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Degl'Innocenti

Roberta (Firenze, 1955), poetessa, scrittrice e operatrice culturale, vive a Firenze.

Dal 1997 svolge un’intensa attività di promozione culturale, attraverso sia la presentazione di autori alla Libreria Edison (Edison Book Store) e al Caffè Storico Letterario Giubbe Rosse, che l’organizzazione di recital di poesie anche in altre importanti librerie fiorentine. Inoltre presenta autori anche in varie regioni d'Italia.

Al suo attivo queste pubblicazioni: Il venditore di palloncini e altre storie (1995, prosa, prefazioni di Carmelo Mezzasalma, Giulio Panzani e Giuliana Matthieu), Il percorso (1996, poesia, prefazione di Gaetano Quinci), L'azalea (1998, prosa, prefazione di Carmelo Mezzasalma e Giuliana Matthieu), Colore di donna (2000, poesia), Donne in fuga (2003, prosa, prefazione di Giovanna Fozzer, presentato per la prima volta al Palagio di Parte Guelfa di Firenze l'8 marzo in occasione della Festa della donna; vincitore del primo premio "Versilia 2003"), Un vestito di niente (2005, prefazione di Paolo Ruffilli), La luna e gli spazzacamini (2007, prosa, prefazione di Paolo Ruffilli), D'aria e d'acqua le parole (2009, poesia, prefazione di Paolo Ruffilli) e I graffi della luna (2012, poesia, prefazione di Paolo Ruffilli). È compresa nell'antologia "Slanci e partecipazione" (Bastogi, 2004) che comprende 15 poetesse fiorentine.

Nel corso della sua lunga attività, iniziata in gioventù, ha conseguito significativi riconoscimenti i premi letterari, con i seguenti primi premi:
1993, "Giovanni Belliti" Livorno;
1994, "Giorgio Giorgi" Prato, "Sideralis Tau 8" Firenze, "Tavolozza di Carnevale" Viareggio per il libro Il venditore di palloncini e altre storie;
1996, "Daniela Pagani" Firenze;
1997, "La campagna toscana" Tavernelle Val di Pesa, "I poeti nella società" Formia;
1998, "Posia nel quadro" Lodi Vecchio, "Giovanni Belliti" Livorno, "Calabria '79-Riviera dei Cedri" Scalea per il libro Il percorso;
1999, "Marcello Landi" Livorno; 2000, "Labrys d'Argento" (concorso riservato ai vincitori del premio "Eleusi 1993-2000"), "Poesia nel quadro" Lodi Vecchio;
2001, premio internazionale "I poeti nella società" Basilea, secondo premio "Colore di donna";
2002, “Poesia nel quadro” Lodi Vecchio; “Città di Eleusi” per la narrativa fantastica;
2003, vincitrice al “Formica Nera” Padova; “Versilia”; “Poesia nel quadro” Lodi Vecchio.

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto: G. Bárberi Squarotti «[Donne in fuga] I racconti mi sembrano veramente vivi e originali e inventivi, fra fantasia e sogno, sottili allusioni e dolore e affanni. Molto belle sono soprattutto le storie di Esterina e di Valli.»; S. Bordomi [I graffi della luna] «La vivacità suadente e disarmante che scorre nei tuoi versi è del tutto simile alla tua persona, a quello sguardo “vagabondo” che rapina ogni simpatia e incoraggia l’interlocutore a immaginare ogni meraviglia.»; D. Camiciotti «La poesia di D. è simile ad una canzone d’autore, (e di quale autore!) un po’ sibillina, specie nella forma personalissima e suggestivamente ermetica talvolta, talaltra di elaborata, disarmante semplicità non disgiunta da effetti polifonici, un po’ misteriosa o impressionistica, sembra tramata di colori tanto efficaci da sembrare inverosimili e da ritmi musicali diversi ed elaborati. I contenuti, di natura percettiva ma anche psicologici e di costume, oltre che amorosi naturalmente, si riallacciano ai grandi poeti del passato e li ricostruiscono per una percettività del tutto sui generis e per una facoltà di ricezione postmoderna.»; P. Cirillo «Una sensazione tra le più dilettevoli che la poesia ci procura è senza dubbio quella che crea il poeta quando riesce a suscitare nell'animo del lettore una perfetta solidarietà contestuale tra immagini proposte e ciò che intende significare. È allora che la poesia diventa affascinante in quanto testimonia una sorta di misteriosa rispondenza di pensieri tra persone che non si conoscono. Tutto ciò si può riscontrare leggendo questa raccolta di