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Fiore
Gino (Fondi, 1945), poeta e scrittore, vive a Fondi. Nel 1981 ha esordito come attore nei ruoli prima in "Non ti pago" di Eduardo De Filippo e "Li nepute de lu sinneco" di Vincenzo Scarpetta. Si è poi col teatro in lingua ne "Il diamante del Profeta" di Carlo Terron. In circa vent'anni di attività teatrale ha fornito prove sempre più persuasive del suo talento scenico. Da ricordare il recital "Illusione e amore nella poesia del novecento" e il monologo "Il fumo fa male " di Anton Cechov. Nel 1993 ha prodotto "La morte di Nerone" di Felicien Marceau (traduzione di Ugo Ronfani) della quale oltre che interprete è stato regista, lungo e ampio monologo, replicato in molti teatri alla presenza di noti critici (v. "Hystrio-Ricordi", n. 3/94). Nel 1992 ha tenuto, in qualità di docente, corsi di Drammaturgia presso il 'Centro Letterario del Lazio'. Nell'ambito della sua attività teatrale ha scritto quattro commedie in dialetto fondano:
Sarà ma non ci credo (1988), Quando ci vuole, ci vuole (1992),
Febbraio bisestile (1998) e L'Assessore (1999) tutte poi rappresentate; e due commedie in lingua:
Rifrazione da un prisma (1989) e Accade agli altri (1992). Ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti e premi per la sua attività teatrale: "Agis", Festival del Teatro italiano "La Pastora", "Minturnae", "Polifemo", "Portico di Onofrio". Nell'attività poetica ha pubblicato diverse raccolte:
L'alga (1986, tradotta poi in francese nel 1988),
Trasparenze (1989), Dietro la maschera (1992),
Nel diluvio
(1996) e L'onda lunga (2000, pubblicata da
"Spring Edizioni" nella collana "Cromaton", diretta da Francesco
D'Episcopo). Queste sue raccolte poetiche hanno ispirato artisti alla realizzazione di alcune
cartelle d'arte: Giovanni Repossi con Trasparenze (1989) e
Dietro la maschera (1993), entrambe presentate a Roma nella sala del Cenacolo a Montecitorio, con il patrocinio del Comune di Roma e dell'Accademia di Brera. Su queste cartelle d'arte e poesia sono intervenuti diversi critici: Luigi Mancini, Mario D'Onofrio, Guido Ruggero e Mauro Corradini. Vittorio Moriello con
Nel diluvio (1996) realizza la terza cartella d'arte, presentata anch'essa a Montecitorio con il patrocinio della Presidenza del Consiglio della Regione Lazio, del Comune di Roma e della Provincia di Latina. Su queste cartelle d'arte e poesia sono intervenuti i critici: Pasquale Maffeo e Giorgio Agnisola.
Nel gennaio del 2000 esce a firma di Pasquale Maffeo
Uno scultore per un poeta (Arti Grafiche
Kolbe) in cui si illustra il sodalizio culturale tra F. e Vittorio
Moriello, dal primo incontro [Nel diluvio] fino alla morte di
quest'ultimo avvenuta il 17 gennaio 2000. In questi cinque anni Vittorio
Moriello ha dato il meglio di sé come scultore, realizzando una serie di
grandiose opere in bronzo ispirate alle poesie di F. Nel volume ne viene data
ampia documentazione fotografica e critica. Nel gennaio 2001 esce un'elegante
antologia di commedie dialettali scritte fonematicamente dal titolo Il
teatro dialettale di Gino Fiore (Arti grafiche Kolbe).
Sulla sua attività teatrale e poetica hanno scritto diversi critici, riportiamo alcuni stralci dell'intervento di
Pasquale Maffeo in occasione della presentazione a Montecitorio il 16 ottobre 1996 del volume e della cartella d'arte
Nel diluvio: «Nella scrittura poetica di F. coesistono due misure, due moduli, due parametri di riferimento: uno di sintassi breve, che ingloba e tiene folgorazioni e nuclei semantici nel respiro d'un concluso giro strofico; un altro, di più corposa sintassi, che elabora e proietta per immagini pezzi e tasselli nella complessa tessitura testuale. Ne risultano, nell'ambito della prima misura, poesie lampanti e dense, palpiti sottratti alla caduta e consegnati alla pagina; nell'ambito della seconda, poesie di maggior fiato, nate da più fonde e durevoli pulsioni, e dunque orchestrate su onde che impongono ritorni e
amplificazioni.» «...giunge ora da lui questo articolato spartito già nel
titolo L'onda lunga, identificabile come gittata poematica
metaforicamente estesa a dire il senso e i sensi, la polisemia della ventura
creaturale. D'intonazione lirica, giova subito precisare, volto non tanto ad
assumere e raccontare i dati dell'esperienza, i profili dello scenario nel quale
il vissuto si è venuto inscrivendo e connotando nell'arco di due decenni,
quando viceversa a reinventare sul filo della memoria che si decanta e rivela le
poche verità di fondo che reggono e illuminano fra tempeste e sereno la
giornata del poeta.».
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