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FerramoscaAnnamaria (Tricase), poetessa, vive a Roma, dove accanto all’attività letteraria esercita la propria professione. Di formazione umanistica, ma da sempre curiosa delle scienze, sceglie di laurearsi in Scienze biologiche a Siena e di specializzarsi poi in Scienza dell’Alimentazione a Roma. Scrive e legge compulsivamente poesia fin dall’adolescenza, ma inizia a pubblicare molto tardi, su sollecitazione del poeta Plinio Perilli, che introduce e presenta la sua prima raccolta nel 1999: Per un’esigenza personale di elaborazione e selezione di una pur incessante produzione, la pubblicazione delle sue raccolte segue un passo volutamente lento. Ha pubblicato le seguenti raccolte poetiche: Il versante vero (1999, con introduzione di Plinio Perilli, premio opera prima “Contini-Bonacossi 2000”), Porte di terra dormo (2001, plaquette), Porte / Doors (2002, in versione bilingue, con prefazione di Paolo Ruffilli, versione inglese di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti, premio “Forum 2003”), Paso doble (2006, coautrice Anamaría Crowe Serrano, tr. di Riccardo Duranti), Curve di livello (2006, premi: 2006: "Città di Castrovillari-Pollino", "Violetta di Soragna", "Astrolabio"), Other Signs, Other Circles. A selection of Poems 1990-2009 (2009, introduzione e traduzione inglese di Anamaría Crowe Serrano, primo premio "Città di Cattolica 2010"), La poesia “Anima Mundi” con la silloge Canti della prossimità (2011, con nota critica di Gianmario Lucini). E' presente nei volumi collettanei: Pugliamondo (2010), La Versione di Giuseppe (2011) e Poeti e poetiche (2011). Ha conseguito il primo premio per l'inedito al "Guido Gozzano 2011". Collabora con testi e note critiche a varie riviste, anche in rete. Fa parte della redazione del portale Poesia2punto0.com, dove è ideatrice e curatrice della rubrica Poesia Condivisa. Collabora al sito clepsydraedizioni.com, che seleziona in anonimo nuova poesia italiana contemporanea. E’ stata chiamata a presiedere il Premio di poesia De Palchi-Raiziss e a partecipare come giurata al Premio D.M. Turoldo. Ha partecipato a varie edizioni del Taranta Festival, settore letteratura. Testi ed interventi critici sulla sua scrittura sono apparsi su numerose riviste, tra cui: Poesia, Gradiva, Hebenon, Italian Poetry Review, La Mosca di Milano, La Clessidra,L’immaginazione, Le voci della Luna, Poiesis, Pagine e nelle antologie: "L'altro Novecento", 1999, "Appunti critici", 2002, "Poeti italiani verso il nuovo millennio", 2002, “Inverse”, 2006, “ Tradizione e ricerca nella poesia contemporanea”, 2008. Numerosi testi in traduzione inglese sono apparsi sulle riviste: Freeverse, World Literature, Today, Salzburg Poetry Review, Fire. Si sono interessati alla sua poesia, tra gli altri : Donatella Bisutti, Maria Grazia Calandrone, Marcello Carlino, Alfredo de Palchi, Donato Di Stasi, Giorgio Linguaglossa, Gianmario Lucini, Dante Maffia, Loredana Magazzeni, Sandro Montalto, Gregory Pell, Plinio Perilli, Cesare Ruffato, Paolo Ruffilli, Fabio Simonelli, Donato Valli. I suoi interessi: poesia, sinestesie di poesia e musica/danza/pittura. Poi biologia, neuroscienze, etica, progetti di solidarietà. Coltiva il sogno di una poesia non autoreferenziale, collettiva (a quattro mani, a più mani, corale, condivisa). E offerta in anonimo. Solo così, come avveniva un tempo, potrebbe selezionarsi quella memorabile, capace di parlare a tutti, di durare nel tempo. Sulla sua produzione poetica hanno scritto, tra gli altri: G. Bárberi Squarotti «Ho letto Curve di livello con partecipazione e ammirazione. È una scrittura poetica fattasi sempre più fervida e intensa, fra visionarietà, invenzione e riflessione, con scatti, a tratti, di appassionata protesta davanti agli orrori ed errori della storia. Con testi di profonda rappresentazione di luoghi, personaggi, stupori, davvero bellissimi. (2006)» «Il versante vero mi ha colpito particolarmente, per