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Diedo
Emilio (Camponogara 1956), poeta, saggista, autore di romanzi, racconti,
fiabe e testi teatrali e critico letterario, vive a Ferrara. Collabora con
giornali, case editrici e riviste culturali. Ha diverse pubblicazioni al suo
attivo: per il teatro, Mariéta Penèa (1997,
inedito), Madama Etron (2006); per la
poesia: Mea culpa (1995, primo premio
assoluto “Noi e gli altri 1996”), Risorgeremo
(1996, autoproduzione), Tra mille e più
(1996, autoproduzione), Fotoni (1997),
Le ebbrezze di Chronos (1999 premio
selezione “Janus Pannonius 2000”), Poesie
(1999, silloge antologica con testi di R. Ferri e A. Moretti),
Poesie (1999),
Sbarchi d’arche (2001), La Fiamma
sulla Croce (2002); per la narrativa:
Farfalle d’autunno (1996), Lettera dal
paradiso (1997, due edizioni, primo premio “Valle Senio 2004). È presente nelle antologie: “Il Cantavita”
del Movimento per la vita di Savigliano (1986 e 1987); “Quaderni di poesia”
del Gruppo Artisti della Saccisica di Piove di Sacco (1995, 1996 e 1999); “Affacciàti
sull’infinito" (1999); "Kelle" (2001);
"Lavinia" (2003); "Maree" (2003), "Premio Licenza" (2003). Nella veste di poeta ha partecipato alla
sesta
"Biennale d’arte della Saccisica" ed è stato inserito nel catalogo omologo. Con
quasi tutto il suo repertorio letterario è stato prescelto come espositore per
la "Biennale d’arte contemporanea Città di Roma-Jubilaeum 2000", occasione
nella quale è stato decretato vincitore assoluto per la letteratura (poesia
visiva, poesia, racconto, romanzo, editi ed inediti). È socio
fondatore del Gruppo Scrittori Ferraresi, associazione ministerialmente
riconosciuta previa registrazione prefettizia, di cui è
attualmente segretario. È ideatore e segretario del
Concorso letterario nazionale "San Maurelio".
Sulla produzione letteraria di D.
hanno scritto numerosi letterati, tra gli altri: F.
Aglieri «Io credo che la sua forza poetica sia soprattutto
sintattica, o se si vuole, logica. Una forza sintattica della quale s'intende il
significato se posta in relazione con quell'indefinibile flusso di sensazioni
che promana dalle parole e fa 'sentire' quanto D. sia dotato di istinto
letterario... Certo... non è poesia facile, e tuttavia essa è ricca di quel
prezioso ingrediente che è la godibilità...»;
I. Baiamonte «Sbarchi d'arche, raccolta di
pensieri lambiccati che si evolvono come la storia stessa del mondo, incarnano
la piaga dell'emigrazione come l'evoluzione morale dell'uomo. Emerge dalle
parole lo scrittore maturo, funambolo di vocaboli, che sa giocare con ossimori,
assonanze, esperimenti grafici e lessicali, senza annoiare.»; G.
Bárberi Squarotti «Il romanzo [Lettera dal paradiso] è un’opera
molto singolare e originale per invenzione e struttura. ... Caro D., grazie del
libro [Le ebbrezze di Chronos]! A marzo sono stato molto male e soltanto
da poco le cose vanno meglio. Così i suoi versi sono stati un dono prezioso per
la mia ripresa.»; A. Caggiano «...la
condizione umana assume aspetti diversificati, in un susseguirsi di
considerazioni etiche e quotidiane che D. arricchisce inserendo fra un verso e l’altro
anche simboli grafici e numeri che sembra vogliano giocare con le parole in quel
turibolo che, in realtà, è la vita. E quando l’a. allude alla morte, ecco
che il segno della croce appare, invocando magari la stessa geometria che fu
nella filosofia di Platone.»; «Poesia forte la sua, anche amara, con una
quotidianità iconografica fra realtà e desideri e con tante intermittenze di
ordine socio-psicologico rese onomatopeiche dal ritmo incessante e dalla
accurata terminologia» «...la Lettera dal paradiso ... costituisce una
sorta di ‘vademecum degli affetti’. Colloqui metapsichici... trovano una
propria formula disincantata, fiabesca. E con l’espediente della ‘lettera
immaginaria’ D. dà vita a una serie di eventi raccontati con semplicità ma
non senza efficacia.»; R. Corazza «È
proprio la presenza della dimensione temporale... a fungere da filo conduttore
della nuova raccolta di poesie [Le ebbrezze di Chronos]. Una presenza
peraltro avvertita, nelle stesse parole dell’a., come capacità ambivalente ed
ambigua, assieme ricchezza e rovina dell’essere umano. ... Per rendere assieme
la sofferenza e la speranza, D. non può rinunciare, nel suo linguaggio, alle
contaminazioni stilistiche, che lo portano dal romanticismo... allo
sperimentalismo... vicino, sia nella tonalità umoristica che nello
stravolgimento della pagina scritta, ad autori come Palazzeschi o Govoni.»; G.
