|
| |
Degl'Innocenti
Roberta (Firenze, 1955), poetessa, scrittrice
e operatrice culturale, vive a Firenze.
Dal 1997 svolge un’intensa
attività di promozione culturale, attraverso sia la presentazione di autori alla
Libreria Edison (Edison Book Store) e al Caffè Storico Letterario Giubbe Rosse, che l’organizzazione di recital di poesie
anche in altre importanti librerie fiorentine. Inoltre presenta autori anche in
varie regioni d'Italia.
Al suo attivo
queste pubblicazioni: Il venditore di palloncini e altre storie (1995, prosa,
prefazioni di Carmelo Mezzasalma, Giulio Panzani e Giuliana Matthieu),
Il percorso (1996, poesia,
prefazione di Gaetano Quinci), L'azalea (1998,
prosa, prefazione di Carmelo Mezzasalma e Giuliana Matthieu), Colore di donna (2000, poesia),
Donne in fuga (2003, prosa,
prefazione di Giovanna Fozzer, presentato per la prima
volta al Palagio di Parte Guelfa di Firenze l'8 marzo in occasione della Festa
della donna; vincitore del primo premio "Versilia 2003"),
Un vestito di niente (2005, prefazione di
Paolo Ruffilli), La luna e gli
spazzacamini (2007, prosa, prefazione di Paolo Ruffilli),
D'aria e d'acqua le parole (2009, poesia,
prefazione di Paolo Ruffilli) e I graffi della luna
(2012, poesia, prefazione di Paolo Ruffilli).
È compresa nell'antologia "Slanci e partecipazione" (Bastogi, 2004) che
comprende 15 poetesse fiorentine.
Nel corso della sua lunga attività, iniziata in gioventù, ha conseguito significativi riconoscimenti i premi letterari, con i seguenti primi premi:
1993, "Giovanni Belliti" Livorno;
1994, "Giorgio Giorgi" Prato, "Sideralis Tau 8" Firenze, "Tavolozza di Carnevale" Viareggio per il libro Il venditore di palloncini e altre storie;
1996, "Daniela Pagani" Firenze;
1997, "La campagna toscana" Tavernelle Val di Pesa, "I poeti nella società" Formia;
1998, "Posia nel quadro" Lodi Vecchio, "Giovanni Belliti" Livorno, "Calabria '79-Riviera dei Cedri" Scalea per il libro Il percorso;
1999, "Marcello Landi"
Livorno; 2000, "Labrys d'Argento" (concorso riservato ai vincitori del
premio "Eleusi 1993-2000"), "Poesia nel quadro" Lodi
Vecchio;
2001, premio internazionale "I poeti nella società" Basilea, secondo
premio "Colore di donna";
2002, “Poesia nel quadro” Lodi Vecchio;
“Città di Eleusi” per la narrativa fantastica;
2003, vincitrice al “Formica
Nera” Padova; “Versilia”; “Poesia nel quadro” Lodi Vecchio.
Sulla sua produzione letteraria hanno scritto:
G. Bárberi Squarotti «[Donne in
fuga] I racconti mi sembrano veramente vivi e originali e inventivi, fra
fantasia e sogno, sottili allusioni e dolore e affanni. Molto belle sono
soprattutto le storie di Esterina e di Valli.»; S.
Bordomi [I graffi della luna] «La vivacità suadente e disarmante che scorre nei tuoi versi è
del tutto simile alla tua persona, a quello sguardo “vagabondo” che rapina ogni
simpatia e incoraggia l’interlocutore a immaginare ogni meraviglia.»; D. Camiciotti «La
poesia di D. è simile ad una canzone d’autore, (e di quale autore!) un po’
sibillina, specie nella forma personalissima e suggestivamente ermetica
talvolta, talaltra di elaborata, disarmante semplicità non disgiunta da effetti
polifonici, un po’ misteriosa o impressionistica, sembra tramata di colori tanto
efficaci da sembrare inverosimili e da ritmi musicali diversi ed elaborati. I
contenuti, di natura percettiva ma anche psicologici e di costume, oltre che
amorosi naturalmente, si riallacciano ai grandi poeti del passato e li
ricostruiscono per una percettività del tutto sui generis e per una facoltà di
ricezione postmoderna.»; P. Cirillo «Una sensazione tra le più dilettevoli che la poesia ci procura è senza dubbio quella che crea il poeta quando riesce a suscitare nell'animo del lettore una perfetta solidarietà contestuale tra immagini proposte e ciò che intende significare. È allora che la poesia diventa affascinante in quanto testimonia una sorta di misteriosa rispondenza di pensieri tra persone che non si conoscono. Tutto ciò si può riscontrare leggendo questa raccolta di poesie [Il percorso] di
D.I., poetessa che tenta di esplorare il proprio io ed in quel mondo riesce a far scoprire al lettore emozioni misteriose, comuni a tutti noi.»;
"Il Club degli autori"
«[Donne in fuga] Le protagoniste dei racconti presenti in questo volume
sono donne che solo apparentemente fuggono dalla problematica situazione
esistenziale che si trovano a fronteggiare perché più che altro sono attratte da
quel desiderio insopprimibile di libertà che sembra pervaderle in ogni fibra.