poesie [Il percorso] di D.I., poetessa che tenta di esplorare il proprio io ed in quel mondo riesce a far scoprire al lettore emozioni misteriose, comuni a tutti noi.»; "Il Club degli autori" «[Donne in fuga] Le protagoniste dei racconti presenti in questo volume sono donne che solo apparentemente fuggono dalla problematica situazione esistenziale che si trovano a fronteggiare perché più che altro sono attratte da quel desiderio insopprimibile di libertà che sembra pervaderle in ogni fibra. L’Autrice con grande capacità e mano sapiente rende compiutamente lo spirito libero e fuggitivo di queste donne-simbolo ammantandole di un inevitabile senso d’inquietudine e avvolgendole di un sottile turbamento. Camilla deve lottare con la menomazione fisica, Anita deve fuggire l’anoressia, Esterina si deve liberare dal disagio psichico, Lucetta dimenticare un sogno d’amore estivo: figure di donne che combattono con l’ansia di vivere alla ricerca di una propria identità. Invidiabile l’intensità narrativa dell’Autrice sempre incalzante nel proporre le sue protagoniste attraverso una spietata analisi della realtà e il puro lirismo che trionfa in alcune pagine affascinanti»; U. De Agostino «Stupende immagini 'floreali' vengono raccolte nella silloge L'azalea con un linguaggio frugale e austero che rimanda a personaggi avvolti da una riservatezza interiore e da una sobrietà sentimentale assolutamente coinvolgenti.»; S. Demarchi (Colore di donna) «Le trascrivo un giudizio: Suggestiva la divisione del libro in quattro sezioni, ognuna corrispondente a un colore-simbolo: nero-lutto, azzurro-parola, rosso-passione, bianco-memoria. Nell'ambito di questa allegoria strutturale si muovono ardite metafore che svelano insieme passione profonda e spontaneità di dizione inventiva, il tutto in una escavazione del proprio io che si configura come donna che rivendica i propri diritti umani e la voglia di dirsi in tutta la sua complessità psichica e nelle aspirazioni ideali.»; G. Fozzer (Colore di donna) «Quella confessata da R.DI. è come una resa alla legge della poesia, alla vocazione-dovere di scrivere, consolazione altissima, ma anche scavo e squarcio, ricerca che scruta l’ago della bussola interiore. Il libero canto, pudico e ardente, in cui la poetessa si esprime, è un vero dono al lettore, qualcosa di forte che ci porta anni luce lontano dalle esplicitazioni di tanta stampa e di altri mezzi di comunicazione: e ci riconduce alla calda, pura verità della passione, suggestione persino stendhaliana che torna alla mente.»; M. Gemelli (Donne in fuga) «Una narrazione vera, autentica, non incentrata su un’ideale di donna assoluta e trascendentale né svincolata dai legami di una quotidianità stringente: una figura di donna –o meglio, diverse tipologie di donne – pienamente coinvolte in realtà speso difficili e spoetizzanti. Eppure le Donne in fuga di cui il libro vuol essere specchio non sono persone che scappano soltanto dalle brutture della realtà: si tratta di ragazze senza volto né età ma con identità dai contorni ben definiti, che cercano una via di fuga “da se stesse e per se stesse”, come ha sottolineato Enrico Nistri. Si chiamano Fiore, Esterina, Anita, Lucetta, Valli e Camilla: protagoniste di storie, se non vere, almeno verosimili ed in cui non è difficile immedesimarsi. Le loro sono storie “di terrea e di cielo”, “di follia”, “di un desiderio”. “di strada e d’azzurro” e “trapunte di nero”: vicende in cui l’essenza più intima della femminilità emerge con forza e delicatezza al tempo stesso e –grazie alle doti di un’autrice sensibile e profonda come R.DI. – l’anelito della libertà trasuda da ogni pagina con vigore e intensità, ma non senza un velo di poesia e malinconia.»; S. Maionchi «Sebbene il libro [Colore di donna] mostri in copertina un volto di donna dipinto, a mio avviso, è un'altra parte del corpo che più lo rappresenta. Si tratta della mano e delle mani. Se ne trova testimonianza direttamente nei versi. La voce stessa di D.I. ha mani e braccia, nella metafora quasi classica della lirica che apre il libro... Più spesso