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De Luca

Aurora (Rocca di Papa), poetessa. vive a Rocca di Papa.

Dopo la laurea triennale in lettere è in dirittura d'arrivo per la magistrale in Filologia italiana con la tesi su Antonia Pozzi preso l'Università di Tor Vergata a Roma.

Ha iniziato la sua attività letteraria partecipando a concorsi nel 2004 e molte sue poesie premiate sono state pubblicate nelle varie antologie dei premi stessi e grazie ai quali ha conosciuto tante associazioni letterarie del territorio nazionale.

Partecipa agli eventi culturali nel territorio dei Castelli romani con “Castelli di scrittori” un archivio storico dei scrittori anche emergenti che si trova presso la Biblioteca di Frascati, diretta da Rosanna Massi. Collabora attivamente con le riviste “Il Convivio” diretta da Angelo Manitta e con “Pomezia-Notizie” diretta da Domenico Defelice con la quale ha pubblicato nei “Quaderni letterari de il Croco”, supplemento alla rivista, tre sillogi.

Ha pubblicato: Indice di idee al caleidoscopio (2008), Questi occhi miei (2010), Il tuo colore mare blu (2011), Sotto ogni cielo (2012), Primizie (2014), Cellulosa (2014) Materia grezza (2014, poesia, narrativa), Aspra terra e creazione fertile nell'opera di Domenico Defelice (2016, saggistica).

Ha ideato e curato il Progetto didattico: Poeta ci sarai (2014).

Ha fondato e dirige il premio letterario Si accende il borgo. Ha conseguito il primo premio al 39° Città di Mesagnr e Minturnae (2015).