L’Autrice con grande capacità e mano sapiente rende compiutamente lo spirito
libero e fuggitivo di queste donne-simbolo ammantandole di un inevitabile senso
d’inquietudine e avvolgendole di un sottile turbamento. Camilla deve lottare con
la menomazione fisica, Anita deve fuggire l’anoressia, Esterina si deve liberare
dal disagio psichico, Lucetta dimenticare un sogno d’amore estivo: figure di
donne che combattono con l’ansia di vivere alla ricerca di una propria identità.
Invidiabile l’intensità narrativa dell’Autrice sempre incalzante nel proporre le
sue protagoniste attraverso una spietata analisi della realtà e il puro lirismo
che trionfa in alcune pagine affascinanti»;
U. De Agostino «Stupende immagini 'floreali' vengono raccolte nella silloge
L'azalea con un linguaggio frugale e austero che rimanda a personaggi avvolti da una riservatezza interiore e da una sobrietà sentimentale assolutamente
coinvolgenti.»; S. Demarchi (Colore di donna)
«Le trascrivo un giudizio: Suggestiva la divisione del libro in quattro sezioni, ognuna
corrispondente a un colore-simbolo: nero-lutto, azzurro-parola, rosso-passione,
bianco-memoria. Nell'ambito di questa allegoria strutturale si muovono ardite
metafore che svelano insieme passione profonda e spontaneità di dizione
inventiva, il tutto in una escavazione del proprio io che si configura come
donna che rivendica i propri diritti umani e la voglia di dirsi in tutta la sua
complessità psichica e nelle aspirazioni ideali.»;
G. Fozzer (Colore di donna)
«Quella confessata da R.DI. è come una resa
alla legge della poesia, alla vocazione-dovere di scrivere, consolazione
altissima, ma anche scavo e squarcio, ricerca che scruta l’ago della bussola
interiore. Il libero canto, pudico e ardente, in cui la poetessa si
esprime, è un vero dono al lettore, qualcosa di forte che ci porta anni luce
lontano dalle esplicitazioni di tanta stampa e di altri mezzi di comunicazione:
e ci riconduce alla calda, pura verità della passione, suggestione persino
stendhaliana che torna alla mente.»;
M. Gemelli (Donne in fuga)
«Una narrazione vera, autentica, non incentrata su un’ideale
di donna assoluta e trascendentale né svincolata dai legami di una quotidianità
stringente: una figura di donna –o meglio, diverse tipologie di donne –
pienamente coinvolte in realtà speso difficili e spoetizzanti. Eppure le Donne
in fuga di cui il libro vuol essere specchio non sono persone che scappano
soltanto dalle brutture della realtà: si tratta di ragazze senza volto né età ma
con identità dai contorni ben definiti, che cercano una via di fuga “da se
stesse e per se stesse”, come ha sottolineato Enrico Nistri. Si chiamano Fiore,
Esterina, Anita, Lucetta, Valli e Camilla: protagoniste di storie, se non vere,
almeno verosimili ed in cui non è difficile immedesimarsi. Le loro sono storie
“di terrea e di cielo”, “di follia”, “di un desiderio”. “di strada e d’azzurro”
e “trapunte di nero”: vicende in cui l’essenza più intima della femminilità
emerge con forza e delicatezza al tempo stesso e –grazie alle doti di un’autrice
sensibile e profonda come R.DI. – l’anelito della libertà
trasuda da ogni pagina con vigore e intensità, ma non senza un velo di poesia e
malinconia.»; S. Maionchi «Sebbene il
libro [Colore di donna] mostri in copertina un volto di donna dipinto, a
mio avviso, è un'altra parte del corpo che più lo rappresenta. Si tratta della
mano e delle mani. Se ne trova testimonianza direttamente nei versi. La voce
stessa di D.I. ha mani e braccia, nella metafora quasi classica della lirica che
apre il libro... Più spesso queste mani sono mani che afferrano, che stringono
e ritorna l'idea del graffio, come movimento rapido e felino per catturare
qualcosa che altrimenti sfugge... Ma cosa vogliono afferrare queste mani,
e qual è il loro significato? Che cos'è quest'ansia se non l'ansia di
afferrare la vita stessa, nei suoi colori e nei suoi attimi, e la forza di voler
afferrare l'effimero, un'emozione che svanisce? Può sembrare una rivelazione
banale, ma anche la più nobile, perché è un desiderio semplice e pulito
quello di volere la vita.»; D. Masini «...
