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Andraghetti

Fosca (Imola 1942), poetessa e scrittrice, vive a Bologna.

Le sue prime pubblicazioni risalgono agli anni ’70. Ha frequentato corsi di scrittura creativa e, più tardi, ha collaborato con Stefano Benassi alla fondazione di “Lo Specchio di Alice”, un’associazione culturale che si è occupata di scrittura creativa e di arti in genere; al suo interno ha coordinato la redazione di una collana di narrativa da lei ideata, rigorosamente per over 35, dove sono stati raccolti, in 30 volumi collettivi, da lei curati i testi dei partecipanti al laboratorio “Riflessi e Frammenti” fondato nel 1998:  Parole vagabonde (2008, antologica del laboratorio) e L'amore in età adulta e liberi pensieri (2009) sono gli ultimi due volumi usciti.

Ha collaborato con L’Università Primo Levi di Bologna con il suo progetto “La scrittura nel nostro tempo – Una lezione d’autore” e coordina il “Gruppo di lettura Primo Levi”; gli obiettivi sono: condivisione di letture e incontri/dibattiti con gli autori presso l’omonima università. Frequenta il gruppo di poesia “Laboratorio di parole”.

Con il Centro Sociale Costa, ha collaborato alla realizzazione del progetto “Dialogando con scrittori e poeti alla ribalta” (2014) per dare spazio agli autori non ancora noti al grande pubblico.

Ha pubblicato: Camminando... (2001), Libri sempre (2002), Luci e ombre (2002, poesia), Ogni passo un giorno (2003, narrativa), Immagini dentro (2003, poesia), Bambole (2004, narrativa), Foglie di pensieri (2005, poesia), Erano stanze (2006), Quello che ancora non sai (2007), Un padre in prestito (2009, narrativa), Volevo scrivere (2010, narrativa), I colori visti dopo (2010, poesia), Dietro l'apparire (2011, narrativa), Dubbio (2013, narrativa). Io, Pru e una sfumatura di giallo (2015, narrativa), Le donne che fecero l'impresa. Nessun pensiero è mai troppo grande (2016, saggistica), Tienimi ancora per mano (2016, narrativa), Sguardi (2017, poesia).

E' presente in diverse antologie letterarie.tra cui “Le donne che fecero l'impresa. Nessun pensiero è mai troppo grande” (2016, saggistica), “I nonni raccontano” (2016). GialloScuro (2016)

Nell'ambito dei concorsi letterari ha conseguito i seguenti primo premio: 2002, "Scriviamo un libro insieme" Torino; 2009 "Città di Pontinia narrativa"; 2011 "Tortoreto alla cultura poesia"; 2014 "Città di Pontremoli narrativa edita".

Suoi articoli, racconti e poesie figurano in antologie, su riviste letterarie con le quali collabora e su alcuni siti Internet.