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, tra gli altri:
S. Andreacci Maldini
(2008) «[..] La poetessa è sicura degli effetti che possono suscitare i suoi versi. Sono attimi che fanno volare verso il sole l’animo del fruitore, anche il più distaccato. D.L., che d’amore si ispira! [..] La giovane poetessa, considera i propri occhi, porte d’anima, finestre del cuore, ministri della luce. Occhi che non sono soltanto espressivi , vigilanti, ma leggiadro nido d’amore.» - G. Anziano (2008) «[..] In questa raccolta, dove si respira umanità pensosa e profonda, D.L., giovanissima poetessa laziale, già nota nel mondo culturale per vari riconoscimenti che ha ottenuto nei concorsi letterari ai quali ha partecipato, esprime con inesausta foga giovanile, con sincerità totale, esente da ogni orpello retorico o asprezza verbale, i suoi “intimi moti”, pervasi sovente da una fascinosa malinconia, da una profonda accoratezza, che avvince il suo animo e costituisce l’origine della sua ispirazione [..]» -G. Bárberi Squarotti «Mi congratulo con lei per la molta e fruttuosa attività letteraria. La sua poesia è fondamentalmente lirica, sempre elegante e appassionata. Originali e valorosi sono i componimenti festosamente amorosi, sostenuti da ritmi veloci e sapienti.» - R. Barone (2006) «L’opera presenta una ricca e intensa ricerca di metafore. Il linguaggio scorrevole e corretto sottolinea la chiarezza di un paesaggio fantastico che si delinea nella mente dell’autrice come costruito da sempre. Uno spettacolo prende atto nelle parole studiate e inserite nel testo con cura e ragionamento, a rappresentare l’invasione di una notte solitaria [..].» - A. Bruno (2008) «Se vogliamo conoscere D.L., è tra gli specchi ed i cristalli di un caleidoscopio che dobbiamo avventurarci, perché è lì che la giovane poetessa pone le immagini traslate delle sue idee ..[..] Ed è una cascata di suoni che ci accoglie, dal battito del cuore all’afflato di un’orchestra “trattenuta in una mano”. Ed incontriamo colori in cerca di tele bianche su cui prendere vita ed immagini che vestono gli abiti della festa per l’incontro con l’amore [..]» -C. Calabrò «Che profondità psicologica, che sensibilità poetica nella sua recensione! E’ incredibile il modo di comunicare della poesia: il poeta affida il suo messaggio alle onde in una bottiglia e non ne sa più nulla. A distanza un intenditore lo raccoglie, lo reimmerge nella sua capacità percettiva e nel suo vissuto, e lo fa suo e di tutti. Grazie, grazie! Direi, se potessi permettermelo, non solo a nome mio, a nome della poesia.» - M. Caracciolo «Uscita con tre note critiche introduttive che la coronano con dettagliata perspicacia – rispettivamente di Sandro Gros-Pietro, Domenico Defelice e Franco Campegiani – e corredata di una postfazione di Sandro Angelucci, questa raccolta di liriche della giovane poetessa A.D.L. è «un libro di invenzioni su un unico tema o su temi che si aprono a grappoli e si dispiegano come liquide dolcezze…» (Defelice): questo moderno «Canzoniere d’amore» sembra infatti trovare le sue origini e la sua linfa proprio in questa sua sostanziale, magmatica e meravigliosa fluidità. Il sentimento sempre si ramifica e si sgroviglia in allegorie acquatiche, e in specie marine: nulla invero più del mare, più di questa entità mutevole e inafferrabile, magnifica e terribile, può rappresentare metaforicamente l’ansia e l’ardore, i cimenti e i sogni, la stupenda attrazione e la misteriosa infinità abissale della passione d’amore.» - F. Castellani (2010) «[..] D.L., in questo contesto , è entrata immediatamente nel circuito delle nostre attese e si è rivelata efficace, meditata nello scegliere parole e nel costruire immagini, suoni, metafore [..]» -A. Cervo «Gli studiosi che torneranno sull’opera dell’intellettuale pometino, destinati a crescer di numero negli anni a venire, non potranno prescindere dalle pagine della neolaureata De Luca, il cui nome di battesimo segna l’ Aurora di una nuova stagione di studi sull’opera complessiva del Defelice, ivi compresa – del medesimo – l’arte pittorica.» - S. d'Ambrosio «Per raggiungere il suo obiettivo di riconoscibilità, la poetessa sa bene quanta paziente cura bisogna mettere nel lavorare la materia grezza che non è l’amore, ma la poesia che celebra questo sentimento o meglio deve servire a plasmare l’oggetto a cui è rivolto l’amore. E sa anche che può succedere che il risultato non soddisfi se stessa e quelle persone a cui è rivolta la cura, per il semplice fatto che i destinatari non sanno o non riescono a capire che il nuovo nascente scaturisce sempre dalla rigenerazione di un passato .Il mondo e le sue cose, tra cui l’amore, sono cose nuove per colui che è nuovo a queste cose. Ecco la preziosità di essere giovani e volenterosi plasmatori della materia grezza. Ad un certo punto però la De Luca sembra quasi che voglia liberarsi dal peso della responsabilità, che le grava sull’anima, di