invenzioni e visioni ...davvero esemplare per sapientissimo e persuasivo ritmo. (1999)»; L. Benassi [Curve di livello] «La F. restituisce centralità alla parola poetica come elemento insopprimibile di comunicazione ed incontro con l’altro. Emerge una componente mediterranea sentita non solo come ricerca delle proprie origini, ma come scoperta di archetipi, di paradigmi attraverso cui vedere il ripetersi della storia collettiva come quella delle emozioni personali. Questo rimbalzare tra il canto del mondo ancestrale e mediterraneo delle proprie origini e la complessità del villaggio globale contemporaneo rende questa poesia corale, profondamente nostra, situata in una geografia spirituale e reale in cui tutti possiamo riconoscerci. (2007)»; M. Bettarini [Curve di livello] «…mi è piaciuta la sottile, vibrante intensità di questo libro.»; M.G. Calandrone «[Curve di livello] …chiudiamo il libro avendo attraversato la densità di un'esperienza certamente adulta, pagine nelle quali si assume su di sé il tempo e il suo portato di scenari con energia e leggerezza e che hanno dietro l'eco della grande poesia, da Leopardi a Saffo al già citato Rilke. (La Mosca di Milano, 2006 )»; [Other Signs, Other Circles] «A F. piace incastonare nei propri testi termini tecnologici, scientifici, biologici o propri dello slang internettiano e così, assorbendola nelle proprie parole, l’autrice tenta di comprendere la rete comunicativa che le sta intorno, vede di stare alle calcagna del mondo e degli aggiornamenti continui del linguaggio di uso mondano; ma risulta altrettanto vero che la linea comune, la coda della cometa che sovrasta tutta la scrittura di Ferramosca, sia – a oggi – il canto della radice, la danza arcaica e sanguigna del corpo parlante. Ed è questa cadenza irrefrenata che credo debba essere compresa e usata come chiave di accesso al mondo creativo di F.: immaginiamo un’etrusca che danza – ma alla luce dei monitor e con una nitida tecnocorona sul capo – ed abbiamo un’istantanea del lavoro soprattutto umano contenuto in Other Signs, Other Circles.»; L. Canducci «Alla base di tutta la nuova raccolta [Porte / Doors] è l'importanza della parola, del bisogno di comunicare come un continuo rinascere attraverso l'incontro con l'altro. È la parola poetica quella che fa vivere. L'Autrice ne è consapevole e se ne avvale con passione, con valenza formale e pensiero evoluto, creatività immaginifica e fluida continuità espressiva, tutti elementi induttori di profondo coinvolgimento. La base culturale scientifica è resa personale armonizzata con la scrittura poetica, come rappresentazione del proprio Sé, della propria parte creativa, della propria molteplice interiorità. (2002)»; D. Cara «Il Versante che mi ero augurato di pubblicare io stesso… Tra gli esordienti di questo periodo credo sia la migliore in toto. Sebbene la poesia non abbia paradisi da far scorgere ad alcuno o far godere a qualcuno nell'interrogazione pubblica o segreta, l'itinerario che porta ad essa è 'paradiso' e l'a. sostanzialmente scova posizioni aperte di sguardo privato, un disarmato e lieto disordine, un laboratorio di esiti mai impazzito e neanche neoelegiaco, ma un duttile esporsi all'assedio (e alla pista) del proprio essere, così come in una solitudine di estri distesi.»; M. Carlino «[Curve di livello] … perché i segni realizzino il processo di traghettare il tempo, quindi continuare a determinare la storia, a segnare il percorso, a non arrendersi di fronte alla storia dicendola, per dir così impossibile o finita, occorre che la parola poetica recuperi questo suo compito e questa sua realizzazione, attraverso la componente mitica. In due accezioni: il confronto con il mito e quindi con le parole consegnate al mito che ci provengono dalla nostra civiltà occidentale; e occorre d’altra parte, per problematico che sia questo suo tentativo, per destinato che sia a risultati soltanto parziali o temporanei, che la poesia non smetta una sua tensione anche