Cusatelli «Le ebbrezze di Chronos... mi ha(nno) consentito
una lettura davvero formativa non solo nel merito dei valori estetici ma nella
ormai rara opportunità di accostare un corpo ideologico finalmente autonomo:
circa il primo punto ho rilevato una versificazione articolata e fluida, circa
il secondo credo d’essere riuscito a sentirmi coinvolto da veri e propri
movimenti cosmici, rappresentati da una grande maestria di metafore.»; A.
D’Acunto «Con attenta sensibilità e perizia stilistica, le
liriche ... prendono in esame gli aspetti più difficili della realtà
contemporanea ed analizzano a fondo la contraddittoria tensione che tormenta l’animo
di quasi tutti gli uomini di oggi nel prendere coscienza, di fronte ai mali dei
nostri giorni, delle responsabilità che, volente o nolente, hanno nei loro
confronti, visto che anche l’indifferenza, l’egoismo o l’abulia, sono già
di per sé delle colpe, le stesse che sente anche l’a. nell’autoanalisi
della propria coscienza sociale che compie attraverso i suoi versi.»; E.
Ferrigato «Le ebbrezze di Chronos o, più opportunamente, ‘Le
ebbrezze di D.’ colpiscono subito il lettore, stordendolo finanche. È l’originalità
che sbalordisce. Lo stile di quest’a. si rivela uno strumento alquanto
interessante, in grado di cogliere il ‘classico’ incanalandolo in un’estetica
futuribile ma certamente non futurista. Un’estetica estranea al futurismo per
il manifestarsi d’una logica letteraria alla portata di tutti. È uno stile,
senza dubbio, improntato alla sperimentazione del verseggiare, improntato alla
‘ricerca’. È una ricerca, quella di D., che inventa giochi, sia lessicali
che addirittura figurativi, senza inoltrarsi, tanto per capirci, in coacervi
inestricabili. La sensazione – ebbrezza nelle ‘ebbrezze’ – è quella d’una
lettura diversiva, rilassante, gradevole.»; P.
Francischetti «La sua ideologia poetica sembra basarsi su un nucleo
che tende a sintetizzare il proprio presente, che si adagia senza fretta nel
passato, nel vissuto autobiografico; che, infine, non riesce ancora a cercare
spiragli di luce nel tempo ignoto del proprio futuro.»; U.
Giacomucci «D. oltre a possedere una certa originalità di
impostazione, elabora un linguaggio vivo, moderno e coinvolgente, valorizzando
efficacemente l'itinerario espressivo e i contenuti in una chiave personale e
significativa, di grande essenzialità e forza evocativa. La forza icastica
delle immagini si esprime con intensità, ma anche con coerenza di tono e di
linguaggio, e con vivacità espressiva.»; Giuria
del premio “La lode” «Le poesie dell’a. sono costellate di
metafore suggestive che brillano di autonoma spiritualità...»;
G. Luongo Bartolini «La Fiamma sulla
Croce ... evidenzia un tipo di letteratura che tende alla pacata riflessione
sulla realtà della vita, su particolari d'ordine sociale e morale... Si tratta
quasi di una prosa ritmata nella varietà della composizione, dunque, che mira al
discorso reale e razionale, controllato dal grande sentimento umanitario che, ad
ogni modo, riporta all'attività particolarmente degna di nota dell'Arma
benemerita.»; U.
Marinello «D. è un autore alla ricerca di soluzioni diverse, che
sonda strade anche non facilmente percorribili nella comunicazione, inserendosi
in un cammino già percorso da molti altri autori»; «...in D. è sempre
presente una motivazione (e una pulsione) sociologica. L’indagine sull’uomo
compiuta tramite la poesia non è che un aspetto della sua condivisione dei
travagli che caratterizzano la condizione umana; della sua partecipazione
emotiva agli stessi; di una sensibilità profondamente intrigante che lo lega
indissolubilmente e che lo coinvolge, visceralmente direi, a tutto ciò che a
quella condizione appartiene, con un sottofondo di pietà che è allo stesso
tempo amore e comprensione.»; L. Nanni
«... D. riserva sempre delle sorprese con la sua scrittura fuori dai cànoni e
in certi casi sperimentale; due titoli a mo’ di esempio: ‘Oro e 8ne’ e ‘Ariose
tasche’; ma la chiave si ritrova nella sintetica terzina che apre ‘Storie d’istanti’:
M’invento | infinite | identità; aspetti del molteplice quindi, in gesti
verbalmente rigorosi e con un senso etico fra le righe.»; «Non vi
è qui [La Fiamma sulla Croce] lo sperimentalismo fonetico e formale di
Sbarchi d'arche, ma una scrittura più tradizionale, sempre nell'ambito di
uno stile riconoscibile.»; G.
Pederiali «...il romanzo [Lettera dal paradiso]... mi sembra
particolarmente originale, oltre che interessante.»; M.L.
Poledrelli «L’opera di D. sta ad indicare la necessità da parte dell’uomo di trovare uno spiraglio di valori a cui aggrapparsi nel periodo di
crisi e di trapasso in cui noi tutti dobbiamo operare.»; D.
