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Careddu

Serena (Tempio Pausania), scrittrice, vive a Sant'Antonio di Gallura. Ha pubblicato: Storia di Luna (1999), Verso la luce (2005) e Viaggio verso la verità (2009).

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri: S. Andreacci Maldini «Considero Storia di Luna una novella-fiume con pregi e difetti d'un romanzo mancato... Gli scrittori odierni, illudendo se stessi di essere à la page con i tempi, si uniformano al linguaggio visivo del cinema, peggiore di quello delle caserme, osando trattare l'amore umano (tutto ciò che riguarda l'uomo è formato di materia e spirito, non può essere diversamente) con vocabolo indegno... Credono di essere moderni, poverini! Perciò descrivono giochi più o meno personali delle varie coppie (manifestazioni trasgressive verificatesi da sempre, come testimoniano certe pitture pompeiane).»; F. Banchini [Storia di Luna] «Gli aspetti principali della problematica giovanile sono presenti in questo romanzo breve ma denso di vicende. Il difficile rapporto dei ragazzi coi genitori: questi non conoscono l'intimo dei loro figli, i quali a loro volta con tutta naturalezza nascondono loro ciò che realmente sono, i propri pensieri e atti: due mondi che fra le strette pareti domestiche solo si sfiorano, senza mai il contatto della reciproca comprensione... È un libro che ha la schiettezza e l'asprezza, ma anche la freschezza, della gioventù. E se giovanissimi sono i personaggi, giovane è anche l'autrice, alla sua opera prima. Opera acerba e avvincente di chi non solo dimostra di saper osservare attentamente la realtà, ma di saperla anche vividamente trasferire sulla carta: che non è facile. Se narratore è chi racconta la vita, C. è narratrice nata. Non la conosco di persona, ma sono sicuro che ha altre storie da raccontare: che lo faccia, affinando un poco la `tecnica' e facendo tesoro dell'aumentata esperienza, ma non perdendo nulla di quelle doti che ora ha così ben palesate: spontaneità, impeto, originalità, insieme con una non comune capacità visiva e rappresentativa.»; G. Bárberi Squarotti [Storia di Luna] «Il Suo romanzo è fresco e vivace, e un poco ingenuo anche nell'ottimismo festoso della vita. Ma non è poco davvero, in tempi di letteratura cupa, tetra, noiosa. Con gioia, allora, ho letto le Sue pagine.»; R. Cerminara [Storia di Luna] «Non è infrequente, nella narrativa confondere un io narrante con un compiaciuto io raccontante da voler collocare tra i lacerti di una letteratura generazionale. La "notizia" dell'autrice conferma con benevola comprensione le prepotenze, gli egoismi e la vacuità tipici di questi figli dell'omologazione che, si spera, non debbano diventare figli della clonazione. Anche Banchini, nella lunga e convincente prefazione non può esimersi, nella nota di chiusura, di richiamare questa propensione all'appiattimento linguistico, valenza documentaria di un costume che vorrebbe potesse cambiare. Con queste rapide notazioni si mostrano già delineati i due binari sui quali scorre questo racconto vagamente autobiografico, il più coerente per dare contezza, dietro gli apparenti lustrini, della propria, avvertita e coinvolgente precarietà. Un racconto dunque che non riesce a diventare «romanzo, per l'assenza della capacità di vedersi dal di fuori, per quella impaurita voglia di vivere sempre» a suo modo... Ma per Serena non mancano le attenuanti; innanzitutto quella di avere vent'anni e quindi ancora tanto tempo per interrogarsi, scavare al suo interno con sussulti meno monologanti, più incisivi, imperiosi, meno distratti.»; R. Colazingari «Storia di Luna, ovvero la storia di qualunque adolescente che si trova a passare dagli anni spensierati della fanciullezza, all'affrontare la vita vera con tutti i suoi annessi e connessi. Luna, è la storia di una maturazione giovanile, arrivata per gradi attraverso tutte le difficoltà che la vita ci impone. La famiglia e il suo non dialogo con la mamma. Il difficile rapporto tra genitori e figli, che dovrebbe basarsi sul dialogo, sul confronto, che in realtà non c'è. La colpa viene da tutte e due le parti. I genitori presi dal ritmo serrato del lavoro, i figli che vogliono fare di testa loro e non amano essere consigliati... Serena Careddu è una giovanissima scrittrice che è riuscita in modo mirabile a riportare su foglio una gioventù che sicuramente non è ancora bruciata.»; R. Dal Zilio [Storia di Luna] «In questo lungo ed intenso racconto, l'Autrice, giovanissima, agli albori della sua impresa di scrittrice, raccoglie le vicissitudini giornaliere della protagonista Luna