utopica a farsi mitopoiesi, cioè a costruire il mito, a isolare cioè la figure che tratta, i personaggi che schiude, le dimensioni che rappresenta, a presentarcele con quel nitore, quella dimensione definita, che ovviamente è del mito, come figure che in qualche modo si presentano per essere consegnate alla nostra memoria. E questa mitopoiesi, con tutto ciò che la mitopoiesi significa su un piano culturale come attraversamento e confronto con le culture, con la tradizione, è un tratto distintivo della poesia di F. (2006)»; [Other Signs, Other Circles] «In Other Signs, other circles di F è in evidenza un percorso poetico di forte coerenza, tanto controllato e rigoroso quanto emotivamente necessitato e coinvolto… dove si misura il valore, anche “politico”, del con-dividere, dell’essere sé con gli altri: un valore consegnato ad una mediterraneità in cui l’io si fa plurale; un io femminile plurale - mediterraneità femminile – che rivendica natali e residenze in una pluralità di terre, in un ideale incrocio di luoghi.»; A. Casadei «[Curve di livello] F. riesce molto bene negli accostamenti di campi semantici e metaforici lontani, con incursioni in ambiti tra mito e inconscio, che vivificano descrizioni di luoghi e situazioni. (2006)»; S. Costanzi [Il versante vero] «Una presenza attenta al largo scenario che si snoda all'imprecisione inerme dei nostri sensi, il richiamo ad una consapevolezza diversa. La poesia della F. è quello sguardo diverso, aderente, che taglia la velocità, il tempo, le urgenze fittizie e scopre profondità che non si vedono. Una ricerca interessante tra emozione civile e personale.» (da: Inserto "Roma c'è" de "la Repubblica", 16 giugno 1999); S. Demarchi [Il versante vero] «Con grande abilità e scioltezza versificatoria, attraverso componimenti generalmente lunghi ma fluenti come torrente in piena, la poetessa affronta e svolge i temi più vari ... emozioni e riflessioni si alternano in un gioco vario di associazioni analogiche e nel duttile uso della parola con cui l'a. rispecchia le sollecitazioni che le vengono dall'esterno e dalla propria ricca interiorità.»; D. Di Stasi [Il versante vero] «Con lucida coscienza l'a. percorre i gradi dell'esperienza spirituale e determina il suo alto grado di percezione della realtà. Il risveglio coglie i vuoti dell'illusione: da un lato l'oscurità della solitudine, dall'altro la policromia del mondo. Il soggetto lirico non è mai l'io, ma il personaggio collettivo che raccoglie tutti i linguaggi, li contamina e crea una lingua onnicomprensiva. La scrittura di F., passando per Cervantes e Prévert, appare spoglia, crudele, ironica, amara, gioiosa. Aderisce alle cose totalmente e aspetta la loro dionisiaca epifania.»; «Other signs, other circles rimanda a un disegno, se non definitivo, certamente unitario della storia poetica di F.: il viaggio di formazione, l’osservazione attenta della quotidianità, l’Altro come patria del meraviglioso, la delusione per una società gettatasi nelle braccia della Tecnica e del Nulla, la necessità di un nuovo ordine morale, la disperazione mitigata da una realistica speranza per il tempo a venire, il tema continuamente sfiorato della morte in rapporto alla progettualità dell’esserci nel mondo. In Other Signs, Other Circles F. torna (per noi) a fidarsi del mondo, va incontro all’Altro, sicura di essere nel giusto, di cogliere un autentico sentimento dell’esistenza. La poesia di F. implica una costante curvatura etica nel difficile attraversamento dell’attuale deserto morale, sottoponendoci alla prova rischiosa, non sempre compresa e accettata, della condivisione. Vi è in questa scrittura qualcosa di sontuoso, sempre connesso con il saluto e la preghiera, secondo un sentimento di alleanza e di elezione. F. si serve di molteplici registri per dare corpo a identiche riflessioni, ma a livelli espressivi differenti, perciò attesta che si possono ancora percorrere le questioni più antiche (l’umanesimo), altrimenti relegate a