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Capuzzo

Antonio (Padova 1958), poeta, vive a Vicenza.

Ha pubblicato alcuni volumi di poesia: Oltre gli antichi simboli (1996), Mattini a Monteviale (1999), Un emergere d'anima (2000), Come in un sogno. Viaggio di Cristo nell'oltretomba (2001), La sopa e la luna (2002, poesie in dialetto)  e diverse sue poesie sono presenti in antologie letterarie. Recentemente è uscito il libro-intervista Riflessioni sulla poesia. Antonio Capuzzo intervista Anisa Baba Bressan (2003).  Ha promosso e coordinato un'antologia collettiva a tema La vera e la falsa Eva. Poesie sulla clonazione (2003). Ha ricevuto nel 1994 il premio speciale dell'Aido nel concorso "Maggio Pontelongano" e nel 1997 il primo premio "Atheste" per la letteratura religiosa.

Intorno alla sua produzione poetica hanno scritto: A.Baba Bressan «In questa terza opera Un emergere d'anima, C. ci offre la sua espressione più matura, dove l'eterno problema dell'ansia dello spirito che ricerca l'assoluto, è pur legata al suo vivere, al suo confrontarsi con i sentimenti che ci legano alle persone care, alle cose che lo circondano che, anche da piccoli aspetti del quotidiano, assurgono a sentimenti universali. ... Vicenza ha in C. un giovane poeta, giovane, ma già maturo nei sentimenti e nella scrittura con cui si esprime e gli auguriamo un continuo succedersi di soddisfazioni, sicuri che il nostro augurio è ben riposto.» - E.S. Bertoldo «C. è lo scrittore della fantasia, nel duplice aspetto del fantastico e della fantasy. ... Non solo gioco d'invenzione, dunque, le tre brevi prose di C. (la fiaba Il castello di Trondheim, il dialogo Penelope e Ulisse, nell'intimità, il bozzetto fantastico Il professore) ma soprattutto meditata riflessione sull'esistere e sul morire per rinascere. Non definiremmo comunque C. uno scrittore eminentemente speculativo, che sarebbe un limitarne le qualità inventive ed espressive.» - G. Bertoli «Versi intensi e delicati che esaltano l'anima, il senso delle cose, del paesaggio, del creato in genere, dove l'uomo, con la propria anima irrequieta o insensibile o sorda a volte ai misteri universali, stenta a trovare punti fermi che facilitino la percezione naturale della vita.» - O. Cestaro «L'autore gode la natura, come un dono che lo colma sempre di stupore... Anch'egli gusta la 'gioia cosmica' del vivere, ma vuole andare 'oltre gli antichi simboli'.» «[Come in sogno. Viaggio di Cristo nell'oltretomba] Il poeta tenta di andare oltre le vicende storiche di Gesù; attinge la fiducia che era già di Socrate, coglie l'anelito divino presente in ogni religione e si fa narratore di una vicenda metafisica, di un cammino verso la trascendenza non raggiungibile. Cerca di andarle incontro con speranza e commozione.» - L. Chittero «Lo stesso titolo del volume Oltre gli antichi simboli vuole essere un invito ad andare oltre l'apparenza delle persone, delle cose, degli avvenimenti e a cercare in essi il significato profondo che C. trova nella dimensione spirituale e religiosa.» - A. Contran «La presenza di Dio affiora in ogni testo, soprattutto là dove l'a., che è anche studioso di teologia, esprime il suo sincero stupore per il mistero dell'incarnazione e per la grandezza della dignità della persona.» - B. Cozza «È questa la sua poesia che approda alla filosofia dello spirito. E difatti, possiamo dire che la poesia consiste anche nell'idealità dell'intuizione fantastica.» - F. De Napoli «Lo stile, lineare e pacato, sa ben adattarsi alla silenziosa levità delle immagini, attraverso l'uso ritmato di pause ed attese.» - E. Diedo «Del dialetto, nello specifico, quello padovano, C. nel poscritto della propria silloge, asserisce: "Lo scrivere in dialetto ha evocato in me periodi della mia vita in cui sentivo parlare spesso questo linguaggio ... il dialetto, con le sue cadenze e il suo sistema di significati e di evocazioni, ha formato nella mia mente una specie di teca, dove tutti questi ricordi e questi sentimenti vengono custoditi con la loro freschezza e il loro prezioso clima di entusiasmo, di fiducia nella via".» - A. Ferrarini «I libri di C. sono d'oro e leggeri, da cappotto più cha da giacca, da notte più che da giorno, da