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Andraghetti

Fosca (Imola 1942), poetessa e scrittrice, vive a Bologna. Le sue prime pubblicazioni risalgono agli anni ’70. Ha frequentato corsi di scrittura creativa e, più tardi, ha collaborato alla fondazione di “Lo Specchio di Alice”, un’associazione culturale che si occupa scrittura di creativa e di arti in genere; al suo interno coordina la redazione di una collana di narrativa da lei ideata, rigorosamente per over 35, dove sono raccolti, in volumi collettivi, i testi dei partecipanti al laboratorio “Riflessi e Frammenti” fondato nel 1998:  Parole vagabonde (2007, antologica del laboratorio). Ha pubblicato: Camminando... (2001), Libri sempre (2002), Luci e ombre (2002, poesia), Ogni passo un giorno (2003, narrativa), Immagini dentro (2003, poesia), Bambole (2004, narrativa), Foglie di pensieri (2005, poesia), Erano stanze (2006), Quello che ancora non sai (2007), Un padre in prestito (2009, narrativa), Volevo scrivere (2010, narrativa), I colori visti dopo (2010, poesia). Nell'ambito dei concorsi letterari ha conseguito il primo premio: 2002, "Scriviamo un libro insieme" Torino. Suoi articoli, racconti e poesie figurano in antologie, su riviste letterarie con le quali collabora e su alcuni siti Internet.

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri: G. Bárberi Squarotti [Quello che ancora non sai] «Il romanzo ha il ritmo e il sapore della vita che resiste e dura tenace e sincero anche nel trascorrere della storia e nelle alterne esperienze di amore e di affanni, di dolori e di fiducia. La scrittura è limpida e fervida, appena ogni tanto ferita dalla “divina malinconia” che chi scrive avverte a mano a mano che rievoca e incide personaggi e situazioni.»; S. Benassi [Quello che ancora non sai] «Il libro è fondato su un intreccio di voci che significa, naturalmente, dare voce a più persone e a più personaggi... Credo che questa sia una potenzialità della scrittura che debba essere esplorata al di là di quella che è la resa cronologica dei fatti o degli avvenimenti. Una potenzialità che crea un rapporto di natura forte con il lettore; attraverso il testo l’autore sollecita il lettore a seguire le vicende dei singoli personaggi al di là della loro frammentazione sulla pagina, a ricollegarli tra loro, a crearsi una propria idea e, magari, poi a farla scontrare con le idee e le prospettive che l’autore manifesta nelle pagine seguenti.»; S. Cosco [Erano stanze] «“Una stanza tutta per sé” rappresentava il desiderio e il riscatto di donne che non avevano mai avuto un loro spazio di autonomia per vivere, pensare, scrivere.»; E. Diedo [Ogni passo un giorno] «La vita vola via, veloce, fulminea, e a noi uomini lascia spazio, finché si voglia, a rimeditare sulle azioni compiute, a scrivere, praticamente, il diario dei ricordi. Le nostre reali memorie. Ma possono altresì essere memorie aggrovigliate nella fantasia, eventi ingarbugliati nell’ideale. Spazio dunque tanto, a volontà; ma tempo poco, freneticamente misurato. Appunto perché divorato dalla sua voraginosa corsa. È il nesso esistenziale che permette l’intarsio della narrativa di A.»; Z. Finzi [Quello che ancora non sai] «“Talento e mestiere” ha definito un critico la cifra che connota l’ultimo lavoro di A. ... testimonia l’esito felice di un percorso fatto di volontà e passione per acquisire i modi di un’espressione letteraria istintiva che l’esperienza scolastica non aveva assecondato. ... Qui si assiste a una profonda conoscenza dell’ambiente di cui si parla e alla capacità di utilizzare gli strumenti adatti per esprimerla.»; M. Genovese [Bambole] Pagina dopo pagina si assiste all’emergere di un microcosmo complesso di speranze, gioie, delusioni e piccoli episodi che fanno parte della nostra vita e della nostra quotidianità, qui rivissuti ed indagati con lucido occhio