reperti d’antan, che si deve rimemorare l’urgenza del problema etico, per non lasciare campo libero a un relativismo insaziabile e oppressivo. Scorrendo i suoi testi ci si trova di fronte a parole nude e disarmate, strappate al magma interiore dell’autrice e dispiegate al lettore secondo una ritualità laica, commovente.»; V. Esposito [Il versante vero] «Una voce validissima, collocabile tra l’antico e il nuovo, riconducibile - cioè - a quella linea “mediana” che personalmente prediligo. (2006)»; A.M. Farabbi [Other Signs, Other Circles] «Il tuo libro si apre come la tua persona, spalancando un'identità femminile morbida ricettiva colta raffinata dentro cui storia mito affluiscono solo per proiettarsi con desiderio nel futuro che è congiunzione agli altri. In petto la passione, sulla mano la penna. Scorre fluidamente, con una corporeità che agisce come ritratto tuo all'altro.»; S. Folliero «[Curve di livello] …una delle più affascinanti scritture poetiche di questi ultimi anni: le ragioni emergono potenti dalle pagine di questa raccolta. L’a. percorre un cammino fatto di dispersioni e desideri, attraversa luoghi, visitati con gioia, che non sono diafani ma concreti, mentre invece leggero e giovane è l’io che guida e gusta ciò che vede e percepisce. E lo fa incidendo nel nostro spirito e nella cultura contemporanea. E’ questa una poesia densa di elementi esistenziali, psicologici, etici, poesia che paradossalmente rivela la prevalenza della ragione; il pianto del mondo non sommerge l’a. poiché lei è consapevole che il suo vestimento psichico è fatto delle densa materia sacra e profana delle parole. (Hebenon, n 7-8/06-07)» «Il Versante vero è – a mio parere – il libro degli eventi, delle emozioni, del senso sotterraneo della vita, della voce dell'essere. È il libro di poesie che più mi ha colpito in questi mesi. …Leggendo tutta la raccolta si ha la certezza di una struttura solida fortificata da un'emozione intensa. … L'io poetante, robusto, non teme e non tesse fragili tele ma alza contrafforti che sfidano il tempo, si scinde in penetrante sguardo che va ben oltre il presente … aleggia un senso di altezza e di mistero … questa poesia pone delle basi di ricerca importanti e forse temibili, dato che essa vuole squarciare i veli di alcuni misteri… Il Versante vero ci fa capire che forse la poesia del XXI secolo potrà essere alquanto diversa da quella novecentesca.» (1999); L. Gattoni [Curve di livello] «La poesia di F. arriva al lettore come richiesta e affermazione di armonia, come percorso di empatia, come volontà femminile di porsi al medesimo livello dell’interlocutore. Da qui anche la natura della raccolta come “racconto” privo di distanza e di autoritarismo. Da qui l’intento unitario perché espressione del medesimo desiderio, della medesima richiesta e ambizione: essere vita e poesia insieme.»; L. Lanza «[Curve di livello] Tutte poesie di elevato livello, quelle di F., che meritano di essere analizzate partitamente con grande attenzione. anzi, con amore e stupefazione, oserei dire. Anche per un particolare molto significativo: l’assoluta mancanza di punti fermi, a introdurre le maiuscole di inizio periodo. Dunque la capacità della poeta di assecondare, meglio, di lasciarsi misticamente andare al flusso delle voci che scorre inarrestabile così da ricreare richiami, echi continui, non interrotti, non franti. (2006)»; M.G. Lenisa «[Curve di livello] Una cosmicità del poetare che non annulla i riferimenti spazio-temporali; il Mediterraneo sognato e posseduto assume una dimensione di metafisica vitalità, è Creta, ma anche una Roma insolita. I luoghi si narrano attraverso le visioni, sono cantati dagli occhi attenti dei vari protagonisti odierni, talvolta senza un’identità precisa, personaggi virtuali e corali; è un Mediterraneo solcato perciò anche dai novelli Ulisse dei conflitti etnici, religiosi e della globalizzazione, ma ad ogni buon conto parte di una geografia spirituale, non un semplice transito. (Punto D’Incontro, n.3-4/06)» «Paso doble ha un valore non solo letterario, ma nobilmente politico, come se la torre di Babele fosse caduta e parlassero gli occhi di tutte le lingue e di tutte le razze. Un punto alto della storia della donna e dell’essere, sia pure in utopia di lingua universale.