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Badiali

Massimiliano (Arezzo 1972), poeta, scrittore e saggista, vive ad Arezzo. Gran parte della sua vita è dedicata allo studio. Nel 91 ottiene la Maturità Classica, nel 96 la Maturità Magistrale, nel 97 il Diploma di Scienze Religiose. Nel 99 si laurea in Lingue a Firenze e inizia ad insegnare ed esperimenta l’insegnamento in ogni ordine e grado di scuola: è ora docente di ruolo di Lingua Francese alla Scuola secondaria di Primo Grado. Ha fondato il Labirintismo . E' Presidente della Onlus Mecenate. Ha pubblicato: Brandelli d'inconscio (1998, poesia), Piramide di dignità (1999, poesia), Sipari di cartapesta (2000, poesia), Miraggi di sole (2000, racconti e novelle), Habere artem (2000), La malattia mortale (2005, con prefazione di Mario Luzi), Spume di esistenza (2007). Ha tradotto Sterminio del mio fegato di Werner Schabb e ha scritto l'opera teatrale Labirinto di Basedoolf (2006) rappresentato il 25 marzo 2007 ad Arezzo. Ha conseguito diversi primi premi in concorsi letterari: 1998: "Convivium"; 2000: "Viareggio"; 2003: "La disfida di Barletta"; 2004: "Autore dell'anno"; 2006: "Autore dell'anno"; 2007: "Libro d'Oro".

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, fra gli altri: Anonimo [La malattia mortale] «Questa poesia è un inno d'amore all'assoluto, è un canto icastico a Maria, dietro cui si nasconde il dolore e il candore del tormento religioso e umano. Ill.mo Mario Luzi impressioni registrate sulla poesia La malattia Mortale. (Lettera del 12 Aprile 2004)»; V. Badiali [Spume d'esistenza] «E’ nel girotondo di una giostra di balocchi, di cavalli a dondolo e mistificazione di antiche sensazioni… Della poesia di B. non cattura l’evocativo, il surreale e crudo evocato reale, ma l’empatico…. nella lettura si è colti, catturati in un girotondo d’anime in un transfert così privato e personale da divenire l’essenza stessa di un fenomeno universale. Assoluto e relativo di fondono, si confondono, in quel luogo dove non esiste più o-o ma tutto si denuda per mostrare la sua natura inconscia e terribilmente e fatalmente onirica. E’ il subliminale, prima ancora del subconscio che esce con tutta una sua forza paradossalmente consapevole e si pone con tutta la certezza della verità soggettiva e soggettivante in un luogo dove al o-o si contrappone l’e-e. Amore e odio, spirito e carne, divinazione e dannazione, memoria della coscienza e memoria di copertura, tutte facce della stessa medaglia; un inconscio prepotente che per anni ha condotto l’autore in una linea espressiva che stupisce e incanta e disorienta alla comprensione il lettore. Una scelta, a mio avviso voluta … un labirinto di idee che non permette al lettore di addentrarsi più avanti…. Che permette al poeta di separarsi, di individualizzarsi artisticamente e umanamente. Negli anni la poesia di B., ha perso quell’impronta di dover essere, quel tocco che a tratti in maniera stilisticamente stupefacente confondeva volutamente il lettore, per assumere un carattere profondamente autentico per la naturale forza che esprime, nella parola interiormente sentita e vissuta e scaturita dal vissuto espressivo adesso egosintonico dell’autore. Usciamo avvolti da questa lettura, profondamente presi da questo complesso linguaggio dell’essere che con questa nuova raccolta, sembra accettare seguendo i movimenti inconsci dell’autore stesso la relazione dell’ascolto… Come sospesi, inebriati possiamo cogliere il dolore il colore e il profumo di questo spazio senza tempo di questo luogo che Massimiliano Badiali ci regala, ci offre ci imm.»; M. Battilana «Un nome proprio nuovo per una poesia che, sotto l’esperienza di poesie già note (versi brevi, strofe in miniatura) rivela un’inventiva pudicamente nascosta nei dettagli. La parola isolata, unica tratta dal contesto appositamente per creare un contesto diverso dipinge così sentieri inattesi dove amore e morte sono ugualmente trattati per leggeri tocchi, accenni pudichi, brandelli emotivi, tracce minime. In queste liriche, rigorosissime nella loro levità, non soltanto ogni cosa ha un preciso significato: ogni cosa ed è quel che ancora più conta, ha soprattutto e in primo luogo un preciso valore.»; A. Bernabei [Habere artem] «Pochi versi decisivi per definire quello che "ditta dentro" quando si scrive.»; R. Bromuro [Sipari di cartapesta] «...