critico da questa personalità tormentata. La profondità dei sentimenti che serpeggiano negli undici capitoli in cui è strutturato il racconto, dal solido intreccio, ci viene restituita abilmente con uno stile fluido ed asciutto, al quale non sono estranee, soprattutto nella descrizione di alcuni momenti della propria infanzia, punte di lirismo.»; F. Lepre [Quello che ancora non sai] «...il racconto ha un senso ben preciso, carico di scintille sconosciute, quasi nascoste, ma sempre pronte a fluttuare nel silenzio, in attesa di poter affascinare con il racconto della loro esistenza semplice ed appassionata insieme, perché sul filo della memoria, si snoda la storia di generazioni diverse che nel racconto di una componente la famiglia, ritrovano le comuni radici. L'autrice effettua la narrazione con una formula affabulante e con uno stile morbido, stimolante, che attrae l'attenzione di chi legge, perché è proprio questo l'obiettivo della scrittrice: dare una ottima e sapiente orchestrazione della trasposizione narrativa di una sua storia.»; Z. Finzi [Quello che ancora non sai] «...l’ultimo lavoro di A testimonia l’esito felice di un percorso fatto di volontà e passione per acquisire i modi di un’espressione letteraria istintiva che l’esperienza scolastica non aveva assecondato.»; L. Nanni [Quello che ancora non sai] «Già nota per la sua attività letteraria e per essere ‘ideatrice di un gruppo di scrittura creativa’, la Andraghetti si propone ora con un solido romanzo che comprende missive del periodo bellico, ma non è propriamente romanzo epistolare di foscoliana memoria: lettere peraltro che rievocano la tipologia dello scrivente con le consuete formule ‘vengo a te’ o ‘ti faccio sapere’, realistica apertura su una condizione spesso difficile a causa degli eventi esterni, la guerra. L’autrice sa scavare a fondo rilevando sentimenti e caratteri, non senza una vena d’inquietudine, es. nei sogni-incubi di p. 93.» [Erano stanze] «Nei dieci racconti che descrivono ‘oggetti, ambienti, personaggi e situazioni’ (P. Poggi, p. 3) se da un lato sono preminenti le singole vicende spesso con difficili rapporti interpersonali, dall’altro la coscienza di un’oggettività presente nelle cose, con intima e quasi segreta dimensione, si riflette nella prosa, piana e senza complicazioni, grammaticalmente corretta. Luoghi (e le stanze come identità), poi La casa, Hotel: quest’ultimo fra i più significativi per quel poetico finale a p. 76. Oppure la memoria (La casa del nonno) e una struggente umanità (Foll).» [Quello che ancora non sai] «Già nota per la sua attività letteraria e per essere ‘ideatrice di un gruppo di scrittura creativa’, la A. si propone ora con un solido romanzo che comprende missive del periodo bellico, ma non è propriamente romanzo epistolare di foscoliana memoria: lettere peraltro che rievocano la tipologia dello scrivente con le consuete formule ‘vengo a te’ o ‘ti faccio sapere’, realistica apertura su una condizione spesso difficile a causa degli eventi esterni, la guerra. L’autrice sa scavare a fondo rilevando sentimenti e caratteri, non senza una vena d’inquietudine, es. nei sogni-incubi di p. 93.»; [Erano stanze] «Nei dieci racconti che descrivono ‘oggetti, ambienti, personaggi e situazioni’ (P. Poggi, p. 3) se da un lato sono preminenti le singole vicende spesso con difficili rapporti interpersonali, dall’altro la coscienza di un’oggettività presente nelle cose, con intima e quasi segreta dimensione, si riflette nella prosa, piana e senza complicazioni, grammaticalmente corretta. Luoghi (e le stanze come identità), poi La casa, Hotel: quest’ultimo fra i più significativi per quel poetico finale a p. 76. Oppure la memoria (La casa del nonno) e una struggente umanità (Foll).» [Foglie di pensieri] «La sensibilità verso l’immagine con uno stile dal taglio lirico a volte se ne