forgiatrice della materia grezza che si trova tra le mani, e al tempo stesso vuole rispettare questa responsabilità senza intaccarla con i brevi momenti di smarrimento e allora si aggrappa al suo scoglio: ”stammi tutta in punta d’occhi” oppure ”stammi di respiro a polmone”. È l’invito a un “tu” a starle vicino nel momento così importante in cui la materia grezza deve prendere una forma definita e definitiva. La cosa si avvererà ma occorre il tempo chronos, questa volta, e le parole; perché come dice Paul Eluard: Le temps se sert de mots comme l’amour (Il tempo si orna di parole come l’amore). E la De Luca è naturalmente dotata all’uso delle parole, che scrive in piena armonia non solo con se stessa, ma con tutte le cose belle che il creato le sta donando e che le donerà, le auguriamo per lunghissimo tempo, per arrivare “dove tutte le promesse / sono semi protetti”.» - D. Defelice «Una poesia pregna di umori, impastata di carne ed ossa, ma anche di respiro, ordinata e disordinata, piena di soste e scatti. Un fluido in continua corsa, che muta tragitto, modificandosi col cambio degli umori della poetessa, reagendo in sincronia ai movimenti delle sue mani, della bocca dell’intera sua persona, sostanziandosi ogni volta degli umori cangianti, in un caleidoscopio sempre più veloce nel suo rutilare , quasi a sfiorare la follia. Siamo orgogliosi del successo di questa giovane poetessa. Maria Grazia Lenisa soleva dire - un po’ compiacendosi- che siamo scopritori di talenti. Se ciò è vero, A.D.L. rappresenta il nostro orgoglio.» - «Fateci caso. I più recenti titoli dei lavori di A.D.L. sono Materia grezza e Cellulosa. La terra e l’albero. La terra vista nei suoi umori e nelle sue essenze, palpitante come tutte le creature delle quali è progenitrice; l’albero, nella sua sostanza intima, pasta umorosa da cui nasce la carta, sulla quale, poi, fioriscon le parole. In genere, quando si legge poesia, c’è bisogno di continue soste, affinché le gravide immagini possano fissarsi nella mente e lentamente espandersi; con i versi della De Luca si ha voglia sfrenata, irresistibile, di proseguire, letteralmente trascinati dai tanti quadri fluidi, precipitosi come fresche acque di ruscelli montani, inarrestabili. Così, giunti al termine di Cellulosa, ci sentiamo inappagati, la voglia intatta di ricominciare. Ma, se c’è tanta luce, nei suoi versi non manca il grido della carne. “Se mi navighi” ha ritmi e luminosità da Cantico dei cantici e l’urgenza e l’esplodere dei sensi, la violenza dolce del sesso.» - L. De Rosa (2011) «[..] La giovane D.L. dimostra di possedere non solo una vena poetica fresca e rigogliosa, ma anche un buon bagaglio di mezzi espressivi. [..] sulla base della produzione poetica di questi primi anni, si ravvisano tutte le premesse perché alla stagione della fioritura succeda quella di una fruttificazione copiosa, artisticamente valida, cioè adeguata alle sue doti naturali [..]» - L. Fontanella  «Viene a farmi visita a Roma, nel corso del Winter Program Abroad, Roma , lanciato da qualche anno dalla mia Università, A.D.L., una giovanissima poetessa (ventiquattrenne, studia Lettere presso l’Università di Tor Vergata), della quale avevo molto apprezzato la sua prima raccolta (Sotto ogni cielo, Genesi editrice, 2012) concorrente alla prima edizione del Premio Gradiva. Aurora mi consegna il suo nuovo libro, freschissimo di stampa (Materia Grezza, Genesi, con scritti di Sandro Gros-Pietro, Domenico Defelice, Franco Campegiani e Sandro Angelucci). - «Mi colpisce la freschezza e la nettezza espressiva dei suoi versi, la forte precisione del dettato, la purezza, concreta e visionaria insieme.» - E. Giachery «Sto, ricevendo regolarmente "Pomezia-notizie”, e mi congratulo con Lei per questo bell'inizio di un cammino di poesia e di umanesimo. Accendiamo le nostre luci nel mondo d'oggi, irradiamo cultura, benevolenza, amore. Questo possiamo fare per donare alla vita senso e bellezza, in noi e intorno a noi. Forse per questo siamo nati, per guardare lontano, guardare alto. Anche nel quotidiano, che è poi il vero tessuto del vivere, soprattutto nel quotidiano portiamo la nostra luce, piccola o grande che sia.» - F. Iovinella «Io donna scrivo ad un un’altra donna. Mi piace iniziare così, riportando ciò che di me ho intravisto in lei. L’autrice, la poetessa A.D.L. compone i suoi versi per espandersi. Essere donna è avere la luce accesa sull’anima, manovrare i brandelli di sentimenti e sventolarli al fresco profumo dell’aria. Donna, poetessa, che di te della tua natura emotiva fai versi di “cellulosa”, tocchi la carta, la materia vivente, la natura, esprimi il senso intoccabile che di ogni donna deve essere legge. Un passaggio illuminante “persino nel nero fu luce”. Poi la dimensione della casa e il calore delle mura, tutto continua a ricondurre ad un grandissimo senso femminile che attraversa e pervade, lasciando il significato delle radici di un’esistenza “come piante di pero alle sue radici ti chiedo mantienimi”. Dalle radici allo sguardo. Anch’io spesso mi rivolgo allo sguardo , per ricordare che lo sguardo di una donna deve lasciare impronta e eccola, l’autrice, la poetessa “dove ci conduce il nostro verde sguardo?”