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Fozzer
Giovanna (Trento 1932), cultrice di poesia, musica e artifigurative,
narratrice, saggista, traduttrice e poeta, vive a Firenze. È autrice di diverse
pubblicazioni, di
• poesia: Piazza
d’Orbetello (1986), Senza perché
(1997), Un tuffo al cuore (1998),
La forma quieta (2001),
Risacca (2002, poemetto, in «Erba d’Arno»,
nn. 88/89), Repertorio d’infinito (2006),
oltre ad essere presente in varie riviste, e in antologie, tra cui: “Nostos,
poeti degli anni Novanta a Firenze” (1998), “Brucia, invisibile fiamma” (1998),
“L’altro Novecento (1998, IV-la poesia etico-religiosa), “Poesie di Dio” (1999),
“Carteggio” (1999), “Così pregano i poeti” (2001);
• biografia e prosa: Estati e inverno
(1983), Tina e i suoi (1994),
Nello specchio di Margherita (2001, di cui
sono state tenute diverse letture teatrali drammatizzate, con musiche create ed
eseguite alle percussioni da Jonathan Faralli);
• saggi brevi: Gregoriano a Gricigliano
(2005, in “Rivista d’ascetica e mistica”), Parfaicte
franchise n’a nul pourquoi (1991, in “Rivista di Ascetica e
Mistica”), “Senza alcun perché”: intelletto d'amore e
nobiltà nel pensiero di Margherita Porete (1994, in “Humanitas”),
Senso della nobiltà e cammino d’amore in M. Porete
(1994, in “Testimonianze”), Nel giardino dorato di
Sergio Rinaldelli (1994), Strumenti
espressivi del pensiero di M. Porete (1997, in “Humanitas”),
Il paradiso non è che un capire (1995, in
“Città di Vita”), Parva enarratio de “Lo specchio” di
M. Porete (1997, ), “Perché siano anch’essi
consacrati nella verità” (1997, in “Humanitas”),
Attenta anima nuda (1998, in “Per Cristina
Campo Atti delle Giornate di Studio”), Sopra lo
specchio del dolore. Poesia di Francesco Giuntini (1998, in
“L'Apostrofo”), Per un’indagine del religioso in
Cristina Campo (1998, in “Religioni e Società”),
Poesia neovolgare e religiosità in Giovanni Falsetti
(1999, in “Città di Vita”), Incredulità
nell’onnipotenza del visibile, fiaba e fede in Cristina Campo (1999,
in “Il margine”), Gli occhi di Venturino
(2000, in “Feeria”), Liturgico lume (2001,
in “Humanitas” numero speciale su Cristina Campo), Il
tempo e i suoi inganni, sulla poesia di Enzo Agostino (2002, in
“Humanitas”), “Nello sguardo di Dio”: il divino nella
meditazione di Francesco Giuntini (2002, in “Rivista di Ascetica e
Mistica”), Le ceneri del tempo ed altre cifre: «La
fabbrica del tempo», poesia di Francesco Giuntini (2002, in
“Feeria”), Fuoco e cenere, tenebra e parola. «La
fabbrica del tempo» di Francesco Giuntini in segno e cifra (2003, in
“Humanitas”), Venturino Venturi (scheda in
Il Nuovo Testamento nuovamente tradotto, con illustrazioni di Venturino Venturi,
2002), Venturino Venturi, da Pinocchio-uomo fino al
desiderio di Dio (2002, in “Corrispondenza”);
• traduzioni e cura: Angelus Silesius, Il
pellegrino cherubico (1989, co. M. Vannini e G.F.),
Meister Eckhart, Trattato sul Pater Noster
(1991, in “Rivista di Ascetica e Mistica”),
Dinzelbacher-Bauer, Movimento religioso e mistica femminile nel Medioevo
(1993), M. Porete. Lo specchio delle anime semplici
(1994, 1999), Daniel von Czepko, Sapienza mistica
(2005);
• antologie: M. Porete, Nobile Amore
(1996);
• cura: Per Cristina Campo Atti delle Giornate di
Studio (1998, co. M. Farnetti e G.F.),
Cristina Campo (1996, numero speciale/antologia critica in “Città di
Vita” co. di M. Farnetti e G.F.), Cristina Campo,
“L'infinito nel finito” Lettere a Piero Polito (1998),
Cristina Campo, Tradurre Simone Weil Lettere
all’editore (2000, in “Humanitas”), Andrea
Emo, Lettere a Cristina Campo 1972-76 (2001),
Piero Pòlito, Fascinazioni [poesia] (2001),
Enzo Agostino, Coccia nt’o’ gramoni [poesia dialettale calabrese]
(2003, co. di G.F. e R. Gherardini), Enzo Agostino,
Inganni del tempo, [poesia] (2004, con note di G.F.,
Renzo Gherardini
e M. Pieracci Harwell), Michael Anania, Turnings
(2005, co. di G.F. e Margherita Pieracci Harwell).
