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Novella (Meldola 1937-2009), poetessa, scrittrice e saggista. Avvocato e insegnante di lingua francese è stato membro honoris causa a vita del Cdap-Upce di Sutri. È presente con poesie, racconti, saggi di teatro, arti figurative ecc. su vari giornali e riviste con cui collaborava. Nonché in diverse antologie letterarie: Le donne della poesia (a cura di D. Cara), La traversata dell’azzardo, La parola convocata, L’intendersi per tagli, Storia della letteratura italiana (a cura di G. Miano), Il secondo Novecento, Il leggio incantato (a cura di S. Bellezza) Poesia del 900 italiano (a cura di V. Esposito), L’altro Novecento, Donne verso (a cura di A. Lippo) I luoghi dell’incontro (1997, a cura di S. Ventura), Voce donna (1997 e 1999). Ha pubblicato diverse opere, di poesia: Novella o le divagazioni cattive (1987), Sinfonia in re maggiore (1989), Divagazioni di varia follia (1991), La vita celestiale (1993), Scene dal mondo (1996), La donna senza ombra (2001, prefazione di M.G. Lenisa); di narrativa: Malacuda (1986, racconto), Ritratto di Laura (1992), L’ultima sera (1996), A passeggio nel semibuio del presente (1999); di teatro: L’albero in cima alla collina (1988). I suoi libri sono stati esposti ai Saloni del libro di Torino, Napoli, Francoforte e Gerusalemme. Ha vinto numerosi premi letterari, tra i quali: 2002, “La donna senza ombra”; 2001, “Il tempo” Vasto; 2000, “Histonium” Vasto, “Regioni 2000” Roma; 1997, “Città di Pompei”, “Dante Alighieri” Roma, “Allan Poe” Roma; 1996, “Città di Torino”; 1990, “Iniziative letterarie” Milano. Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri: G. Bárberi Squarotti «La sua raccolta di versi mi è piaciuta per l’ironia acre e sapida, che giunge a risultati molto efficaci. La ‘varia follia’ ha condotto la sua poesia a una risentita originalità. ... È ammirevole lo squisito e sapiente equilibrio fra ironia e tragicità, che si alternano a dare il senso di una profonda esperienza della vita e dei tempi.»; D. Carlesi «Nei suoi versi vibrano sorprese contenutistiche e linguistiche, sì creano sorprese emotive, spiazzanti. E sotto l’apparente disinvoltura si celano un’intelligenza non comune e anche la forza di ironizzare su una drammaticità presentata sempre con garbo lirico, e quasi celiando. Le cose sono vissute con umana partecipazione e sereno disincanto, dolore sotterraneo e palese giusto nel rimuoverlo.»; P. Civitareale «La lettura dei versi di C. è stata una lettura corroborante e, sotto certi aspetti, sorprendente. Il suo linguaggio infatti offre sempre soluzioni non banali, si ingegna, ma senza forzature, di condurre, sul piano scrittorio, una seria ricerca di effetti innovativi nell’intento di comprendere nel discorso tutta la realtà possibile: realtà di fantasia, ma soprattutto realtà vissuta.»; S. Gros-Pietro «Mi piacciono l’ironia, le invenzioni, le confessioni e, per dirla con W. Nesti, la ‘sottile mestizia affabulatoria’ con cui, senza rendersi grave né prosaica, la sua poesia documenta e celebra la vicenda quotidiana del vivere, reinventata agli occhi del poeta che vi assiste quasi impotente ed ipnotizzato.»; W. Nesti «Una veloce lettura dei testi mi conferma nell’idea di una poesia che riesce a recuperare alla realtà il suo spessore tragico passando attraverso una enunciazione di sottile mestizia affabulatoria. Il suo occhio coglie con precisione aspetti della vita apparentemente insignificanti ma che possono trasformarsi in una straordinaria e dirompente carica distruttiva.»; R. Pazzi «La lirica di C. è un dono di trasparenza e di grazia.»; G. Ramella Bagneri «...mi sembra veramente ben riuscito, col suo tono insieme spigliato e sorvegliato e con un giusto equilibrio dei sentimenti. C’è una poesia della memoria trattata con grande sensibilità, accanto ad un senso del fiabesco che, in un certo senso, tende a smussare le punte del quotidiano.»; N. Romano «L’autrice scruta i dettagli di un mondo che nella tumultuosità degli eventi e degli accadimenti di ogni genere, tende a travolgere ogni pura pulsione interiore. Ed i testi intervengono prorpio a ridare equilibrio ed a recuperare le scansioni del sentimento allorquando la nostra anima si ribella per essere riportata alla dimensione primigenia del sogno. Il linguaggio, a volte metaforico ed a volte essenzialmente piano, è secco e tagliente come una spada che rotea per colpire i rami secchi di una vita spesso ridondante di inutili barocchismi esistenziali.».

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