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Ferrazzani

Antonio (Napoli 1940), scrittore, vive a Firenze. Si laurea in Scienze Politiche all´Università di Napoli e in Lingua e letteratura Inglese all`Istituto Universitario Orientale della stessa città. Inizia a scrivere poco più che ventenne e prosegue per tutta la vita realizzando una vocazione che nel tempo diventa una esigenza imprescindibile.

Ha pubblicato: Dénouement (1961, 20092), Sindrome di Peter Pan (2003), Pashmina (2005), Il matrimonio di Mickey Brumesey Jr. (2006), La ragazza dal nome di un frutto (2006), Flauto di vertebre (2007), La vacanza interrotta (2007), Viaggio in occidente. Storia di amori e di acque (2008), L'uomo che imparò a volare (2009), La schiena fredda (2010).

Sulla sua produzione letteraria hanno scritto, fra gli altri: Anonimo in: Gazzettino di Belluno [Sindrome di Peter Pan] « …Insomma un romanzo felice sostenuto da una scrittura incalzante e in presa diretta. Grande l’impegno che F. ha profuso sempre sui grandi temi sociali, come l’integrazione con gli islamici di cui parlò precorrendo i tempi, così come dei prelievi di organi…» «Si confrontano due diverse personalità, due differenti concezioni di vivere…Da un lato Nor, tenebroso Peter Pan, con il suo fardello di insicurezze, difficoltà, dall’altro Arlette con il suo bagaglio di certezze e di valori…Lo stesso piacere sessuale …si trasforma in un qualcosa di più del puro godimento fisico…»; Anonimo in: Diesse News-Piera Donna [Sindrome di Peter Pan] «…oltre che ad uno stile robusto e penetrante ci accorgiamo di essere giunti alla fine del libro e di non essere rimasti gli stessi. Cosa si può chiedere di più a un romanzo?»; A. Arslan [Dènouement] in: L'Arena di Verona «…pur avendo avuto un certo successo di critica (Finalista al Premio Napoli, selezionato per il Viareggio opera prima) è passato quasi inosservato al pubblico mentre ci sembra meritare una certa attenzione proprio dal punto di vista del lettore, sia per l’originalità della tematica e della resa stilistica che per il saldo impianto narrativo…Fra i momenti più persuasivi del romanzo sono quelli in cui è disegnato il complicato rapporto del protagonista con la moglie e con la studentessa, ben diverso da un banale triangolo: l’intelligente comprensione e l’affetto sagace della prima, Anna, emerge chiaramente nel nitido colloquio fra i due sposi; mentre la fresca presenza e la passione intellettuale della ragazza gli danno lo stimolo mentale e fisico necessario per credere di nuovo in se stesso…»; [La vacanza interrotta] «...una volta di più ho ammirato la sua capacità di creare trame avvincenti, sorprendenti... e la sua straordinaria conoscenza dell'ambiente mediterraneo-egiziano messa a contrasto con l'altro ambiente che lei rende benissimo, quello nordico-olandese. Le avventure ad Alessandria, con quello scambio del tutto plausibile fra "essere" e "sembrare"..., sono deliziose, ma sempre con quel fondo di seria riflessione, di autentica forza morale, che le è proprio. Penso... alla dolcezza profonda del riscatto finale.»; [La schiena fredda] «…confermo la mia impressione prima, che lei cioè ha veramente talento di narratore, e capacità di organizzare e sostenere una storia di ampio respiro che scorra “che scorra con intima necessità” dall’inizio alla fine, e si concluda con un senso che illumina e motiva tutti gli episodi precedenti. Il nodo emotivo …mi sembra imperniato sul vivere da parte del marito il tradimento di lei….E’ un libro toccante.»; G. Bárberi Squarotti [Dènouement] «…L’impressione conclusiva è stata estremamente positiva: con una comunione che mi ha preso intensamente di fronte alla sorte disperatamente sublime del Suo sempre deluso protagonista, che si fa uccidere per generosità di cuore, ma anche per dedizione alle idee, alla scrittura, alla storia del passato…»; [Pashmina] «Questi racconti sono quasi tutti costruiti sull’esperienza lungo gli anni di vita, amore, timore, perdita fino alla morte (ma questa in qualche modo pacificata): e i personaggi sono ora ambigui, ora ansiosi, ora sbagliati…Mi avvincono per la doppia faccia dei comportamenti, delle situazioni, degli eventi, perché nulla