queste mani sono mani che afferrano, che stringono e ritorna l'idea del graffio, come movimento rapido e felino per catturare qualcosa che altrimenti sfugge... Ma cosa vogliono afferrare queste mani, e qual è il loro significato? Che cos'è quest'ansia se non l'ansia di afferrare la vita stessa, nei suoi colori e nei suoi attimi, e la forza di voler afferrare l'effimero, un'emozione che svanisce? Può sembrare una rivelazione banale, ma anche la più nobile, perché è un desiderio semplice e pulito quello di volere la vita.»; D. Masini «... una quarantina di poesie [Colore di donna] che rappresentano quasi il diario letterario di questa brava poetessa fiorentina che tanti consensi ha ottenuto, e continua ad ottenere nei più prestigiosi premi letterari. Subito si resta incantati dal suono di questi versi leggerissimi che però, nella loro brevità, tendono a legarsi in periodo di due o tre per trovare insospettate musiche di endecasillabi e settenari.»; G. Matthieu Chiocchini «La D. con questi, eleganti e sobri racconti [Il venditore di palloncini e altre storie] ha cercato la mano del suo simile, e di chi in particolare, avendo aures audendi, audiat. Non ha raccontato novelle, ma la novella della vita, sia pure frammentaria, inesatta, incompleta, senza pretese di morale o intenzioni didascaliche. Regala l'anima alle cose.»; E. Mazzoleni «la ringrazio vivamente per le sue Donne in fuga che ho letto con interesse. Oltre alla deliziosa vena creativa, ho ammirato la capacità di costruire le storie, d’indagare l’anima dei personaggi con intuito e sensibilità femminile. Si avverte il lavoro di scavo psicologico che dà sostanza alla narrazione. La scrittura, inoltre, è originale per i temi impressionisti che la caratterizzano. Mi complimento di cuore e, con gli auguri di tutto il successo che merita...»; C. Mezzasalma (L’Azalea) «Su questi venti del destino resta anche sospesa la forza narrativa di R.DI. in questo accattivante, limpido, struggente libro di racconti dove l'anima dei personaggi si specchia tra il silenzio ed un confuso dolore, tra l'amore per la vita e il suo ineludibile bilancio, tra il presentimento della morte e la resurrezione della speranza. Davvero ogni storia è un luogo di dolore, un giardino silenzioso che il tempo spoglia a poco a poco, ma la memoria che ne resta è una lunga iscrizione che lascia leggere i nomi della gioia di vivere e di esistere, dell'amore e della forza di crescere nell'amore. I venti del destino non soffiano mai invano.»; D. Monreale (Donne in fuga) «Cinque racconti per sei protagoniste che sognano o realizzano una fuga, che sia essa reale o metaforica, agita o ideale. Fiore, Esterina, Anita, Lucetta, Valli e Camilla sono donne fuori del comune, per eccesso di sensibilità o difetto di razionalità, che nella loro storia, nel loro privato microcosmo cercano un collegamento, a volte un disperato aggancio al macrocosmo, ad un universo più vasto di libertà e di amore. Il contesto narrativo è variegato e tocca le condizioni più delicate dell’esistenza, dal disagio mentale alla prostituzione, dall’anoressia alla menomazione fisica, in uno scavo psicologico permeato di visionarietà e accensioni liriche. Le protagoniste scappano, tormentate o sicure, ma la loro fuga non è mai una debolezza, solo per semplice salvezza, per sopravvivere ad una cluastrofobica situazione, e il racconto della loro ribellione è dispiegato con un dispositivo monologante, frammentario e onirico, che amplifica l’intensità psicologica della vicenda. I fatti sono veicolati dalla percezione soggettiva dell’io narrante, che regge il gioco delle rappresentazioni con il solo filtro della coscienza. La precisione del tratto psicopatologico delle azioni e dei pensieri non produce però una descrizione puramente clinica, ma un racconto vivo che coinvolge. L’emotività racchiusa nelle incursioni dell’inconscio sugli avvenimenti stimola empatie e identificazioni, salvando la materia narrativa da una deriva naturalistica che ne avrebbe fatto risaltare, in quel caso, un’impropria quanto arida scientificità di