è un poeta, si può dire affermato, ha vinto alcuni premi importanti, è amico di Peter Russell, Mario Luzi e Jean Rouaud. Tre poeti di cui ci siamo occupati. Stavo dicendo che incontreremo un poeta che si è interessato e s’interessa anche di teatro. Afferma Marilla Battilana (La Nuova Tribuna Letteraria, n° 1/1998) «che la sua poesia rivela un’inventiva pudicamente nascosta nei dettagli» noi, siamo d’accordo con il terzo dei suoi estimatori, di cui non si riesce bene a capire chi è, quando afferma che la poesia del B. è "difficile tanto nella comprensione, quanto nella lettura. Troppo spesso le parole prevaricano i significati, o si assiste ad un totale disinteresse verso le regole della punteggiatura e della sintassi»" ...la poesia che la sorte ha voluto parlassimo, è un perpetuo avvicendarsi di un vertiginoso volo della fantasia. Gli anelli che balzano dal cuore, come lava ardente di un vulcano, contrastano fieramente e tragicamente coi mezzi di cui l’artista, ancora poco esperto del maneggio del verso, poeta d’istinto e non di scuola, dispone per riprodurre la visione poetica interiore che lo soggioga...»; [Habere artem] «Tra le poesie pubblicate su «Interactive People» abbiamo scelto «Lacrime di sale», perché la più comprensibile, strabiliati di come una poesia che riporta il lettore e l’arte poetica ad un periodo oramai sorpassato, se non fosse per la presenza di Mario Luzi, l’ermetismo, sia storico di Montale, sia immaginifico di Ungaretti, oppure quello velatamente cristiano di Caproni, non avrebbe ragione di esistere. Ecco il motivo della nostra meraviglia nel leggere che questa poesia sia stata presa in considerazione da giurie di premi letterari e da letterati che si stanno facendo un nome nel campo. Da dove scaturisce il fascino dello spirito artistico del B., l'ethos e il pathos della sua poesia, la «tonalità» che pur essendo obsoleta si può dire in brevi e semplici parole: un sentimento del mondo, fondato sopra una ferma fede e un sicuro giudizio; animato da una ro-busta volontà. Quale sia la realtà, l'autore la conosce, e nessuna perplessità impedisce o divide e indebolisce il suo conoscere, nel quale il mistero e solo quel tanto a cui bisogna piegarsi riverenti e che è intrinseco alla concezione stessa. «Riverbero di vite»; M. De Mattheis [Piramide di dignità] «L’istinto della ricerca sa che il porto da raggiungere di uno stile avanzato e d’avanguardia raramente riesce a collimare con la brezza leggera di un cielo terso delicata espressione che guiderebbero il poeta verso l’approdo finale. B. esaspera positivamente involgendo tutta la tessitura della sua opera, impreziosendola con episodi e frammenti inconsueti e pregnanti, di citazioni, che mai rimandano sterilmente al conseguimento puerile del proprio superamento, ma distendono efficacemente la tematica. Il messaggio che viene raccolto parla d’inquietudine, di un animo minato nelle fondamenta dalla sensibilità, che in vece di uno sbocco automatizzato della narrazione, predilige la verità, stagliandosi sullo sfondo livido di un paesaggio quasi onirico, dove rimane a mezz’aria, attendendo grazia o condanna, errando fino a che odio ed ingiustizia troveranno pace e ristoro nel calore di un corpo idealizzato. Mentre il secolo volge al termine, la fatica di continuare ad essere si protende fino a farsi respiro, straniando la latitudine in cui si perde, ebbro di esaltazione, il ritmo dell’esistenza.»; A. Ferrarini «Sulla poesia "Brandelli d'Inconscio": Brevissimo frammento che ricorda i nostri poeti maggiori e nel suo incipit si appoggia a qualche minimo frammento, un ancora, un già per decidere di affermarsi e nutre ancora incertezze nel suo incedere: guardare dietro con certezza le azioni dovute, i profumi tralasciati, "i limoni delle nostalgie mai raccolte". Ancora brilla nella poesia una luce, in tanta assenza la vita