mai è sicuro in definitiva, ma è necessario ogni volta verificare la contraddittorietà, le cose. C’è un senso di perduta certezza che sottilmente si apre a un fremito di speranza, di attesa…»; [La ragazza dal nome di un frutto] «…romanzo guidato dal ritmo dell’ azione avventurosa e varia, che è privilegiata nel ricco concatenarsi degli eventi e nelle intricate relazioni fra i personaggi. E’ un’opera di grande e fascinosa abilità…di un genere che ha grande fortuna di lettori in tutto il mondo... Ne sono rimasto conquistato e definitivamente ammirato.»; [Flauto di vertebre] «…A me è sembrato subito un opera eccezionale, per la sapienza e l’abilità con cui l’atmosfera fra onirica, visionaria e memoriale è creata lungo una ricca serie di avventurosi episodi, non senza, a tratti, a dare meglio il senso d’agio nel raccontare, l’increspatura dell’ironia…»; [La vacanza interrotta] «...mi pare il migliore che di te abbia visto per varietà di ambienti, ricchezza esemplare di vicende e di figure, sapienza di scrittura, accorta e ironica, ma anche pietosamente partecipe delle complicazioni dei cuori e dei sensi. E' un opera essenziale nello sviluppo, ma di grande respiro umano, vivo affresco quale è della confusione del mondo, ma anche delle degne e autentiche ragioni dell'anima che ci stanno dentro e vi lottano e operano.»; [La schiena fredda] «La schiena fredda è romanzo più complesso, più pieno, più inquieto: c’è dentro un dolore intenso che esalta ancora una volta la sconfitta davanti al mondo come il segno di una più segreta vittoria. Il Suo è un romanzo apparentemente divagante, un po’ sommesso, con voli sordi, desolati. Ma a poco a poco viene fuori dal di dentro la verità dei personaggi, ed è una verità (posso dire così?) oscuramente luminosa…»; G. Casoli [Sindrome di Peter Pan] «F. racconta una bella storia di amore ritrovato, di crescita personale, di senso della vita. Un romanzo troppo pulito per poter essere facilmente pubblicato. …In una Colonia post-Heinrich Boell e post-moderna ha dipanato una storia di amore duplice: tra due giovani di cui lui purtroppo affetto, inconsapevole, dalla sindrome di Peter Pan, e lei una splendida ragazza aperta all’amore come alla vita; e tra il padre di lei, vedovo, ed un’antica bella simpatia ritrovata…il più fragoroso coup de théatre…una “postfazione” che rivela il romanzo editorialmente “impossibile” perché l’editore vorrebbe imporgli almeno “una bella morte…Un cadavere ben esibito” necessario ai conti editoriali. E F. dimostra con spiritosa intelligenza che se si vuol davvero vivere occorre non solo amare contro tutti i sospetti ma anche pubblicare contro (quasi) tutti gli editori.»; [Pashmina] «Quello che ti colpisce in questi racconti – siano ambientati negli States o in Italia – non è solo la capacità mimetica, anzi camaleontica, dell’autore di aderire a tempi e luoghi e situazioni fino alla scomparsa virtuale di sé stesso, ma molto di più la sua abilità di segugio delle sorprese del reale, , per cui se non sei distratto e metti insieme quel dettaglio con quel particolare, emerso magari otto pagine dopo, il senso generale del racconto si delinea netto: è la realtà l’autore dell’opera del mondo, maneggia i pennelli degli eventi-sorpresa con piena libertà, e se tu- personaggio sei abbastanza docile ne vieni fuori come opera d’arte… Gran bel libro per lettori non da allevamento critico-editorial-premiale, non da supermarket della carta stampata…»; [La ragazza dal nome di un frutto] «…un tipo di scrittura dura e neutra, visiva anche quando psicologica, e che mi pare appropriato definire non solo anglosassone ma proprio “americana”… scrittura tesa e uniformemente efficace, senza smagliature. La tua spy story è più nella misura del best-seller d’intreccio che del classico giallo…e le inserzioni ed espansioni narrative garantiscono lettura lunga…La grande sarabanda finale in cui tutte le storie si intrecciano e vorticano verso lo scioglimento finale ha il suo effetto tragico-grottesco. Trovo inoltre felicemente originale la post-fazione.»; [La vacanza interrotta] «...mi sembra decisamente il tuo romanzo più bello. originale e intrigante nella sua narrativa e nel legame simbolico… l’insieme