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri: G. Bárberi Squarotti [Dietro l’apparire] … «Del tuo romanzo ricordo la sapienza della tua narrazione che dà la verità e la drammaticità della fatica della vita fino alla liberazione finale. È la vittoria su errori, ingiustizie, inganni e oppressioni. La tua protagonista è un personaggio esemplare.» - [Quello che ancora non sai] «Il romanzo ha il ritmo e il sapore della vita che resiste e dura tenace e sincero anche nel trascorrere della storia e nelle alterne esperienze di amore e di affanni, di dolori e di fiducia. La scrittura è limpida e fervida, appena ogni tanto ferita dalla “divina malinconia” che chi scrive avverte a mano a mano che rievoca e incide personaggi e situazioni.» -  «[Dubbio] …In questa storia, c’è dentro un itinerario di vita e di pensiero inquieto ed enigmatico, come una continua domanda sul senso degli eventi, di comportamenti, di scelte che, per andare avanti ancora, è necessario chiarire per difficile e anche doloroso e drammatico che sia il discorso. E c’è la tua scrittura nervosa, ricca, sapientissima, elegante e al tempo stesso incisiva. Mi pare un’opera di notevolissima originalità e di profonda verità. Già la struttura (il monologo, o meglio, il dialogo con l’interlocutrice che non c’è,onde unico è il punto di vista con tanta ambiguità e, al tempo stesso, con tanto rigore) è straordinaria, e l’intreccio dei sentimenti e dei pensieri è mirabilmente affrontata. » - S. Benassi [Quello che ancora non sai] «Il libro è fondato su un intreccio di voci che significa, naturalmente, dare voce a più persone e a più personaggi... Credo che questa sia una potenzialità della scrittura che debba essere esplorata al di là di quella che è la resa cronologica dei fatti o degli avvenimenti. Una potenzialità che crea un rapporto di natura forte con il lettore; attraverso il testo l’autore sollecita il lettore a seguire le vicende dei singoli personaggi al di là della loro frammentazione sulla pagina, a ricollegarli tra loro, a crearsi una propria idea e, magari, poi a farla scontrare con le idee e le prospettive che l’autore manifesta nelle pagine seguenti.» -  M. Carrocci [I colori visti dopo] «Un canto di vita, accompagnato da un concerto di parole, quello che delicatamente A. ci presenta con i suoi versi. I particolari, le descrizioni, la carezza lieve che accompagna il suo stile, ci porta nel suo mondo con una poesia ricca di musicalità e colore… Versi raffinati ed eleganti in una scrittura sobria e mai obsoleta, il ritmo che sussegue nel suo dire è adagio, come una sinfonia, e allo stesso tempo serrante nelle descrizioni ben delineate dei personaggi ai quali si riferisce. » - G. Cascone [Sguardi] - «Anche il ricordo e gli affetti stentano a incrinare questo stupore desolato: degli amori si cantano soprattutto l'attesa e il rimpianto, mentre si cercano, disperatamente e invano, tracce del proprio e dell'altrui passaggio sulla Terra nelle immagini della memoria – "dove di me è rimasto nulla" –, nel desiderio inane di testimoniare che sì, si è vissuto. Sottotraccia a questa waste land covano "tumultuosi pensieri", ma non emergono mai: l'Autrice ha un grande senso del pudore, una nitida insofferenza per ogni enfasi retorica e un'istintiva propensione a coinvolgere il lettore nell'esecuzione piena dei suoi componimenti, a fargli condividere e comprendere i suoi silenzi in un dialogo muto di ispirazione foscoliana. Unica consolazione al vuoto di senso della nostra esistenza resta la contemplazione della natura e dei suoi cicli: qui l'enigma svanisce di fronte al germinare di fiori e piante, e al susseguirsi eterno delle stagioni; ecco che la bellezza e il calore di estati e primavere sciolgono le metafore esanimi degli scheletri invernali, incastonando il nonsenso umano in un senso cosmico superiore. Ed ecco che i componimenti più desolati lasciano il campo a quelli che sono veri e