mostrare a pochi, da aprire con garbo, da gustare nell'odore della carta... Ogni pagina si specchia in quella accanto e un testo illumina l'altro, in sequenze brevi, di brevi, non brevissimi, testi. (...) Valore e limite dunque della parola, del segno, tramite ricco per quanto povero della comunicazione poetica, del messaggio di grazia e di tenerezza che ci viene da questi piccoli grandi testi di C.» - G. Giolo «La sua poesia è in grado di rivelarci chi siamo e dove ci collochiamo nel disegno di una totalità che precede la nostra esistenza. Ha una sua sacralità all'interno della quale la nozione stessa di senso e di ispirazione viene a coincidere con la virtù e stato d'animo di una grazia che ci illumina. In lui le immagini delle cose anche più semplici e quotidiane assumono connotazioni e significati profondi che vanno al di là delle parole e del loro significato...» «Una voce, quella di C., che sa essere dono e mistero, avventura e memoria, lucidità e trasparenza, calore e poesia. Poesia che è densità dietro la semplicità, fatta di notazioni diaristiche che alternano continuità e inversioni temporali, inframezzate da pause di silenzio e di respiro, ma che, nella ricca tramatura di interni richiami e rinvii, si amplificano ad abbracciare l'intero significato della vita nella sua pienezza di esperienza formativa» «[La sopa e la luna] Marginalità, non decifrabilità, perdita, sperimentazione, originalità che si propongono quindi non di abbassare ma di innalzare e nobilitare il linguaggio poetico che comporta – come scrive Ruffatto – "una modificazione del dialetto in una sorta di elitaria lingua di cultura che diventa serbatoio di cortesia ed eleganza, quanto mai fertile per la poesia". Questa è l'operazione che anche C., poeta essenzialmente colto e filosofo, cerca di attuare nella sua poesia dialettale, abbandonandosi a un canto che si fa tutt'uno con la natura e il paesaggio...» - M. Klein «E la poesia diventa quanto di meglio e di generoso possa saltar fuori tra le pietre dei gesti quotidiani: occasione di tempo sacro, germe di grazia nel labirinto delle parole comuni, lacrima di cielo tra tante emozioni terrene, simbolo antico del tuo Dio più segreto.» «[La sopa e la luna] C. el ritorna a le origini, par rivisitare un mondo visto co i oci de un'età che vede tuto rosa, oro, argento e rosso come l'entusiasmo incossiente che sbisìgola quando i ani i ghe sta tuti tra una o do man. ... E xe interesante l'uso de i vocàboli, esatamente dialetali, che l'a. ga da 'ver catà in depòsito ne la so mente e 'desso csuuì preziosi nel voler parlar de robe che ne gà lassà.» - C. Magaraggia «Con la raccolta Oltre gli antichi simboli C. si era accostato al genere poetico degli "Inni sacri" verseggiando sui più significativi misteri della fede cristiana... Con il nuovo lavoro [Come in un sogno. Viaggio di Cristo nell'oltretomba] C. torna alla poesia religiosa in un'ottica certamente più impegnativa: frutto di una meditazione elaborata ed approfondita è un poemetto in versi sciolti, incentrato sul più sublime dei misteri, quello pasquale, e scandito in tre momenti distinti: la Crocifissione, la Discesa agli inferi, la Resurrezione. Il titolo-similitudine prescelto, Come in un sogno, ci suggerisce subito una leggera voluta ambiguità che serpeggia nel testo.» - C. Magliulo Podo «Versi nitidi, semplici, della brevità di un haiku, ma dalla profondità di poemi epici. Dove la vita, pur nella sua crudele realtà, trova un significato ammantato di poesia. I sentimenti, capisaldi di nobili strutture, vivono nella loro atmosfera di luce e s'irradiano ovunque, con fremiti nascosti e ovattati.» - U. Marinello «...C. esprime poeticamente l'impotenza umana a capire il grande mistero dell'amore di Dio e la gratitudine per il dono incommensurabile della fede che rende fertile anche quell'impotenza. ... C. è capace di esprimere concetti anche ardui in un linguaggio accessibile, che la sintesi poetica rende penetrante e convincente. Il ritmo è sostenuto, ed il verso, pur assolutamente libero, non perde mai la propria musicalità grazie all'oculata scelta lessicale.» - G. Matteazzi «Lo stile è quello del racconto in prima persona [Come in un sogno. Viaggio di