e il suo gruppo di amici, tutti compresi nell'età posta alle soglie della prima giovinezza (18-20 anni). Con questo testo l'Autrice si fa da tramite per esporre l'avventura esistenziale di questi giovani percorrendo con loro quel breve ma delicato tratto di cammino che li conduce alla maturità. All'ingresso – diciamo così – riservato agli adulti. Non si sofferma però su risvolti psicologici né si attarda in descrizioni ponderate o filosofiche: in fitti e veloci dialoghi ella traccia, soprattutto, un quadro del cosiddetto disagio giovanile (una forma delle tante)... E dunque, questo piccolo libro, un messaggio rivolto al mondo adulto ma è anche un documento del nostro tempo, gli ingredienti ci sono tutti. Possiede inoltre questa storia, una sua morale che fa riflettere.»; M.E. Di Stefano [Storia di Luna] «La gioventù del racconto, studenti di liceo classico, che spinta dalla noia, o di chi sa che cosa, ruba, uccide cani per vendicarsi delle vecchie padrone, saccheggia la scuola per marinarla, si esprime senza pudore, fa giochetti erotici coronando ogni bravata con atti di giubilo, congratulazioni, baci e ubriacature, è da lodare. Nella vita accade di peggio: messe nere, stupri, omicidi a sangue freddo, traffici immondi contro bambini, scorpacciate di droga nelle discoteche, etc., etc.; quindi congratulazioni alla scrittrice che fa dire alla protagonista: «Mi faccio schifo» quando, quest'ultima, un bel momento ripensa alle passate scorrettezze. Anche la sua aspirazione a diventare scrittrice la pone al di sopra della ricerca di giochi materialistici donandole una parvenza ideale, ma non convincente. Perché? Perché l'ipocrisia e l'irresponsabilità la sommergono. Non ama la madre perché non capisce i suoi sogni. Ma quali sogni? Sposa un ragazzo ricco che non ama, dopo essere stata messa incinta da un sedicenne, povero in canna, che diceva di amare e che dopo il "fatto", disprezza e tratta a parolacce. Ma lei dov'era?»; G. Guidetti [Storia di Luna] «Molteplici sono i modi per far giungere agli altri "il grido di allarme" della propria solitudine, perché da questo "romanzo" di C. trapela solo e soltanto questa condizione di malessere esistenziale dei protagonisti. La solitudine dei giovani coetanei, costituitisi in gruppo non si risolve mai, anzi si alimenta con esordi di violenza, di gelosia, di esasperati intrighi amorosi. E questa la sconfitta più triste del sentimento giovanile, quello che ha segnato intere generazioni sui campi di battaglia, quando si moriva eroicamente per qualcosa di veramente costruttivo e valido. Qui i giovani sono morti dentro, e il loro clamore serve soltanto per dire agli altri che sono soli e non hanno più famiglia, né fede, né fantasia, gli stimoli più propizi per ritrovare il giusto sentiero della vita.»; G. Li Volti Guzzardi «Leggendo il breve romanzo della C., Storia di Luna, e per di più al suo primo approccio di scrittrice, sono rimasta ammaliata da questa storia moderna, colma di amori giovanili, di avventure, di violenze di ragazzi per bene, studenti con il pallino della distruzione a tempo perso... Questo drammatico racconto passa davanti al lettore come un film e non si dimentica per parecchio tempo, la fine, ancora cosparsa di morte, resta indelebile nella mente come immagine riflessa sullo schermo... Questa ragazza possiede un talento eccezionale, non solo raccomando di leggere questo tragico romanzo, ma non vedo l'ora di poter leggere il prossimo.»; W. Nesti [Storia di Luna] «Leggere un'opera prima espone a due rischi: il primo è quello di sottovalutare l'esperienza di un'esordiente, con il rischio di non riuscire a vedere i molti fiori nascosti fra le erbacce; il secondo è quello di lasciarsi coinvolgere sia dalla storia che dal linguaggio e di conseguenza non attribuire il giusto peso ai limiti e anzi spesso confondere i limiti con i pregi. È un trabocchetto che io tento sempre di evitare, anche se non so quanto ci riesca. Nel caso di C., è molto facile lasciarsi coinvolgere dalla lettura di queste paginette, che con linguaggio immediato, lontano dai fronzoli letterari riesce subito ad attrarre l'attenzione del lettore e a farlo partecipare con passione alle vicende di quel gruppo di adolescenti, quasi tutti figli di papà, che tutto hanno ricevuto dalla vita e quindi non sanno apprezzare quanto la vita offre loro, fino a smarrirsi in atti di teppismo o vandalismo che arrivano fino alla tragedia con la morte di Chicco... Ad ogni modo, trattandosi dell'opera di una ventenne, non bisogna essere tanto severi. Come ho detto all'inizio, se non si ha autocontrollo, è facile lasciarsi