ha lasciato la possibilità di vivere ancora l'immaginazione.»; G. Ianuale «Autore toscano che indaga sulla vita interiore con chiara forma espressiva, rievocando fasti e nefasti fra Dandismo Dannunziano e stile liberty, dove memento e nemesi storica segnano il cammino della civiltà.»; G. Lastaria [La malattia mortale] «Queste poesie di B. procedono a piccoli tocchi, quasi tratteggiate a matita per paura che rimangano impastate nel foglio e non volino verso la mente attenta del lettore. al contrario il transfert avviene quasi subito e la mente non può più sottrarsi alla riflessione indotta dalle parole, dalla loro musicalità interna e profonda aderenza sonora e semantica. Tutto sembra procedere secondo un filo rosso di scoperta e ricerca lirica mai scontata e sempre in linea con il filone tardo poetico novecentesco ... in questo altalenarsi di idee e emozioni, i versi nascono con una naturalezza sconcertante, tanto che la ricerca poetica portata avanti dall'autore ne viene quasi fagocitata, pur resistendo negli intenti. E' il fiume in piena delle parole a condurre la mano di chi scrive e a costringerlo ai suoi sinuosi voleri, non ultimo quello dell'amore passionale e vitale come un soffio d'eternità. Stilisticamente come accennato domina una naturalezza espressiva che nasconde una profonda ricerca linguistica e fonetica, bagaglio fondamentale per una poesia davvero nuova e non più schiacciata da antichi modelli anti-contemporanei.»; M. Luzi [Habere artem, da una registrazione sulla Poesia del Novecento, Viareggio 2000] «Il messaggio che viene raccolto parla d’inquietudine, di un animo minato nelle fondamenta dalla sensibilità, che in vece di uno sbocco automatizzato della narrazione, predilige la verità, stagliandosi sullo sfondo livido di un paesaggio quasi onirico, dove rimane a mezz’aria, attendendo grazia o condanna, errando fino a che odio ed ingiustizia troveranno pace e ristoro nel calore di un corpo idealizzato. Mentre il secolo volge al termine, la fatica di continuare ad essere si protende fino a farsi respiro, straniando la latitudine in cui si perde, ebbro di esaltazione, il ritmo dell’esistenza.»; [Piramide di dignità] «La raccolta è semplicemente "difficile"; tanto nella comprensione, quanto nella lettura. Troppo spesso le parole prevaricano i significati, o si assiste ad un totale disinteresse verso le regole della punteggiatura e della sintassi. Come se non bastasse non c'è né un metro, né una particolare successione di rime; niente che inviti ad una qualsiasi cadenza. Anche la versificazione è unicamente volta all'esaltazione della parola. Ci sono brani di questa raccolta che mi hanno profondamente colpito, che mi hanno veramente lasciato qualcosa. Sono quelle parti di essa che paiono esser frutto di un'illuminazione momentanea; la diretta trasposizione in parole di altrettante idee, che esemplificano una grandissima sensibilità poetica. Sono passaggi in cui l'artificio è praticamente naturale, frutto diretto della creazione. (Sto parlando di composizioni come "Cuore" e "Telos") Ringraziandoti e sperando che il mio operato ti sia utile, ti lascio con quattro versi che non dimenticherò: "...dentro del dolore non ho macchiato la purezza. (23 set. 1999)»; G. Luzzagni «Autore giovane, non ancora definitivamente maturo, ma già ben oltre ogni apprendistato. B. presenta una trentina di composizioni scarne e rappresentative del suo mondo creativo. colpisce, come aspetto maggiormente originale, il fermo equilibrio tra un'eco sfumata di maledettismo- qui e là venato di accenti morbosi e leggermente orridi, scapigliati e ossianici- e una sostanziale delicatezza e dolcezza di sentimenti, unita ad una valida capacità immaginifica...»; M. Montacchiesi [Spume d'esistenza] «“…in rivoli di solitudine di fiori opachi” (dalla poesia-La malattia mortale) Verso, questo, che mi riconduce, per analogia, interpretazione, pàthos ed emozione, alla struggente malinconia, all’ostinata solitudine di Marcel Proust, interrotta soltanto da brevi riapparizioni in società e dagli incontri con pochi amici e letterati. E, come in Proust, evinco l’esigenza di una ricerca tesa a recuperare l’essenza di quanto nel passato fu vissuto solo come esistenza immediata, l’esigenza di una ricerca tesa a trasformare in presente assoluto quanto era stato consumato come tempo e, perciò, spesso vanificato e perduto “…Perché la vocazione non ebbi come dono soprannaturale?”