propri, lunghi haiku.» - T. Cauchi [I colori visti dopo] «Quadretti che si animano della vita dei campi, di anni addietro, di uomini e donne: crescere nel desiderio di conoscere i nomi di fiori e osservare la "impietosa lama di aratro" che lacera i campi in attesa che diano i loro frutti. Il padre si prendeva cura della raccolta del miele e la madre l'aggiungeva al latte munto di fresco; ma oggi ne sente l'assenza, è rimasto nelle fotografie; mani nodose, uomo pensieroso; con berretto e in compagnia di un cane; ne riceveva conforto e giochi. La sua nostalgia si fa strada nel silenzio rotto dai motori; il silenzio si è sostituito alla vitalità, lasciando posto a un amore tramontato, a "un fallimento"; a un cane, un gatto…» - N. Corsalini [Un padre in prestito] «La vicenda raccontata coinvolge ed avvince. A., infatti, in questo romanzo riesce a costruire una ricca trama di eventi ed a dare vita a personaggi ben delineati, straordinariamente umani, con i loro pregi e i loro difetti, con le loro certezze e i loro dubbi, dimostrando una buona conoscenza della psiche dell’uomo. Con scioltezza di linguaggio e grande tensione emotiva, affronta alcuni dei problemi che possono nascondersi o nascere nell’ambito di una famiglia contemporanea, fa capire quanto sia fragile l’equilibrio su cui poggia l’armonia tra i suoi componenti e quanto facilmente esso possa spezzarsi. Legami profondi potrebbero incrinarsi e innescare vortici di incomprensioni e sofferenza travolgendo i sentimenti dei più sensibili o dei più indifesi, come i bambini. » - S. Cosco [Erano stanze] «“Una stanza tutta per sé” rappresentava il desiderio e il riscatto di donne che non avevano mai avuto un loro spazio di autonomia per vivere, pensare, scrivere.» - E. Davoglio - [I colori visti dopo] «A. con questa opera compone quasi una biografia in versi, caratterizzando i vari passaggi della silloge con la sua dimensione privata, il suo “tempo”, la sua storia. “Ti cerco sotto i fili di una nuvola | Tra i filari delle viti | lungo il sentiero che porta al bosco”: la lirica di Fosca Andraghetti esprime incessantemente una ricerca dell’inesprimibile e un fatto tangibile che la rappresenti a ciò che può sopravvivere oltre ogni altra possibile condizione umana». - E. Diedo [Ogni passo un giorno] «La vita vola via, veloce, fulminea, e a noi uomini lascia spazio, finché si voglia, a rimeditare sulle azioni compiute, a scrivere, praticamente, il diario dei ricordi. Le nostre reali memorie. Ma possono altresì essere memorie aggrovigliate nella fantasia, eventi ingarbugliati nell’ideale. Spazio dunque tanto, a volontà; ma tempo poco, freneticamente misurato. Appunto perché divorato dalla sua voraginosa corsa. È il nesso esistenziale che permette l’intarsio della narrativa di A.» - A. Falcucci [Un padre in prestito] «Una storia, tante storie, situazioni in cui ognuno può ritrovarsi, già raccontate, sempre accadute. E allora? Allora, come sempre, è il “come” si racconta: l’autrice fa emergere i suoi personaggi poco a poco con il loro carattere, il loro aspetto, i desideri, le attese… Ci sembra di conoscerli, addirittura di riconoscerli, anche quelli minori sono persone vive, persone che incontriamo nella nostra vita quotidiana, i nonni, il padre prestato, la commessa del market… e poi la storia principale, quella di Mirka e di sua madre; i personaggi prendono forma lungo il racconto, fino ad essere i nostri vicini di casa, i nostri amici, le vite che ci accompagnano e alle quali spesso non facciamo caso. Il fidanzato morto tragicamente o il padre che alla fine si fa vivo, o l’altro padre, quello del fidanzato morto o infine il padre in prestito, presente, protettivo, vero in quel suo essere disponibile in ogni occasione, tutto sullo sfondo di una natura o di una città che vengono descritti dal ricordo, dalla nostalgia, dal bisogno di isolamento che tutti abbiamo provato nei momenti più difficili, quando la nostra vita