invischiare nella lettura e giungere alla fine senza aver avvertito alcuno scricchiolio nell' impalcatura narrativa dell' autrice. Che possiede, su questo non ci sono dubbi, doti indiscusse di narratrice (ma forse anche di sceneggiatrice), che riuscirà a mettere ulteriormente a frutto.»; E. Salati Di Iaconi [Storia di Luna] «C., sarda di Tempio Pausania, esordisce con questo racconto, o meglio diario e riflessioni sulla gioventù d'oggi... In questo romanzo-documento sulla vita vacua di certa gioventù la C. ha trattato argomenti ambiziosi col segreto proposito che tocchi al lettore rintracciare un succo, una morale. Lo stile è rapido, imperniato tutto sul dialogo, senza indulgere alla descrizione, al ripensamento. Nel racconto tutto si crea e tutto si consuma in pochi attimi. L'angosciosa presenza della morte, che opera una quasi catartica eliminazione (sia del buono che del cattivo), appare paradossalmente come l'unica valvola di sicurezza, sia per l'intreccio del romanzo che per la riconquista di una sofferta normalità di comportamento da parte di questi ragazzi, prigionieri di uno squallido cliché. Le persone responsabili sono in grado di trarre un insegnamento da queste pagine. Ma i più fragili?»; E. Schembari [Storia di Luna] «L'autrice di questo romanzo, che sembra autobiografico, non è una ribelle, malgrado l'atteggiamento anticonformista dei personaggi, ma una donna del nostro tempo, in cerca di qualcosa di valido e di duraturo, che possa resistere allo sfacelo della caduta dei valori. La sua è una testimonianza responsabile di un mondo che è cambiato, in un ampio processo di ricerca e di sofferenza, dove rimane vivo un processo esistenziale, che è quello turbinoso del nostro tempo. Diventa quindi, l'architettura del libro, una profonda ricerca d'identità, attraverso un dettato disinvolto ed incisivo oltre che non formale. È un libro che attinge elementi da una letteratura di consumo, quello di Serena Careddu, ma anche dalla vita quotidiana, con una serie di ritratti a tutto tondo, dove la scrittura ha un passo discontinuo, non ha sfumature ma possiede una sua secchezza stilistica. Le pagine scorrono con scioltezza e hanno un particolare fascino le varie situazioni che descrivono il malessere esistenziale dei personaggi. L'autrice sa coinvolgere il lettore in un'altalena di angosce, di esaltazioni, ricordi e dialoghi serrati, il lasciarsi e il riprendersi, la fine e l'inizio di un andamento ciclico, che non riesce a concludersi. I personaggi sono figure fragili, dalla personalità indefinita, eclissati nella loro stessa esistenza. Non mancano scene a sorpresa, una delicata quanto sconvolgente storia d'amore e contrasti generazionali.»; O. Tanelli «...possiamo affermare che C. sorprende il lettore con la freschezza del suo linguaggio e la tematica esistenziale che sottolinea i valori fondamentali dell'individuo, della famiglia e della società. Il desiderio della libertà è infuso in quasi tutti i personaggi che rivelano la loro tolleranza, la filantropia, la fiducia in se stessi, la forza del perdono che supera quella della vendetta, il valore della promessa (promissio boni viri est obligatio) e la ricerca della tranquillità spirituale. Il dialogo supera la lungadescrizione, la caratterizzazione dei personaggi supera la loro azioni che sono contenute nell'essenzialità della trama. Siamo certi che C. è sulla via giusta della narrativa che conduce alla rivalutazione dei sentimenti e delle emozioni, controllati da un certo equilibrio mentale lungo il sentiero luminoso che eleva anche il lettore Verso la luce.»; L. Turrini [Storia di Luna] «Luna ha un gran bisogno di comunicare, di parlare, di essere ascoltata. Luna vuole sapere, è curiosa: sembra viva alla giornata con il "branco", che per noia uccide, ruba, distrugge, ma altri sentimenti bruciano in lei. L'amore, per esempio, e la sua voglia di protagonismo. E allora, di fronte all'incosciente silenzio della madre che non la sa o non la vuole ascoltare, butta sulla carta i suoi pensieri, le sue emozioni, la sua voglia di crescere. Il racconto dei suoi anni di liceo si fa lucido, preciso. Non si perde in noiose descrizioni, ma usando il linguaggio tipico della comunicazione immediata, descrive quasi fotografando, traduce la parola in immagini che tengono sempre vigile l'attenzione. Luna racconta senza pudore, non taglia, non censura, ciò potrebbe turbare o far nascere giudizi. Li affronta, i giudizi. – Fate pure – sembra voler dire Luna – vi piaccia o no, questa è la mia storia e così io ve la racconto.».

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