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Voci dell'arcobaleno
conversazione con Armando Gnisci

in: “Caffè”
rivista di letteratura
multiculturale, 7/1998

Armando Gnisci è titolare della cattedra di Letterature Comparate nel Dipartimento di Italianistica e spettacolo all’Università “La Sapienza” di Roma.

Nel suo ultimo lavoro La letteratura italiana della migrazione (Lilith, Roma 1998) tracciando una cronistoria di tale scrittura fa paradossalmente coincidere la nascita della consapevolezza del proprio valore di scrittori immigrati con l’abbandono dell’interesse verso di loro da parte delle grandi case editrici. Sarà infatti il nuovo appoggio da parte di gruppi locali non legati da interessi economici e da organizzazioni non governative a favorirli in questo cammino. Chi tra questi dobbiamo principalmente ricordare e come hanno operato ed operano tuttora?

Come associazioni l’Arci, Mani Tese, la Caritas, i vari centri sociali, il Cies, La Tenda di Milano che cura un festival di scrittura degli immigrati, Baobab di Roma e Soweto di Nettuno. E poi le riviste, oltre il vostro Caffè, Terre di mezzo, Tam tam di Milano, Vita, Africa e Mediterraneo, Pigrizia (la rivista dei padri comboniani). Per quanto riguarda le case editrici molte sono a Roma: la Sinnos (che è stata tra le prime a pubblicare artisti immigrati), Sensibili alle foglie, la stessa Lilith, Antarem, le Edizioni Lavoro, la Nuova Edizioni Interculturali che è in procinto di aprire le sue pubblicazioni. E poi le Edizioni Missionarie Italiane di Bologna, la Fara di Rimini, la fiorentina Loggia de’ Lanzi che ha recentemente dedicato tre quaderni alla scrittura degli immigrati. Ciascun quaderno (curato da Mia Lecomte e con interventi importanti come quello del premio Nobel nigeriano Wole Soyinka e di Predrag Matvejevic) è dedicato ad un’area specifica: a quella balcanica, a quella africana, a quella del Medio Oriente. Infine è da segnalare la Città invisibile, una guida alla Roma multiculturale edita da Villaggio Editoriale grazie all’apporto del sistema delle biblioteche comunali.

E le grandi case editrici, passato l’effetto novità e l’effetto cronaca, hanno davvero definitivamente snobbato questi autori?

Direi di sì. Ultimamente la Rizzoli ha pubblicato un testo di Maria Pace Ottonieri Stranieri, che basandosi sulla sua esperienza in un centro d’ascolto di Milano racconta diverse e disparate storie di immigrazione. Ma per quanto riguarda autori non italiani siamo al silenzio assoluto.

A fronte del poco interesse da parte degli studiosi di letteratura italiana che non considerano questa scrittura all’interno della storia letteraria nazionale, lei indica nel mondo dell’ Antropologia culturale, della Sociologia e della Pedagogia interculturale i centri accademici più attenti a questo nuovo versante della letteratura.

La cosa è naturale. Interessandosi allo studio e alla formazione culturale e sociale del cittadino del mondo, queste discipline non possono ignorare le alterazioni che i grandi flussi migratori provocano. Su tutti cito Francesco Susi, preside della Facoltà di Scienza dell’informazione della III Università di Roma e docente di pedagogia interculturale. Egli cura la Scuola di perfezionamento dei professori di Educazione interculturale ed un corso di Università a distanza di Pedagogia interculturale. Altro nome è Duccio Demetrio che insegna alla Statale di Milano Pedagogia interculturale.

Ci può parlare del lavoro dei tre studiosi (Laura E. Ruberto, Università di San Diego - Graziella Parati, che opera negli Usa e Bill Boelhower, Università di Padova) che si occupano della letteratura italiana della migrazione?

E’ soprattutto la Parati (che fa parte anche della giuria del Premio di Rimini) ad occuparsene in modo stabile. Piuttosto è da segnalare il grande interesse da parte delle Università nordamericane. L’ultimo congresso degli studiosi americani di italianistica (coordinati dal professor Ceccarelli dell’Università di Bloomington nell’Indiana) ha dedicato una sessione proprio a questo fenomeno. Da noi è impensabile una cosa del genere, Negli Usa gli studiosi di italianistica lavorano proprio sulla cultura dell’immigrazione. Per quanto riguarda la letteratura dell’emigrazione è sempre all’estero che vengono i migliori studi. Ricordiamo Jean Jacques Marchand a Losanna.

Quali sono gli autori più validi, i testi da suggerire per una prima importante lettura?

I primi autori ad essere stati pubblicati (a parte le poesie del camerunese Ndjock Ngana) sono stati il marocchino Mohamed Bouchane, i senegalesi Pap Kouma e Saidou Moussa Ba, il tunisini Salah Metani (con il fortunato Immigrato edito da Teoria). Questi primi testi hanno anche dei coautori italiani, in genere giornalisti, che aiutano gli scrittori nella stesura del testo. Fra gli ultimi titoli segnalo Il segreto di Bahrume dell’egiziano Mohamed Ghonim e Indagini della brasiliana Rosete De Sa. Proprio dalla scrittura femminile abbiamo risultati altissimi. Dalla messicana Parino all’algerina sarai Nassera Chohra, dalle brasiliane De Candos Brito e Crispim Da Costa alla capoverdina Maria De Louredes Jesus, dalla somala Shirin Razanali Fazel all’eritrea Ribka Sibhatu, gli esiti raggiunti confermano la vitalità di un movimento nel quale la dignità letteraria non ha alcuna differenza.

Esistono dei laboratori di scrittura? Le riviste specializzate dedicano il giusto spazio alla letteratura dell’immigrazione?

Non credo esistano laboratori di scrittura, a parte l’esperienza della N.E.A. cui “Caffè” ha dedicato alcune pagine nell’ultimo numero (nr. 6 del febbraio 1998). Le riviste specializzate si stanno avvicinando solo adesso a questi autori. Francesco Stella ha dedicato un paio di pagine di “Semicerchio” (rivista di poesia comparata) con testi del camerunese Ndjock Ngana, del compianto irakeno Laitef e dell’albanese Zhiti. Lo stesso Stella ha scritto un articolo sul numero di maggio 1998 di “Poesia”. Per i “Quaderni di Gaia” ho pubblicato i testi della somala Grane Garane e dell’albanese Gezim Hajdari.

Lei fa parte della giuria del premio riminese promosso dall’associazione Eks&Tra e la casa editrice Fara. Che tipo di esperienza rappresenta? Qual è il livello dei premiati e dei rappresentanti in genere?

E’ stata un’esperienza importante, con un alto numero di partecipanti e con un livello molto alto di scrittura. Ne sono usciti tre volumi (Le voci dell’arcobaleno, Mosaici d’inchiostro e Memorie in valigia) ed un quarto sarà dedicato al prossimo concorso (Equilibristi in Patrie a Nolegio). Il 28 luglio avrà luogo la serata conclusiva e la premiazione

Infine, ci parli della banca dati sugli scrittori immigrati da lei creata presso il suo dipartimento?

Questa banca dati è stata creta grazie ad un finanziamento di tre milioni all’anno del Cnr. Si chiama Basili (Banca dati sugli scrittori in lingua italiana immigrati in Italia) e debbo ringraziare l’apporto di Franca Sinopoli, di Lanfranco Fabriani, Roberta Yasmin Catalano e Andrea Musetti. Fino a oggi è servita ad informare più che ad essere informata. Invito allora chiunque potesse a darci notizie utili a farlo.


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