si è trovata a una svolta, o privata di qualcosa di importante. E poi i bambini, all’erta con le loro antenne pronte a captare cambiamenti e desiderosi di rassicurazioni e certezze.» - Z. Finzi [Quello che ancora non sai] «“Talento e mestiere” ha definito un critico la cifra che connota l’ultimo lavoro di A. ... testimonia l’esito felice di un percorso fatto di volontà e passione per acquisire i modi di un’espressione letteraria istintiva che l’esperienza scolastica non aveva assecondato. ... Qui si assiste a una profonda conoscenza dell’ambiente di cui si parla e alla capacità di utilizzare gli strumenti adatti per esprimerla.» - M. Florio [Volevo scrivere] «Tra contrasti generazionali ed echi del sociale, rivissuto però nell’ottica autobiografica (“Ma tu domani torni?”), si snodano le vicende del libro in cui il passato si salda al presente nel segno di una trasmissione di valori ed esperienze (il secondo conflitto mondiale in “Nome e cognome” e “Mi chiamo Veneri Cesarina”)…. Il tema della memoria diviene allora il fulcro non solo della raccolta in questione ma dell’intera produzione della scrittrice come si evince da “Non avere paura”, vero e proprio testamento spirituale della A. che nella figura del padre ha trovato un punto di riferimento nonché di ispirazione. » - M. Genovese [Bambole] Pagina dopo pagina si assiste all’emergere di un microcosmo complesso di speranze, gioie, delusioni e piccoli episodi che fanno parte della nostra vita e della nostra quotidianità, qui rivissuti ed indagati con lucido occhio critico da questa personalità tormentata. La profondità dei sentimenti che serpeggiano negli undici capitoli in cui è strutturato il racconto, dal solido intreccio, ci viene restituita abilmente con uno stile fluido ed asciutto, al quale non sono estranee, soprattutto nella descrizione di alcuni momenti della propria infanzia, punte di lirismo.» - F. Lepre [Quello che ancora non sai] «...il racconto ha un senso ben preciso, carico di scintille sconosciute, quasi nascoste, ma sempre pronte a fluttuare nel silenzio, in attesa di poter affascinare con il racconto della loro esistenza semplice ed appassionata insieme, perché sul filo della memoria, si snoda la storia di generazioni diverse che nel racconto di una componente la famiglia, ritrovano le comuni radici. L'autrice effettua la narrazione con una formula affabulante e con uno stile morbido, stimolante, che attrae l'attenzione di chi legge, perché è proprio questo l'obiettivo della scrittrice: dare una ottima e sapiente orchestrazione della trasposizione narrativa di una sua storia.» - Z. Finzi [Quello che ancora non sai] «...l’ultimo lavoro di A testimonia l’esito felice di un percorso fatto di volontà e passione per acquisire i modi di un’espressione letteraria istintiva che l’esperienza scolastica non aveva assecondato.» - D. Maffia [I colori visti dopo] «Ho dato una copia dell’opera alla biblioteca di Manforte e alcuni lettori e lettrici mi hanno incaricato di dirti il loro plauso ammirato. Leggendo I colori visti dopo io ho pensato a Ada Negri, a Vittoria Aganoor Pompili, a Sibilla Aleramo, a Grazia Deledda, a Angelo Silvio Novaro, a Ugo Betti. Non c’è un motivo preciso che mi ha fatto affiorare le presenze di questi poeti, probabilmente si è trattato soltanto di atmosfere che hanno suggerito un’affinità. E quindi sono proprio le atmosfere che A. è riuscita a far rivivere, con suggestioni molto efficaci, con una sorta di abbraccio che ha qualcosa di magico… Si sente che la poetessa ha alle spalle una lunga esperienza di scrittura poetica e narrativa e ciò le ha permesso di saper meglio distillare i terremoti della sua anima in parole calibrate ed essenziali dentro cui si avverte una malinconia stemperata: “Sulle mie mani il pianto | con pudore fa rumore”. » - P. Matrone [Io, Pru e una sfumatura di giallo] «Gli eventi lasciano segni, sia pure in misura diversa, nei protagonisti del