(2006)» «Bellissimo libro, questo Porte / Doors, che tiene alta la mediazione tra ispirazione ed esperimento. Scrittura composita, originale, con quel tipo di apporto 'vergine' di cui è capace chi entra in letteratura da una porta 'diversa'. Poesia della scienza e scienza della poesia qui sembrano fondersi. Pregevole il lavoro di traduzione inglese, di certo non facile per un linguaggio così estroso e mobile, che aggiunge 'nuove ali' a questa poesia. (2002)» «F. ha proprio una vocazione autentica ed è già in possesso di un linguaggio unico. Sono rimasta colpita dall'equilibrio di contenuto e forma. Le sue poesie sono energiche e lasciano un segno.»; A. Lo Passo [Curve di livello] «Il percorso poetico di F. in Curve di livello passa attraverso la certezza che l’incontro crei nuovi equilibri, nuove coordinate, che la luce che nasce dall’esigenza di riconoscersi nell’altro generi nuove linee, sia la vera strada da percorrere. L’occhio che indaga si appunta costantemente sui tre aspetti della poesia, del mito, e dell’essere donna. (2006)»; G. Lucini [Curve di livello] «Appassionata negli accenti è questa "salina" raccolta di F. Il mare infatti, con il suo portato mitico, il fascino degli spazi aperti, il richiamo alla riflessione e alla contemplazione segna decisamente la prima parte del libro e gli conferisce un afflato lirico-discorsivo, un ambito di raccoglimento e di silenzio interiore popolato dai miti della grande civiltà mediterranea, dai suoi colori, suoni, odori che scorrono quasi in un poema-fiume per le prime 40 pagine. Poi l'Io si muove, di orienta, sussulta, si dis-orienta fra il fragore delle cronache, l'irrealtà del reale intasato da odio, violenza, distruzione, frenesia di potere. Infine ritorna come un'onda a depotenziarsi sulla spiaggia del proprio privato-specchio-del-mondo, dell'oggidiano che vuole redimersi dall'insignificanza cercando un senso nel rito del vivere per mezzo della poesia, con tenacia, con metodo, perché altra via di "salvezza" non è possibile. Il vagare e il tornare, l'immobilità e lo scatto, il movimento dell'Io da un "dentro" a un "fuori" e viceversa, costituiscono pertanto un'odissea, una felice dissipazione che si ubriaca di spazi chiari e squillanti dove l'Io cerca e trova le sue corrispondenze, ma anche di ombre fresche e di riposo, dove la materia dell'esistenza viene indagata con l'occhio di una sensibilità attenta. (2006)»; D. Maffia «…questa, di Porte, è una poesia che appare come sfumata dalla presenza di una scientificità che tiene lontana la passionalità: tutto è filtrato attraverso un'alchimia della parola, tanto da far emergere addirittura qualcosa di liturgico, che nasce da echi profondi, lontanissimi. (2002)» «Questa poesia è sapiente, consapevole che per dire meglio e più basta suggerire. Il Versante vero va segnalato dunque con forza e non come una promessa, ma come una realtà che ha già una sua forte e decisa identità, una sua voce autentica e compatta.(2000)»; L. Magazzeni [Other Signs, Other Circles] «Quella di F. è una lingua dichiaratamente mediterranea, nel senso di deliberatamente intrisa di aromi, visioni, richiami ai suoi simboli ( frutti, mari, colori, nenie, spezie, canti) e, fra questi simboli, agli alfabeti delle culture antiche, cui il titolo del libro allude fin nella foto di copertina, dedicata alla Biblioteca di Alessandria d’Egitto. ..Sensibile a tutto ciò che tocca il vivente e lo traduce in energia psichica, soccorrevole e amorosa: questa è la centralità della poesia, quella “curva di livello” cui F. tende e a cui arriva.»; I. Mugnaini [Porte / Doors] «F. ha saputo proporre con questa nuova, convincente opera poetica Curve di livello uno