una quarantina di poesie [Colore di donna] che rappresentano quasi il
diario letterario di questa brava poetessa fiorentina che tanti consensi ha
ottenuto, e continua ad ottenere nei più prestigiosi premi letterari. Subito si
resta incantati dal suono di questi versi leggerissimi che però, nella loro
brevità, tendono a legarsi in periodo di due o tre per trovare insospettate
musiche di endecasillabi e settenari.»; G. Matthieu Chiocchini «La D. con questi, eleganti e sobri racconti [Il venditore di palloncini e altre storie] ha cercato la mano del suo simile, e di chi in particolare, avendo aures audendi, audiat. Non ha raccontato novelle, ma la novella della vita, sia pure frammentaria, inesatta, incompleta, senza pretese di morale o intenzioni didascaliche. Regala l'anima alle cose.»;
E. Mazzoleni «la ringrazio vivamente
per le sue Donne in fuga che ho letto con interesse. Oltre alla deliziosa
vena creativa, ho ammirato la capacità di costruire le storie, d’indagare
l’anima dei personaggi con intuito e sensibilità femminile. Si avverte il lavoro
di scavo psicologico che dà sostanza alla narrazione. La scrittura, inoltre, è
originale per i temi impressionisti che la caratterizzano. Mi complimento di
cuore e, con gli auguri di tutto il successo che merita...»;
C. Mezzasalma (L’Azalea)
«Su questi venti del destino resta anche sospesa la forza
narrativa di R.DI. in questo accattivante, limpido, struggente
libro di racconti dove l'anima dei personaggi si specchia tra il silenzio ed un
confuso dolore, tra l'amore per la vita e il suo ineludibile bilancio, tra il
presentimento della morte e la resurrezione della speranza. Davvero ogni storia
è un luogo di dolore, un giardino silenzioso che il tempo spoglia a poco a poco,
ma la memoria che ne resta è una lunga iscrizione che lascia leggere i nomi
della gioia di vivere e di esistere, dell'amore e della forza di crescere
nell'amore. I venti del destino non soffiano mai invano.»;
D. Monreale (Donne in fuga)
«Cinque racconti per sei protagoniste che sognano o realizzano
una fuga, che sia essa reale o metaforica, agita o ideale. Fiore, Esterina,
Anita, Lucetta, Valli e Camilla sono donne fuori del comune, per eccesso di
sensibilità o difetto di razionalità, che nella loro storia, nel loro privato
microcosmo cercano un collegamento, a volte un disperato aggancio al macrocosmo,
ad un universo più vasto di libertà e di amore. Il contesto narrativo è
variegato e tocca le condizioni più delicate dell’esistenza, dal disagio mentale
alla prostituzione, dall’anoressia alla menomazione fisica, in uno scavo
psicologico permeato di visionarietà e accensioni liriche. Le protagoniste
scappano, tormentate o sicure, ma la loro fuga non è mai una debolezza, solo per
semplice salvezza, per sopravvivere ad una cluastrofobica situazione, e il
racconto della loro ribellione è dispiegato con un dispositivo monologante,
frammentario e onirico, che amplifica l’intensità psicologica della vicenda. I
fatti sono veicolati dalla percezione soggettiva dell’io narrante, che regge il
gioco delle rappresentazioni con il solo filtro della coscienza. La precisione
del tratto psicopatologico delle azioni e dei pensieri non produce però una
descrizione puramente clinica, ma un racconto vivo che coinvolge. L’emotività
racchiusa nelle incursioni dell’inconscio sugli avvenimenti stimola empatie e
identificazioni, salvando la materia narrativa da una deriva naturalistica che
ne avrebbe fatto risaltare, in quel caso, un’impropria quanto arida
scientificità di stile. E invece qui il tono affabulatorio è mobile e sciolto,
in una fluida narrazione che unisce credibilità e calda espressività. La
delicatezza ricettiva e tutta femminile che distingue le protagoniste aggiunge
inoltre una tensione lirica all’atmosfera –già di per sé sospesa dei racconti-
mutuata dalla consuetudine dell’autrice con la scrittura poetica. Qui le
divergenze di linguaggio, nella singolarità di metafore e accostamenti, sono
echi di questa militanza, e arricchiscono i racconti di una particolare tonalità
espressiva, alogica e intuitiva.»;
V. Morgantini (Colore di donna)
«Con questa seconda raccolta di poesie, R.DI.