discosta, forse per un istintivo richiamo fonico: “baci golosi di bimbi bavosi” (A mia madre, p. 14); nel contempo vi è un aspetto sbarazzino, tipicamente giovanile, per taluni spunti che ispirano simpatia facendo intravedere quel mondo ideale che sta oltre la scrittura... ma infine si tende all’armonia, e la composizione che porta tale titolo si realizza senza forzature, con la lievità del “silenzio d’una foglia”.» [Libri sempre] «Prosa limpida e punteggiatura pressoché ineccepibile, due elementi spesso negletti da certi autori; ma in questo romanzo breve o racconto lungo che dir si voglia c’è anche lo stile, e una storia: l’amore per il libri la percorre con slancio quasi istintivo, innato. La diversità tra arte figurativa e scrittura si rileva a p. 18: un libro con scarse illustrazioni consente alla ‘fantasia di spaziare in un mondo immaginario’ – il che significa che la parola scritta è libertà lasciata al fruitore; infine, un utile suggerimento: ‘rileggere lo stesso libro’ (p. 30).»; [Luci e ombre] «Da alcuni anni l’autrice esce con sue pubblicazioni che mostrano più d’un lato interessante: la presente raccolta si affida a un certo romanticismo in virtù dell’eleganza formale sempre equilibrata e sostenuta da immagini ispirate alla natura; qua e là si assiste a improvvise folgorazioni, lampi che sembrano cogliere l’istante di un gesto in una percezione [meta]fisica: ‘Spezzava l’aria di netto lo schiocco | secco d’una forbice arrotata’ (Tralci a terra); uno dei tanti incipit dove il ritmo si evidenzia è ad es. con l’anapesto ‘Hai guardato i tuoi occhi allo specchio’ (p. 14).»; [Ogni passo un giorno] «Sei racconti d’identico registro stilistico ma diversi come tema; il primo (Il filo delle rondini) si configura ancora quale sviluppato bozzetto per la grazia e la lievità del dettato; più organico in senso narrativo Il cappello pestato, mentre La voce appare il più riuscito per l’indagine psicologica dei personaggi e un rapporto precario concluso nella scrittura, unica realtà che sembra resistere al tempo; anche dai restanti comunque si coglie la delicata trama dei sentimenti. La raccolta è risultata vincitrice al concorso ‘Scriviamo un libro insieme’.»; [Bambole] «In confronto ai racconti [Ogni passo un giorno] la stesura di un romanzo, per quanto breve, comporta maggior impegno di struttura e coerenza narrativa. L’a. mantiene le sue caratteristiche di stile: prosa senza fronzoli, dialoghi e parti descrittive espressi con assoluta naturalezza, pregio non trascurabile se consideriamo l’artificiosità di tanti romanzi contemporanei. Positiva anche la parte tecnica oltreché espressiva: undici snelli capitoli, e periodi essenziali ove non mancano momenti di poesia.»; P. Ruffilli [Quello che ancora non sai] «Dietro questa scrittura c’è un talento naturale sostanziato di grande professionalità… Una dote, quella di A. di sapere raccontare qualche cosa indipendentemente da ciò che racconta… Come un narratore sapientissimo lei conosce tutti i particolari dei suoi personaggi, non ce li rovescia addosso come lettori. Ma proprio perché li conosce molto bene, a lei basta poco per evocarceli sulla scena della storia che sta raccontando e noi restiamo catturati, colpiti, perché cogliamo subito, attraverso la sua allusività, i loro caratteri.»; A. Tufarulo [Quello che ancora non sai] «Tutti i personaggi del libro, in fondo, sono protagonisti ben delineati e ben inseriti nel quadro funzionale della storia, tutti anelli di una stessa catena e quindi tutti dipendenti gli uni dagli altri. Trovo lo stile interessante, continuamente in bilico tra passato e presente, tra flashbacks su un mondo ormai lontano e improvvisi ritorni, in un linguaggio concreto e chiaro nella sua semplicità.»

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Fosca Andraghetti
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