Cristo nell'oltretomba] , un monologo che può far pensare a quello della Divina Commedia e del viaggio di Dante dal buio della mente e del cuore verso la luce di Dio, ma qui C. osa anche di più, perché il monologo è quello di Cristo che vive, come in un sogno, la Crocefissione, la discesa agli inferi e la Resurrezione, facendosi interprete di tutti i dubbi e le paure dell'uomo, anche se credente, di fronte al mistero della morte, quando la resurrezione è una fortissima speranza ma non riesce a diventare del tutto una certezza.» «[La sopa e la luna] C. si cimenta con il vernacolo senza rinunciare all'accuratezza nella forma e all'attenzione alla semantica che sono caratteristiche del suo stile, ma nello stesso tempo sembra assecondare l'efficacia dei suoni dialettali, concedendo più spazio alla spontaneità, all'immediatezza e anche ad un certo umorismo.» «[La vera e la falsa Eva] Autore sensibile e poeta apprezzato, C. veste in questo libro anche il ruolo di curatore: sua è infatti l'idea di realizzare una serie di quaderni di poesie di autori diversi unite dal filo conduttore dell'argomento. Questa prima raccolta è dedicata ad un tema di estrema attualità: la clonazione. ... Quello che è invece molto interessante è vedere come poeti assai diversi per età, formazione culturale, gusti letterari affrontino l'argomento cercando la riflessione e il coinvolgimento del lettore.» - S. Mazzarol «La sua lirica fotografa i sentimenti e le emozioni provocati dagli scorci, dal paesaggio, dalla morte come stupore alle tracce di parole che sono i capitoli in cui è articolato il libro [Mattini a Monteviale]. Poesie sensibili e acute che penetrano nell'intimo.» «[La sopa e la luna] Il primo 'viaggio' nella poesia dialettale di C. produce questo libro che raccoglie una cinquantina di poesie. L'a. non si discosta dalla cura stilistica e dalla ricercatezza del linguaggio tipica del suo stile, ma 'abbandonandosi' al dialetto, vi aggiunge più vivezza, efficacia delle immagini e anche, in qualche composizione, un tocco d'ironia.» - L. Nanni «Se la prima opera di C. [Oltre gli antichi simboli] aveva carattere religioso, questa seconda [Mattini a Monteviale] rivolge la sua attenzione al paesaggio di una località suggestiva del vicentino. L'a. prova qui un'altra corda del suo multiforme strumento poetico, di uno stile che coniuga perfettamente filosofia e natura... Dalla raccolta traluce un senso quasi panteistico che fa apparire la morte non come fine ma come separazione tra visibile e invisibile.» «Nel presente poemetto tripartito [Come in un sogno. Viaggio di Cristo nell'oltretomba] definisce l'aspetto spirituale di una non improbabile rivelazione.» M. Pavan «...nelle poesie è spesso confuso il sottile margine che intercorre tra religione e umanità: e questo è molto importante perché rende alla forma poetica l'essenza del suo intrinseco ed unico messaggio che è quello di saper comunicare attraverso un linguaggio pensato, di cuore e di ispirazione.» «[La sopa e la luna] I temi di C. scavano dentro l'anima, a rovistare tra gli ambiti nascosti e sempre vivi dei genitori, di paesaggi indelebili ed unici per davvero. Stagioni, persone, momenti si mescolano a considerazioni sagge, tipiche del dialetto, parlata essenziale, immediata per definizione. Si sente davvero che l'a. sa portare il suo contributo ad un veicolo linguistico ancora vivo, nonostante i tanti medici al suo capezzale che ogni volta sono sul punto di decretarne lo stato comatoso.» - M.G. Piazza «C. con questa sua prima raccolta di poesie ci invita ad andare oltre gli antichi simboli, ad avventurarci con lui su queste pagine sfogliando infiniti petali, nel gioco magico della speranza, dove, a volte, la grazia viene travestita con le sembianze della morte, dove in ogni oggi si può sperimentare lo stupore di essere vivo che si tramuta spontaneo in amore.» - L. Pinelli Pontello «C. si apre nella sua scrittura al vivere umano con le sue ansie ed offre un percorso di mistica bellezza, per andare oltre.» - G. Poli «[Come in sogno. Viaggio di Cristo nell'oltretomba] Il materiale linguistico, cui si applica un semplice e trasparente registro prosastico, non è privo di potenzialità luminosamente