intona un canto di vita e di morte, di gioia e di dolore, di passione e di
ragione. Un canto policromo composto (in ordine di apparizione) del nero,
dell’azzurro, del rosso e del bianco. Quattro colori ai quali, la poetessa
fiorentina, dedica altrettante sezioni, soddisfacendo così la sua esigenza di
analisi, di scavo interiore, di emersione della zona d’ombra. Ma c’è anche un
intenso lavoro di sintesi: non abbiamo a che fare con colori seccati su una
tela. I colori di cui R. si tinge sono colori vivi che si fondono e si
confondono continuamente, che sfumano gli uni negli altri, dando vita ad un
unico “Colore di donna”. A volte predomina l’uno, a volte l’altro, a volte
l’altro ancora e così via, ma tutti i colori sono sempre presenti
contemporaneamente. Dunque: analisi e sintesi, vita e morte, passione e ragione,
gioia e dolore, nero e bianco. Una raccolta di liriche che è anche un inno
all’alterità, alla compresenza degli opposti (sottolineata quest’ultima, anche
dalla presenza di ossimori: “con voce di miele | e di tempesta”; “gatto randagio
|
morbido e graffiante”; “che il vento | percuote
| e accarezza”), alla realtà
multiforme, alla pluralità dell’io. Eccoci, dunque, alla prima sezione dedicata al colore nero,
anzi al non-colore, simbolo da sempre d’infelicità, lutto, malinconia, oscurità,
segretezza. “Il Rosso è ardore | il Nero il mio segreto”. Il nero della notte è
custode del dolore, ma anche dei sogni che animano le ombre e i desideri
dell’inconscio. Ombre vertiginose che ci costringono ad entrare in contatto con
la parte più profonda e sconosciuta di noi stessi. Ma l’ombra prelude sempre
alla luce, la luce color azzurro del cielo sgombro di nubi, ma anche del
pensiero e della parola. L’azzurro è infatti, per eutonomasia, il colore della
comunicazione. In questo caso della comunicazione-confessione. Un modo nobile e
generoso di salvare se stessa. Cristallizzare le parole sulla carta aiuta a
prendere le distanze dai proprio dolori, dalle proprie paure, dalle proprie
passioni, insomma, dai propri sentimenti, a squarciare quel velo che avvolge
l’interiorità e a farvi più luce; luce che consola, che fende il cielo e apre la
porta del pensiero regalando alla poetessa un “fremito d’azzurro”. E’ la volta
del rosso. Un colore che, insieme al nero, signoreggia sugli atri. E’ la stessa
R. a dircelo: “Il Rosso e il Nero | sono i miei colori”; la vita e la morte,
la vita che è morte e rinascita e poi ancora morte e ancora rinascita, così
“cento e mille volte”. R. grida sì alla vita nella sua totalità. La vita è
fatta di sfumature, la vita inorganica e organica, la vita che è cielo, albe e
tramonti ma che è anche sangue e carne (”sangue | che pulsa e prorompe nel
chiarore del mattino”). Una vita, dunque, quella di R.DI., che
si colora del rosso della passione, della forza, dell’audacia, del sangue,
dell’amore. Ma anche una vita che, come tutte le vite “si disperde piano”. E
allora fa il suo ingresso il bianco, “colore del silenzio”, del tempo andato,
della memoria che ci consegna alla storia e dell’innocenza, anche quella ormai
svanita (“Abbraccio il tempo | che mi fa guerriera
| svanito il gioco | di giostre e
d’aquiloni”). Affiora, dalle liriche di questa sezione, un senso di profonda
malinconia, quasi di tristezza, per un tempo che tramonta portando con sé la
parola “culla d’una memoria inginocchiata”. Alla fine di questo percorso
dell’anima scopriamo che R.DI. ci regala un ritratto di sé
molto intenso. Una donna, lo ripetiamo, valorosa, forte, audace, un autentico
milite.»;
L. Nanni «Nei sei racconti del volume [L'azalea] si coglie una scrittura equilibrata, chiara e conseguente in cui prevale l'indagine psicologica.»;
V. Nigro (Colore di donna)
«Se è vero che la poesia è questo riverberare dell’anima in
inquietudini e passioni, è questo rigiocarsi sulla pelle ogni sorta d’emozione e