stile. E invece qui il tono affabulatorio è mobile e sciolto, in una fluida narrazione che unisce credibilità e calda espressività. La delicatezza ricettiva e tutta femminile che distingue le protagoniste aggiunge inoltre una tensione lirica all’atmosfera –già di per sé sospesa dei racconti- mutuata dalla consuetudine dell’autrice con la scrittura poetica. Qui le divergenze di linguaggio, nella singolarità di metafore e accostamenti, sono echi di questa militanza, e arricchiscono i racconti di una particolare tonalità espressiva, alogica e intuitiva.»; V. Morgantini (Colore di donna) «Con questa seconda raccolta di poesie, R.DI. intona un canto di vita e di morte, di gioia e di dolore, di passione e di ragione. Un canto policromo composto (in ordine di apparizione) del nero, dell’azzurro, del rosso e del bianco. Quattro colori ai quali, la poetessa fiorentina, dedica altrettante sezioni, soddisfacendo così la sua esigenza di analisi, di scavo interiore, di emersione della zona d’ombra. Ma c’è anche un intenso lavoro di sintesi: non abbiamo a che fare con colori seccati su una tela. I colori di cui R. si tinge sono colori vivi che si fondono e si confondono continuamente, che sfumano gli uni negli altri, dando vita ad un unico “Colore di donna”. A volte predomina l’uno, a volte l’altro, a volte l’altro ancora e così via, ma tutti i colori sono sempre presenti contemporaneamente. Dunque: analisi e sintesi, vita e morte, passione e ragione, gioia e dolore, nero e bianco. Una raccolta di liriche che è anche un inno all’alterità, alla compresenza degli opposti (sottolineata quest’ultima, anche dalla presenza di ossimori: “con voce di miele | e di tempesta”; “gatto randagio | morbido e graffiante”; “che il vento | percuote | e accarezza”), alla realtà multiforme, alla pluralità dell’io. Eccoci, dunque, alla prima sezione dedicata al colore nero, anzi al non-colore, simbolo da sempre d’infelicità, lutto, malinconia, oscurità, segretezza. “Il Rosso è ardore | il Nero il mio segreto”. Il nero della notte è custode del dolore, ma anche dei sogni che animano le ombre e i desideri dell’inconscio. Ombre vertiginose che ci costringono ad entrare in contatto con la parte più profonda e sconosciuta di noi stessi. Ma l’ombra prelude sempre alla luce, la luce color azzurro del cielo sgombro di nubi, ma anche del pensiero e della parola. L’azzurro è infatti, per eutonomasia, il colore della comunicazione. In questo caso della comunicazione-confessione. Un modo nobile e generoso di salvare se stessa. Cristallizzare le parole sulla carta aiuta a prendere le distanze dai proprio dolori, dalle proprie paure, dalle proprie passioni, insomma, dai propri sentimenti, a squarciare quel velo che avvolge l’interiorità e a farvi più luce; luce che consola, che fende il cielo e apre la porta del pensiero regalando alla poetessa un “fremito d’azzurro”. E’ la volta del rosso. Un colore che, insieme al nero, signoreggia sugli atri. E’ la stessa R. a dircelo: “Il Rosso e il Nero | sono i miei colori”; la vita e la morte, la vita che è morte e rinascita e poi ancora morte e ancora rinascita, così “cento e mille volte”. R. grida sì alla vita nella sua totalità. La vita è fatta di sfumature, la vita inorganica e organica, la vita che è cielo, albe e tramonti ma che è anche sangue e carne (”sangue | che pulsa e prorompe nel chiarore del mattino”). Una vita, dunque, quella di R.DI., che si colora del rosso della passione, della forza, dell’audacia, del sangue, dell’amore. Ma anche una vita che, come tutte le vite “si disperde piano”. E allora fa il suo ingresso il bianco, “colore del silenzio”, del tempo andato, della memoria che ci consegna alla storia e dell’innocenza, anche quella ormai svanita (“Abbraccio il tempo | che mi fa guerriera | svanito il gioco | di giostre e d’aquiloni”). Affiora, dalle liriche di questa sezione, un senso di profonda malinconia, quasi di tristezza, per un tempo che tramonta portando con sé la parola “culla d’una memoria inginocchiata”. Alla fine di questo percorso dell’anima scopriamo che R.DI. ci regala un