. Si! Mi piace, mi è piaciuta la lettura di quest’ opera, che per volontà emotiva, ha fatto entrare anche me in questa analisi recensiva, per innalzare il significato femminile che ho intravisto tra le pieghe di questa delicata e profondissima raccolta di liriche; che ha incantato il mio pensiero e ha esteso una dedica, da fare a tutte le donne, alla luce dell’anima, a partire da quella visione meravigliosa, che mi giunge ora, accanto al calore del focolare delle nonne.» - G. Leone «Mi permetta di congratularmi per la sua poesia in generale, che trovo costruitacon tanto di poetica, e per di più non ereditata da altri; una poetica, a tal punto moderna e personale a un tempo,che lei sta rincorrendo per definirla, in quanto la sente ancora"grezza", perciò anonima,quasi a non riuscire a individuare il nome dell'autore che la ispira. Una poesia senza "autore", appunto, come i versi dell'Indovinello veronese, che, guarda caso, sia io che Michele Tortorici, ignari l'uno dell'altro, commentando Cellulosa, abbiamo evocato all'inizio della discussione. Continui questa sua ricerca, vedrà che presto le apparirà il nome del suo autore. Con stima e affetto,» - G. Li Volti Guzzardi [Presidente Accademia Letteratura Italo Australiana] (2008) «D.L., una poetessa dalle idee chiare, dalle immagini immediate e bellissime, ogni sua poesia è una foto a colori che si ammira estasiati per quanto è trasparente, luminosa e abbagliante, con l’obiettivo preciso nel punto giusto. E’ una carrellata di prati in fiore dal profumo di eterna primavera. Una poesia dolce e fluente che scandisce ad ogni verso lo stato d’animo della Nostra Aurora, che verseggia come una Ninfa uscita dalle acque azzurre, che specchia la sua austera bellezza nel mare [..]» - C. Maksim (2007) «Brano di giovane autore evidentemente già formato. La sapienza e la capacità di creare immagini vive danno alla lettura la “classicità” dei grandi romanzi di inizio 900, e la paziente ricerca nel passato rende il racconto riflessivo ed attuale [..]» - E. Nastasi «Inevitabilmente, quando ci si immerge in un libro di poesia amorosa, si aprono alla mente versi scolpiti dalla tradizione e dalla lunga e variegata modalità di scrittura che è giunta fino a noi dal primo farsi, dalla letteratura greca e oltre, di questa maniera di comporre. Accade anche che al di là dei testi più noti, talune pagine se non proprio taluni passaggi di opere più o meno conosciute, restano maggiormente impressi alla memoria, vuoi per la temperie degli studi vuoi per un autore piuttosto che un altro. Così leggendo la pagina introduttiva della nostra Autrice, mi ha colpito questo passo: “Tu lo vidi, tu mi vedesti prima di me”, e subito il riferimento memoriale è corso prima a Garcilaso de la Vega: “…ma con la lingua morta e fredda nella bocca intendo muovere la voce a te dovuta…” Egloga III, vv.11-12, e, subito dopo, a Pedro Salinas che proprio degli ultimi versi citati si serviva per il suo poema d’amore più noto, “La voz a ti debida”, che è divenuto uno dei paradigmi dei poemi amorosi del secolo scorso: “…Al di là di te ti cerco. / Non nel tuo specchio/ e nella tua scrittura, / nella tua nima nemmeno. / Di là, più oltre”. A.D.L. nel suo poemetto “Materia grezza”, ampiamente avallato da firme autorevoli (Sandro Gros-Pietro, Domenico Defelice, Franco Campegiani e Sandro Angelucci) lavora specularmente alla sua solitudine di fantasmi di amore ma sempre, come nota Defelice, rivolgendosi allo stesso “tu” indefinito o con parallela pregnante ambiguità di riferimento – come dire l’oggetto dell’amore e l’amore stesso – insistendo sulla “materia grezza” del sentimento, come canta nell’amore lo stimolo costante a una ricerca interiore: “… Che tu non abbia ori nello sguardo, / né aquiloni nelle braccia, / ma verità negli occhi/ e grazia giù a fondo, / per le strade delle ossa”. Siamo solo alla prima lirica e il programma è già sotto gli occhi del lettore, come sentimento effusivo alla ricerca del proprio “antitipo” all’interno di se stessi, un impulso incessante verso una meta intravista e intangibile, verso il prototipo ideale e carnale di quanto di eccelso l’uomo è in grado di concepire. Il rinvio dei versi in direzione di una composizione poematica viene emergendo pagina dopo pagina, mentre la lettura ferve continua e distesa: “Tu ti allunghi verso di me, con i tuoi rami di braccia / e mi sussurri “la mia giornata di sole”. / E mi sfiori poi, / poi mi guardi e di nuovo mi sfiori”. » - L. Pierdicchi (2010) « [..] E la D.L. sa trasformare tutto in poesia, intrecciando le diverse emozioni con le bellezze naturali e donandoci voli lirici e riuscite metafore. Il suo è un cammino