romanzo, provocandone la benefica metamorfosi. Andrea, più degli altri, è diventata più consapevole, matura e forte. Ha compreso il senso di una frase ripetuta spesso da sua madre: “Crescere è fatica e, a volte, dolore”, nonché quello racchiuso nell’esortazione rivoltole tante volte da Marco: “Impara a volare alto, guarda in alto”. Ha capito che nessuno è estraneo alla vita altrui; che il sentire ha una funzione insostituibile; che emettere giudizi frettolosi è ingiusto; che “crescere non significa vedere il mondo a distanza di sicurezza”; che non esistono limiti alla possibilità di cambiare. Perché tutto può migliorare. Perché è vero quanto afferma Thomas Roland in Corinne: “Possiamo andare avanti in modo diverso... per porre rimedio a tante cose”. » - [Dietro l'apparire] « Il percorso artistico di A. procede per tappe sempre più corpose e cariche di senso e sempre più coerenti e organiche ad un disegno impregnato di vissuto, sorretto da un'inconfondibile e lucida visione del mondo. Nel recensire, qualche anno fa, il romanzo Un padre in prestito, pubblicato dall'artista bolognese nel 2009, ebbi a scrivere: "l'artista offre ai lettori una storia ricca di luci e di ombre, densa di pathos e soprattutto abitata da personaggi fatti di carne, pensiero, intelligenza. Con naturale empatia e adeguata competenza psicologica, A. entra nelle creature narrate, ne assume la mentalità e ne svela i segreti... ".Ormai completamente soggiogata dal suo irreversibile "vizio di scrivere", A. si presenta ai suoi lettori con un nuovo romanzo che costituisce, a mio avviso, una summa lineare, elegante e convincente di quanto, nel corso della sua lunga militanza letteraria, l'artista è andata esplorando sia sul versante umano che su quello variegato, multiforme e tecnicamente complesso della scrittura. Ancora una volta tutto ruota intorno a una figura femminile, analizzata e descritta con raffinata puntualità nella sua dimensione psicologica e ben radicata in un vissuto carico di tensioni, di violenza e di contraddizioni. [Dietro l’apparire]. » - L. Nanni [Dietro l'apparire] «Questo terzo romanzo dell’autrice di origini romagnole (abita a Bologna da diversi anni) mostra solidità di impianto, una prosa tersa coerente con la vicenda, credibile e quindi vicina alla realtà di luoghi e personaggi: le parti descrittive non pregiudicano mai lo svolgersi della trama, ma si accentuano opportunamente, per es. nell’ultimo capitolo . La protagonista (Matilde) è delineata in modo approfondito, un’analisi che s’intreccia agli eventi, vedi l’episodio a p. 134, e altri spunti che la quotidianità offre, resi più attraenti perché all’interno di una storia imprevedibile; ma il significato è spesso istruttivo, come l’incontro col figlio , o la capacità di sfuggire ai ricordi ‘vecchi fantasmi’ . Una presenza simpatica e discreta: Micio. » - [Volevo scrivere] «L’autrice, con questa pubblicazione, intende fornire una panoramica della sua prosa nelle varie tipologie; il volume è diviso in tre periodi, il più datato 1968-1980. Che essa abbia uno stile ben definito è evidente: lo caratterizzano i riporti dialettali (area emiliana, bolognese), per esempio burdigoni (p. 31) che erano anche pezzetti di liquirizia a forma di scarabeo o scarafaggio; e ancora vocaboli come quedar o pajaz. Nella sua narrativa vi è un aspetto formale rispettoso della fluidità del discorso, con qualche ‘memoria’, pure tramite la nonna (Nome e cognome). La scrittura è probabilmente un’àncora di salvezza e un modo per riconoscerci – tutti – nella stessa sfera emotiva. [Quello che ancora non sai] «Già nota per la sua attività letteraria e per essere ‘ideatrice di un gruppo di scrittura creativa’, la A. si propone ora con un solido romanzo che comprende missive del periodo bellico, ma non è propriamente romanzo epistolare di foscoliana memoria: lettere peraltro che rievocano la tipologia dello scrivente con le consuete formule ‘vengo