... Questi versi, come potrebbero non ricondurre a Franz Kafka? In lui, l’isolamento, fu forse più marcato che in Proust, dettato, soprattutto, dai tormenti d’amore, fino a che trovò una ragione di vita accanto a Dora Dymant. Ricorrente è in Kafka, e la stessa ricorrenza evinco dalla sua poesia, dalle sue poesie, prof. B., la capacità di trasformare in un’atmosfera di magia ed allucinazione, il problema dell’incomunicabile solitudine della creatura umana in senso lato e del poeta in senso stretto. Creatura umana o poeta, prigioniero in un mondo che non riesce a comprendere....»; [Spume d'esistenza] «Elementi, questi ultimi, che possono essere riconducibili ad una dialettica sartriana “L’essere e il nulla”(1943), contraddistinta dall’analisi di un’azione etica in cui la coscienza, intesa come assoluta libertà, viene a collisione con l’aborrevole inerzia della realtà. Similmente a Luis Borges, invece, riesce a costruire slittamenti temporali... E come in Borges, l’intera poesia da l’impressione di una realtà parallela al sogno, di una lirica fase rem, in cui si susseguono immagini incontrollate dalla coscienza.»; « Con Nel Labirinto di Basendolf, B. non intende assurgersi né a catechèta dogmatico, né a letterato lùdico, bensì a ruolo di dialettico che specula sull’universo labirintico, congetturandone il limes ana-catabatico che da esso possa l’uomo emancipare. Antropologicamente ed ontologicamente, gli archetipi umani sono rimasti immutati nel corso dei millenni ed è sulla base di questo postulato che Badiali chiede ed afferma “…non cercate in voi stessi un barlume di speranza in un oceano di disperazione? Se lo negate, siete ipocriti”. Questo per evidenziare l’omologia archetipica del labirinto umano e l’universale istanza di “Esodo dal labirinto”.»; G. Perrone [La malattia mortale] «Un lavoro poetico interessante e ricco di suggestioni che tenta di riscoprire una liricità pura del verso. La classiocità stilistica che caratterizza questo testo non appare de modé, ma dimostra una profonda attenzione per l'attualità tematica e descrittiva. Ne emergono sensazioni contrastanti di passione, malinconia e riflessione per certi aspetti, ma sullo sfondo troneggia la tensione verso la conoscenza.»; J. Rouaud [Habere artem] «J’ai lu avec beaucoup d’intérêt votre poésie dans laquelle j’ai retrouvé des thèmes methaphoriques qui me sont familiers: le processus inconscients de mon écriture labyrinthique à explorere les clairs-obscurs de la mémoire. Vous avez bataillé contre les tropisme de l’exercise de pure virtuosité. Dans votre livre il y a le drame de l’homme double, créature déchue et objet d’un perpétuel conflit entre le ciel et l’enfer. Le rythme de la phrase elle-même est fluide, émotionnel, intime et musical.»; L. Somma [Spume d'esistenza] «Bei versi, grande poesia, complimenti! Oggi non è facile trovare una poetica così pregnante ed efficace. L'Arte, quella con l'A maiuscola, è una sottolineatura di ciò che si sente e che si esterna vuoi in prosa che in poesia o in pittura o scultura, insomma in tutte quelle forme artistiche che riescono ad evidenziare un talento.»; [Spume d'esistenza] «Questo nuovo lavoro di B., ideatore e fondatore del Labirintismo, un nuovo movimento dal quale faccio parte come socio onorario, che sta moltiplicando gli artisti aderenti a vista d’occhio, è indubbiamente un’importanza testimonianza esistenziale dell’autore che si aggiunge alle precedenti opere.»; R. Stilli [Piramide di dignità] «Questi versi ci catapultano in quella che fu l'epoca d'oro della letteratura greca: Versi dotati di grande passione che lasciano spazio sia alla pacata riflessione sia ad intensi slanci di passione: "Non è il critallo di quiete che non infiamma (Piramide di Dignità).».

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