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Elisabetta (Perugia), poeta, scrittrice e sceneggiatrice, vive a Berlino. Studia a Monaco di Baviera Letteratura tedesca, Filosofia e Storia dell’Arte laureandosi con una tesi sul Concetto di natura in Hölderlin. Consegue il Dottorato su Rudolf Borchardt e R.A. Schröder (Edizione critica del carteggio 1901-1944 edita presso il Carl Hanser Verlag). Dopo lavori di traduzione e collaborazioni esterne alle case editrici Piper, Beck , Kindler (lettorato per la letteratura italiana contemporanea) si trasferisce a Berlino nel 1999, dove studia Sceneggiatura presso la Deutsche Film-und Fernsehakademie (Dffb). Dal 2001 scrive sceneggiature e collabora con registi tedeschi. Inoltre insegna "Scrittura creativa e cinematografica". Pubblica articoli in italiano e tedesco (Webgiornale, Tagesspiegel di Berlino). Ha pubblicato: Arancina (***, Barla, Bratislava, narrativa per l'infanzia), Briefwechsel Rudolf Borchardt e R.A. Schöder (2001, saggistica), Qualcosa (2005, poesia e in tr. tedesca, Lunardi Verlag, Berlin 2005), In fuga per restare (2007, poesia), Venere e oltre (2009, racconti).

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri: F. Ramondino «...ha dedicato al nonno (Rudolf Borchardt), oltre che ricerca, l’edizione critica di un importante carteggio e traduzioni in italiano. Ma se ne è liberata tanto nello stile di vita che in quello letterario. Per cui sarebbe assai limitativo dire che le sue radici culturali affondino nelle culture italiana o tedesca. Affondano invece nella sua irripetibile vicenda vitale, dove l’incanto per le acque e per i cigli si misura all’osservazione partecipe della quotidianità cittadina, dove l’amore cortese confligge con quello scortesissimo dei nostri tempi, dove la barbarie politica sembra coincidere con quella esercitata dai maschi sulle femmine, dove l’ermetica paratassi di Celan si alterna alla più dolce, ma veemente sintassi di Bachman, al ricordo del visionario grido di Hölderlin. Rifuggire il dolore, o narcotizzarlo, dettano queste poesie, non lo scioglie, lo conserva invece nell’esistenza e nell’amore cortese e scortese. Ci inganna. Ma solo attraversando l’inferno, forse si può giungere a una migliore visione del mondo. Non c’è più posto per la più difficile rima sabiana “amore/fiore”, lì dove infine siamo in attesa dei barbari di Kavafis, che facciano piazza pulita della barbarie moderna, che sotto le sembianze di civiltà ci rende tutti succubi e schiavi.»; L.M. Reale «A. rafforza con questo libro la nostra fiducia nella parola poetica come apertura a un laico mistero: fiducia nella parola, appunto, che attraverso la poesia amplifica la propria sostanza di energia linguistica e agisce quasi come farmaco primordiale a ricucire i margini di una ferita antica, quella che ha separato la lingua degli uomini dalla lingua del cosmo.»; M. Terzetti «Un percorso è stato compiuto pieno di scoperte, reso evidente da corrispindenze ipensabili (...) accompagnato dal suono rigenerante di sorgenti lontane.».

elisabetta.abbondanza@gmx.net

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