in ascesa, e nel tempo riceverà senza dubbio tante altre gratificazioni.» - M. Rizzi «Sarebbe, però, riduttivo riferirsi alla Silloge “Materia Grezza” definendola una Raccolta di liriche d’amore. Di lei hanno scritto i magnifici prefatori Sandro Gros–Pietro, Domenico Defelice, Franco Campegiani e il postfatore Sandro Angelucci, focalizzando i molteplici aspetti del suo talento. Nel leggerla io ho ascoltato echi di Antonia Pozzi, giovane, infelice Poetessa, che visse l’aspirazione ad amare. Aurora la ricorda soprattutto nel senso che attribuisce alla natura, che non è leopardiana, né montaliana. Ella tiene la sua poetica salda a una dimensione escatologica della natura, ovvero, a una sorta di traccia – tema di esperienza amorosa autobiografica, che si propone come costante elemento di immedesimazione e di paragone gli elementi della natura. Inoltre, in amore, l’artista milanese scomparsa prematuramente, accelera i versi, proprio come la nostra Autrice, e la parola diviene svestita del peso dell’esistenza, quasi a contrasto, nuda.» - A.M. Ruggero (2006) «La poesia di D.L., sembra percorrere la tonalità dei salmi nell’afflato cosmico verso Dio, nella coralità dei sentimenti, nell’intensità delle immagini. I versi liberi scandiscono la parola e ne armonizzano il contenuto.» - E. Salati Di Iaconi (2008) «[..] Domenico Defelice in prefazione definisce la lirica della D.L. “poesia in parte gnomica nella sua apparente semplicità: poesia con un pizzico di funambolismo e perciò aperta a varie interpretazioni”. Sicuramente per questo slancio e per la veste linguistica elegante, la silloge ha meritato la menzione d’onore al concorso “Città di Pomezia 2009”.» - I. Scerrotta Samà «Della poesia di A.D.L. mi ero già occupata una volta, pur non avendo motivo di modificare le mie impressioni, debbo evidenziare che in “Cellulosa” le rappresentazioni del sogno e del reale, della gioia e del dolore, dell’ansia e della fede sono diventate più sorvegliate, più mature. Il titolo “Cellulosa” offre una pista indicativa: la vita colta nel suo ambiente naturale coinvolto nel mistero del tempo e del suo mutamento con un punto di partenza molto significativo; “La fioritura” (pag 3) legata ad un’esistenza di valori interiori profondi, religiosamente avvertiti come essenza feconda dell’essere umano nel mondo. Il canto si avvia spesso all’introspezione, alla denuncia, alla protesta, al vuoto esistenziale ma anche alle meraviglie della natura, che consentono alla sensibilità della poetessa di assaporare cose, affetti, vicende lontane, colti nello spazio di un presente che si fa emozione. La silloge si chiude con “Il nostro verde sguardo” aperto alla rinascita e alla resurrezione senza fine. “Saremo bosco sulle macerie / campo fiorito in inverno” e forse, nel momento in cui la vita e la morte si intrecceranno l’una all’altra, potremo ascoltare il suono di quell’istante in cui l’elemento terrestre si aprirà all’infinito e all’ignoto.» - L. Selvaggi (2008) «Fremente di sensazioni in esaltazione di esuberanza a ritmo continuo.[..] Non ci sono sovrapposizioni che tengono chiusi, in una nudità, come specchio anima e corpo, trasparenti tutti e due: non ci sono dissidi, la poetessa splendida e chiara, tutta purezza e levità di candore. Le poesie alate, tutte d’un getto, invasate da sentimentalità trepidante, come petali in pien’aria di primavera. [..] Il sentimento d’amore domina l’espressione poetica in stato di estasi, tocca il fondo del proprio essere. Fusione, tutto un ampliarsi e un solidificarsi, il tempo pare fermo, l’esuberanza non è consumazione..[..] ….Pare essere al ciclo poetico o degli eroi del Vico. Tutte le bellezze più invisibili nelle “sfumature di pietre preziose”. In una surrealistica progressività di immagini che porta lontano, i sogni d’amore di D.L. non hanno limiti di identità. Come fine seta tanti pensieri traslucidi ci abbagliano [..]» - P. Topa (2008) «La poetica di D.L. può ben collegarsi con l’aurora dell’ esistenza: entrambe sorgono spontaneamente per espandere la loro luce sulla realtà circostante. I versi di questa giovane sono l’espressione scalpitante verso l’ingresso nell’empireo poetico. Con Indice di idee al caleidoscopio lei ha composto una silloge che esala profumi di freschezza e la consacra idonea ad entrare nel panorama creativo con la consapevolezza di essere pronta ad affrontare il non facile mondo della poesia contemporanea, fatta troppo spesso di costruzioni artificiose ed altisonanti [..]» - C.M. Turco (2005) «D.L., individua il senso più vero, più autentico e più profondo dell’esistenza nell’appartenere a qualcuno di cui si conosca a fondo l’essenza interiore, rendendosi utili nei momenti di sconforto e condividendo le fonti di gioia. L’esteriorità affascina soltanto in virtù di una luce che proviene da dentro.».

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31/12/2019

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