a te’ o ‘ti faccio sapere’, realistica apertura su una condizione spesso difficile a causa degli eventi esterni, la guerra. L’autrice sa scavare a fondo rilevando sentimenti e caratteri, non senza una vena d’inquietudine, es. nei sogni-incubi di p. 93.» [Erano stanze] «Nei dieci racconti che descrivono ‘oggetti, ambienti, personaggi e situazioni’ (P. Poggi, p. 3) se da un lato sono preminenti le singole vicende spesso con difficili rapporti interpersonali, dall’altro la coscienza di un’oggettività presente nelle cose, con intima e quasi segreta dimensione, si riflette nella prosa, piana e senza complicazioni, grammaticalmente corretta. Luoghi (e le stanze come identità), poi La casa, Hotel: quest’ultimo fra i più significativi per quel poetico finale a p. 76. Oppure la memoria (La casa del nonno) e una struggente umanità (Foll).» [Quello che ancora non sai] «Già nota per la sua attività letteraria e per essere ‘ideatrice di un gruppo di scrittura creativa’, la A. si propone ora con un solido romanzo che comprende missive del periodo bellico, ma non è propriamente romanzo epistolare di foscoliana memoria: lettere peraltro che rievocano la tipologia dello scrivente con le consuete formule ‘vengo a te’ o ‘ti faccio sapere’, realistica apertura su una condizione spesso difficile a causa degli eventi esterni, la guerra. L’autrice sa scavare a fondo rilevando sentimenti e caratteri, non senza una vena d’inquietudine, es. nei sogni-incubi di p. 93.»; [Erano stanze] «Nei dieci racconti che descrivono ‘oggetti, ambienti, personaggi e situazioni’ (P. Poggi, p. 3) se da un lato sono preminenti le singole vicende spesso con difficili rapporti interpersonali, dall’altro la coscienza di un’oggettività presente nelle cose, con intima e quasi segreta dimensione, si riflette nella prosa, piana e senza complicazioni, grammaticalmente corretta. Luoghi (e le stanze come identità), poi La casa, Hotel: quest’ultimo fra i più significativi per quel poetico finale a p. 76. Oppure la memoria (La casa del nonno) e una struggente umanità (Foll).» [Foglie di pensieri] «La sensibilità verso l’immagine con uno stile dal taglio lirico a volte se ne discosta, forse per un istintivo richiamo fonico: “baci golosi di bimbi bavosi” (A mia madre, p. 14); nel contempo vi è un aspetto sbarazzino, tipicamente giovanile, per taluni spunti che ispirano simpatia facendo intravedere quel mondo ideale che sta oltre la scrittura... ma infine si tende all’armonia, e la composizione che porta tale titolo si realizza senza forzature, con la lievità del “silenzio d’una foglia”.» [Libri sempre] «Prosa limpida e punteggiatura pressoché ineccepibile, due elementi spesso negletti da certi autori; ma in questo romanzo breve o racconto lungo che dir si voglia c’è anche lo stile, e una storia: l’amore per il libri la percorre con slancio quasi istintivo, innato. La diversità tra arte figurativa e scrittura si rileva a p. 18: un libro con scarse illustrazioni consente alla ‘fantasia di spaziare in un mondo immaginario’ – il che significa che la parola scritta è libertà lasciata al fruitore; infine, un utile suggerimento: ‘rileggere lo stesso libro’ (p. 30).»; [Luci e ombre] «Da alcuni anni l’autrice esce con sue pubblicazioni che mostrano più d’un lato interessante: la presente raccolta si affida a un certo romanticismo in virtù dell’eleganza formale sempre equilibrata e sostenuta da immagini ispirate alla natura; qua e là si assiste a improvvise folgorazioni, lampi che sembrano cogliere l’istante di un gesto in una percezione [meta]fisica: ‘Spezzava l’aria di netto lo schiocco | secco d’una forbice arrotata’ (Tralci a terra); uno dei tanti incipit dove il ritmo si evidenzia è ad es. con l’anapesto ‘Hai guardato i tuoi occhi allo specchio’ (p. 14).»; [Ogni passo un giorno] «Sei racconti d’identico registro stilistico ma diversi come tema; il primo (Il filo delle rondini) si configura ancora quale sviluppato