evocative, grazie alla sapiente modulazione di un verso di varia lunghezza e all'attento uso degli spazi bianchi tra e dentro le libere strutture strofiche.» - D. Pristinger «L'interiorità, il contatto col proprio mondo interiore, è la dimensione da cui affiorano le parole dell'autore, che si snodano in un filo conduttore lungo tutta la raccolta per addentrarsi talora in strettoie e vie indecifrabili, in 'labirinti' appunto, come C. ha intitolato la prima parte. ... E il linguaggio, che in generale è sempre chiaro, limpido, qui si fa essenziale, quasi scarno, perché l'intensità del sentire non si disperda minimamente in parole non necessarie.» - F. Rizzetto «La sua poesia spazia tra impressioni filtrate da una concezione filosofico-esistenziale ed un estetismo naturalistico.» - L. Romeo «Il bello della lettura, e della lettura di poesie in particolare, è che ciascuno coglie le risonanze di ciò che ha dentro di sé. (...) Sono stata accompagnata, dal poeta, lungo un percorso a tappe che, partendo dall'ambiente esterno, mi ha portato a cercare i 'segni dell'anima'.» - P. Tieto «L'autore, ed è fatto evidente, ha composto le sue liriche facendo tesoro di una formazione spirituale ricca ed accurata, ha costruito i suoi versi avvalendosi di una conoscenza linguistica dotta e puntuale.» - S. Tietto «Poeta che qui si presenta con una profondità che di molto supera quella già evidenziata dalle sillogi precedenti. Ed ancora, ciò che fortemente tocca è il suo vedere globale, e proprio a partire dai dettagli minimi, dalle piccole cose, dalla normale quotidianità – magari con una patina lieve di 'oscura malinconia', ch'è segno d'intelligente consapevolezza di non aver mai definitivamente visto tutto.» «Il linguaggio poetico di C. rende allora giustizia dei diversi accenti del coro lungo il percorso; e, ferma restando la pregnanza di una cristificazione cosmica, vede le nostre "particulae" riscattate - ognuna singolarmente - dal grande Afflato.» - M.R. Ugento «Sintesi di tutto, quella che C. ricerca, è una parola che non si limiti all'identificazione del nostro destino, ma che aiuti a trovare, fuori e sopra l'esperienza umana, il seme dell'immortalità.» «Chiaramente, per C., la poesia vale in primo luogo come dedica di riconoscenza, che non è mai sufficiente ad esaurire il debito concepito nell'anima dal suo vivere in dono gratuito tante ordinarie meraviglie.» - S. Valentini «La poesia di C. rappresenta - almeno per chi, come noi, è alla costante ricerca di scritture che guardino oltre la nostra realtà quotidiana in una prospettiva metafisica e religiosa - una rivelazione convincente e confortante, un orizzonte ricco d'indicazioni e prospettive non solo letterarie.» «La religiosità dell'a. padovano, pur rimanendo intatta, mostra infatti un'evoluzione nella quale, a nostro giudizio, si colloca l'essenza e anzi la possibilità stessa dell'espressione di fede in poesia.» «Perfezione dell'intento e della forma poetica [Come in un sogno. Viaggio di Cristo nell'oltretomba], purezza assoluta del dato sensibile e della sua espressione, coincidenza e padronanza totale di quello che vuol dire e di come riesce a dirlo. C. sembra aver superato ogni frattura e distanza tra oggetto e parola (che è a sua volta, in alcuni testi memorabili, tema di riflessione): è un autore splendidamente dotato ma è anche, indubitabilmente, un autore 'ispirato', poiché non solo sa tradurre in modo adeguato ciò che l'anima detta ma possiede anche, certo non un dono secondario, un'anima che sa riconoscere cosa valga la pena rendere eterno del molto che, momento per momento, bussa alla nostra mente.» «[Come in sogno] Ogni parola e ogni verso, comunque, non sono messi lì per caso, ma rappresentano il tassello d'un discorso teologico ampio e consapevole. Tutto ciò doverosamente detto, a nostro parere quest'opera non rappresenta il vertice di quanto finora fatto da C. – pur essendone la prova più ambiziosa – ma soltanto un particolarissimo capitolo del suo discorso poetico la cui specificità, secondo noi, sta proprio nella capacità di calare e compenetrare il mistero della fede cristiana nella quotidianità dell'esperienza terrena.».

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