Oltre ai suoi più vicini, si sono interessati alla scrittura di G.F., e ne
hanno detto in epistola o a stampa: Enzo Agostino, Giuseppe Baldassarre,
Marinella Bartolini, Enza Biagini Sabelli, Enzo Bianchi, Alberta Bigagli,
Brunelda Bischi Danesi, Wilma Ceccatelli, Guido Ceronetti, Anna Chiarloni,
Giulio Colombi, Teodora De Sensi, Girolamo Di Chiara, Giovanni Falsetti, Maria
Fancelli Caciagli, Remo Fasani, Silviano Fiorato, Renzo Gherardini, Pietro
Gibellini, Ernesto Marchese, Giuseppe Panella, Piergiovanni Permoli, Ugo
Pistoia, Marialuisa de Romans, Margherita Pieracci
Harwell, Piero Pòlito, Renzo Ricchi, Sergio Rinaldelli,
Gaetano Rizzo Rèpace, Marco Vannini, Venturino Venturi, Andrea Zanzotto.
L’autrice fa parte dell’Archivio per la memoria e la scrittura delle donne di
Firenze e del Pen Club di Lugano. Per dieci anni è stata presidente della
sezione Letteratura del Lyceum fiorentino, organizzandovi tra l’altro il
Convegno su Cristina Campo (1997) e quello su Margherita Guidacci (1999).
Sulla sua ttività letteraria hanno scritto, tra gli altri:
M. de Rachewiltz «Quanto sono belle,
serene, eleganti queste poesie. ... Ma soprattutto mi piacciono gli echi
familiari, leopardiani o di Cristina Campo o di Meister Eckhart che siano.
Valeva la pena di aspettare questo maggio/omaggio fiorentino! Se in futuro
troverai echi del tuo Repertorio d’infinito, non sarà plagio ma ammirazione.»;
L. A. Magnini Vallini «Straordinarie poesie,
racchiuse in un libro curatissimo, ineccepibile, perfetto, per essere contenuto
come un dono tra le mani: nella sua eleganza anche formale sarebbe piaciuto a
Cristina Campo. Ad apertura di pagina, ogni verso ha il consueto potere di
curare ferite remotissime e di aprirne altre, sconosciute, ma come luminose, in
una geometria di linee – orizzontali e ascendenti – che paiono afferrare,
racchiudere, riordinare il cosmo, attraverso il Lògos che esprime
l’ineffabile.»; I. Scerrotta Samà «Una
simbologia che mette in rilievo l’infinita circolazione di vita e di morte, di
caos e di bellezza; dove il tu che è un noi si pone in rapporto con il creato
nel suo insieme. È, questa, una poesia che non sgorga, credo, dall’impulso
lirico, ma dall’osservazione analitica delle cose attraversate, nella raffinata
cornice della parola, da una prodigiosa ricchezza di sensazioni e da una
spiritualità che resiste in tutto il percorso con la tenacia di una grazia
fortuita.».
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