ritratto di sé molto intenso. Una donna, lo ripetiamo, valorosa, forte, audace, un autentico milite.»; L. Nanni «Nei sei racconti del volume [L'azalea] si coglie una scrittura equilibrata, chiara e conseguente in cui prevale l'indagine psicologica.»; V. Nigro (Colore di donna) «Se è vero che la poesia è questo riverberare dell’anima in inquietudini e passioni, è questo rigiocarsi sulla pelle ogni sorta d’emozione e riportare a galla i sopiti pensieri e stringersi nel chiaroscuro dei sensi, in questo baluginare delle ombre e delle luci, allora i versi, la parola poetica di R.DI. ci riporta memorie ricomposte dentro il petto attraverso i labirinti del cuore per farsi eco profonda di tali riverberi, di tali inquietudini, spesso di tali smarrimenti esistenziali. E c’è una tensione immacolata, una fedele consapevolezza di amori e valori, un interrogarsi sui destini dell’uomo avvolto nell’abito tessuto di dolore, nel grido d’ombra che anela alla vastità dei cieli. Lo stesso titolo della interessante raccolta di poesie di R.DI. ci riporta in una sorta di autoconfessione della coscienza, alla riscoperta del proprio ruolo e della propria condizione di donna, in una società che impone, al di là dei classici limiti di un femminismo stereotipato, l’esercizio della lotta, la corsa all’autodifesa, uno spirito guerriero per mezzo del quale vincere sui propri limiti, la battaglia per l’affermazione e il sogno. Su tutto domina l’idea del colore, come specchio di stati d’animo, come sensazione epidermica di ogni afflato dello spirito mutevole secondo le gioie e i dolori, il bene e il male, gli umori ed i sapori che ammantano la vita e ne impregnano l’essenza. Così le pagine del nostro libro sezionano i ricordi della morte, della notte e del buio dei sentimenti, quelle dell’azzurro rimarcano vaghezze emozionali, voci dolcissime, aspirazioni d’interiorità, trasalimenti inquieti, ed ancora quelle del rosso hanno i colori della passione, del pulsare incontenibile del cuore e dei sensi, infine le pagine del colore bianco sono intessute di ricordi e di meditazioni sulle scale di pietra del tempo che ci avvolge e ci rinchiude in rivoli di storia. E dunque sopra ogni cosa la silloge si caratterizza per una certa originalità espressiva. Sull’onda di un tessuto costruttivo, fatto di slanci appassionati e di serene e limpide visioni, di dolore e di memorie. Non cede, però, all’ineluttabile rassegnazione, all’amaro rimpianto di mondi perduti o dimenticati, non cede al pathos della sofferenza, di cui la vita è comunque infarcita in forza della condizione umana, non cede all’oscuro gioco delle ombre. Vive invece di solari inquietudini, di sensibilità non arresa alla croce del tempo. Vive nei recessi profondi di una donna smarrita nell’ansia che grida di dentro, nell’eco dei pensieri, nel dolce richiamo dell’ora dell’abbandono e della favola antica che dischiude l’azzurro delle stagioni alte del cuore.»; E. Nistri «[Donne in fuga] Da che cosa scappano Fiore, ed Esterina e Anita e Lucetta e Valli e Camilla, le umbratili ma tutt’altro che evanescenti protagoniste dei racconti che compongono questo volume? Alcune fuggono, almeno all’apparenza, dai peggiori mali del mondo; ma tutte a pensarci bene, fuggono da e per se stesse, senza rivendicazioni femministe ma per un istintivo desiderio di libertà. Con una sapienza tecnica che ricorda un certo realismo magico alla Massimo Bontempelli, l’autrice propone storie che fino all’ultimo si conservano verosimili. Se molto in Donne in fuga è lasciato alla fantasia, poco o nulla è abbandonato al caso. Come le poco facilmente dimenticabili figure di donne cui è intitolato questo suo libro, anche D. è una scrittrice in fuga. In primo luogo dalla gratuita volgarità che affligge tanta narrativa dei giorni nostri.»; G. Poli «Sei agili racconti compongono questa seconda fatica narrativa [L'azalea] di D.I. Alcune di queste storie si sviluppano intorno al risentimento di una coscienza che, intorpidita dalla routine, si apre all'improvviso ad una risoluzione di cambiamento, riflettendo la concezione