleno che possibile cura), perché questa mentalità ghettizzante ha molto che non va, “puzza”, e va “stanata” e combattuta.

Intorno ai protagonisti, ognuno dei quali vive a suo modo il fenomeno della marginalizzazione, ruota una folla di personaggi che incarnano quella società contemporanea fatta di intrallazzatori, furbi che credono (e spesso riescono) di imbrogliare, di riuscire a primeggiare scorrettamente, facendola franca, che vivono nel sottobosco dell’illegalità a poco prezzo, o “bazzicano” ai margini della legalità. Il romanzo delinea una strada possibile di maturazione psicologica dei protagonisti a cui si accompagna una possibile evoluzione sociale.

In questo quadro a tinte fosche, comprese quelle di una Napoli tra luci ed ombre, qual è la strada per essere se stessi e vivere sul serio con dignità?

Ora la parola passa all’autrice, che ci aiuterà a compiere questo viaggio tra le sue parole e le atmosfere che nascono dalla sua penna.

Di cosa si sente “puzza di bruciato”?

Il titolo allude all’emarginazione che i miei personaggi subiscono per motivi sociali, genetici o sessuali. C’è un riferimento diretto nelle parole del protagonista, l’investigatore Nick Drake, quando dice: “L’emarginazione ha tante sfumature…. ma un solo odore che si sente a un miglio di distanza come la puzza di bruciato”. Nel corso della storia accadrà che un gay venga bruciato vivo per vendetta in un crescendo di intolleranza che è poi il tema del romanzo.

Quali sono i personaggi centrali, che animano la narrazione?

I personaggi principali sono: Nick Drake, l’investigatore cinico e parzialmente sordo, spesso alle prese con casi balordi, lo spietato intrallazzatore Eddy Blasi e suo figlio Christian, giovane scrittore di successo ma di scarso talento, Stefano Di Nardi, tormentato editor e ghost-writer.

In che modo il protagonista, Nick Drake, arriverà a prendere consapevolezza e ad accettare le varie diversità e quella sua propria che in qualche modo rispecchia quella insita in ognuno di noi?

Il cambiamento in Nick Drake è frutto di un lento processo di maturazione, su cui influiranno da un lato, l’incontro con il mondo omosessuale, dall’altro, l’innamoramento per un uomo che sarà imprevisto e sconvolgente per questo investigatore che nella sua vita ha avuto solo relazioni con donne.

Napoli: città dalle mille contraddizioni, che sa accogliere e respingere insieme. In che modo, i volti, le strade, i paesaggi di Napoli si intrecciano con la storia narrata, la supportano e la completano?

In “Puzza di bruciato” Napoli è più che uno sfondo in quanto rappresenta per il mio protagonista le sue radici, il suo unico punto di riferimento dal momento che ha perso la famiglia d’origine – a parte il fratello Giacomo con cui non va d’accordo – e non è riuscito a crearsene una propria.

L’artificio della scomparsa, dei furti e del giallo è un espediente narrativo, funzionale ad affrontare temi sociali delicati, o è un intreccio sostanziale, muro portante della narrazione?

Poiché non si tratta di un giallo vero e proprio, direi che la trama di furti e ricatti rappresenti un espediente narrativo. Tuttavia, sarà la scomparsa dell’editor, Stefano Di Nardi, a cambiare drasticamente la monotona esistenza di Drake, costringendolo ad assumersi le proprie responsabilità e a fare scelte difficili ma necessarie.

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