regge e viene fuori alla distanza, mostrando quello che la macchina narrativa è nella sua crescita...Una bella storia d’amore di adulti-anziani... nel suo sviluppo ultimo, sullo sfondo e in contrappunto allo sviluppo ultimo di una umanità smarrita, incerta, criminale oppure orridamente banale.»; G. Catalano [Dènouement] «Il libro di F. è di un taglio singolarmente espressionista, trasgressivo, come oggi si torma compiaciutamente ad affermare a proposito delle finalità della letteratura, e affronta una tematica non popolare, quella del mandarinismo universitario, con densità grottesca, contrapposta al ritrovamento da parte del protagonista, di una primigenia e mortale purezza anticastale e antiistituzionale al limite del metafisico…»; [La schiena fredda] «…a soddisfazione di entrambi devo dire che il romanzo mi è piaciuto moltissimo sui due piani della ricerca narrativa, e dell’ appro-fondimento tematico. Il libro ha qualità, storia, un suo indistinguibile colore e una sapiente orchestrazione delle parti. Infine porta ad esiti più risoluti le suggestioni a favore di una rifondazione (per usare un termine oggi forse abusato) del valore “uomo”. I personaggi sono netti e continuamente irradianti la loro particolare interna tensione. Lei affronta con maestria ma soprattutto con sofferta esperienza le lacerazioni del contemporaneo nell’ambito dei sentimenti privati sottoposti a una sottile correzione interiore oltre che ad una massiccia messa in discussione dei valori istituzionali (la famiglia, la relazione di coppia), privileggiando una possibile affermazione dell’integrità della coscienza “positivamente” orientata.»; M. Chini [Sindrome di Peter Pan] in: Toscana Oggi «La Sindrome, che esce dopo anni di silenzio editoriale e non poche difficoltà, è un romanzo colto, ricco di rimandi filosofici e riflessioni approfondite. La vicenda si svolge a Colonia – metafora di un percorso di ricostruzione, materiale e spirituale al tempo stesso dopo gli anni terribili del nazismo e della divisione. Un romanzo sul bisogno di amore che accomuna giovani e meno giovani, ma anche sulla solitudine ed il male di vivere, in cui la vicenda dei personaggi è un riuscito pretesto narrativo per analizzare con lucidità il senso d’angoscia che pervade le società moderne… un romanzo realizzato con una prosa rapida e incalzante...»; G. Magno dos Santos [La ragazza dal nome di un frutto] «Il suo libro è introdotto da un episodio non raro in Brasile… La sua narrazione è fedele allo scenario geografico e sociale di Rio de Janeiro… Ma è giusto aggiungere anche la sua capacità di cogliere in modo esemplare la psicologia del Carioca… Lei ha la capacità di descrivere le cose con precisione e decoro, nonostante l'inevitabile confronto con l'amore "charnel". Penso che tutto ciò che ha scritto, basandosi sulla storia, servirà a comunicare una realtà singolare come quella del mio Brasile. Il romanzo è bello, immaginativo, raccoglie elementi della cultura e del paesaggio brasiliano in modo ammirabile… E’ un libro che si ispira alla storia pur non essendo un libro di storia… Basterebbe analizzare le problematiche presentate.»; A. Milano [La schiena fredda] «La storia potrà apparire centrata tutta sull’interiorità. La vicenda che ti interessa narrare è il flusso psicologico e direi morale di uomini e di cose che sono filtrate dai sentimenti, viste dalla sguardo delle creature umane che amano, soffrono, operano. Fondamentalmente metti a fuoco il rapporto coniugale, la crisi di una gelosia robusta e struggente insieme, il tormento e la speranza, il tradimento e la possibile catarsi…Mi piace lo sbocco misterioso della storia…l’impotenza di un personaggio che si rode nell’angoscia e nell’allucinazione del tradimento. Forse questo è l’aspetto nuovo dell’intera vicenda: la sua reazione o, meglio, la continua turbata, disperata, ma tutta interiore risposta dell’uomo tradito dinanzi all’imprevista inaudita, sorpresa.»; G. Petrocchi [Dènouement] «Il suo Dénouement mi appare molto interessante e per l’intensa tematica umana e complessa, e per il linguaggio accattivante e maturo… Auguri e rallegramenti.».

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