esistenziale positiva dell'autrice. I protagonisti ... si muovono in situazioni narrative precisamente delineate e pienamente contemporanee. Colpisce che siano privi di nomi come di cognomi. Perché l'autrice non battezza i propri eroi? Ritengo che togliendo loro un elemento individualizzante come il nome, si voglia conferire un certo alone di esemplarità che tuttavia li pone a debita distanza dalla rigidità del tipo.»; T. Paternostro «...ha saputo aspettare per la pubblicazione della seconda raccolta di poesie [Colore di donna] dal titolo un po' capriccioso e provocatorio da dove emerge la donna e tutte quelle sue tinte che colorano il mondo e provocano la nostra vita, riuscendo in una prova di equilibrio fra volontà e sentimento, vivendo la sua poesia con uno stile maturo, saldo e personale, mostrando in ogni pagina di aver trovato il suo veicolo ideale per liberare il canto.»; L. Pumpo «La mano della scrittrice, nel dipanarsi delle pagine e nell'abbozzo dei personaggi, è sempre misuratamente felice e questi si delineano e si rivelano, man mano ch'ella ne delinea le peculiarità, in tutte le pieghe del loro animo, simboli di un clima sociale, simboli di verità nella loro struttura morale. Tutti i racconti sono di spiccata interiorità e carichi di significati, in cui si delineano scene e momenti semplici del reale, si respira un'atmosfera pacata e serena e si scoprono continuamente nuove visioni del mondo e aspetti molteplici dell'umanità. Vi si scopre una delicata inquietudine, la parola va oltre il sogno ed è rivelata o intuita una segreta e invisibile realtà che si nasconde dietro l'apparenza della concretezza quotidiana»; A. Resti «[Donne in fuga] La riflessione che D. opera attiene alla condizione umana, non alla condizione femminile. È vero, certo che le protagoniste sono donne; è vero che su cinque figure femminili si organizza, dichiaratamente, la struttura del libro. Ma i personaggi maschili che si avvicendano nelle storie raccontate condividono speso e senza differenze il medesimo “male di vivere”, partecipano la medesima ansia salvifica, non rappresentando affatto in senso categoriale la sopraffazione e la brutalità. L’autrice rifugge da scontate equazioni generalizzanti.»; P. Ruffilli (Un vestito di niente) «La poesia di R. DI. è commisurata a regole precise, a canoni addirittura classici. Limpida, trasparente, lucidissima, sul piano della forma; ma densa e avviluppata in improvvisi nodi drammatici in quanto a sostanza. La fuga del tempo, il defilarsi della occasioni, la corsa in avanti e, in fondo, il dissolversi graduale della vita non hanno partita vinta in questa poesia, che appare consegnata alla consapevolezza dell’incontro paradossale tra l’eterno e il tempo, tra l’infinito e il finito, su una linea di confine che la morte non sembra in grado di violare. Muovendo da una profonda esigenza interiore di comunicare agli altri la propria visione del mondo e delle cose, l’autrice costruisce i suoi rigorosi quadri, mirando a rappresentare il senso fascinoso della vita senza per questo rinunciare ad isolare i tagli, le fessure, gli scollamenti in cui si manifesta il vuoto che avvolge e insidia quella stessa vita. “Un vestito di niente” si dichiara come il libro esemplare di R.DI., il luogo di coagulo della ragione e dei modi al punto di essere il documento privilegiato che di sé e del proprio mondo l’autrice è disposta ad esibire.»; L. Viviani «L'ansimare di fronte al dolore si addolcisce ai teneri ricordi [Colore di donna]. Anche nel colore nero dell'a. vi è uno sprazzo di luce, né potrebbe essere ignorata da uno spirito sensibile indagatore che, rabdomante, capta l'essenza della vita terrena o trasparente in un'altra dimensione.»; * «...ritorna ai lettori con questa sua nuova raccolta [Colore di donna] di versi interamente dedicata all'universo femminile. Un universo che, come distillato attraverso il colore, trasforma l'immagine ed il sentire in canto lirico. Immagini e sentimenti che dunque assumono cromaticità e sfumature diverse...».

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