scandaglio ampio e incisivo del mondo. Ha saputo oscillare con moto isocrono tra la concretezza dei dati di fatto dell'essere e quell'aspirazione, ugualmente solida, a crearsi una "mitologia del quotidiano". I luoghi d'elezione, gli incontri, le presenze, le assenze, la comprensione dell'incomprensibile. L'attimo breve che dà senso, o speranza di senso, al tutto. Questo libro è un utile e ispirato "manuale di volo" da leggere prima, dopo e durante i tentativi di decollo e di atterraggio sui suoli sassosi del nostro tempo. (vicoacitillo.it, 2006)» «È sicuramente arricchente seguire le domande consapevoli e armoniose che Annamaria Ferramosca pone a se stessa e a chiunque sappia ascoltarle e farle proprie, penetrando passo dopo passo all’interno delle “Porte” che dischiudono il dispiegarsi nel verso e nel pensiero del suo solido e accattivante universo poetico. (2002)»; G. Musetti [Paso doble] «…un esperimento di grande interesse che apre alla poesia spazi inediti di non-soggettività o meglio di mescolanza di soggetti, laddove il soggettivo impera. Un’altra modalità di proporre la propria parola nella relazione cercata e voluta, non solo per amicizia e affinità d’intenti, ma anche per suggerire modi innovativi di affrontare i testi: come se la libertà di parola che viene dalle donne nel campo della poesia sia anche desiderio di ricerca. Non a caso la poesia che ho trascritto interamente (Forse aspettiamo sempre un ponte anomalo) indica luoghi e momenti di un sentire molto frequentato, l’attesa di un luogo dove essere veramente se stesse, un ponte che porti in una terra che è dimensione di relazioni pacificate. … Questo libro che parla una lingua duale apre un modo di fare poesia che va oltre i consolidati moduli della tradizione, e anche questa è una scelta di consapevolezza e di rischio: ma è nel rischio che si incontrano le strade dell’innovazione, con buona pace di chi pensa che le donne in poesia siano solo delle imitatrici di modelli già attestati. (2006)»; P. Perilli [Il versante vero] «Tutta la costruzione interiore e insieme l'architettura lirica della F. lancia 'un ponte comprensibile' fra l'introiettato e il fenomenico, esalta la realtà tutta a 'parabola comune' – insomma reclama e varca lo stesso 'limite d'ali' del nostro appello e della nostra risposta di poesia. Forbita e salda la struttura di questo libro d'esordio… In un'altalena di visualizzate emozioni liriche che vanno dall'apostrofe civile al ricordo danzante della 'pizzica' salentina… Insomma, mai come in queste pagine il poeta è intensamente alle prese con i suoi forti doveri e diritti di solidarietà, nel rito espressivo e soprattutto nel gesto intellettuale di consapevole, affinato rappresentante e dunque testimone privilegiato della realtà.» (dall'introduzione); D. Raimondi [Other Signs, Other Circles] «F. si riconferma una delle voci più potenti della poesia italiana contemporanea. Una voce sicura che, allo stesso tempo, unisce grande delicatezza e sorprendente forza descrittiva. Una poesia che riesce a penetrare a fondo, a scavare fino a trovare la matrice, la musica della parola, la radice più vera.»; A. Rienzi [Curve di livello] «Il mondo, osservato appassionatamente da F. per sensi e simboli, miti e cronache, in tutte le latitudini possibili, sceglie per mostrarsi la vis della parola, scolpita come una cicatrice. Di questo tramite F. si assume, assolvendoli con merito, tutti gli oneri, anche estetici ed etici, elevando la propria parola narrante al rango privilegiato di autentica parola poetica. (2007)»; M. Rizzo Spasaro [Curve di livello] «...una voce suggestiva, già riconoscibile con il suo stile saldo e personale, un itinerario tematico che si sviluppa in versi distesi e intensi, una sintassi che non si concede ad incontrollati sperimentalismi, una poesia densa di visività. ...un'opera di sicuro valore, sostenuta da un pensiero che ai bordi della scrittura interroga l'oltranza, lungo il 'versante vero', quello del 