Puccini «...la sua non è certo poesia consolatoria, ma scava
coraggiosamente tra filosofia e sociologia nei meandri dell’uomo, avvalendosi
di una forma musiva e graffiante molto efficace.»;
R. Roversi «Rebus combinatorio, cabalistico,
o semplice divertissement aritmetico? Probabilmente nulla di tutto questo, forse
si tratta di negazione del caos, di 'ordine', o della sua ricerca e
giustificazione. Che conduce ad un intelligente paradosso, anzi due. La coerenza
strutturale raggiunta complicando programmaticamente (e apparentemente) le
coordinate 'perimetrali', e l'avanguardia lirica conseguita isolando (ma per
evidenziare non per emarginare) frammenti che fanno tesoro dell'insegnamento
della tradizione letteraria italiana. ... vien quasi da pensare che Sbarchi
d'arche sia, oltre che un'antologia autobiografica, anche una panoramica
sulla lezione poetica novecentesca. ... Nemmeno il gioco 'parolistico' (o
parodistico?) disseminato in più testi riesce a toglierci l'impressione che,
infine, l'invenzione linguistica di poesie come Soffio transvitale e
L'ape rappresenti una sorta di esorcizzante revisionismo d'una
sperimentazione avanguardistica che all'alba del terzo millennio necessita
invece di un (altro paradosso) 'ritorno all'ordine' di stampo in qualche modo
'rondista'.»; M.
Tamàs-Tarr Bonani «Ho incontrato per la prima volta D. leggendo il
suo racconto inedito Il necrologio... L’inclinazione metafisica del suo
testo mi ha rievocato il nome dell’autore del romanzo Le anime morte: Gògol
(1809-1852), lo scrittore di origine ucraina considerato uno dei più grandi
della letteratura russa... Leggendo D. o sfogliando le pagine di Gògol si ha la
medesima sensazione: ci arriva un grande messaggio di esigenza di rigenerazione
morale e sociale.»; P. Tieto «...D.
costruisce le sue tesi avvalendosi di un solido supporto culturale, di una seria
preparazione e di una cultura che conferiscono alle sue poesie consistenza,
validità, spessore»; «...Fotoni, ovvero particelle elementari di
energia luminosa. L’a. intende infatti con questa silloge, fatta di 126
poesie, proporre aspetti della quotidianità, colti ora in forma di sogno e
altre volte quali essi figurano effettivamente, nella realtà ...come ‘bagliori
psichici’, come ‘luci folgoranti che lasciano talora interdetti su quanto
succede nel vissuto o su ciò che si sogna’. Tutte le composizioni sono
piuttosto brevi e nondimeno esaustive nei loro intenti, complete ...formulate
in modo lapidario, spesso simili ad aforismi, a riflessioni, ad ammonitrici
sentenze.»; G. Turola «D. [sul romanzo Farfalle
d’autunno]...rivela... un gusto del narrare quasi popolare, caratterizzato
da uno stile schietto... impreziosito da termini aulici che danno luogo ad una
sorta di sposalizio fra prosa e poesia; ...la sigla stilistica di D. incanta il
lettore cullandolo sulle onde di un linguaggio musicale, lieve, sottratto alla
forza di gravità, intriso di elegiaca tenerezza.» «D. [su Fotoni]
porge l’orecchio alle voci del mistero che palpita nell’aria, si prefigge di
comunicare con l’infinito la cui energia si irradia nello spazio. Ecco così
che le sue poesie... colgono il fulgore di un attimo fuggente, la sensazione di
un profumo quasi impercettibile... Anche il lettore si sente coinvolto in questa
sorta di ‘divertissement’ verbale e nello stesso tempo rimane edificato dai
valori etici che si nascondono dietro le parole in apparenza scanzonate.»;
oltre a M. Alvoni, L. Antonucci, M.L. Carrà Borgatti, M. Goberti, P.L. Marzola,
F. Mellone, M.C. Nascosi, A. Pasetti, A. Romano, R. Scolozzi, V. Sgarbi, V.
Trapella, I. Valente, V. Volpini, M. Zeri, mons. J.M. Harve, quale referente
di Ss. Giovanni Paolo II, V. Valentini (Capo dell'Ufficio del
Presidente del Consiglio dei Ministri, a nome di S. Berlusconi) e M.M. Zucco
(consigliere personale del
Presidente della Repubblica O.L. Scalfaro); oltre a numerose rassegne e riviste:
Abruzzo nel Mondo, Artecultura, Balaio
Poetico, Caleidoscopio, Cicero, FerraraFerrara, Gsa Master News,
Il Ponte Italo-americano, Il Porto, La Pianura, La piazza,
L'Ippogrifo, Noi e gli Altri, Osservatorio Letterario,
Pomezia Notizie, Punto
di Vista, Quatro Ciàcoe, Talento, UnPodiVersi ed anche Famiglia Cristiana; e quotidiani:
Avvenire, Il Gazzettino, Il Mattino, Il Resto del Carlino, La
Nuova Ferrara, La Voce.
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