riportare a galla i sopiti pensieri e stringersi nel chiaroscuro dei sensi, in
questo baluginare delle ombre e delle luci, allora i versi, la parola poetica di
R.DI. ci riporta memorie ricomposte dentro il petto attraverso
i labirinti del cuore per farsi eco profonda di tali riverberi, di tali
inquietudini, spesso di tali smarrimenti esistenziali. E c’è una tensione immacolata, una fedele consapevolezza di
amori e valori, un interrogarsi sui destini dell’uomo avvolto nell’abito tessuto
di dolore, nel grido d’ombra che anela alla vastità dei cieli. Lo stesso titolo
della interessante raccolta di poesie di R.DI. ci riporta in
una sorta di autoconfessione della coscienza, alla riscoperta del proprio ruolo
e della propria condizione di donna, in una società che impone, al di là dei
classici limiti di un femminismo stereotipato, l’esercizio della lotta, la corsa
all’autodifesa, uno spirito guerriero per mezzo del quale vincere sui propri
limiti, la battaglia per l’affermazione e il sogno. Su tutto domina l’idea del colore, come specchio di stati
d’animo, come sensazione epidermica di ogni afflato dello spirito mutevole
secondo le gioie e i dolori, il bene e il male, gli umori ed i sapori che
ammantano la vita e ne impregnano l’essenza. Così le pagine del nostro libro
sezionano i ricordi della morte, della notte e del buio dei sentimenti, quelle
dell’azzurro rimarcano vaghezze emozionali, voci dolcissime, aspirazioni
d’interiorità, trasalimenti inquieti, ed ancora quelle del rosso hanno i colori
della passione, del pulsare incontenibile del cuore e dei sensi, infine le
pagine del colore bianco sono intessute di ricordi e di meditazioni sulle scale
di pietra del tempo che ci avvolge e ci rinchiude in rivoli di storia. E dunque
sopra ogni cosa la silloge si caratterizza per una certa originalità espressiva.
Sull’onda di un tessuto costruttivo, fatto di slanci appassionati e di serene e
limpide visioni, di dolore e di memorie. Non cede, però, all’ineluttabile rassegnazione, all’amaro
rimpianto di mondi perduti o dimenticati, non cede al pathos della sofferenza,
di cui la vita è comunque infarcita in forza della condizione umana, non cede
all’oscuro gioco delle ombre. Vive invece di solari inquietudini, di sensibilità
non arresa alla croce del tempo. Vive nei recessi profondi di una donna smarrita
nell’ansia che grida di dentro, nell’eco dei pensieri, nel dolce richiamo
dell’ora dell’abbandono e della favola antica che dischiude l’azzurro delle
stagioni alte del cuore.»;
E. Nistri «[Donne
in fuga] Da che cosa scappano Fiore, ed Esterina e Anita e Lucetta e Valli e
Camilla, le umbratili ma tutt’altro che evanescenti protagoniste dei racconti
che compongono questo volume? Alcune fuggono, almeno all’apparenza, dai peggiori
mali del mondo; ma tutte a pensarci bene, fuggono da e per se stesse, senza
rivendicazioni femministe ma per un istintivo desiderio di libertà. Con una
sapienza tecnica che ricorda un certo realismo magico alla Massimo Bontempelli,
l’autrice propone storie che fino all’ultimo si conservano verosimili. Se molto
in Donne in fuga è lasciato alla fantasia, poco o nulla è abbandonato al
caso. Come le poco facilmente dimenticabili figure di donne cui è intitolato
questo suo libro, anche D. è una scrittrice in fuga. In primo luogo dalla
gratuita volgarità che affligge tanta narrativa dei giorni nostri.»;
G. Poli «Sei agili racconti compongono questa seconda fatica narrativa [L'azalea] di
D.I. Alcune di queste storie si sviluppano intorno al risentimento di una coscienza che, intorpidita dalla routine, si apre all'improvviso ad una risoluzione di cambiamento, riflettendo la concezione esistenziale positiva dell'autrice. I protagonisti ... si muovono in situazioni narrative precisamente delineate e pienamente contemporanee. Colpisce che siano privi di nomi come di cognomi. Perché l'autrice non battezza i propri eroi? Ritengo che togliendo loro un elemento individualizzante come il nome, si voglia conferire un certo alone di esemplarità che tuttavia li pone a debita distanza dalla rigidità del