'logos', della conoscenza.»; A. Robustelli [Paso doble] «Si tratta di poesie bilingui (dual poems), un genere nuovo di scrittura poetica, forse antesignano di una futura forma di dialogo poetico bilingue, destinato sicuramente a svilupparsi con l’estendersi dell’incontro multiligue-multiculturale cui già da tempo assistiamo, ormai riconosciuto come segno distintivo del nuovo millennio. ...ci sorprende per l’equilibrio delle voci narranti, appartenenti a due lingue e culture diverse - irlandese la Crowe Serrano, italiana la Ferramosca - attuato in un genere così intimo come la poesia. Dove una voce comincia un discorso, l’altra interrompe, continua, divaga, trae una riflessione che conclude l’approdo all’ennesima sponda, ponendo fine provvisoriamente a un vagabondaggio che anela sempre a nuove consapevolezze.»; [Other Signs, Other Circles] «Un motivo che è sempre all’erta nella poesia di questa poetessa pugliese è quello dell’attesa e della rinascita, quel processo che restituisce la purezza dell’infanzia primordiale e la parola rarefatta e pungente dell’età matura.»; E. Salvaneschi «[Curve di livello] Quello di F. è un linguaggio colto, talora felicemente culto, dai contenuti “forti”. Ma ciò che importa è la lucidità di passione mitico-storica, in cui le parole hanno un peso scabro e autentico. (2006)»; F. Scotto «...di Porte / Doors apprezzo la globale solidità d’impianto, l’uso melico di canto e controcanto, l’originale punto di vista levato su luoghi, esperienze, incontri. Altro tratto peculiare è un’interessante ricerca dell’ibridazione tra i linguaggi letterario e scientifico, elemento di sicura modernità della raccolta, non a caso tesa ad aprire “porte” da un ambito all’altro, per essere passaggio. (2002)»; V. Serofilli [Curve di livello] «In questa raccolta i suggestivi graffiti di ipotetiche grotte di Lascaux “traghettano” il tempo come sulle pagine la scrittura, in un abbattimento di barriere spazio-temporali come solo la magica forza del poiein sa operare.»; F. Simonelli «Porte/Doors è un'opera che si presta a una lettura a più livelli, dolce ed energica a un tempo, dotata di grande efficacia e piena di attenzione per il lettore. (dalla rivista "Poesia", settembre 2002)» - [Il versante vero] «…la forte vena descrittiva, la grande capacità evocativa, la misurata ricerca semantico- neologica. Non si tratta però solo di una tecnica raffinata nel tempo e utilizzata con intelligenza. È invece una sorta di particolare comunanza, una specie di pathos zen che l’autrice sente con il mondo e dal mondo (da quello esteriore e da quello interiore) pretende. Il versante vero è una sorprendente opera prima.» (dalla rivista "Poesia", ottobre 1999); D. Valli [Il versante vero] «Questa scrittura ha qualcosa di ancestrale e di cosmico per cui si espande fino a comprendere ogni manifestazione della vita ordinaria, anzi ne diventa l'intima giustificazione, la tessitura che lega 'le tracce e i fuochi'. Ecco, questa sublimazione della prassi del vivere è il fulcro di questa poesia. (1999)»; J. Wilson [Paso doble] «is an intriguing experiment in bilingual poetry. The lines of each poem alternate between Italian and English, each poet writing in her native language (AnamaríaCrowe Serrano in English, F. in Italian). Each poem is then also offered in a mirror translation (the Italian lines becoming English and vice versa). I thoroughly enjoyed these poems, drifting between two languages as one does in a conversation with people who all speak two languages with more or less equal ease. There is a real sense of the poets finding the language that expresses better what they want to say at a particular point in the poem, though usually, whatever is said, sounds more beautiful in Italian. ... However for those who do speak both English and Italian, I would definitely recommend this book!» oltre a molti altri critici.
Suoi testi e commenti sulla sua opera appaiono in rete su:
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