bozzetto per la grazia e la lievità del dettato; più organico in senso narrativo Il cappello pestato, mentre La voce appare il più riuscito per l’indagine psicologica dei personaggi e un rapporto precario concluso nella scrittura, unica realtà che sembra resistere al tempo; anche dai restanti comunque si coglie la delicata trama dei sentimenti. La raccolta è risultata vincitrice al concorso ‘Scriviamo un libro insieme’.»; [Bambole] «In confronto ai racconti [Ogni passo un giorno] la stesura di un romanzo, per quanto breve, comporta maggior impegno di struttura e coerenza narrativa. L’a. mantiene le sue caratteristiche di stile: prosa senza fronzoli, dialoghi e parti descrittive espressi con assoluta naturalezza, pregio non trascurabile se consideriamo l’artificiosità di tanti romanzi contemporanei. Positiva anche la parte tecnica oltreché espressiva: undici snelli capitoli, e periodi essenziali ove non mancano momenti di poesia.» - R. Riccio [Tienimi ancora per mano] «Il libro mi piace davvero, sia per la storia sia per come la racconti; e poi l'intreccio monache, dopoguerra, storie personali è molto vero e vivace anche da un punto di vista storico. Son circa a metà e sto annotando a margine varie considerazioni.» - A. Rocca [Tienimi ancora per mano] «…E’ stata proprio la parte del racconto dove Fosca descrive con grande sensibilità i sentimenti, i dubbi e la gioia del ritrovarsi delle due sorelle quella che mi ha appassionato maggiormente, perché quando tutti i tasselli della vicenda sono stati sistemati con perizia, l’autrice ci fa letteralmente entrare nell’animo delle protagoniste, rendendo il lettore partecipe dei loro turbamenti e della loro gioia. Anche a me è capitato, proseguendo nella lettura e addentrandomi nelle vicende e nei sentimenti delle due sorelle, di sentirmi coinvolta emotivamente, non giudicando i personaggi e gli eventi, ma provando a mettermi, con empatia, nei panni di chi ha vissuto questa storia o, come dice Fosca, provando “a camminare con le loro scarpe”. Penso che uno degli obiettivi che si dovrebbe porre la letteratura sia quello di farci riflettere, sia sulla nostra identità, sia sugli eventi che la condizionano, ma soprattutto dovrebbe aiutarci a migliorare la nostra sensibilità e capacità di “metterci nei panni di un altro”. “Tienimi ancora per mano” , a mio avviso, riesce molto bene a raggiungere questo obiettivo. » - P. Ruffilli [Quello che ancora non sai] «Dietro questa scrittura c’è un talento naturale sostanziato di grande professionalità… Una dote, quella di A. di sapere raccontare qualche cosa indipendentemente da ciò che racconta… Come un narratore sapientissimo lei conosce tutti i particolari dei suoi personaggi, non ce li rovescia addosso come lettori. Ma proprio perché li conosce molto bene, a lei basta poco per evocarceli sulla scena della storia che sta raccontando e noi restiamo catturati, colpiti, perché cogliamo subito, attraverso la sua allusività, i loro caratteri.»  - I. Scarani [I colori visti dopo] «…La scrittura ha una sciolta narrazione e una calibrata franchezza poetica. Una dimensione scabra e umanamente significativa in cui la poetessa coglie con fulmineo sguardo il lampo vitale dello scorrere esistenziale e il mutante manifestarsi della natura con le sue offerte ed il suo mistero. Un vago timbro pascoliano e morettiano emerge qua e là personalizzandosi in una tonalità lievemente più asciutta e lineare. » - A. Tufarulo [Quello che ancora non sai] «Tutti i personaggi del libro, in fondo, sono protagonisti ben delineati e ben inseriti nel quadro funzionale della storia, tutti anelli di una stessa catena e quindi tutti dipendenti gli uni dagli altri. Trovo lo stile interessante, continuamente in bilico tra passato e presente, tra flashbacks su un mondo ormai lontano e improvvisi ritorni, in un linguaggio concreto e chiaro nella sua semplicità.»

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