tipo.»; T. Paternostro «...ha saputo
aspettare per la pubblicazione della seconda raccolta di poesie [Colore di
donna] dal titolo un po' capriccioso e provocatorio da dove emerge la donna
e tutte quelle sue tinte che colorano il mondo e provocano la nostra vita,
riuscendo in una prova di equilibrio fra volontà e sentimento, vivendo la sua
poesia con uno stile maturo, saldo e personale, mostrando in ogni pagina di aver
trovato il suo veicolo ideale per liberare il canto.»; L. Pumpo «La mano della scrittrice, nel dipanarsi delle pagine e nell'abbozzo dei personaggi, è sempre misuratamente felice e questi si delineano e si rivelano, man mano ch'ella ne delinea le peculiarità, in tutte le pieghe del loro animo, simboli di un clima sociale, simboli di verità nella loro struttura morale. Tutti i racconti sono di spiccata interiorità e carichi di significati, in cui si delineano scene e momenti semplici del reale, si respira un'atmosfera pacata e serena e si scoprono continuamente nuove visioni del mondo e aspetti molteplici dell'umanità. Vi si scopre una delicata inquietudine, la parola va oltre il sogno ed è rivelata o intuita una segreta e invisibile realtà che si nasconde dietro l'apparenza della concretezza
quotidiana»; A.
Resti «[Donne in fuga] La riflessione che D. opera attiene
alla condizione umana, non alla condizione femminile. È vero, certo che le
protagoniste sono donne; è vero che su cinque figure femminili si organizza,
dichiaratamente, la struttura del libro. Ma i personaggi maschili che si
avvicendano nelle storie raccontate condividono speso e senza differenze il
medesimo “male di vivere”, partecipano la medesima ansia salvifica, non
rappresentando affatto in senso categoriale la sopraffazione e la brutalità.
L’autrice rifugge da scontate equazioni generalizzanti.»;
P. Ruffilli (Un vestito di niente)
«La poesia di R. DI. è commisurata a regole
precise, a canoni addirittura classici. Limpida, trasparente, lucidissima, sul
piano della forma; ma densa e avviluppata in improvvisi nodi drammatici in
quanto a sostanza. La fuga del tempo, il defilarsi della occasioni, la corsa in
avanti e, in fondo, il dissolversi graduale della vita non hanno partita vinta
in questa poesia, che appare consegnata alla consapevolezza dell’incontro
paradossale tra l’eterno e il tempo, tra l’infinito e il finito, su una linea di
confine che la morte non sembra in grado di violare. Muovendo da una profonda esigenza interiore di comunicare
agli altri la propria visione del mondo e delle cose, l’autrice costruisce i
suoi rigorosi quadri, mirando a rappresentare il senso fascinoso della vita
senza per questo rinunciare ad isolare i tagli, le fessure, gli scollamenti in
cui si manifesta il vuoto che avvolge e insidia quella stessa vita. “Un vestito di niente” si dichiara come il libro esemplare di
R.DI., il luogo di coagulo della ragione e dei modi al punto di
essere il documento privilegiato che di sé e del proprio mondo l’autrice è
disposta ad esibire.»; L. Viviani «L'ansimare di
fronte al dolore si addolcisce ai teneri ricordi [Colore di donna]. Anche
nel colore nero dell'a. vi è uno sprazzo di luce, né potrebbe essere ignorata
da uno spirito sensibile indagatore che, rabdomante, capta l'essenza della vita
terrena o trasparente in un'altra dimensione.»; *
«...ritorna ai lettori con questa sua nuova raccolta [Colore di donna]
di versi interamente dedicata all'universo femminile. Un universo che, come
distillato attraverso il colore, trasforma l'immagine ed il sentire in canto
lirico. Immagini e sentimenti che dunque assumono cromaticità e sfumature
diverse...».
-
robertadeglinnocenti@interfree.it
-
www.robertadeglinnocenti.net
| |
 |
autore |
|